lunedì 14 novembre 2011

Manifestazioni di massa in Marocco contro le elezioni-truffa volute dal Re locale, da cui sono escluse le opposizioni!


Ancora dimostrazioni in Marocco, dove attivisti delle forze d'opposizione al regime del corrotto sovrano Mohammed VI hanno preso il controllo delle strade e delle piazze nelle maggiori città del paese per invitare la popolazione a disertare le urne delle fasulle e pilotate 'elezioni' previste per il 25 novembre, dove le maggiori e più popolari formazioni politiche non allineate con la corte sono state escluse.

"Che votiate o non votiate non cambierà nulla, il Re ha già deciso l'esito" é solo uno degli slogan dei dimostranti che hanno paragonato le prossime consultazioni a "una brutta e grottesca pantomima", tra i cartelli innalzati nei cortei spiccavano quelli che dicevano "Io boicotto, e tu?", che sembra aver riscosso il maggior successo finora.

Mohammed VI finora si é riservato tantissime prerogative che nei paesi democratici sono di norma appannaggio dei Parlamenti: la nomina del Primo Ministro, l'approvazione dei bilanci dello Stato e così via. A seguito delle rivolte della 'Primavera Araba' da giugno il sovrano ha promesso un cammino di riforma e democratizzazione della società ma, subito dopo aver indetto le prossime elezioni ha fatto in modo di 'pilotarne' l'esito escludendo da esse i principali partiti di opposizione.
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Drone israeliano precipita in Turchia: é la prova dell'alleanza anti-turca tra regime sionista e terroristi curdi?


Si alza ulteriormente la tensione tra regime ebraico e Turchia, che ora può tingersi di una tonalità molto inquietante visto che, finora, essa si era mantenuta su un piano 'ufficiale' fatto di ritiro di personale diplomatico e interruzione di rapporti di cooperazione militare e commerciale ma, stando a quanto filtrato nelle ultime ore c'é la seria possibilità che Tel Aviv abbia pensato bene di 'rilanciare' impegnando direttamente proprie forze militari nel sostegno e nella collaborazione con gli elementi terroristici curdi che recentemente hanno colpito il confine con la Turchia e proprio lo scorso week-end hanno tentato il sequestro di un traghetto, terminato con un blitz delle forze di Ankara che hanno eliminato il commando terrorista senza far registrare vittime civili.

Un pescatore che stava lavorando nel distretto di Karatas, nella pronvincia di Adana, nel Sud dell'Anatolia ha trovato parti di un drone sionista impigliate nelle sue reti; immediatamente ha avvertito le autorità che, con una ricerca più attenta, hanno trovato la carcassa di un 'Airone' israeliano schiantatosi nei bassi fondali della zona. Recuperatala prontamente la hanno inviata ad Ankara perché venga sottoposta a tutte le analisi del caso dagli esperti e dai tecnici del Ministero della Difesa.

A lungo si é sospettato che Israele abbia approfittato del regime di semi-autonomia instaurato dagli invasori americani nell'Irak del Nord per creare una rete di cooperazione coi terroristi curdi in funzione anti-turca; ora questo ritrovamento potrebbe dare ad Erdogan e al suo Governo tutte le prove necessarie per accusare formalmente lo Stato ebraico di essere coinvolto con questi elementi.
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Pirati aerei sionisti attaccano la Striscia di Gaza: un morto, quattro feriti, un disperso!


Aerei del regime ebraico, pagati e mantenuti con i tre miliardi di dollari Usa annualmente grassati alle tasche dei contribuenti americani grazie agli sforzi della Lobby a Sei Punte si sono scatenati poche ore fa nell'ennesimo carosello mortale nei cieli del ghetto palestinese strozzato dal disumano assedio che dura ormai quasi da cinque anni, colpendo e bombardando un attracco marittimo nella parte Nord della Striscia di Gaza.

L'attacco, evidentemente mirato a danneggiare ulteriormente e possibilmente distruggere del tutto il settore della pesca nell'enclave costiera palestinese ('pericoloso' perché consente, in qualche modo, ai suoi abitanti di procurarsi cibo in maniera autonoma e indipendente e quindi di sopravvivere alle devastanti conseguenze dello shylockiano strangolamento economico), ha fatto un morto e quattro feriti (alcuni dei quali, molto gravi, potranno presto trasformarsi in altre perdite a causa della perdurante penuria di medicine e attrezzature mediche, anch'essa frutto dell'assedio).

Inoltre, una sesta persona é ancora dispersa e potrebbe benissimo essere morta a sua volta. Il regime di occupazione sionista non ha mai cessato di attaccare militarmente la Striscia di Gaza da quando, grazie agli sforzi della Resistenza, é stato costretto ad abbandonarla. Nel solo mese di agosto 2011 i bombardamenti sionisti hanno fatto oltre trenta morti e a ottobre, dopo aver liberato gli oltre mille prigionieri politici palestinesi, gli aerei e gli elicotteri di Tel Aviv hanno ucciso oltre una quindicina di persone, nonostante l'esplicita volontà delle fazioni armate palestinesi di continuare a rispettare la tregua invocata dal Governo egiziano.
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Il Governo palestinese chiede un pronto intervento dell'UNESCO per proteggere siti d'interesse dagli attacchi dei teppisti ebrei!


Il Governo palestinese legittimamente eletto si é appellato all'UNESCO affinché assuma tutte le iniziative necessarie per proteggere e garantire la sicurezza dei luoghi sacri palestinesi dai continui atti vandalici di violenti estremisti ebrei degli insediamenti illegali, spalleggiati e coperti dalle forze militari dell'occupazione sioniata.

"Chiediamo che l'UNESCO oggi più di ieri, alla luce dell'ammissione della Palestina come stato membro, si assuma le sue responsabilità di fronte all'escalation di attacchi vandalici, come quello che ancora pochi giorni fa ha colpito il cimitero di Mamanullah, luogo di interesse storico e culturale nella Gerusalemme occupata", ha dichiarato il Viceministro della Cultura Moustafa Assawaf in un comunicato stampa.

"Questo attacco di fanatici ebrei, risultato nella distruzione di lapidi e nell'imbrattamento di altre con vernice, é parte di una sistematica campagna portata avanti col beneplacito dello Stato ebraico che non fa nulla per prevenire o fermare simili attacchi, meno che mai per assicurarne i responsabili alla giustizia". Il Viceministro ha quindi invitato l'Agenzia ONU per la Cultura a muovere le sue risorse per porre fine a tali atti che violano le leggi internazionali, le norme umanitarie, oltre che la sensibilità umana e religiosa.
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domenica 13 novembre 2011

Il Ministro della Difesa iraniano illustra i prossimi passi del programma spaziale della Repubblica Islamica!


Il Ministro della Difesa iraniano, Brigadier-generale Ahmed Vahidi ha annunciato che prossimamente la Repubblica Islamica lancerà in orbita tre nuovi satelliti di costruzione nazionale; parlando nella giornata di ieri a una riunione sullo stato di avanzamento dei vettori orbitali iraniani il Generale Vahidi ha dichiarato che gli scienziati della Repubblica islamica sono pronti a lanciare i satelliti 'Fajr', 'Navid' e 'Tolou' (Alba, Messaggero e Aurora) in orbita tra quest'anno e il prossimo.

Il Ministro iraniano ha assicurato i presenti che il vettore 'Safir-e-Fajr' porterà il Fajr, mentre il 'Simorgh'(foto qui sopra) porterà sia il Navid che il Tolou, aggiungendo poi che proprio col Tolou inizierà una nuova fase nello sviluppo dell'industria spaziale di Teheran, che ha già superato diverse nazioni 'nuove arrivate' nel campo e sta ormai colmando rapidamente tutti i gap che rimangono con player più anziani nella corsa allo spazio.

Dopo il 'Tolou' dovrebbe venire il turno dello 'Zafar' (Trionfo), un satellite da porre in orbita ellittica a 500 chilometri d'altezza, mentre si stanno preparando altri esemplari che dovranno venir collocati, nel prossimo futuro, in orbite circolari molto più alte. L'Iran, nona nazione del pianeta a porre in orbita satelliti con propri vettori, é un membro fondatore del Comitato ONU per gli Usi pacifici dello Spazio esterno, istituito nel 1959.

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Zahar: "Hamas non ha trattato direttamente con i sionisti e non lo farà mai, la trattativa diretta sarebbe come un riconoscimento!"


Il fondatore e leader storico del Movimento di Resistenza Hamas, Mahmoud al-Zahar, ha ribadito che non esiste la minima intenzione "oggi o nel futuro" di aprire alcun 'negoziato' con Israele; parlando col quotidiano londinese Al-Hayat, in una intervista pubblicata sabato Zahar ha chiarito che tutti i contatti con l'entità sionista nell'accordo di liberazione degli oltre mille prigionieri politici andato in porto il mese scorso sono stati presi da terze parti in Egitto e poi riferiti alla dirigenza di Hamas, che continua ad aderire strettamente alla sua politica di "nessun riconoscimento, nessun negoziato" con il regime ebraico.

"Del resto", chiarisce Zahar, "se avessimo parlato direttamente con gli occupanti sionisti in qualche modo, a qualche livello, ciò avrebbe implicato un riconoscimento di una loro qualche legittimità, cosa che vogliamo evitare ad ogni costo". Tuttavia ha poi affermato che trattative indirette tramite terze parti sono accettabili e verrano sicuramente ripetute quando possano portare ad esiti positivi e benefici per i Palestinesi e per la loro Causa, mentre ha fortemente stigmatizzato le trattative portate avanti da Abbas e da Fatah, previa l'umiliazione di un 'riconoscimento' dell'occupazione sionista, che hanno mostrato in 18 anni la loro completa inutilità.

Zahar ha poi criticato Israele per la sua campagna di bombardamenti immediatamente successiva alla liberazione dei prigionieri e per la costante politica di assedio economico della Striscia di Gaza, un provvedimento che viene prolungato nella fallace speranza che possa in qualche modo nuocere alla popolarità di Hamas presso la popolazione, che invece é ai suoi massimi storici proprio per gli sforzi esercitati dal Movimento e dal Governo legittimo da esso espresso per alleviare le sofferenze degli abitanti e, in questo particolare momento, anche per la liberazione dei detenuti politici.
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Migliaia di cairoti cristani e musulmani commemorano i copti uccisi dall'esercito il 9 ottobre!


Una folla di migliaia e migliaia di persone, mano nella mano, cristiani e musulmani, si é snodata per le vie del Cairo dalla Cattedrale di San Marco fino a Piazza Tahrir, simbolo della rivolta che ha causato la caduta di Mubarak, per commemorare i 27 cristiani copti uccisi dalle forze armate nel corso di una manifestazione il nove ottobre scorso.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Masry Al-Youm rappresentanti di tutti i partiti politici, nonché di raggruppamenti e organizzazioni della società civile hanno preso parte alla marcia, chiedendo ufficialmente che i responsabili morali e materiali della strage vengano messi sotto inchiesta e perseguiti per quanto accaduto.

Oltre alle 27 vittime lamentate, lo ricordiamo, nei torbidi del 9 ottobre, che molti presenti vogliono istigati ad arte da provocatori armati mescolatisi ai manifestanti pacifici radunati nel quartiere di Maspero, vi furono anche 300 feriti. La maggior parte dei morti vennero causati da una vera e propria 'carica' di mezzi blindati che travolsero i dimostranti inseguendoli fin sui marciapiedi.
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Abbas: "Entro dieci giorni mi incontrerò nuovamente con Mishaal per riprendere il processo di riconciliazione nazionale!"


Il Presidente 'de facto' dell'Autorità nazionale palestinese (col mandato scaduto da ormai quasi tre anni), nonché capo della fazione Fatah, Mahmud Abbas, ha dichiarato venerdì il suo prossimo incontro, entro la prossima decade, con il Segretario dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled Mishaal, per far riprendere il processo di riconciliazione nazionale in merito al quale il Movimento di resistenza musulmano e la fazione che controlla la Cisgiordania si erano accordati al Cairo la scorsa primavera.

L'annuncio dell'incontro, che verosimilmente si dovrebbe tenere nuovamente nella capitale egiziana, é arrivato dopo il vertice tra Abbas e il Premier ad interim tunisino Essebsi, ormai in scadenza di mandato visto che il partito musulmano Ennahda ha dichiarato che entro pochi giorni verrà annunciato il nome del nuovo Primo Ministro che gestirà la Tunisia mentre l'Assemblea eletta lo scorso 23 ottobre scriverà la nuova Costituzione.

Abbas, parlando con la stampa, ha anche annunciato che, qualunque sia il risultato del tentativo di ottenere l'ammissione all'ONU, sia come membro tout-court sia come membro dell'assise senza diritto di voto (per cui basterà la maggioranza 'semplice' all'Assemblea Generale) non é sua intenzione sciogliere l'Anp. Si vede che dovrà esserci costretto, probabilmente dalla rabbia popolare contro un organismo così vuoto, morto, inutile e prostituito a Israele.
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