domenica 30 giugno 2013

L'Esercito Libanese restituisce al Mufti sunnita di Sidone la mosche di Bilal Rabban, profanata dalle milizie takfire di Assir!

Una moschea, lo sappiamo benissimo, dovrebbe essere un pio luogo di preghiera e contemplazione, in cui l'animo umano, attraverso il messaggio del Profeta dell'Islam, sappia elevarsi per avvicinarsi all'Assoluto; purtroppo, sotto l'influenza dell'eresia wahabita, spesso le moschee vengono meno al loro scopo primario e vengono sminuite, vilipese, trasformate in sentine di odio e meschinità, i loro sacri locali trasformati in nidi di vipere che tramano morte contro vittime innocenti.

E' stato il caso, recentemente, della moschea di Bilal ben Rabban, a Saida/Sidone, nella parte meridionale del Libano; all'apice degli scontri tra la milizia takfira del superficiale e ignorante 'predicatore' Ahmad al-Assir e le forze armate regolari (sostenute e consigliate ad 'advisor' di Hezbollah) l'Armee Libanaise non ha avuto scelta ed é stata obbligata a violarla con le armi e a portare la caccia ai terroristi fin nei suoi locali. Proprio la conquista della moschea, base principale del movimento takfiro in città, ha segnalato la disfatta del gruppo, mandando il suo capo a rifugiarsi nella più vicina ambasciata del Qatar.

Adesso, con una cerimonia ufficiale, l'Esercito del Paese dei Cedri ha restituito la Moschea al Mufti sunnita di Sidone, Sceicco (lui sì con titolo valido!) Salim Sousan il quale, accettandola ha dichiarato pubblicamente che essa verrà riconsacrata al 'Vero ruolo delle Moschee dell'Islam, quello di servire la pietà, la conoscenza e la tolleranza". Sousan ha già nominato lo Sceicco Mohammed Abu Zeid come nuovo imam di Bilal Rabban.

Ancora una volta si vede come sunniti e sciiti, in Libano e in Siria non abbiano niente che li metta in contrasto o peggio in lotta tra loro e che i superficiali e rozzi 'sceicchi' wahabiti sono una minoranza infima, istigata e foraggiata dall'esterno (dal Qatar e dall'Arabia Saudita) che senza i petrodollari degli Emiri reazionari non conterebbero nulla e non potrebbero attrarre alcun seguace.

La vigilanza delle truppe di Assad ha la meglio su gruppi terroristi wahabiti nella Provincia di Idlib!

L'Esercito arabo siriano lungi dal concentrarsi unicamente nel consolidamento dei suoi successi al confine col Libano, oppure attorno ad Aleppo, mantiene alto il suo livello di sorveglianza e pronta reazione contro quel che resta dei semidispersi gruppi takfiri presenti nel paese anche in altre Province e governatorati. Vicino a Tal el-Sawan, presso Adra, un gruppo di mercenari é stato accerchiato e distrutto e il suo deposito d'armi catturato, tra i corpi dei morti sono stati identificati i famigrati takfiri Khaled Rajab e Omar Derar; Hamada Hamada e Mahmoud al-Sadiq, invece, sono rimasti uccisi alle fattorie di El'ab.

Il perimetro di Al-Khalidiya, invece é stato penetrato su più assi, cogliendo in contropiede i comandanti terroristi che si aspettavano un'unica avanzata. Il movimento concertato e simultaneo su più direttrici ha permesso di cogliere 'in contropiede' i takfiri, molti dei quali stavano ancora collocando bombe lungo le strade dei bazaar, il mercato di fiori, le arterie più trafficate, con l'evidente intenzione di fare strage (una volta scappati) di far morire tra le esplosioni non solo i militari ma anche la popolazione leale che sarebbe andata a festeggiare l'Esercito e i suoi rappresentanti.

Man mano che passa il tempo i risultati del campo di battaglia rafforzano e rassicurano il campo lealista e contemporaneamente limitano e sfrondano il novero delle opzioni a disposizione dei terroristi, diffondendo sempre più la certezza che ogni mossa degli Usa e del campo imperialista nella crisi siriana abbia avuto, per tutto il corso degli ultimi due anni e passa, un effetto pressoché contrario a quelli previsti e desiderati dagli analisti della CIA e del Dipartimento di Stato

sabato 29 giugno 2013

Già indebolito e provato dallo Sciopero della Fame il prigioniero politico Al-Saidi smette anche di bere liquidi!

Il prigioniero politico palestinese Awad Al-Saidi, da tempo in stato di sciopero della fame per denunciare le disumane condizioni d'incarcerazione cui é sottoposto all'interno della galera sionista di Eshel ha deciso nella giornata di oggi di escalare il livello della propria protesta, smettendo di assumere ogni genere di fluido ed entrando quindi in sciopero della sete.

Lo sciopero della sete al contrario di quello della fame può provocare danni irrepararibili e gravissimi per la salute anche in poco tempo (in primis il collasso renale) ed é particolarmente pericoloso quando viene scelto da una persona già indebolita dal digiuno. Al-Saidi, trentottenne, é tenuto in stato di isolamento da oltre un anno e privo delle visite familiari da un periodo molto più lungo. Le sue richieste erano solo quelle di poter venire rimesso in compagnia degli altri prigionieri politici per affrontare insieme il periodo di digiuno e preghiera del Ramadan, che inizierà tra meno di dieci giorni.

Il Direttore della società "Ahrar" per i Diritti dei Prigionieri Palestinesi Fouad al-Khafsh ha chiesto solidarietà regionale e internazionale per la protesta di Al-Saidi conscio che il prigioniero ha intenzione di portarla avanti fino alle estreme conseguenze.

Il ridicolo "alzamiento" dei takfiri dello 'sceicco' Assir non ha fatto altro che cementare l'alleanza tra Hezbollah e l'Esercito Libanese!

'Oltre il danno la beffa', verrebbe da dire; oltre a non essere riuscito a ottenere nulla tranne la distruzione pressoché completa della sua milizia personale e delle sue strutture, oltre a essersi politicamente suicidato riducendosi a fare il fuggiasco nella più vicina ambasciata qatariota (fino a che gli emissari del Neo-emiro Tamim Al-Thani se la sentiranno di sopportarlo) il fallimentare "putsch" tentato dal sedicente Sceicco wahabita Ahmad al-Assir nel corso del passato week-end, iniziato con un appello settario ai membri sunniti delle forze armate ad ammutinarsi e schierarsi con gli estremisti takfiri, non ha fatto altro che avvicinare ulteriormente e cementare l'alleanza e la cooperazione tra l'Armee Libanaise e la milizia sciita Hezbollah, che finora non si era mai spinta a operazioni militari comuni, come invece se ne sono avute durante la repressione del tentato golpe wahabita.

L'intensificazione e l'approfondimento delle relazioni tra Esercito regolare di Beirut e la più importante ed efficiente delle milizie della Resistenza armata nazionale é un processo in fieri sin dalla conclusione (vittoriosa per Hezbollah) del conflitto del 2006 contro il tentativo di invasione sionista; in quell'occasione la mancata partecipazione delle forze armate nazionali alla difesa del territorio libanese venne sentita da gran parte della popolazione (e da molti membri dell'Armee) come un grave tradimento, una abdicazione a uno dei doveri fondamentali di ogni Esercito, ma il ruolo allora rivestito nel Governo da forze filosioniste e filosaudite come la Falange, le Forze Libanesi e il Mustaqbal di Saad Hariri impedirono una pronta efficace mobilitazione delle truppe a fianco di Hezbollah.

Un parziale riscatto si é avuto negli ultimi anni nel campo del controspionaggio e dell'intelligence, con numerose brillanti operazioni congiunte tra Hezbollah e servizi segreti militari, in parte rivelate all'opinione pubblica, in parte portate avanti sotto una discreta cortina di silenzio. Grazie a tale cooperazione il Libano si é riuscito a liberare di molte 'talpe' israeliane e di diversi impianti di sorveglianza remota, automatizzati e nascosti in zone impervie e strategiche del paese, molti impiantati proprio durante la breve invasione del 2006.

Finora però non si avevano avute occasioni per operazioni militari sul campo che vedessero coinvolti a un tempo uomini di Nasrallah e membri dell'Esercito regolare; bisogna chiarire che nel caso in questione il coinvolgimento di Hezbollah é stato limitato e più di 'consulenza' che di effettivo intervento armato, visto che la milizia sciita é già molto mobilitata in Siria, nelle zone di Qusayr, Talkalakh e ora anche Aleppo per aiutare l'alleato Presidente Assad e quindi non aveva molte forze da schierare direttamente sul campo, eppure veterani delle battaglie della Resistenza del 2000 e del 2006 sono stati 'richiamati' da Nasrallah e dai suoi per consigliare e istruire le forze speciali dell'Armee su come condurre la caccia agli insorti takfiri, come muoversi negli slum e nei campi profughi dove essi si rifugiavano e congregavano, come assediare e assaltare i loro covi, primo tra tutti la 'moschea' di Bilal ibn-Rabban.

Dopo questa prima occasione di collaborazione sul campo di battaglia, dopo le molte già avvenute in materia di intelligence e spionaggio, la strada sembra spianata per un sempre più stretto rapporto tra Hezbollah e Armee Libanaise: gridando alla 'sottomissione' dell'Esercito a Nasrallah (che ovviamente sottomissione non é, ma é collaborazione tra quanti vogliono che il Paese dei Cedri rimanga autonomo, indipendente e padrone del suo destino, non una marionetta per il re Saudita, l'Emiro di Doha, i sionisti di Tel Aviv o gli inquilini della Casa Bianca) i takfiri non hanno fatto altro che avvicinare ulteriormente queste due realtà. Come i protagonisti delle Tragedie Greche che con le loro stesse azioni mettono in moto il Fato che li distruggerà!




venerdì 28 giugno 2013

Come l'Esercito siriano ha ripreso la zona di Talkalakh; fondamentale snodo al confine col Libano!

Talkalakh e dintorni dimostrano, agli occhi dell'osservatore imparziale quanta parte della narrativa imperialista e occidentale sulla presunta "Guerra Civile Siriana" sia in realtà nulla se non pura menzogna e impostura; ancora nelle loro ultime edizioni i canali satallitari delle petro-monarchie wahabite 'Al Jazeera' e 'Al Arabiya' pretendevano che la città fosse in mano 'ai ribelli' (leggasi: ai mercenari stranieri foraggiati dagli Emiri) e che 'colonne di fumo si levassero dall'abitato mentre l'Esercito lo bombardava a tappeto'). Nel suo articolo di ieri il reporter Patrick Cockburn dell'Independent (a sua volta un outlet mediatico non certo filosiriano o schierato con l'Asse della Resistenza) descriveva la città come tranquilla e sonnacchiosa, totalmente in mano alle truppe lealiste, gli unici sbrecci di esplosione e buchi di proiettile sui muri ben lungi dall'essere recenti, forse risalenti addirittura a due anni fa.

La verità é che Talkalakh non ha mai veramente cambiato mano e non é mai stata "occupata dai ribelli" (come gli imperialisti chiamano i cannibali di Al-Nusra) ma ha subito nel corso degli ultimi mesi l'infestazione delle zone di campagna circostante da parte delle bande armate che usavano il vicino confine col Libano per rifornirsi di armi e munizioni. Vicino a Talkalakh scorre il fiume Al-Kabir e attraverso la vallata da esso scavata gli abitanti delle due sponde hanno elaborato mille e mille stratagemmi nel corso degli anni per far passare merci 'scottanti' o sensibili da una parte all'altra della frontiera. Alcuni contadini allevano asini che portano ogni notte da un lato all'altro del confine sempre lungo lo stesso sentiero fin da piccoli, in maniera che per loro diventi naturale seguire quel particolare percorso anche senza nessuno che gli regga il morso. Un asino così addestrato può venire usato per contrabbandare droga, valuta o altre merci assicurategli sul dorso in maniera 'automatica' e si dice che possa venire venduto ai clan di contrabbandieri per il prezzo di un piccolo appartamento.

Gli emissari dell'insorgenza armata anti-Assad avevano avuto buon gioco a farsi amici i locali cartelli del contrabbando visto che non gli chiedevano di fare nulla di diverso dal loro 'normale' lavoro e potevano permettersi di pagar loro migliaia e migliaia di petrodollari sauditi e qatarioti a ogni 'carico' fatto passare; l'abilità delle forze di Assad é stata quella di smantellare questo 'network' con una serie di operazioni mirate che sono risultate nella scoperta e nel sequestro di dozzine di arsenali, punti di raccolta e santebarbare dei terroristi e dei loro alleati contrabbandieri.


Il Gran Mufti di Siria dichiara: "Nessuno scontro settario in corso nel paese, tutto il Popolo unito contro il Terrore" e loda Nasrallah!

Ancora una volta saggi e coraggiori leader sunniti, veri interpreti della sapienza musulmana della setta maggioritaria dell'Islam mondiale, spendono le loro parole per dissipare l'illusione mendace propalata da certe emittenti mediatiche asservite a ben noti interessi politici regionali e internazionali che vorrebbero dare a intendere ai loro spettatori che quella in atto in Siria sarebbe una sorta di 'Guerra di Religione' che vedrebbe contrapposti da una parte i sunniti e dall'altra sciiti, cristiani e alawiti.

Adesso é toccato al Gran Mufti di Damasco, Ahmad Badreddin Hassoun, ribadire il concetto che in Siria non sia in corso alcuna 'guerra civile' ma una campagna di aggressione esterna voluta da potenze straniere regionali e occidentali che prende di mira prima di tutto la Storia, la Cultura e la specificità unica di un paese che ha sempre accolto e benedetto le diversità di etnia, lingua, religione e denominazione, esempio, come il vicino Libano dei più fulgidi esempi di tolleranza e convivenza pacifica di tutto il Medio Oriente.

Hassoun ha inoltre smentito le affermazioni fatte da fonti vicine all'insorgenza terrorista che vorrebbero catalogare la presenza di uomini di Hezbollah nel paese come la prova di una 'occupazione sciita' (o iraniana) del paese, lodando invece l'esempio e le parole anche recenti del Segretario Generale Nasrallah e dichiarando che i militanti della Resistenza libanese si trovano in Siria per aiutare un paese fratello a difendersi dall'ingerenza e dall'occupazione imperialista e sionista esattamente come hanno difeso in questi anni il Libano, cogliendo le fulgide vittorie del 2000 e del 2006.

L'ingloriosa fine di Ahmad al-Assir come quelle di Lahad, Calero, Geagea: "La Caduta dei Pupazzi!!"

Lahad, Calero, chi erano costoro? Attualmente condannati all'oblio come altrettanti Carneade, Antoine Lahad e Adolfo Calero erano una volta capi di importanti gruppi armati asserviti agli interessi imperialisti e sionisti rispettivamente in Libano Meridionale e in Nicaragua dove come altrettanti proconsoli dell'Impero comandavano le legioni semibarbare dell'SLA e dei 'Contras'. Il fatto che oggi risultino sconosciuti é dovuto al fatto che, una volta che avevano esaurito la loro utilità i loro 'padrini' li hanno immantinente abbandonati facendoli sparire nell'oblio: Lahad vide i suoi protettori israeliani ritirarsi in fretta e furia nel 2000 quando l'avanzata della Resistenza di Hezbollah si era fatta ormai inarrestabile, senza nemmeno ricevere un avviso di quel che stava accadere: fece a malapena in tempo a fuggire a Sud lasciando come si suol dire 'nella bratta' i suoi luogotenenti e i suoi miliziani molti dei quali vennero catturati dagli uomini di Nasrallah e chiusi in prigione nelle stesse celle dove per quasi vent'anni loro stessi avevano incarcerato e torturato i loro avversari. Adesso Lahad vive nella Palestina occupata dove gestisce un ristorante, "bella fine" per uno dei più fedeli servi di Sion in Libano!

Adolfo Calero, già imbottigliatore di Coca-Cola, passò dall'avvelenare i nicaraguensi col caramello e le bollicine ad ammazzarli col piombo e l'esplosivo; dopo anni di stragi orrende che suscitarono scandalo e schifo perfino negli USA, (ricordiamo il servizio sull'esecuzione a pugnalate di un Sandinista pubblicato da) invece, venne 'silurato' dai suoi stessi sponsor americani, che approfittarono di una sua faida interna con Enrique Bermudez per fare fuori entrambi, dopo che l'armistizio di Sapoa aveva reso simili assassini inutili per il campo imperialista che sperava di poter rimettere le mani sul paese con i suoi burattini elettorali come Violeta Chamorro. Le loro storie ci insegnano che chi si fa pupazzo degli interessi americani e sionisti deve prepararsi spiritualmente e materialmente a venire "giubilato" senza alcun preavviso non appena gli interessi dei suoi padroni e quelli suoi personali debbano ritrovarsi a divergere anche di poco.

Gli imperialisti non concepiscono i concetti-base di fedeltà, riconoscenza o gratitudine, per essi le convenzienze del presente sono l'unico indicatore di condotta, per questo non riescono a imparare dal passato e ripetono spessissimo gli stessi errori. Identica la parabola di Ahmad al-Assir, tuttora 'uccel di bosco' a Sidone (probabilmente rintanato nell'ambasciata del Qatar) dopo che, nonostante la palese impossibilità di successo, per compiacere i suoi marionettisti ha scagliato tutta la sua 'struttura militare' pochi uomini approssimativamente equipaggiati con pochissima preparazione tecnica contro le Forze Armate regolari dello Stato.

Lo stesso Samir Geagea, pur essendo ancora presente sul palcoscenico politico libanese, dopo essere stato uno dei massimi agenti filoisraeliani nel paese spese 11 anni in carcere per i suoi crimini (e dovrebbe ancora scontare molti ergastoli!) senza tuttavia che i suoi ex-padrini facessero nulla per aiutarlo o sostenerlo.

Siamo dunque praticamente certi, che, una volta 'bruciatosi' nella fallimentare mossa azzardata della settimana scorsa anche il nome del sedicente sceicco Ahmad al-Assir sia destinato a sparire via via tra le note a piè di pagina della Storia del Medio Oriente contemporanea fino a che, nel 2035, qualcuno potrà leggere i nostri scritti riguardo lui e le sue poche e dimenticabili opere e sbottare: "Al-Assir? Ma chi era costui?".

giovedì 27 giugno 2013

Un importantissimo "atout" in mano al neopresidente Rohani: i buoni rapporti di Teheran con Pachistan e Afghanistan!

Chi scrive é profondamente convinto che il continuo, esponenziale miglioramento delle relazioni politiche e diplomatiche della Repubblica Islamica dell'Iran con Kabul e Islamabad nel corso dell'ultimo decennio (miglioramento a cui sono seguiti in certi casi "addentellati" economici importantissimi, se non potenzialmente rivoluzionari) sia da ascrivere in non piccola parte, alla figura e al ruolo dell'ormai ex-Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Certo non siamo tanto ingenui da tributare esclusivamente tutto il merito di tale sviluppo a una sola persona, eppure siamo certi che senza il suo atteggiamento franco e la sua sincerità spesso abrasiva nel denunciare prepotenze, doppiezze e soperchierie del campo imperialista i Governi afghano e pachistano (l'uno ancora occupato e invaso dalla NATO, l'altro sottoposto alle cotidiane forche caudine dei droni-killer di Obama) sarebbero stati meno entusiasti di rafforzare e approfondire i legami con Teheran.

Queste buone relazioni non solo solo limitate all'ambito delle istituzioni ufficiali: l'Iran ha curato anche i suoi rapporti con l'insorgenza  afghana e i suoi leader, che diventaranno importantissimi nel quadro di un prossimo progressivo ritiro NATO dal paese. E proprio per queste sue 'entrature' a tutti i livelli l'Iran potrà giocare un ruolo di primo piano nel facilitare lo sganciamento Usa da Kabul, operazione che ora come ora avrebbe tante e tali difficoltà da essere quasi impossibile.

Entrare in Afghanistan 12 anni fa era stato immensamente più facile che uscirne ora: all'epoca quasi tutti gli 'stan centrasiatici erano filo-Usa e decisamente svincolati se non addirittura ostili a Mosca, oggi grazie all'abilità di Vladimir Putin si é ristabilito un clima di concordia col Cremlino che fa quasi pensare che l'URSS in Asia Centrale non sia mai caduta, il progressivo intensificarsi della campagna di assassinii via-drone in Pachistan ha reso molte province di confine intransitabili a convogli Usa e la mole di materiale da rimuovere dal paese, pur ridotta all'osso dalla decisione di implementare draconiane economie, sarà comunque enorme.

Evacuare i materiali necessari via Nord sarebbe costosissimo, quasi improponibile, farli passare da Sud fino a porti dove le flotte Usa possano raccoglierli sarebbe molto meglio, ma a tal fine una 'buona parola' di Teheran sarebbe quasi necessaria e Teheran questa 'buona parola' può farsela pagare molto cara: non rinnovo di sanzioni, concessioni nucleari, punti fermi nella questione siriana.

Rohani, Neopresidente iraniano, si trova servita al tavolo una "mano" di carte con molti assi...speriamo che sappia farne buon uso e costruire con essi nuovi successi politici e diplomatici i cui effetti riverberino a lungo nel futuro.