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giovedì 22 novembre 2012

Netanyahu & .co raccolgono la messe della disfatta: Mofaz e 'pundit' sparano a zero sulle scelte del Governo, dall'attacco al cessate il fuoco!

Che le critiche di Shaul Mofaz a Netanyahu, essendo egli il leader del principale partito di opposizione che si appresta a sfidare la coaliazione del Premier nelle prossime elezioni politiche sioniste, non siano tutte ispirate a imparzialità ed equanimità, lo possiamo anche concedere, tuttavia anche sgravate di tutte le "tare" di interesse personale e convenienza elettorale, le dichiarazioni del Segretario di Kadima (il partito 'centrista' fondato dal Criminale di Guerra -attualmente morto-vivente attaccato ai respiratori- Ariel Sharon) mantengono pur sempre un'aura di competenza e attualità, dovuta alla lunga militanza ai massimi vertici delle forze armate sionaziste di chi le pronuncia (a differenza di Mofaz, Netanyahu non é mai stato Generale e la sua carriera militare é del tutto oscura e dimenticabile quanto quella di un La Russa qualsiasi).

Immediatamente dopo la conferma del raggiungimento del 'Cessate il Fuoco' nella serata di mercoledì Mofaz si é affrettato ad apparire alle principali tv sioniste per sparare a zero contro il Premier in carica e la coalizione di Governo da lui capeggiata: "Un armistizio ora é un imperdonabile errore; Hamas esce da questo confronto rafforzato e imbaldanzito, gli si lascia la libertà di reclamare vittoria di fronte a un'iniziativa confusa e condotta con poco polso". Certamente, quando si scatena un'operazione militare, bisogna averne bene in mente gli obiettivi e accettare tregua solo quando si sia abbastanza sicuri di averli raggiunti.

Ma Mofaz ovviamente sorvola su come nel 2008-2009 e prima ancora nell'estate del 2006 i suoi stessi compragni di partito Ehud Olmert e Tzipi Livni abbiano commesso le stesse identiche leggerezze scatenando la Guerra del Libano nel luglio-agosto di sei anni fa e l'operazione 'Piombo Fuso' che si sono concluse con un nulla di fatto operativo e anzi, hanno dato modo a Hezbollah e alla Resistenza Palestinese di mettere in mostra capacità di reazione e rappresaglia fino a quel momento considerate inarrivabili anche dai più realistici e pessimisti spymaster di israhell.

Inoltre Mofaz tace (ipocritamente perché non gli conviene menzionare la cosa) che la risolutezza bellica del Premier in carica é stata rotta (come la schiena del cammello stracarico) dall'ago dell'attentato al bus di Tel Aviv, che, pur essendo costato un solo morto e tre feriti gravi (più oltre venti contusi e leggermente feriti) ha paventato a Bibi e soci l'incubo di tornare ai giorni della Seconda Intifada quando le operazioni esplosive e di auto-martirio erano all'ordine del giorno e tutto questo in barba a muri dell'Apartheid, checkpoint, barriere di separazione e simili.

Nei calcoli di Netanyahu, dunque, meglio chiudere subito l'avventura militare fallita, senza scenario 'terrestre' ed evitando rischi di nuove e più devastanti operazioni contro Tel Aviv, Gerusalemme o altri grandi centri; sperando di contenere o sminuire in qualche modo le critiche feroci che pioveranno in questi giorni da Kadima, da ciò che resta dei Laburisti e dai sindaci dei centri di insediamento coloniale maggiormente martellati dai razzi della Resistenza.
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lunedì 4 aprile 2011

Ilan Pappe a Frank Barat: "Israele non potrà mai essere una Democrazia"


Reframing the Israel/Palestine conflict: an interview with Ilan Pappe from Frank Barat on Vimeo.

Alcuni estratti dall'intervista fra Frank Barat e l'accademico israeliano Ilan Pappe, riportata in video e anche su questa pagina web

Barat: "Sembra che Angela Merkel abbia avuto un vibrato scontro telefonico con Netanyahu, riguardo alla mancanza di progressi del Processo di Pace, che gli abbia detto di averla delusa, senza aver fatto nemmeno un solo passo avanti da quando é in carica, questo é abbastanza straordinario essendo la Germania il sostenitore numero uno di Israele in Europa, assieme alla Polonia, vedremo presto un cambiato atteggiamento europeo verso Israele?

Pappe: Bisogna fare molta attenzione, alla Merkel dà fastidio Netanyahu nello stesso modo in cui lui dà fastidio a Obama, ma non bisogna farsi illusioni, la Merkel vorrebbe Tzipi Livni al Governo, il che non cambierebbe assolutamente l'oppressione dei Palestinesi ma la renderebbe meno ovvia e più facilmente celabile alle opinioni pubbliche internazionali...più passa il tempo e più si rende evidente la discrasia antidemocratica fra l'opinione pubblica europea, fortemente antisionista e filopalestinese, e le elite politiche saldamente in mano a Israele...

Barat: Alcuni sostengono che Israele sarebbe una 'democrazia' perché vi si tengono elezioni e gli arabi possono votare e avere qualche deputato alla Knesset, é davvero così?

Pappe: Assolutamente no, uno stato che occupa territori non suoi da oltre 40 anni non può essere democratico, uno stato che discrimina un milione e mezzo di suoi cittadini non può essere democratico, Israele al massimo potrebbe essere una "Herrenvolk-razia" una pseudo-democrazia riservata alla 'razza padrona', quella ebraica; che gli arabi possano votare non ha conseguenze se non godono delle stesse possibilità degli altri cittadini...anzi, la presenza dei deputati arabi alla Knesset serve da foglia di fico e giustificazione per coloro che sostengono la fallace 'democrazia' di Israele...

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giovedì 10 febbraio 2011

Tzipi Livni accusa Netanyahu di indebolire Israele, replica il Likud: "Stia zitta, lei ha perso contro Hezbollah e contro Hamas!"


Tzipi Livni, la criminale di guerra israeliana impossibilitata a viaggiare all'estero per timore di venire raggiunta da mandati di cattura e ingiunzioni a comparire di fronte a corti penali (per via del suo ruolo strumentale nella pianificazione ed esecuzione delle aggressioni sioniste contro il Libano e la Striscia di Gaza), ha recentemente attaccato il Governo di ultradestra razzista e fondamentalista guidato da Benji Netanyahu.

Cercando di cavalcare l'ondata emotiva che sta scuotendo lo Stato ebraico di fronte al crollo di storici servitori e lacché come Saad Hariri, Ben Ali e Mubarak la Livni ha imputato al premier in carica di "mancare di polso" e di avere avviato il Paese su una china discendente, lungo la quale "Israele sta progressivamente indebolendosi".

Tuttavia il tentativo di addossare a Netanyahu tutta la colpa delle grandi sollevazioni di massa che stanno rimodellando il volto del Medio Oriente é un gioco di piccolo cabotaggio politico, che mostra tutta la meschinità e la ristrettezza di vedute (reale o pretesa) della figlia del noto terrorista ebreo Eitan Livni; infatti un'analisi appena meno partigiana e interessata degli eventi mediorientali dell'ultimo decennio vede la Livni, Shaul Mofaz ed Ehud Olmert altrettanto colpevoli quanto Benji Netanyahu, Avigdor Lieberman e il rabbino Ovadia dello Shas...tutti i rappresentanti dell'attuale scusa israeliana per una classe dirigente hanno, con le loro scelte, le loro prese di posizione, le loro dichiarazioni e rodomontate, contribuito a gettare sassi lungo la china che ora sta producendo la valanga.

Meglio cercare altre angolazioni tramite cui attaccare Netanyahu, come si incarica di fare la portavoce della rappresentanza parlamentare di Kadima, Dalia Itzik, che sceglie l'approccio 'fiscale' e, montando su un cavallo di battaglia solido e collaudato, accusa l'Esecutivo di avere "alzato le tasse", più di qualunque gabinetto precedente.

In risposta a tale "fuoco incrociato" il parlamentare del Likud Ophir Okonis ha replicato: "Il pubblico israeliano è ancora 'traumatizzato' dai tre anni di Governo di Kadima, contrassegnati da una lunga sequenza di fallimenti economici, politici, militari e di relazioni internazionali", vantandosi che se si tenessero nuove elezioni nell'immediato la coalizione di partiti di destra, etnocentrici e religiosi (sostenuta dalla nuova formazione militarista creata dall'ex-laburista Ehud Barak), si assicurerebbe di nuovo la maggioranza dei seggi.

martedì 25 gennaio 2011

Amayreh: "Se i documenti rivelati da Al-Jazeera non verranno smentiti allora Abbas e i dirigenti di Fatah sono tutti dei traditori"


Se le incredibili rivelazioni fatte domenica sera sugli schermi della tv satellitare Al-Jazeera sulla piaggieria e il servilismo dei dirigenti di Fatah coinvolti nei "negoziati" con lo Stato sionista dovessero risultare veritiere e confermate (e non sembra che nessuno, in oltre 24 ore, si sia fatto avanti per confutarle e/o smentirle), la naturale e logica conclusione dovrebbe essere quella di definire chiunque sia stato coinvolto in quegli episodi di abietto collaborazionismo come nient'altro che un traditore.

Un traditore della Palestina, della sua causa nazionale, del suo popolo, dei suoi martiri e dei prigionieri che languono nelle celle delle galere sioniste, sottoposti a crudeltà fisiche e mentali.

Al-Jazeera ha dichiarato di avere ottenuto tra i 1600 e i 1700 documenti, per la maggior parte minute di incontri fra funzionari di Fatah, esponenti sionisti e "mediatori" americani. Secondo questi documenti i 'negoziatori' palestinesi avrebbero proposto a Israele di mantenere il controllo di tutti gli insediamenti ebraici illegali costruiti sulla terra palestinese rubata e occupata tramite gli sfratti, le demolizioni, gli espropri irregolari, compiuti in spregio alle risoluzioni ONU che assegnano la parte orientale della Città Santa come capitale del costruendo Stato palestinese.

Fatah avrebbe accettato entusiasticamente il ruolo di "subappaltatore" delle persecuzioni e torture sioniste contro i militanti della Resistenza, compito che ha già iniziato a svolgere, come testimoniano le incarcerazioni illegali di simpatizzanti e militanti di Hamas dal 2007 a oggi. Al-Jazeera, ansiosa di capitalizzare l'attenzione e lo scandalo suscitato dalle sue rivelazioni, ha annunciato per i prossimi giorni altri 'scoop' riguardanti il Diritto al Ritorno e la 'coordinazione' con le agenzie di intelligence israeliane e occidentali.

Questi documenti espongono in piena luce l'irresponsabilità, la stupidità, la corruzione e l'egoismo del gruppo dirigente di Fatah, avvolto così profondamente nel sogno oppiaceo del "negoziato" da diventare complice volenteroso e carnefice entusiasta dello stesso popolo che ufficialmente proclama di rappresentare, in un caso rivoltante di identificazione col suo stesso persecutore sionista, come quei kapò che, in mezzo alla tragedia dei campi di sterminio, diventavano col passare del tempo sempre più ammiratori delle SS e sempre più insensibili alle sofferenze dei loro compatrioti e correligionari.

Persino se tutti i Palestinesi fossero d'accordo, persino se si tenesse un referendum chiaro, trasparente e democratico in tutta la Cisgiordania e in tutta la Striscia di Gaza e in tutti i campi profughi mediorientali e in tutte le comunità della Diaspora palestinese in tutto il mondo, e persino se tale referendum fosse vinto da Fata al 99,99999999999_%, nemmeno in quel caso Abbas e Qureyah e Erekat e Fayyad avrebbero il diritto di consegnare Al-Quds, Gerusalemme (o 'Yerushalahim', come in un apice di servilismo Erekat riuscì a chiamarla nel corso di una discussione con gli israeliani) allo Stato ebraico.

Nemmeno in quel caso.

Perché Gerusalemme non può appartenere solo a un popolo, solo a una cultura, Gerusalemme é un gioiello sacro per i musulmani e per i cristiani di ogni setta e denominazione e deve essere mantenuta accessibile e integra e fruibile per tutte queste comunità: Israele ha intenzione di giudaizzarla completamente, sventrandone gli antichi quartieri crociati, armeni, musulmani, spianandone gli antichi cimiteri, riempendola di crassi e volgari "parchi di divertimenti" per ignoranti turisti americani; questo processo é già iniziato, ne sentiamo gli annunci, i gerosolimitani arabi (cristiani e musulmani) ne soffrono già le conseguenze.

In ultimo, in una goffa mossa di tentata giustificazione, certi esponenti di Fatah hanno cercato di sostenere di avere sempre condiviso i documenti in questione con gli Egiziani, i Giordani, i Sauditi. Come si usa dire "peggio la toppa del buco", perché ammettere una tale 'condivisione' cancella le ultime differenze che, apparentemente, rimanevano fra un Abu Mazen e un Mubarak, un Re Abdallah o un monarca della Casa di Saud: piccoli principotti e dittatorelli ingrassatisi con la corruzione e la svendita degli interessi nazionali a Stati Uniti, Inghilterra, Israele...chi sceglierebbe mai di farsi rappresentare da gente simile? Nessuno e infatti Mubarak e Re Abdallah fanno molta attenzione a truccare con cura ogni 'elezione' che indicono, i Monarchi di Saud, invece, non si pongono proprio il problema. Che strada sceglierà Abu Mazen? Rimarrà in eterno a occupare abusivamente la poltrona di Presidente dell'ANP senza mai indire nuove elezioni (la sua carica é scaduta esattamente due anni orsono), oppure si farà "incoronare" re? Qualunque strada prenda, essa conduce alla sconfitta e all'umiliazione dei palestinesi.

lunedì 24 gennaio 2011

Tzipi Livni cancella il suo viaggio in Sud Africa per paura di venire arrestata!

Come Moshe Yaalon e il Generale Doron Almog, anche Tzipi Livni ha dovuto cancellare un viaggio all'estero per timore di venire raggiunta da un mandato di cattura a causa del suo ruolo determinante nella criminale condotta israeliana durante le guerre del 2006 e del 2008-09 contro il Libano e contro Gaza.

Il viaggio della Livni, che doveva portarla a visitare il Sud Africa, era in sé stesso un vero e proprio affronto, vista la storia di ottimi e calorosi rapporti fra lo Stato ebraico e la cricca di afrikaner razzisti che fino a poco meno di vent'anni fa aveva schiacciato nell'oppressione e nella violenza la stragrande maggioranza degli abitanti di colore (esattamente come Israele ha intenzione di schiacciare la grande maggioranza degli abitanti della Palestina occupata), ma diventava pressoché intollerabile visto e considerato il fatto che il Paese, restituito alla Democrazia e alla Libertà dalla vittoriosa resistenza dell'ANC e al successo della campagna internazionale di boicottaggio dell'Apartheid, é signatario dal 1998 dello Statuto di Roma per la costituzione della Corte criminale internazionale.

Come documentato anche dal nostro blog diverse associazioni sudafricane attive nei campi della solidarietà con la Palestina oppressa e del sostegno internazionale ai diritti umani avevano richiesto che venisse spiccato un mandato preventivo di cattura contro la Livni, che in quanto Ministro degli Esteri ha sulla coscienza gravissime e determinanti responsabilità nella preparazione e nella esecuzione delle aggressioni israeliane di quattro e dieci anni fa. Anche se un consenso sulla liceità/necessità di emettere un mandato di cattura anticipato non é stato raggiunto all'interno della comunità giuridica sudafricana la Livni ha preferito non mettere alla prova la sua fortuna e rinunciare alla trasferta nell'Emisfero australe.

La Corte criminale internazionale, creata per effetto diretto dello Statuto di Roma, lega la sua attività alla definizione di Crimini contro la Pace, Crimini di Guerra e Crimini contro l'Umanità contenuta nella Quarta convenzione di Ginevra, stipulata di fronte alla necessità di una definizione giuridica certa che classificasse e rendesse perseguibili crimini simili a quelli commessi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ed é stato in base alle casistiche previste dalla Convenzione che Richard Goldstone, giurista sudafricano, ha complilato il suo rapporto sugli eventi di dicembre-gennaio 2008-09 nella Striscia di Gaza, all'interno del quale il blocco israeliano di Gaza viene definito illegale, le forze armate israeliane vengono trovate colpevoli di 36 casi di deliberato fuoco su civili senza alcuna giustificazione militare e vengono altresì imputate di avere scientemente causato distruzioni alle infrastrutture elettriche, idriche, sanitarie e mediche col solo scopo di aggravare e appesantire le sofferenze degli abitanti della Striscia.

Senza vergogna! I calabraghe di Fatah erano pronti a vendersi tutta Gerusalemme!!


Altro che le 'rivelazioni' addomesticate e filoisraeliane del biondastro Assange e della sua CIAleaks, in questo scampolo di 2011 il primo vero "botto" di informazione 'corsara' attraverso la rete é stato messo a segno da Al-Jazeera, l'emittente satellitare qatariana che, con un magistrale "scoop" ha messo le mani su 1696 documenti riservati della risibile e screditata 'Autorità nazionale palestinese', il provvisorio organo di autogoverno dei territori occupati caduto in mano a Fatah dopo il fallimento del suo Colpo di Stato contro il legittimo Governo di Hamas nel 2007.

Il contenuto dei documenti rilasciati dal network é, letteralmente, devastante; da essi traspare completamente e impietosamente dettagliata l'immagine di una dirigenza di Fatah unicamente e completamente assorbita dall'assillante problema di come rimanere in sella e mantenere aperto il rubinetto degli aiuti americani ed europei ad esclusivo beneficio dei suoi dirigenti, problemi per risolvere i quali é disposta a sacrificare senza pensarci troppo su qualunque diritto del popolo palestinese.

Cooperazione con le forze armate sioniste colpevoli dell'assassinio di centinaia di cittadini cisgiordani, intelligenza con i servizi segreti britannici in funzione anti-Gaza e anti-Hamas, concessione di tutta Gerusalemme Est a eccezione dell'area di Jabal Abu Ghneim, rinuncia al sacrosanto Diritto al Ritorno per i Palestinesi della diaspora, persino la disponibilità a ricevere una quota di popolazione araba di Israele in occasione di una futura (ma evidentemente già pianificata) "Pulizia etnica".

La mole delle rivelazioni é tanto ampia e talmente devastante da distruggere completamente qualunque aspirazione di legittimità o credibilità che il 'governo' di Abu Mazen (lo pseudo-presidente) e Salaam Fayyad (lo pseudo-primo ministro) avessero sperato di conservare dopo le loro già numerosissime genuflessioni in direzione di Tel Aviv e di Washington. Una cosa, infatti, é venire accusati di connivenza e collaborazionismo dai propri avversari politici come Hamas, la Jihad Islamica, il PFLP e altre formazioni palestinesi del Fronte del Rifiuto; ben altra é "incastrarsi" da soli, con le proprie parole registrate.

Dai file di Al-Jazeera emergono espressioni di piaggeria e servilismo che sarebbero perfino ridicole, se prima di tutto non ispirassero revulsione e orrore nelle menti di ogni sincero amico della Palestina e, ne siamo certi, persino in quelle innocenti e naif dei sostenitori della "Road map" e della "Soluzione a due Stati".
Come reagire infatti di fronte ad affermazioni come: "Se potessi voterei per voi", fatta da Abu Mazen alla criminale di guerra Tzipi Livni (con le mani macchiate del sangue di Gaza), poco prima delle ultime elezioni politiche israeliane? O come: "Vi stiamo offrendo la più grande 'Yerushalahim' della Storia", frase pronunciata dal 'capo-negoziatore' Saeb Erekat al momento di offrire l'abdicazione di qualunque pretesa palestinese sui terreni occupati dagli insediamenti ebraici illegali?

Come avrebbe reagito il mondo di fronte a uno "Judenrat" che, in pieno Olocausto, si fosse umiliato e genuflesso davanti alle SS per conservare fino all'ultimo il proprio potere sui loro compatrioti vittime della follia razzista del Terzo Reich? Perché il comportamento ipocrita e viscido di Fatah dovrebbe suscitare meno orrore e riprovazione?

martedì 18 gennaio 2011

In arrivo mandati di cattura sudafricani per la criminale di guerra Tzipi Livni?


Tzipi Livni, rappresentante politico sionista che faceva parte del Governo Kadima-Labour che fra il 2006 e il 2009 si macchiò di rivoltanti crimini di guerra scatenando in rapida successione prima la violenta campagna militare contro il Libano, quindi il sanguinoso "pogrom" militare contro la Striscia di Gaza (2008-2009), alla ricerca di un'illusioria popolarità elettorale pagata in libbre di carne e litri di sangue dei civili libanesi e palestinesi massacrati da Tsahal, si recherà in visita in Sudafrica su invito dei rappresentanti sionisti e ultranazionalisti della locale comunità ebraica, per cui l'infatuazione per una criminale di guerra le cui mani grondano di sangue innocente costituisce un'attrattiva evidentemente più forte dell'orgoglio di vivere in una nazione che ha saputo respingere la brutalità e la tirannia dell'Apartheid del razzismo afrikaner.

Ovviamente, tale invito non poteva che essere recepito dai difensori della decenza e del comune senso di solidarietà umana come un'inaccettabile mossa di approvazione e di congratulazione verso una persona che dovrebbe languire in una cella in attesa del verdetto di una Corte internazionale piuttosto che sgambettare libera fra le lusinghe e il plauso delle varie camarille di sionisti internazionali; conseguentemente a ciò il Network di Analisi dei Media sudafricani e l'Alleanza per la Solidarietà con la Palestina hanno depositato formali richieste e denunce presso l'Autorità nazionale per i Tribunali di Prosecuzione chiedendo che un mandato di arresto venga spiccato nei confronti della Livni, in quanto corresponsabile di crimini di guerra e massacri di civili.

La Livni e i suoi complici sono già ufficialmente ricercati in Spagna e in Turchia e, se dovessero presentarsi in quei paesi verrebbero immediatamente arrestati; é sperabile che nel prossimo futuro anche il Sudafrica si unisca a questo "Asse del Bene", in modo da far saltare definitivamente la visita della criminale di guerra nel paese di Mandela, dell'ANC e della lotta anti-Apartheid. Purtroppo in Sudafrica la lobby filosionista é molto potente, essendo erede degli ottimi rapporti fra lo Stato ebraico e la dittatura razzista di Pretoria, cementata nel corso dei decenni attraverso vendite clandestine di armi, sviluppo di tattiche di persecuzione e segregazione comuni e persino proliferazione di armi nucleari, grazie alla quale il Sudafrica dell'Apartheid ottenne un arsenale di cinque bombe atomiche (smantellate in fretta e furia prima delle elezioni democratiche).

Iqbal Jassat, portavoce del Network di Analisi dei Media, tuttavia, non si scoraggia, perché sa che la causa che muove lui e i suoi compagni é giusta: "La nostra richiesta si basa sul fatto che il Sudafrica libero e democratico sia co-firmatario degli Statuti di Roma, che obbligano tutti i contraenti a una condotta responsabile e pro-attiva nella persecuzione dei Criminali di guerra e dei Criminali contro l'Umanità, categorie a cui Tzipi Livni appartiene a pieno titolo".

domenica 16 gennaio 2011

E'deciso, Israele attaccherà Gaza, il Governo sionista in cerca di collaborazionisti


Fonti egiziane hanno recentemente rivelato come il gabinetto Mubarak abbia nel recente passato rifiutato la proposta israeliana di riprendere il controllo amministrativo della Striscia di Gaza dopo la conclusione dell'ormai programmata ripresa delle operazioni militari interrotte esattamente due anni fa con il termine dell'Operazione Piombo Fuso.

Il rifiuto egiziano ha probabilmente concesso una tregua temporanea alla Striscia, che viene però fatta continuamente segno di uno stillicidio di raid, bombardamenti aerei, sorvoli di ricognizione, 'bang' supersonici e altre iniziative delle forze militari sioniste volte a creare uno stato di continua tensione nel quale dissimulare preparativi e concentrazioni di forze necessarie alla ripresa del "pogrom" militare in grande stile.

Il continuo e percussivo accumularsi di piccoli attacchi e misure di guerra psicologica é una tecnica già usata da Israele in occasione delle sue numerose aggressioni armate contro i paesi vicini, la maggior parte delle quali si sono consumate a tradimento. Per aggirare le elementari e normali misure di avvistamento e allarme da parte del nemico lo Stato maggiore ebraico ha sviluppato l'abitudine di "assuefare" le forze nemiche a un certo grado di violenza diffusa e casuale, in modo da poter calibrare al meglio il "primo colpo".

L'Egitto mantenne il controllo della Striscia di Gaza dal 1949 al 1967, ma si oppone recisamente a qualunque 'reprise' di quella situazione; mentre la fazione di Fatah, fedele esecutrice delle volontà e dei Diktat sionisti in Cisgiordania, non verrebbe considerata autorevole a sufficienza per poter assumere il controllo anche della Striscia di Gaza. In questo l'esecutivo di Estrema destra guidato dal likudnik Netanyahu si é mostrato diverso dal Governo precedente che, stanti le rivelazioni di Wikileaks, avrebbe offerto ad Abbas il controllo del territorio nel caso che fosse riuscito a "liberarlo" da Hamas con l'operazione Cast Lead.

Colpisce, in tutta la vicenda, la naiveté e la superficialità di Netanyahu e sodali, che pensano oggi di poter riuscire laddove Olmert, Livni e Barak fallirono due anni or sono. Cosa avranno intenzione di fare? Lanciare gas nervini e armi atomiche sulla Striscia? Perché solo uno sterminio di massa, una tabula rasa cartaginese potrebbe riuscire a separare Gaza da Hamas, essendo questo espressione organica e integrale del desiderio di Resistenza del popolo di Palestina.

lunedì 22 novembre 2010

102 parlamentari britannici dicono no alla modifica della 'Giurisdizione universale'

Oltre cento membri del Parlamento britannico hanno firmato una dichiarazione d'intenti in cui si oppongono all'annunciata intenzione del governo di coalizione conservatore/liberale di alterare le norme che, in questo momento, renderebbero ufficiali dell'esercito e membri del Governo israeliani che supervisionarono l'attacco militare contro Gaza di due anni fa passibili di arresto per crimini di guerra.

La mozione mattutina della Camera dei Comuni, firmata da centodue membri dell'assise, ha trasformato quella che Cameron e Clegg speravano di poter far passare come una riforma relativamente semplice e indolore del concetto di "Giurisdizione universale" in una potenziale patata bollente per l'esecutivo che vede i due leader in una coabitazione tesa e messa in pericolo da indici di gradimento in rapida discesa.

Tra i firmatari, particolare piuttosto preoccupante, ci sono ben trenta parlamentari liberaldemocratici, segno che Clegg sulla questione non ha il supporto dei suoi compagni di partito; il resto delle firme sono divise fra una consistente quota di laburisti (66 membri), tre rappresentanti del partito nazionale gallese, due nordirlandesi e la leader verde Caroline lucas.

In base alla legge sulla giurisdizione universale l'ex ministro degli esteri sionista Tzipi Livni aveva cancellato una programmata visita nel Regno Unito per evitare che venisse spiccato un mandato di cattura contro di lei, per il ruolo avuto nella repressione militare contro la Striscia di Gaza.