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mercoledì 13 giugno 2018

Le Hashd al-Shaabi festeggiano il loro quarto anniversario di nascita, mentre la scena politica e militare irakena sono dominate dalle loro iniziative!

Come abbiamo segnalato nel nostro articolo precedente le unità irakene di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi) vennero formate quattro anni fa in seguito a una 'Fatwa' della massima autorità religiosa sciita, l'Ayatollah Sistani, per aiutare le forze regolari irakene (all'epoca in pieno Caos) a fronteggiare l'avanzata dell'ISIS.

In questo processo contribuì non poco l'onda dell'emozione suscitata dal 'Massacro di Campo Speicher'.

Addestrate ed in parte equipaggiate da consiglieri dell'IRGC le Hashd al-Shaabi si sono rivelate fondamentali per bloccare prima, ricacciare indietro poi e in ultimo distruggere completamente l'ISIS in Irak.

Ma il loro ruolo si é presto espanso.

venerdì 28 novembre 2014

Gaza nuovamente "bombardata" questa volta da precipitazioni atmosferiche eccezionali e pericolose quanto i missili di israhell!

Nuove 'bombe' su Gaza, ma il fatto che non vengano dagli arsenali sionazisti non le rende per nulla meno minacciose o pericolose; parliamo infatti delle bombe d'acqua che si sono riversate nelle ultime 48 ore sul ghetto palestinese della fascia litoranea.

Poche settimane fa abbiamo visto i disastri causati dal maltempo tra Liguria e Carrarino, territori dove gli ultimi spari in un conflitto armate sono stati esplosi tra repubblichini, partigiani e tedeschi in ritirata nella primavera del 1945, le ultime bombe sganciate sono cadute dai quadrimotori alleati più o meno nello stesso periodo; pensate ora, cari lettori che effetto possono fare torrenti di acqua piovana sulle distese di macerie e rovine lasciate appena tre mesi fa dal barbaro pogrom militare sionista.

L'Agenzia ONU per i Rifugiati palestinesi ha chiuso 43 scuole nella Striscia e ben 63 a Gaza City vera e propria. "Gaza si sta trasformando in una laguna", avverte un portavoce delle Nazioni Unite: "Bisogna produrre sforzi eccezionali per alimentare con carburante i generatori elettrici, mantenere in funzione le strutture sanitarie, acquifere e fognarie".


mercoledì 11 giugno 2014

Nouri al-Maliki e l'Ayatollah Sistani chiamano il popolo irakeno a resistere contro l'offensiva wahabita a Mosul e Kirkuk!!

"Siamo in stato di guerra, una guerra contro i terroristi che vogliono precipitare il nostro Paese nel caos e nella violenza"; con queste parole il Premier (uscente e incombente) Nouri al-Maliki ha annunciato la formazione di una speciale commissione che supervisionerà la distribuzione di armi alla cittadinanza della Provincia di Ninive e la creazione di unità di autodifesa territoriale per contrastare la rinnovata offensiva terrorista che ha colpito la città capoluogo di Mosul e l'area di Kirkuk.

Dopo la battaglia di ieri attorno al palazzo del governatorato gruppi di terroristi del 'Daash'/ISIL sono tornati a farsi sotto in varie zone di Mosul e la presenza di altre cellule armate é stata segnalata anche ad Hawjah, Zab, Abbasi a Ovest di Kirkuk e a Rashad e Yankaja a Sud della stessa zona.

Maliki ha anche invitato gli stati della regione ad aiutare la lotta dell'Irak contro le forze della sedizione settaria, facendo notare come, se mai esse si stabilissero saldamente in Mesopotamia, tutti i paesi confinanti e circonvicini alla fin fine ne subirebbero le conseguenze.

Anche l'Ayatollah Ali Sistani, massima autorità religiosa sciita dell'Irak, ha espresso tutto il suo sostegno agli uomini dell'Esercito e delle forze di sicurezza irakene, invitandone i membri a essere "pazienti, determinati e risoluti" nell'affrontare la minaccia rappresentata dai mercenari takfiri, combattenti stranieri pagati da potenze ostili.

AGGIORNAMENTO: Riceviamo ora la comunicazione che le truppe governative irakene hanno preso il controllo della località di Baiji, vicino a Salaheddine, luogo di una delle più grandi raffinerie petrolifere del paese. Anche Al-Multaqa, nella Provincia di Kirkuk, é tornata in possesso delle forze governative. Pubblicheremo ulteriori aggiornamenti man mano che ci perverranno!

mercoledì 4 dicembre 2013

Ziad Bahaa el-Din: "L'Egitto non ha bisogno di nessun intervento da parte dell'IMF!"

Il Vicepremier egiziano Ziad Bahaa al-Din ha dichiarato a Londra che: "Nonostante il Paese si trovi oggi in una situazione di eccezionale emergenza, i finanziamenti erogatici da UAE, Kuwait e Arabia Saudita ci rendono in grado di evitare il ricorso a manovre d'aiuto dell'FMI".

Finora le tre monarchie petrolifere avrebbero pagato al Cairo 8 miliardi di dollari e ne dovrebbero elargire altri 4, rendendo così superfluo l'accesso a un ventilato pacchetto di aiuti di poco meno di 5 miliardi di dollari precedentemente menzionato dalla dirigenza dell'IMF.

"Ovviamente non avremo bisogno ogni anno di simili finanziamenti dall'Estero" ha chiosato Al-Din, "Ma si tratta di elargizioni straordinarie che fanno fronte a una situazione emergenziale altrettanto straordinaria".

mercoledì 14 agosto 2013

Cento morti in Egitto, la giunta di Al-Sisi dichiara il coprifuoco in tutto il paese!

Dopo aver temporeggiato peggio di Quinto Fabio Massimo finalmente la giunta militare al comando del Generale Al-Sisi ha trovato la risolutezza necessaria per sgomberare le piazze del Cairo dai sostenitori del deposto Presidente Morsi e dell'Ikhwan. Negli scontri seguiti, nonostante i deliri dei Fratelli Musulmani che parlano di 2.200 morti, si sono comunque riportate circa un centinaio di perdite umane, alcune anche tra i poliziotti e i militari che sono stati presi a colpi di arma da fuoco da alcuni esaltati.

Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.

Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.

lunedì 28 gennaio 2013

Trenta giorni di Stato di Emergenza in Egitto dopo i sanguinosi scontri del week-end con oltre quaranta morti!

Il Presidente egiziano Mohamed Mursi ha dichiarato da oggi 30 giorni di Stato di Emergenza, un vero e proprio "Ritorno al Passato" per l'Egitto che soltanto pochi mesi fa si era liberato con un grande sospiro di sollievo dell'ultratrentennale Stato d'Emergenza mantenuto in piedi da Mubarak per l'intero periodo del suo "regno" (iniziato con l'assassinio di Anwar Sadat).
L'Emergenza é stata ritenuta necessaria dopo i gravissimi scontri che nel week-end (dopo i primi nove morti registratisi venerdì scorso), hanno causato dozzine di vittime tra la capitale Il Cairo, Port Said, Suez e altri centri del paese, per un bilancio totale di oltre quaranta morti in due giorni.

In realtà l'Egitto soffre sia per gli sbagli e le deficienze di Mursi, personalità troppo blanda e indecisa per essere in grado di prendere veramente in mano la situazione, sia per la disonestà morale e intellettuale di certa "opposizione" che sembra incapace di accettare democraticamente il responso delle urne, dove la schiacciante preminenza accordata dagli elettori ai partiti religiosi dovrebbe indurre le componenti laiciste/nasseriste dell'arco costituzionale ad accettare di buon grado un ruolo subalterno almeno fino a nuove consultazioni.
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mercoledì 26 settembre 2012

Viceministro degli Esteri iraniano: "In Siria emergenza terrorista praticamente debellata, ma Teheran rimarrà vigilmente al fianco di Damasco e di Assad!"

Hossein Amir-Abdollahian (foto sopra), Viceministro iraniano degli Esteri ha dichiarato che secondo i rapporti confidenziali che regolarmente arrivano dall'ambasciata e dagli attaché diplomatici in Siria, "sembra ormai assodato" come il momento di massima intensità e di massima pericolosità della campagna di terrorismo militarizzato condotta nel paese con il finanziamento e il sostegno di Arabia Saudita, Qatar e Turchia sia ormai alle spalle.

Certo questo non vuol dire che i takfiri egiziani, afghani, pakistani, marocchini e libici trasportati in loco dagli agenti imperialisti e wahabiti scompariranno dall'oggi al domani (anche se sarebbe bello e giusto) e atti di violenza anche cieca e sanguinosa potranno ancora verificarsi, ma la possibilità che le azioni dei qaedisti causino un rovesciamento violento delle istituzioni vigenti é stata sventata dalla fedeltà e dalla determinazione del popolo e dal coraggio e dall'abnegazione dell'Esercito di Assad.

Ricevendo una delegazione siriana Abdollahian ha accettato a nome dell'Esecutivo iraniano i ringraziamenti porti dal capo-missione di Damasco Mohammad Sobhi Abou al-Shamat che ha lodato la Repubblica Islamica per la costanza e l'impegno con cui é restata a fianco della Repubblica Araba di Siria in tutti questi ultimi venti mesi. Il Viceministro iraniano, ringraziando, ha assicurato che Teheran resterà vigilmente vicina alla Siria, al suo Presidente e al suo popolo anche in futuro.
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giovedì 31 maggio 2012

La Repubblica Islamica offre aiuto all'Italia per le conseguenze dei gravi terremoti in Emilia Romagna!

La Repubblica iraniana ha offerto il proprio aiuto e le proprie conoscenze specifiche all'Italia per affrontare i postumi dei due intensi terremoti che hanno scosso il Nord del paese tra il 20 e il 29 maggio, con movimenti tellurici superiori al quinto grado della Scala Richter. Nel corso di una conversazione telefonica con il suo collega italiano Terzi il Ministro degli Esteri di Teheran Ali Akbar Salehi ha espresso la propria solidarietà per le famiglie delle vittime e per gli sfollati, offrendo l'aiuto che sarà possibile prestare al paese europeo tanto per affrontare l'emergenza immediata quanto per porre rimedio ai gravi danni inflitti dai due tremori.
L'offerta, che ha suscitato l'apprezzamento positivo del Ministro italiano, é giustificata dall'esperienza giocoforza maturata dalle forze di soccorso della Repubblica Islamica, che spesso si trovano ad avere a che fare con scosse telluriche che arrivano persino al settimo grado Richter, particolarmente nel Nord e nel Sudest del paese. Iran e Italia collaborano intensamente nei campi dell'archeologia e della conservazione del patrimonio culturale dove molti esperti iraniani studiano e si specializzano nel 'Bel Paese', apprendendo le tecniche per restituire al loro splendore e conservare meglio e più a lungo possibile i numerosi retaggi della civiltà persiana.
Tra le due scosse del 20 e del 29 maggio che hanno colpito il Mantovano, il Modenese e l'area di Mirandola e Ferrara, oltre venti persone hanno perso la vita e circa 15mila hanno dovuto abbandonare le loro case trasferendosi in attendamenti di fortuna, paralizzando una zona-chiave dell'economia italiana. L'Unione Europea ha iniziato a sbloccare fondi emergenziali per le zone colpite mentre lo Stato italiano ha già levato imposte eccezionali su benzina e carburanti per raccogliere quanto necessario agli interventi in loco.
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lunedì 30 aprile 2012

Tre mercenari stranieri catturati dai Sudanesi nella regione di Heglig: collaboravano con il regime di Salva Kiir!

Il Governo sudanese ha confermato di avere bloccato tre mercenari stranieri (un Inglese, un Norvegese e un Sudafricano) che stavano conducendo ispezioni e rilevamenti nei luoghi degli scontri armati che nei giorni passati hanno visto le truppe di Khartoum trionfare sugli invasori provenienti da Sud e ricacciare l'Esercito di Juba e le milizie da esso sostenute e finanziate oltre i confini internazionali da esso violati con l'occupazione del centro petrolifero di Heglig e della provincia circostante, nella regione del Sud Kordofan.

In particolare i tre avevano raccolto una buona scorta di "bossoli, rottami e altri reperti" evidentemente con l'intenzione di fare rapporto ai loro datori di lavoro Sud-Sudanesi sul tipo di armi ed equipaggiamenti usati dall'Esercito del Nord per sloggiare le loro forze dalla provincia invasa. I tre sono stati immediatamente trasferiti in una località segreta vicino alla capitale dove stanno venendo sottoposti a ulteriori accertamenti e interrogatori. 

In risposta a questo sviluppo, che conferma in maniera lampante ed evidente come il Sud-Sudan sia spalleggiato da potenze straniere nei suoi tentativi di provocazione armata contro il Governo del Nord, il Presidente Omar Bashir ha emanato uno Stato d'Emergenza che sospende temporaneamente la Costituzione e garantisce poteri speciali a lui e al suo Gabinetto per fronteggiare la minaccia esterna. Lo Stato d'Emergenza é però limitato al Sud Kordofan, al Nilo Bianco e alla regione di Sennar.
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sabato 21 gennaio 2012

Allarme ONU: "120mila persone in pericolo in Sud-Sudan, violenza etnica pronta a riesplodere", il Governo di Salva Kiir incapace di imporre l'ordine!


La Coordinatrice ONU per gli Affari Umanitari in Sud-Sudan, Lise Grande, ha dichiarato che "Oltre centoventimila persone hanno disperato bisogno di immediata assistenza a causa degli scontri interetnici nella provincia dello Jonglei". La zona é stata recentemente teatro di massacri quando miliziani Lou Nuer hanno marciato a migliaia sulla città di Pibor, incendiando e razziando le proprietà dei Murle, loro tradizionali avversari. "Si inganna chi crede che le violenze nello Jonglei siano cessate", ha avvisato la Grande nel corso di una recente conferenza stampa "esse covano sotto la soglia di attenzione e sono pronte a riesplodere, sanguinose come prima".

La Grande ha detto che la prima campagna di aiuto, lanciata quindici giorni fa e mirata alle necessità di 60mila persone si é rivelata insufficiente; stime ottimistiche reputano almeno doppio il numero delle persone bisognose di assistenza nella regione. Inoltre, assorbito il colpo dei raid Lou Nuer, c'é ora il concreto rischio che le milizie Murle si raggruppino e si organizzino per una rappresaglia. Un primo esempio si é avuto a Padiet, nella contea di Duk, Jonglei Occidentale, dove Murle armati hanno ucciso 85 Lou Nuer. Le due comunità, dedite principalmente alla pastorizia primitiva, si contendono capi di bestiame e accesso ai pochi pozzi della regione con raid sanguinosi dove spesso oltre alle bestie vengono anche rapite donne e ragazze.

Hilde Jonsson, Rappresentante Speciale del Segretariato Generale ONU e Capi dei caschi blu in Sud-Sudan (UNMISS) ha dichiarato che "Le necessità della sicurezza nello Jonglei, che non possono essere adeguatamente garantite dal Governo centrale, pongono un grave stress alle forze ONU presenti nella zona". Ancora una volta si vede come sconsiderata e avventata sia stata la decisione di concedere l'indipendenza a una regione priva delle più embrionali strutture di governo e sottoposta all'arbitrio di un eccentrico 'signore della guerra', Salva Kiir, che con le sue mise stravaganti e la profonda corruzione della sua 'corte' fa rivivere nel Ventunesimo Secolo la memoria di capi pazzoidi come Jean-Bedel Bokassa e Idi Amin Dada.

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giovedì 5 gennaio 2012

L'ONU definisce "macabra" la situazione a Pibor, teatro dei massacri etnici che stanno distruggendo il Sud-Sudan!


Secondo le fonti ONU sarebbe "macabra" la situazione a Pibor, la città del Sud-Sudan, capoluogo della regione di Jonglei, teatro di violentissimi scontri interetnici tra l'etnia Lou Nuer e i suoi rivali Murle, pastori primitivi abitualmente dediti all'abigeato. La Vicecoordinatrice per gli Affari Umanitari Lise Grande ha dichiarato che il conflitto intertribale potrebbe aver lasciato sul terreno "un numero imprecisato, ma alto" di vittime.

Secondo il rapporto della Grande le truppe di interposizione ONU avrebbero avuto successo nel respingere gli attacchi "di qualunque provenienza" alle loro posizioni ma fuori dalla loro cortina protettiva si sarebbe ritrovato un ospedale di MSF (Medici Senza Frontiere), il cui personale sarebbe tuttora "dato per disperso". "Una massiccia operazione di emergenza é in fase di preparazione e verrà lanciata nelle prossime settimane per cercare di recare aiuto alle popolazioni sradicate da questa crisi"; si calcola che siano circa 50.000 (ma fare numeri precisi in una situazione simile non é mai agevole) i civili ridotti allo stato di profughi da questa crisi, che si sarebbero dispersi nei dintorni di Pibor, privi di qualunque supporto.

Gli eventi recenti dimostrano quanto azzardata, affrettata e superficiale sia stata la decisione di concedere al Sud-Sudan un'indipendenza (istigata da Stati Uniti e Israele) che, appena concretatasi, si é sfaldata in una ridda di conflitti interni che il controllo esercitato da Khartoum teneva sotto controllo. Emergenze etniche come questa contribuiscono a mantenere il Sud-Sudan agli ultimi posti nelle classifiche degli indici di sviluppo del Continente africano: un record davvero poco invidiabile.
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venerdì 18 novembre 2011

Crescono le accuse contro il Premier kuwaitiano, mentre l'Emiro del piccolo stato petrolifero dichiara l'emergenza!


L'ordine di "adottare tutte le misure necessarie al ristabilimento dell'ordine dopo il recente attacco al Parlamento" é stato emanato nelle scorse ore dall'Emiro del Kuwait Sceicco Sabah al-Ahmad al-Sabah (sopra), se non é uno stato d'assedio vero e proprio poco ci manca e il segnale che quanti, da questo momento in poi avessero intenzione di continuare le manifestazioni di piazza lo faranno a loro rischio é stato praticamente lanciato. Secondo quanto riportato dalla France Presse l'Emiro avrebbe ordinato al Ministero dell'Interno e alla Guardia Nazionale di prendere provvedimenti per confrontare ogni minaccia alla sicurezza del paese e all'ordine pubblico.

La raccomandazione di "ritenersi investiti di tutta l'autorità necessaria a far cessare atti pericolosi e vergognosi" suona particolarmente minacciosa, perché vuol dire che la corte appoggerà ogni misura presa da poliziotti e militari, purché "motivata" dal punto di vista della sicurezza nazionale. Ma chi controllerà e sanzionerà eventuali abusi? Questo il decreto di emergenza emesso dall'Emiro non lo dice. Né, d'altra parte, specifica quali 'misure' vengono autorizzate per far cessare le manifestazioni popolari causate dallo sdegno per le accuse di corruzione levate contro il Premier (nipote dell'Emiro), a cui adesso si aggiungono anche pesanti addebiti di peculato.

Nasser al-Ahmad al-Sabah, nominato Primo Ministro nel 2006 é stato sfiduciato e costretto alle dimissioni ben sei volte ma, dopo altrettante tornate elettorali, é stato sempre rinominato capo dell'Esecutivo dal sovrano del piccolo e ricchissimo emirato petrolifero. Ora però, accusato di aver usato fondi pubblici per corrompere parlamentari indipendenti o di opposizione e di averne persino stornato una parte su suoi conti correnti personali per meglio disporne a suo piacimento, ha suscitato un'ondata di sdegno tale nella popolazione da portarne una parte a scendere in piazza e attaccare persino la sede della Camera dei deputati.
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giovedì 17 novembre 2011

Riunione d'emergenza del Governo kuwaitiano convocata dall'Emiro, la popolazione continua a ribellarsi!


Secondo quanto riportato dall'Agence France Presse il Consiglio dei Ministri kuwaitiano si sarebbe riunuto in una sessione d'emergenza convocata in fretta e furia dallo Sciecco Sabah al-Ahmad al-Sabah, Emiro e sovrano del piccolo ma ricchissimo stato del Golfo, a seguito della intensità senza precedenti delle manifestazioni popolari contro le accuse di corruzione al settantunenne nipote dell'Emiro, lo Sceicco Nasser, che avrebbe usato fondi pubblici per corrompere parlamentari indipendenti o di opposizione.

I dimostranti continuano a occupare le piazze dopo essersi scontrati almeno due volte con le forze di polizia dell'emirato, che in ultimo hanno permesso loro di presidiare i dintorni del Parlamento (preso d'assalto nella prima ondata di proteste) ma non di proseguire verso la residenza di Premier per chiederne le dimissioni definitive. Diciamo 'definitive' perché nei suoi finora cinque anni di incarico Nasser Mohammed al-Ahmed al-Sabah si é dimesso sei volte ma, dopo nuove elezioni parlamentari é sempre stato rimesso in sella dallo zio regnante.

Il Kuwait ha istituti democratici ancora giovani e imperfetti, fino a tutti gli anni '80 non esisteva nulla di simile a una assemblea rappresentativa o un Governo; la famiglia reale amministrava lo Stato come cosa propria e si avvaleva di consulenti stranieri per le materie finanziare e tecniche, l'altissimo tenore di vita garantito ai pochi abitanti dalle rendite petrolifere sembrava un ottimo anestetico contro la mancanza di Democrazia. Dopo l'invasione irakena del 1990-91 però l'Emiro venne amichevolmente costretto da Bush Sr. a 'concedere' un Parlamento che dapprima meramente accessorio si é caricato via via di prerogative prima di esclusivo appannaggio di Sua Altezza.

Però attraverso la ratifica degli atti della Camera e del Governo e tramite il potere di nominare i capi di quest'ultimo vediamo che la capacità di manovra dell'Emiro nelle questioni politiche rimane sempre molto rilevante.
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martedì 1 marzo 2011

Il Ministero della Salute di Gaza: "Entro 90 giorni l'assedio sionista ci avrà riportato indietro di secoli!"


La Croce rossa internazionale ha promesso che provvederà al "necessario sostegno e supporto" al settore sanitario della Striscia di Gaza, le cui condizioni, in conseguenza della brutale e insensata insistenza di Israele nella sua politica sanzionatoria al limite della persecuzione, sono perennemente in bilico sull'orlo del disastro.

Il Dr. Madhat Abbas, Direttore generale del Centro medico Al-Shifa, il più grande ospedale della Striscia, ha dato il benvenuto al Direttore delle Operazioni della Croce rossa in Medio Oriente, Beatrice Megevand Roggo, accompagnata da un entourage che comprendeva, fra gli altri, Arafat Sulaimani, Capo-missione della Croce rossa internazionale a Gaza e il Manager del Programma sanitario di Gaza Curley Clark.

Il Ministero della Salute del legittimo Governo di Hamas ha annunciato che ben 147 farmaci di base e 152 generi di attrezzature e provviste mediche sono "totalmente esauriti" e che 65 farmaci e 148 generi accessori e provviste si esauriranno entro 90 giorni; "a quel punto a Gaza sarà impossibile fornire alcun genere di prestazione sanitaria, l'assedio dello Stato ebraico ci avrà fatto tornare all'epoca della medicina pre-moderna".

Ma la responsabilità per la crisi sanitaria di Gaza non ricade solo sul regime dell'Apartheid, una parte infatti va addebitata a Fatah e al cosiddetto 'governo di Ramallah', che intercetta la maggior parte delle spedizioni di materiale sanitario dirette alla Striscia e vi fa sopra una "generosa cresta"; tanto per fare un esempio, dei medicinali inviati a Gaza nel corso del 2010 Fatah e il suo 'governo' ne hanno trattenuto il 63%.


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giovedì 10 febbraio 2011

Pirati aerei sionisti bombardano magazzino medico di Gaza per esasperare l'emergenza sanitaria!


Con un'operazione di vera e propria "pirateria aerea" che non ha nulla da invidiare ai crimini di guerra più efferati del Ventesimo Secolo le forze armate sioniste hanno colpito la Striscia di Gaza nella giornata di mercoledì 9 febbraio, distruggendo un deposito di aiuti medici e colpendo obiettivi secondari da Jabaliya nel Nord dell'enclave costiera fino al varco di confine di Rafah, attualmente chiuso, nel Sud.

Incendi e fiamme hanno completato l'opera di distruzione, mentre i vigili del fuoco palestinesi, colpiti dalla penuria di carburante e di provviste antincendio, si sono prodigati nel tentativo di mettere in salvo il massimo quantitativo possibile di medicinali, apparati clinici e scorte di materiali medicali. La decisione di colpire un deposito di materiale sanitario denuncia la fredda e scientifica crudeltà con cui i generali dello Stato ebraico sono intenzionati a colpire il più duramente possibile la popolazione Palestinese, "colpevole" di avere scelto di resistere alle angherie e alle persecuzioni sioniste sotto la guida del movimento musulmano di Resistenza, Hamas.

Il portavoce dei Servizi di Emergenza di Gaza, Abu Adham, ha dichiarato che ben otto civili sono stati feriti più o meno gravemente dai missili e dalle bombe sioniste; fra di essi due bambini e tre donne. Le vittime della piratesca aggressione israeliana sono state tradotte all'ospedale Kamal Adwan. Nell'attacco a Rafah invece i feriti sono stati due.

martedì 21 dicembre 2010

Autorità egiziane sventano tentativo di infiltrazione israeliano nelle telecomunicazioni


Nella scorsa giornata di lunedì le autorità egiziane hanno comunicato di avere accusato un uomo d'affari egiziano e due cittadini israeliani di spionaggio a favore dello Stato ebraico e di aver cercato di reclutare tecnici e lavoratori di compagnie telefoniche e di telecomunicazioni non solo nel Paese delle Piramidi, ma anche in Siria e Libano.

Le forze dell'ordine hanno arrestato Tareq Abdel Rezeq Hussein, trentasettenne proprietario di una ditta di import-export, secondo quanto rivelato dal Procuratore generale dello Stato Hicham Badawi. Il documento in merito sostiene che Hussein avrebbe accettato una somma di oltre duecentomila lire egiziane (poco più di ventottomila Euro) per fornire ai suoi due contatti israeliani informazioni su cittadini egiziani che lavorassero nel campo delle telecomunicazioni e che sarebbero stati 'sensibili' a offerte di reclutamento, di particolare interesse per i suoi referenti sarebbero stati egiziani che lavorassero anche in Siria e in Libano.
Cittadini egiziani manifestano contro il perdurante Stato di Emergenza.
I due cittadini israeliani, sono stati accusati in contumacia. Il Procuratore Badawi ha raccomandato che tutti gli accusati siano portati di fronte a un Tribunale criminale d'Emergenza per la Sicurezza dello Stato (bisogna ricordare che in Egitto lo Stato d'Emergenza dichiarato trent'anni fa per l'assassinio di Anwar Sadat non é mai stato revocato, il che consente alle autorità di adottare procedure speditissime per il giudizio e la condanna dei sospettati di crimini contro lo Stato), con addebiti di spionaggio in favore di potenza straniera e lesione degli interessi di sicurezza nazionale.

La notizia, specialmente per la sua appendice riguardante Siria e Libano, potrebbe confermare la gravità del colpo inflitto al Mossad israeliano con la distruzione della sua rete di intercettazione delle telecomunicazioni libanesi, avvenuta tra giugno e novembre del corrente anno, cosa che avrebbe costretto gli israeliani a mettere in piedi frettolose operazioni intelligence per cercare di compensare in qualche modo la perdita, operazioni però, che per la fretta con cui sono portate avanti non sono certo eseguite a regola d'arte, come questo caso sembra confermare.



Casi come questo non fanno che raffreddare le già circospette relazioni fra Egitto e Israele, paesi che pur avendo firmato un accordo di pace e coesistenza nel lontano 1976 non sono esattamente uniti da sentimenti di fraternità: nonostante l'Egitto cooperi a mantenere serrato l'assedio di Gaza in sostegno agli interessi israeliani e venda sottocosto milioni e milioni di metri cubi di gas naturale allo Stato ebraico quest'ultimo non rinuncia a trattare il Cairo come un paese ostile, facendolo spesso obiettivo delle proprie agenzie di intelligence.

Due dei più grandi "casi" di spionaggio israeliano in Egitto, esplosi rispettivamente nel 2007 e nel 1996, videro coinvolti un trentunenne in possesso di doppia cittadinanza Egiziano-Canadese e un lavoratore dell'industria tessile di nome Azzam Azzam, più una serie di cittadini israeliani che non fu possibile identificare chiaramente e assicurare ai magistrati.