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venerdì 23 gennaio 2015

Dichiarazioni di Abu Mujahid, portavoce dei Comitati di Resistenza Popolare, al quotidiano libanese Al-Akhbar!

Il nostro pubblico più affezionato sa bene come noi consideriamo i Comitati di Resistenza Popolare una delle fazioni più interessanti dello spettro delle organizzazioni armate palestinesi, avendo dedicato numerosi articoli alle loro imprese, ai loro grandi e disinteressati sacrifici e una accurata retrospettiva alle loro origini e alla loro struttura.

mercoledì 19 novembre 2014

Anche i Comitati di Resistenza Popolare approvano l'azione di Resistenza ad Al-Quds e invitano alla Terza Intifada!

I Comitati di Resistenza Popolare, organizzazione della Resistenza armata palestinese, sembravano essere passati in secondo piano durante i combattimenti dell'estate tra la Striscia di Gaza e le truppe del regime ebraico di occupazione.

Avevamo sentito di una consistente 'emorragia' di militanti, soprattutto verso la Jihad Islamica, in seguito alla campagna di assassinii compiuta dalle vigliacche forze armate sioniste, ma non avendo riscontri che non fossero indiziarii e non verificabili non abbiamo pubblicato niente in merito.

In seguito siamo stati raggiunti da voci (altrettanto vaghe, se non persino di più) che volevano invece l'organizzazione impegnata a "rimodulare" le sue attività dalla Striscia di Gaza verso la Cisgiordania, in attesa di un decisivo incremento degli episodi di Resistenza in quella zona.

La cronaca degli ultimi giorni potrebbe dare ragione a una tale scelta (se effettivamente é stata compiuta); comunque dopo PFLP, Hamas e PFLP-GC anche i PRC commentano, positivamente, l'azione dei due cugini di Gerusalemme che hanno attaccato la sinagoga di occupanti ebrei illegali.

Mohammed Tamimi, dei Comitati Popolari, ha dichiarato: "Speriamo che queste cose aprano la porta a una Terza Intifada, perché crediamo che se i cosiddetti dialoghi del processo di 'pace' continueranno i sionisti avranno tempo di invadere più terra, rubare più risorse, distruggere più case e uccidere più Palestinesi".

venerdì 8 agosto 2014

Abu Mujahid dichiara: "Iran, Hezbollah, Siria, hanno accompagnato Gaza nella sua lotta armata!!"

Il portavoce ufficiale dei Comitati Popolari di Resistenza, Abu Mujahid, in una conferenza stampa tenuta poche ore fa ha ufficialmente esteso il sentito ringraziamento della sua organizzazione e della sua ala armata (Le Brigate Salah ad-Din) a tutti quegli Stati e quelle entità che hanno partecipato alla lotta di Gaza rifornendo la Resistenza Palestinese con armi, fondi, consulenza tecnica e tattica.
"Iran, Hezbollah e Siria sono i primi e i massimi recipienti della nostra gratitudine" ha concluso Mujahid, confermando quello che su queste pagine i nostri lettori hanno sempre potuto leggere ed ascoltare: nessuno come l'Asse della Resistenza é vicino e partecipe della lotta armata del Popolo Palestinese per affermare i propri diritti inalienabili contro l'arroganza e la prepotenza del regime ebraico.
I Comitati Popolari, fondati nel corso della Seconda Intifada da Jamal Abu Samhadana; né il suo martirio nel 2006, e neppure quello del suo successore Al-Qaisi nel 2012 sonìo riusciti a spegnere l'entusiasmo dei suoi militanti che anche nel corso degli ultimi combattimenti a Gaza si sono distinti in più di un'occasione.

giovedì 16 gennaio 2014

Sionisti "preoccupati" per l'arrivo a Gaza di avanzati missili antiaerei: che possano abbattere i loro jet assassini!!

Leggiamo su "Rai al-Youm" che i comandi militari sionazisti sarebbero "molto preoccupati" dalla possibilità che partite di missili spalleggiabili antiaerei abbiano raggiunto in questi ultimi mesi la Striscia di Gaza e particolarmente siano arrivati in mano a militanti delle Brigate al-Quds e delle Brigate Salah ad-Din, organizzazioni militari rispettivamente della Jihad Islamica Palestinese e dei Comitati Popolari di Resistenza.

Famose per i loro legami con l'Iran e con Hezbollah le due organizzazioni avrebbero fatto la 'parte del leone' nel ricevere gli aiuti tecnici, militari e finanziari della Repubblica Islamica e della potente organizzazione sciita libanese, da quando Hamas ha tradito la fiducia di Teheran e di Nasrallah assumendo posizioni gravemente ambigue sulla questione siriana.

Queste 'preoccupazioni' potrebbero spiegare gli inutili raid avvenuti vicino al campo profughi di Nuseirat nei quali é rimasto gravemente ferito un bimbo di appena tre anni di nome Bahjet Dalal.

venerdì 8 novembre 2013

"I Comitati di Resistenza Popolare dalla Seconda Intifada all'alba della Terza" un dossier speciale di PALAESTINA FELIX!

Mentre si moltiplicano le provocazioni e le tensioni nei territori palestinesi illegalmente occupati dal regime ebraico e le aggressioni contro la Striscia di Gaza e appare sempre più probabile l'esplosione di una nuova insurrezione generalizzata a tredici anni dall'inizio dell'Intifada delle Moschee abbiamo realizzato su richiesta esplicita di Stefano Bonilauri di "Stato & Potenza" una sintetica storia dei Comitati Popolari di Resistenza, organizzazione palestinese nata proprio in seguito allo scoppio della rivolta del 2000.
Jamal Abu Samhadana, già membro di Al-Fatah e ufficiale dei Battaglioni Tanzim creò i primi embrioni di ciò che divennero in seguito i "Comitati Popolari di Resistenza" dopo lo scoppio dell'Intifada delle Moschee precipitata dalla provocazione di Ariel Sharon contro Al-Aqsa per difendere i campi profughi della Striscia di Gaza dalle incursioni armate sioniste (ricordiamo che all'epoca il regime ebraico manteneva una presenza in tutta la Striscia e vi controllava numerose colonie militarizzate piene di miliziani armati).

Samhadana era originario di Rafah, nel Sud estremo della Gaza Strip e anche per questo i gruppi più forti dei Comitati Popolari si formarono proprio in quella zona ma ben presto le adesioni al gruppo si estesero ben al di là di quella 'culla', (a tutt'oggi la roccaforte del gruppo si trova nel campo profughi di Jabalyia, nell'estremo Nord della Striscia) e cellule vennero formate anche nella West Bank.
Il reclutamento, anche per le necessità contingenti, diede da subito buoni risultati, fornendo un'amalgama di 'veterani' reduci da precedenti esperienze di militanza in altri gruppi (formazioni di Sinistra, ma soprattutto Fatah, specie dopo la morte di Yasser Arafat) e di 'nuove leve' che si affacciavano per la prima volta all'esperienza della Resistenza armata.

Organizzata la loro componente militare nelle 'Brigate Salah ad-Din' i Comitati Popolari si segnalarono da subito per l'estrema flessibilità dei loro metodi operativi, dimostrandosi in grado di mutuare alcuni protocolli da altre organizzazioni e contemporaneamente di introdurne di nuovi e insospettati, dimostrandosi molto efficienti nelle operazioni combinate portate avanti con altri gruppi.

Come d'uso con le organizzazioni della Resistenza palestinese, solo le loro operazioni più distanti nel tempo possono essere attribuite con certezza, i dettagli su quelle più recenti sono trattenuti per evitare di aiutare le forze sionaziste nei loro sforzi di repressione, comunque gli attacchi dei Comitati e delle loro Brigate agli insediamenti sionisti illegali hanno avuto molta parte nella decisione del boia Sharon di ritirarsi dalla Striscia di Gaza.

Con la scomparsa di Arafat e la totale 'svendita' di ogni prospettiva di Resistenza da parte di Fatah i Comitati Popolari hanno visto aumentare molto il loro seguito in Cisgiordania ma hanno anche dovuto confrontarsi con gli arresti e le persecuzioni da parte degli apparati di sicurezza dell'ANP ormai collaborazionista con Israele, specialmente dopo il fallito golpe del 2006 che però ha lasciato Abbas e complici in controllo della West Bank.

E' quasi certo che i Comitati Popolari abbiano organizzato sia l'attentato esplosivo contro il convoglio americano a Beit Hanoun e abbiano organizzato l'assalto alla residenza di Moussa Arafat, congiunto del defunto Yasser, nel quale egli venne ucciso per aver perseguitato a lungo gli uomini della Resistenza in Cisgiordania.

Si  dice che i Comitati popolari abbiano tra i 2000 e i 3000 aderenti a tempo pieno e un numero molto maggiore di membri part-time e simpatizzanti; tra i membri full-time l'adesione alle Brigate Salah ad-Din é altissima tanto che alcuni osservatori indicano come 'meramente cosmetica' la distinzione tra aderenti a tempo pieno e militanti dell'ala armata.
Anche se presi di mira dalle imboscate sioniste (il fondatore Samhadana é stato martirizzato nel 2006, il suo successore Al-Qaisi nella primavera 2012) i Comitati Popolari hanno trovato modo di rafforzarsi, stabilendo una fruttuosa collaborazione con Hezbollah, di cui ammirano apertamente metodi e risultati, arrivando a omaggiarne persino il glifo sulla loro bandiera ufficiale.

Nel corso degli otto giorni di scontro con l'Esercito sionista l'anno scorso a novembre 2012, tredici loro militanti sono caduti come martiri, ma in compenso dalle loro posizioni di Gaza i membri dell'organizzazione hanno lanciato razzi e colpi di mortaio verso le posizioni dell'Esercito di Tel Aviv fino all'ultimo minuto di conflitto.

giovedì 25 luglio 2013

L'80% dei tunnel che riforniscono Gaza é stato chiuso: sia Mursi che i Generali hanno tradito Hamas e i Palestinesi!

L'ottanta per cento dei "Tunnel della Vita", fondamentale arteria che ha permesso alla Striscia di Gaza di sopravvivere per sette anni e passa al brutale e disumano assedio sionazista sono stati attaccati, allagati, dinamitati, fatti crollare nel corso degli ultimi dodici mesi; la cosa singolare é che la politica di attacco contro questi passaggi dell'economia sommersa é stata uniforme sia sotto il regime Ikhwanita/wahabita di Mohammed Mursi sia adesso con il Governo provvisorio dei militari di Al-Sisi.

Lo scopo tanto dell'Ex-presidente deposto quanto dei suoi successori controllati dallo Stato Maggiore é quello di mantenere in attività un numero limitato di tunnel, circa 50-60 le cui locazioni siano ben conosciute al Governo egiziano e sui quali mantenere uno stretto controllo permettendo il passaggio solo di merci 'gradite' al Cairo e quindi, per esempio, non alle armi inviate da Teheran, Siria ed Hezbollah attraverso il Sudan e il Sinai.

Questo permetterebbe ai governanti del Cairo di guadagnare "punti prestigio" presso gli Usa, presso Israele e presso l'Arabia Saudita, dimostrando come l'Egitto si mantenga fedele al patto di sottomissione verso Tel Aviv (la nausea verso il quale era stata uno dei principali motivi tanto dell'insurrezione popolare del 2011 quanto delle proteste anti-Mursi del mese scorso) cercando di 'strozzare' i rifornimenti all'ala militare di Hamas (da sempre contraria al taglio dei rapporti con l'Asse della Resistenza) e alla Jihad Islamica e ai Comitati Popolari (direttamente legati a Teheran ed Hezbollah).

Come al solito i Palestinesi vengono usati come pedine dai leader dei paesi vicini nei loro giochi di potere e la solidarietà che il popolo egiziano prova verso di loro viene disattesa e tradita da governanti indegni del potere che detengono.

giovedì 25 aprile 2013

Ancora una volta Hezbollah manda un suo drone senza pilota a spasso per i cieli della Palestina occupata!

Riportiamo con entusiasmo e soddisfazione la notizia che un altro drone senza pilota del movimento di Resistenza sciita libanese Hezbollah ha violato a suo piacimento i cieli della porzione di Palestina occupata dal 1948 dall'illegale regime ebraico rilevando e trasmettendo alla base importanti informazioni.

La penetrazione e la ricongnizione di Hezbollah hanno avuto luogo intorno alla città di Haifa; quando i radar sionisti hanno rilevato la presenza dell'apparecchio la loro struttura di comando é piombata nel panico più totale causando la diramazione di ordini assurdi ed esagerati come quello che ha fatto atterrare in tutta fretta Benji Netanahu, che sorvolava il territorio palestinese in tutt'altra parte del paese.

In ultimo l'UAV di Hezbollah é stato abbattuto da un jet sionista ma ormai la sua missione sia pratica che psicologica (provare che lo spazio aereo occupato dal regime sionista non sia più inviolabile) era stati abbondantemente compiuta.


lunedì 11 marzo 2013

Hamas ancora sulla difensiva con Abu Zuhri: "Nessun coinvolgimento di nostri affiliati nei torbidi egiziani!"

Ancora affanni sul fronte mediatico per il Movimento Hamas che nella giornata di luned 11 marzo ha dovuto estendere tramite il suo portavoce Sami Abu Zuhri una ulteriore smentita riguardo l'addebito di essere coinvolto, tramite l'invio di centinaia dei suoi quadri armati in Egitto, nelle operazioni di repressione dei torbidi e dei tumulti che in questi giorni stanno scuotendo il Paese delle Piramidi.

La voce, come ben ricorderanno i nostri lettori, era emersa qualche giorno addietro ed era subito stata smentita ma, ritenendo necessario un nuovo pronunciamento in merito, forse i responsabili della comunicazione di Hamas hanno ritenuto necessario un 'richiamo', visto che diversi outlet mediatici egiziani avevano continuato a ripetere le voci in merito.

Zuhri nel suo appello ha invitato i responsabili dell'informazione egiziana a cercare sempre conferma in fonti originali alle notizie che rimandano, anziché limitarsi a citare l'un l'altro le dichiarazioni del primo a lanciare uno 'scoop' di dubbia sincerità. ZUhri é arrivato a dichiarare che Hamas "Non é coinvolto nelle questioni interne egiziane esattamente come non é coinvolto in quelle di nessun altro paese arabo".

Chi sa se, quando lanciavano i loro appelli a favore dei terroristi wahabiti contro il legittimo Governo di Assad i dirigenti di Hamas traditori dell'Asse della Resistenza pensavano di "non coinvolgersi" nelle questioni interne di un paese arabo?

sabato 2 marzo 2013

Moussa Marzouk afferma che Hamas: "Non ha mandato in Egitto nessun militante per prendere parte alla repressione delle proteste!"

Altra giornata di affannose dichiarazioni per Moussa abu Marzouk, dirigente di Hamas e 'timoniere' insieme a Khalid Meshaal della vigliacca "inversione a U" che ha portato l'ex 'Movimento musulmano di Resistenza' ad accoccolarsi pacioso ai piedi degli emiri wahabiti del petrolio, ad abbandonare la Siria e l'Asse della Resistenza, a schierarsi coi terroristi salafiti scatenati contro la nazione che li ha ospitati e difesi per 13 anni e ad allinearsi con l'Ikhwan egiziana e il mullah Qaradawi che nulla hanno fatto e sembra voglian fare per aiutare Gaza a uscire dall'emergenza dell'assedio.

Ma se in precedenza Marzouk ha dovuto prendere la parola per smentire le insistenti voci di una prossima accettazione da parte di Hamas della 'Soluzione a Due Stati' e del cosiddetto 'Diritto di Israele a esistere' adesso il leader di Hamas ha dovuto smentire la voce riportata dai media egiziani d'opposizione che Mishaal abbia inviato nel Paese delle Piramidi 500 miliziani fanatici da impiegare a difesa di Mursi e del suo Governo contro i pacifici manifestanti del Fronte di Salvezza Nazionale.

Dopo che per mesi se non per anni Hamas e gli altri corifei dei terroristi wahabiti in Siria hanno accusato "ad minchiam" Hezbollah, l'IRGC e le 'Niruye Qods' iraniane di avere inviato quantità fantastiche di presunte 'truppe' in Siria per aiutare l'alleato Assad (manovra che sarebbe legittimissima visto che Assad difende il suo popolo da un'aggressione straniera) ecco venire alla luce la possibilità che invece sia Hamas ad aver fatto proprio ciò di cui 'accusava' i vecchi alleati e sostenitori, ma non per difendere un Governo legittimo, ma in aiuto a una frangia di estremisti settari che vorrebbero uccidere loro stessi concittadini e compatrioti!

Questo é Hamas ora? Ma allora TUTTI I MEMBRI DECENTI di Hamas e delle Brigate Qassam dovrebbero SUBITO scindersi e formare un loro nuovo movimento o piuttosto confluire nella Jihad Islamica o nei Comitati di Resistenza Popolare!

giovedì 21 febbraio 2013

Il traditore Marzouk grida ai media: "Hamas non sta pensando di riconoscere Tel Aviv e accettare i 'Due Stati'", ma che credito può avere una bocca come la sua?


Il famigerato dirigente di Hamas Moussa abu Marzouk, corresponsabile con Khaled Mishaal dell'incredibile "Inversione a U" che ha visto il già 'Movimento di Resistenza Musulmano' sganciarsi dalle potenze dell'Asse della Resistenza e aggiogarsi al declinante carrozzone dei principati petroliferi del Golfo e dell'estremismo wahabita ha ritenuto necessario, dopo settimane da quando venne annunciato un prossimo "riconoscimento" di Israele e/o una accettazione della 'Soluzione a Due Stati', tornare a ripetere in pubblico che nulla di tutto questo é attualmente sull'agenda di Hamas e del suo Governo.

Ma il solo fatto che se ne parli ancora e che il traditore Marzouk senta necessaria una nuova smentita indica di per sé quanto pregnante sia diventata la questione. Del resto l'abbandono delle posizioni intransigenti della Resistenza senza 'se' e 'ma' non avrebbe senso, alcun senso, senza una contemporanea accettazione delle condizioni sioniste per "l'ammissibilità" come partner di Fatah nell'amministrazione coloniale dei Territori Occupati.

E senza la co-gestione della Cisgiordania non avrebbero senso gli sforzi di 'riconciliazione' con la fazione di Mahmud Abbas, visto che chiunque voglia controllare la Cisgiordania deve farlo, stante le condizioni attuali, preservando gli insediamenti illegali ebraici dei coloni fanatici giudei e "coordinandosi" con le forze militari di occupazione del regime ebraico.

Quindi é chiaro che le parole del traditore Marzouk sono o in toto false o vere nella misura in cui "attualmente" sull'agenda di Hamas non sono ancora apparsi i temi del riconoscimento e dell'accettazione dei cosiddetti "Due Stati" ma in futuro sicuramente compariranno entrambe.

sabato 9 febbraio 2013

Riprendono i tentennamenti di Hamas, questa volta sarebbe sul punto di "Riconoscere Israele!"

Ci risiamo, a nemmeno due settimane dalla notizia della 'possibilità' che Hamas accettasse ufficialmente la 'Soluzione a Due Stati' (praticamente evirandosi, perdendo il sostegno di quasi tutta la base di militanza armata e del gruppo storico dei dirigenti vicini a Mahmoud Zahar) "Re Tentenna" Carlo Alberto Mishaal ha ricominciato a pencolare in direzione dell'altro Tabù Massimo di Hamas dei tempi della Resistenza Dura e Pura. Questa volta Mishaal e sodali suoi sarebbero addirittura sul punto di 'Riconoscere Israele'.

Se pure la decisione di Fatah di riconoscere israele nel momento in cui storicamente fu presa aveva una certa qual sorta di logica (la logica delle iene e degli sciacalli, va bene, ma pur sempre logica) vista l'allora apparentemente inarrestabile preminenza degli Usa e il declino dell'Urss che faceva presagire un futuro del Medio Oriente tutto all'insegna dei diktat di Washington, saltare OGGI sul carrozzone di Fatah e dei palestinesi 'addomesticati' verso Tel Aviv é un vero controsenso visto che tutto il Medio Oriente sta rivoltandosi contro l'ordine imperialista e i pochi bastioni filo-americani (e filo-sionisti) come Arabia Saudita, Barhein, Qatar, Turchia sono ogni giorno più malfermi per le continue sconfitte che incassano e le proteste interne che li agitano.

Sarebbe, a nostro modesto avviso, come riuscire a garantirsi, all'ultimo secondo, un biglietto per la crociera inaugurale...DEL TITANIC!
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giovedì 31 gennaio 2013

Mishaal-banderuola sta girando verso la "Soluzione a Due Stati"?

Khaled Mishaal, traditore della solidarietà e della generosità siriana, volenteroso baciapiedi e lustrascarpe degli Emiri-fannulloni del Golfo, si sarebbe detto pronto, nel corso di un colloquio col reuccio ascemita di Giordania Abdallah II, ad accettare la fallace "Soluzione a Due Stati", che prevede la rinuncia a qualunque opzione di Resistenza e combattimento contro il processo di colonizzazione e annessione ebraico della terra palestinese in Cisgiordania (ma chi sa, forse con questo suo voltafaccia, domani vedremo di nuovo coloni razzisti, violenti e boccoluti anche nella Striscia di Gaza????) in cambio di uno zimbello di 'sovranità da bantustan' come quella "concessa" alla fazione Fatah del satrapetto Mahmud Abbas.

Se la notizia fosse confermata starebbe a significare il Nadir della parabola politica di Hamas, organizzazione nata per la Resistenza e svenduta da pochi cacicchi interessati alle speculazioni immobiliari coi soldi degli Sceicchi wahabiti. A tutti i combattenti coraggiosi delle Brigate Qassam, al leader storico Mahmoud Zahar resterebbe sempre aperta la porta che conduce verso quei patrioti palestinesi che hanno giurato ancora e ancora di non deporre mai le armi.
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mercoledì 2 gennaio 2013

Dichiarazione di inizio anno delle Brigate Salah ad-Din, milizia armata dei Comitati Popolari di Gaza!

Gennaio 2013, tempo di bilanci degli ultimi 12 mesi e di dichiarazioni e prospettive per i seguenti 12.
Le Brigate Salah ad-Din, braccio armato dei Comitati di Resistenza Popolare, organizzazione palestinese attiva soprattutto nella Striscia di Gaza e nota per i suoi intensi e profondi contatti con l'Hezbollah libanese, hanno annunciato, con un comunicato rilasciato nella giornata di ieri, che in tutto il corso del passato anno le perdite subite dai loro ranghi ammontano ad appena 13 unità.
La dichiarazione fa giustizia di molte rodomontesche dichiarazioni sioniste che, come nel caso dell'ultimo confronto militare contro Gaza, dichiarano di avere eliminato numeri del tutto assurdi e ridicoli di combattenti palestinesi. La maggior parte dei caduti, secondo il comunicato delle Brigate, si sono avuti nei reparti di artiglieria mobile, particolarmente negli otto giorni di guerra aperta contro l'occupazione sionista a fine novembre.
Ma fra i caduti va anche incluso il leader dei Comitati di Resistenza, Sceicco Zuhair al-Qaisi, caduto vittima di un codardo attacco aereo sionista alla vigilia della scorsa primavera: possa, dal Cielo degli Eroi, avere testimoniato dell'abnegazione dei suoi seguaci nel vendicare il suo sacrificio. Le Brigate Salah ad-Din hanno rivendicato il lancio di centinaia e centinaia proiettili razzo e bombe di mortaio contro obiettivi sionisti, nonché l'uccisione di quattro militari dell'Occupazione.
Le Brigate Salah ad-Din si confermano fedeli ed entusiastiche esecutrici delle direttive dei Comitati di Resistenza Popolare, che vedono nella lotta armata senza "se" e senza "ma" l'unica via praticabile per contrastare la politica annessionista dell'occupazione israeliana e per arrivare, finalmente, alla liberazione di tutta la Palestina.
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venerdì 23 novembre 2012

Palaestina Felix presenta in esclusiva le riflessioni di Ali Reza Jalali sulla 'Guerra degli Otto Giorni'!

Ancora una volta ospitiamo uno scritto di Ali Reza Jalali, che ci vantiamo di annoverare ormai tra i collaboratori fissi di questo blog giornalistico e informativo. Il giurista ed esperto di cose mediorientali ci elargisce oggi le sue riflessioni su 'chi ha vinto e chi ha perso' nel recente confronto militare a Gaza.
Apparentemente si è raggiunto un accordo per un cessate il fuoco tra i sionisti e la resistenza palestinese; ciò vuol dire in primo luogo che la nuova e imprevedibile forza strategica dei gruppi armati della Striscia di Gaza (Brigate Ezzeddin Qassam, Brigate Al-Quds, Brigate Salah ad-Din e Brigate Abu Ali Mustafa) ha costretto il regime di Tel Aviv alla resa e alla rinuncia per ciò che concerne l’avanzata di terra.

Infatti i razzi di produzione iraniana che hanno colpito Tel Aviv e Gerusalemme, facendosi beffa del tanto vantato sistema antimissilistico Iron Dome, han fatto capire ai sionisti che un inasprimento della loro offensiva sarebbe stato punteggiato da ulteriori rappresaglie. Il regime di occupazione infatti, da qualche anno si trova in una posizione molto difficile, che cercava di essere alleggerita grazie al complotto imperialista-sionista-arabo contro la Siria di Assad, uno dei principali sponsor della resistenza antisionista a Gaza. Se la guerra fosse andata "come doveva" i principali arsenali della Resistenza sarebbero stati colpiti subito dopo l'assassinio del leader delle Brigate Qassam, 'Iron Dome' avrebbe fermato i pochi razzi scampati al 'first strike' e dopo una breve e violenta campagna aerea i Merkava e i Sabra dell'IDF avrebbero nuovamente sfondato le frontiere di Gaza, seminando morti a migliaia come quattro anni fa.

Ma la realtà si é incaricata di andare in direzione del tutto diversa, cosa che ha convinto Netanyahu ad approfittare della prima 'scappatoia' offertagli dall'alleato Usa in collaborazione con l'Egitto di Mursi e mettere la parola fine su un'avventura che rischiava di costargli moltissimo in prospettiva elettorale (e non é per nulla detto che non gli costi effettivamente parecchio).
Bisogna notare anche il fatto che la posizione di alcuni leader di Hamas come K. Meshaal, dichiaratosi sostenitore dei ribelli siriani, abbia tuttavia affermato apertamente che senza le armi e i soldi dell’Iran Gaza non esisterebbe più. Questo è un duro colpo anche per l’asse del collaborazionismo mediorientale, formato da Qatar, Arabia Saudita e Turchia. Se Meshaal, uno dei loro nuovi uomini fidati, deve ammettere che l’aiuto dell’Iran, alleato della Siria, è fondamentale per l’esistenza di Gaza contro i sionisti, ciò è un’implicita ammissione del fallimento non solo dei piani sionisti, ma anche della poca credibilità dell’Emiro al-Thani e di Erdogan dinnanzi ai loro stessi alleati.

L'Iran ha confermato esplicitamente il suo appoggio ai palestinesi: "Teheran ha messo in guardia gli Stati Uniti e gli alleati occidentali del regime israeliano dal compiere una nuova aggressione" dato che "l'Iran continuerà a sostenere la Resistenza palestinese". Secondo quanto riferito dall'emittente statale iraniana Press Tv, il generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, comandante della forza dei volontari iraniani "Basiji", ha dichiarato che "siamo pronti ad aiutare la gente a Gaza e non negheremo sostegno finanziario o qualsiasi attrezzatura che siamo in grado di fornire loro". Ieri l'Iran aveva ufficializzato infatti che l'appoggio a Gaza è anche di natura "militare", in particolare attraverso la fornitura di know how per la costruzione dei nuovi Fajr-5 che, per la prima volta, hanno esposto le principali città israeliane agli attacchi di rappresaglia.

Evidentemente i Palestinesi, anche quelli più anti-Assad, stanno capendo che l’aver dato per scontata la caduta di Damasco è stato un errore. Detto ciò però sappiamo bene come Hamas nella sua grande maggioranza (principalmente ci riferiamo al braccio politico, non al braccio armato ancora fedele all’Asse della Resistenza), ormai abbiamo svoltato verso la linea turca, ovvero antisionismo a parole, e filoimperialismo nei fatti. Addirittura alcuni analisti ipotizzano che il Hamas possa diventare un po’ troppo politico, fino magari, in futuro, un ipotetico nuovo processo di Oslo, forse con Haniyeh al posto del vecchio Arafat.
In tutto ciò notiamo inoltre la passività di Abu Mazen, sparito dalla disputa, e l’inerzia della Turchia, da alcuni, il cui corso 'neo ottomano' qualche anno fa aveva portato alcuni osservatori a definirlo, troppo frettolosamente, come il paese emergente del mondo islamico. Sul campo di battaglia invece, abbiamo apprezzato la grande preparazione strategica dei cosiddetti gruppi minori palestinesi, coma la Jihad islamica e il PFLP-GC di A. Jibril. Questi movimenti quando si tratta di parole e di “trattati di pace” non sono molto attivi, ma quando c’è da combattere, in virtù del loro stretto legame con i Paesi rivoluzionari della regione come la Siria e l’Iran, per non dire del fraterno legame con Hezbollah, essi si dimostrano sempre all’avanguardia, e non sono nemmeno influenzabili economicamente, come invece è accaduto ad altri gruppi palestinesi, pronti sempre a svendersi per il biblico piatto di lenticchie.

Addirittura i media italiani filosionisti si sono accorti di ciò. Il sito de “La Stampa” di Torino (proprietà dei sionisti Elkann) riporta: “la Jihad Islamica, fortemente ideologizzata e dunque meno sensibile ai tanti soldi del Qatar, non ha sul lungo termine alcuna intenzione di raggiungere la pace con Israele.” Per non dire del grande impegno dei resistenti delle Brigate Salah ad-Din e del gruppo di Ahmed Jibril, uno dei pochi della vecchia guardia palestinese a non aver tradito il suo popolo e la Causa rivoluzionaria.
Infine un commento anche sull’operato del regime di Riyadh; qualcuno ha sentito qualche reazione dei regnanti sauditi?

Sembrano essere spariti, anche se, purtroppo per noi, ciò non è avvenuto, comunque il loro ruolo “rivoluzionario” in Siria, in Palestina sembra del tutto assente. Al massimo possono pensare di sostenere i salafiti di Gaza o di Beirut, sempre pronti a dar fastidio ai gruppi della Resistenza, come omaggio ai loro alleati di Tel Aviv. E Gaza si prepara, a Dio piacendo, ad alcune notti tranquille, per modo di dire, visto che l’assedio, malgrado la caduta di Mubarak continua ininterrotto.
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giovedì 22 novembre 2012

Gaza ha bisogno di nuove armi per sostituire e rimpiazzare quelle sparate contro israhell: entra in azione l'Asse della Resistenza!

Il flusso di armi nella Striscia di Gaza continua, secondo fonti di Hezbollah, nonostante il recente assalto israeliano in corso alla Striscia e le difficoltà di fare uso della Siria come condotto per le armi. Hezbollah e le unità della Guardia Rivoluzionaria iraniana specializzata in contrabbando di armi dalla Siria, Libano, Iran, Sudan e altri paesi nella Striscia di Gaza sarebbero in allerta per ricostituire il prima possibile le scorte di razzi e proiettili lanciati contro obiettivi sionisti nel corso degli ultimi otto giorni.

Queste armi di solito partono dai porti iraniani o siriani. Da lì, si dirigono in Sudan, dove sono trasportati nel Sinai egiziano, su cui il Governo del Cairo ha un controllo superficiale e lacunoso, per poi giungere a Gaza attraverso tunnel. Ma ci sono anche altre vie per queste unità per raggiungere Gaza. Le fonti dicono che le linee di comunicazione tra la resistenza in Libano e i vari gruppi a Gaza, in particolare Hamas, sono rimaste aperte e attive anche durante i giorni di guerra.
Fazioni della Resistenza stanno attualmente valutando il danno inflitto agli arsenali missilistici a lunga gittata che Israele dichiara di aver distrutto nel raid dopo l'assassinio del capo militare di Hamas Ahmad al-Jaabari. Ma sembra che le milizie palestinesi abbiano imparato la lezione dall'aggressione del 2008 contro Gaza e dalla guerra del 2006 in Libano, dal momento che un gran numero di arsenali "strategici" sono stati frazionati, dispersi e messi al sicuro da qualunque offesa per mezzo di bombardamenti e raid aerei.

Fonti di Hezbollah hanno dichiarato ad Al-Akhbar che l'attenzione è ora sul trasporto di grandi quantità di missili a lunga gittata, molti dei quali hanno già raggiunto la Striscia dall'inizio dell'ultimo assalto israeliano. Di recente, le forniture di armi verso la Striscia avevano subito una battuta d'arresto importante dopo l'esplodere dell'insorgenza mercenaria in Siria, paese che era diventato il canale principale per armare le fazioni della resistenza dalla seconda Intifada. Tuttavia, l'Iran e Hezbollah sono riusciti a mantenere le linee di rifornimento aperte, nonostante questa complicazione.
Le strategie per il contrabbando di armi verso la Palestina occupata si sono evolute nel tempo. Lo sviluppo più notevole è avvenuto nel 1990, quando Hezbollah ha deciso di creare un'unità speciale per l'operazione. All'epoca, le armi potevano raggiungere Gaza sporadicamente e in piccole quantità, a causa dei meticolosi controlli di sicurezza in Giordania e in Egitto. Anche ottenere una granata nella Striscia era considerato un successo.

Hezbollah è stato in grado di aumentare il flusso di armi, ma l'esercito israeliano si accorse dei nuovi schemi di contrabbando riuscendo ad assassinare molti dei responsabili coinvolti, tra cui Ali Dib (AKA Abu-Hassan Salameh), il figlio di Ahmad Jibril (AKA Abu-Jihad ), Ali Saleh, Ghaleb Awali, e Mohammad Suleiman, un generale dell'esercito siriano. Membri di Hamas sono stati presi di mira all'interno della Siria prima che la fazione palestinese si schierasse contro il Governo siriano che ne ha ospitato la dirigenza a Damasco per quasi tredici anni.
L’ultimo assassinio israeliano riuscito di un membro di Hamas, che lavorava sul trasferimento di armi, è avvenuto nel 2010, quando Mahmoud al-Mabhouh fu ucciso dai servizi segreti israeliani in un albergo a cinque stelle a Dubai, avvenuto grazie alla cooperazione dell'ex-Capo della Sicurezza di Fatah a Gaza, Mohamed Dahlan. Anche l’assassinio nel 2008 del comandante di Hezbollah Imad Mughniyeh a Damasco potrebbe essere attribuito, in parte, alla guerra di Israele contro la rete di contrabbando delle armi della resistenza per la Palestina occupata. In seguito al ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005, le fazioni della resistenza hanno iniziato ad aumentare il loro arsenale di armi.

Le più grandi difficoltà per l'importazione di armi erano i regimi egiziano e giordano, che controllano i confini con la Palestina. Così, è stato istituito un canale di comunicazioni che collega i rappresentanti della Guardia rivoluzionaria iraniana, l'esercito siriano, Hezbollah e Hamas per coordinare la fornitura di armi. Canali aggiuntivi includono altre fazioni della resistenza palestinese, come la Jihad Islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e alcuni membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, le Brigate Salah ad-Din, così come il PFLP-GC.
Dal 2005, le unità di trasferimento hanno mandato numerosi tipi di armi leggere e medie, mortai, missili a medio e lungo raggio, oltre a diversi tipi di munizioni e materiali che possono essere utilizzati per la fabbricazione di razzi e bombe. Hanno anche lavorato sul trasferimento di centinaia di combattenti da Gaza verso la Siria e l'Iran, dove sono stati addestrati sulle tattiche militari e sull'uso di attrezzature speciali.

Articolo redatto originariamente da: Hassan Illeik
Fonte: Al Akhbar (Quotidiano Libanese)
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domenica 18 novembre 2012

Il contributo di Ali Reza Jalali sul nuovo 'pogrom' sionista contro Gaza in esclusiva sulle pagine di Palaestina Felix!

Ancora una volta ospitiamo sulle nostre pagine i pensieri e le riflessioni di Ali Reza Jalali, giurista ed esperto di cose mediorientali, sperando che offrano ai nostri lettori interessanti spunti di dibattito e di ragionamento.
L’attacco a sorpresa dell’esercito sionista contro l’inerme popolazione di Gaza, iniziato qualche giorno fa, ci pone dinnanzi ad alcune considerazioni concernenti gli eventi della regione mediorientale nel loro complesso. In primo luogo gli effetti che può avere un gesto del genere nel conflitto in corso in Siria; evidentemente i sionisti partono dal presupposto di aver isolato Hamas, per via delle prese di posizione del partito islamista palestinese, apparentemente di condanna del governo di Assad.

Probabilmente a Tel Aviv ragionano nel seguente modo: ormai Hamas è fuori dall’Asse della Resistenza (Iran, Siria, Hezbollah) e quindi non riceverà più gli aiuti siro-iraniani. Gli altri attori regionali, come Turchia e Qatar, hanno buone relazioni col regime sionista quindi non andranno oltre una condanna verbale dell’aggressione, e non si sognerebbero mai di aiutare militarmente Hamas. Ergo, Hamas non ha più alleati credibili e la distruzione della Striscia di Gaza potrà essere compiuta senza problemi.
Ma è proprio qui che i sionisti hanno sbagliato i conti. Si è vero, alcuni importanti leader di Hamas hanno preso posizione contro Assad, ma una parte del movimento, capeggiato da Mahmood Zahhar e buona parte delle Brigate Ezzeddin Al Qassam, braccio armato di Hamas, sono rimaste fedeli all’Asse della Resistenza, per cui i rifornimenti iraniani e siriani a questi ultimi non sono cessate negli ultimi due anni. Infatti tra i missili lanciati da Gaza nella Palestina occupata, possiamo annoverare i famigerati Fajr, di produzione iraniana, capaci di colpire obiettivi anche relativamente lontani dalla Striscia, come Tel Aviv e Gerusalemme.

Questa è la prima volta negli ultimi decenni che la resistenza palestinese colpisce Tel Aviv o Gerusalemme, senza ricorrere ad operazioni di martirio, il che è una novità fondamentale dal punto di vista strategico. Ma questo non è tutto; non possiamo dimenticare infatti che Gaza è la roccaforte di altri gruppi palestinesi come la Jihad islamica, i Comitati Popolari di Resistenza (legati ad Hezbollah) e il PFLP-GC di Ahmed Jibril (alleato storico della Siria), fazioni in stretto contatto con l'Asse della Resistenza. Rimane da capire come questi armamenti siano arrivati ai palestinesi, visto che Gaza è circondata: da un lato il regime di occupazione sionista, dall’altro l’Egitto, che di certo non era un nemico di Tel Aviv, considerando anche che il valico di Rafah continua a rimanere semichiuso.
A questo punto, per far filare il ragionamento, dobbiamo chiamare in causa altri eventi della regione mediorientale, apparentemente scollegati con la guerra in corso a Gaza. In primo luogo il drone di Hezbollah, che sorvolando per alcune ore i cieli della Palestina occupata, e passando anche nelle vicinanze della centrale nucleare di Dimona, nel Negev, ha umiliato pesantemente i sionisti, convinti di aver messo in sicurezza il proprio spazio aereo, con l’introduzione dello speciale sistema antimissilistico “Iron Dome”. La reazione sionista allora è stata veemente, ma attenzione, non contro Hezbollah, ma contro il Sudan, bombardato “misteriosamente” da Tel Aviv per distruggere, così ci è stato riferito dai media occidentali, alcune fabbriche di armamenti. Alcuni analisti però reputano che quell’attacco sia stato un messaggio all’Iran, visto che quelle fabbriche, affiancate a quanto sembra da segrete basi militari iraniane, producevano armi e missili per conto degli iraniani, che le avrebbero destinate lungo gli scorsi mesi a Gaza, passando segretamente dall’Egitto, approfittando del caos imperante in quel Paese dalla caduta di Mubarak ad oggi.

Ovviamente i sionisti, venuti a sapere di questo fatto (vuoi vedere che le scaramucce nel Sinai tra presunti integralisti islamici e autorità egiziane, erano proprio dei diversivi per far passare le armi iraniane a Rafah, senza far insospettire gli egiziani?) hanno cercato di intimidire l’Iran, bombardando la fonte dei rifornimenti palestinesi in territorio sudanese. Ovviamente questa è solo un’ipotesi, ma l’evoluzione dei fatti delle ultime settimane, ci fa propendere per questa tesi. Il potenziale missilistico senza precedenti dei palestinesi dimostra come l’Asse della Resistenza continua ad essere una realtà ben solida, che non si è sfaldata per qualche irresponsabile presa di posizione di qualche rivoluzionario "pentito" (o corrotto dai petrodollari degli emiri del Golfo).

Un’ultima considerazione sul comportamento di alcuni Paesi arabi e della Turchia. Quando si è trattato di fare la guerra ad Assad, questi governi hanno sostenuto anche militarmente l’opposizione siriana, ma adesso, coi loro “fratelli” palestinesi, si limitano solo a generali prese di posizione e di armi alla resistenza nemmeno l’ombra: poi dicono che noi vogliamo sempre pensare male di questa gente!
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lunedì 12 novembre 2012

Alla barbarie sionazista contro i civili di Gaza rispondono puntuali i razzi della Resistenza!

Non si é arrestata, la cieca, vigliacca, codarda offensiva sionista contro la popolazione del ghetto assediato di Gaza, anzi, rispetto a poche ore fa, altre vittime hanno aggiunto il loro sangue a quello già versato finora dai carnefici con la Stella di Davide. Secondo gli ultimi bilanci sono sette i morti e dozzine e dozzine i feriti (alcuni dei quali gravissimi e destinati presto a morire per le conseguenze sanitarie dello shylockiano strangolamento della Striscia).
Ma in risposta alle aggressioni e provocazioni di Tel Aviv una grandinata di razzi lanciati dalle Brigate Al-Quds, dalle Brigate Abu Ali Mustafa, dalle Brigate Salah ad-Din é piovuta contro le basi di miliziani ebrei fanatici nel Negev e contro le infrastrutture militari sioniste ad Ashkelon. Dove sono le Brigate Qassam? Forse i traditori dell'Asse della Resistenza Mishaal e Marzouk stanno tenendo loro tirato "il freno a mano"?
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lunedì 29 ottobre 2012

Continua la risposta palestinese alle aggressioni israeliane: Fatah, servile come sempre, condanna la Resistenza armata!

Agli ultimi attacchi e bombardamenti sionazisti che per l'ennesima volta hanno infranto una tregua non ufficiale appena poche ore dopo averla sottoscritta, hanno fatto seguito le raffiche di razzi artigianali e proiettili "Grad" da 122mm che i militanti delle Brigate al-Quds, delle Brigate Salah ad-Din e delle Brigate al-Qassam (queste ultime sempre più svincolate e indipendenti dalla leadership di Hamas abbagliata dall'oro saudita e qatariota) hanno lanciato contro obiettivi militari e acquartieramenti di fantatici armati nella parte di Palestina occupata dal regime ebraico.

Sderot, Eshkol e Hof Ashkelon sono state colpite ripetutamente, senza che il fallace e fasullo sistema "Iron Dome" sia riuscito a intercettare alcunché, grazie alla perizia con cui i miliziani della Resistenza armata palestinese riescono ormai a lanciare le loro raffiche, troppo ravvicinate e veloci da poter venire 'allacciate' dai radar centimetrici comprati da Israhell coi denari americani e tedeschi.

Dimostrando una volta di più il suo servilismo e la piaggeria nei confronti dei desiderata sionisti  l'organizzazione Fatah per bocca di Dimitri Dilani ha condannato la reazione sostenendo che essa "rafforza la Destra radicale israeliana"; già perché accucciarsi e rotolarsi sulla pancia come fanno da diciannove anni i 'cagnolini addestrati' di Fatah invece porta vittorie e conquiste per la Causa palestinese, vero??

Abu Ataya, portavoce delle Brigate Salah ad-Din dei Comitati Popolari di Resistenza invece ha dichiarato che nonostante tutti i tentativi del nemico occupante sionista di seminare dissenso e discordia tra le fila della militanza armata la lotta e le rappresaglie di tutte le fazioni dedite alla Resistenza senza 'se' e 'ma' continueranno ancora puntualmente e con sempre maggiore coordinazione e intensità.
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mercoledì 24 ottobre 2012

Quattro i palestinesi massacrati da Israhell a Gaza: Brigate Qassam e Salah ad-Din rispondono insieme!

Mentre il grasso e paffuto Emiro Al-Thani giocava a fare "l'amico dei palestinesi" (ma solo 'palestinesi' con la 'p' minuscola come Mishaal e Marzouk possono abbassarsi a scodinzolare di fronte al corrotto sardanapalo qatariota) Israhell continuava con sadica perseveranza a massacrare i civili del ghetto a cielo aperto di Gaza, nelle ultime ore é salito a quattro il bilancio delle vittime degli ultimi raid sionazisti sulla Striscia, cortesia dei blackout e della scarsità di medicine e attrezzi ospedalieri causata dall'assedio shylockiano.

A raccogliere la sfida sionista sono sorti all'unisiono i combattenti delle Brigate Ezzedine Al-Qassam (ormai sempre più svincolate da una leadership di Hamas che ha deciso per la sottomissione ai diktati degli sceicchi e una subservienza ai disegni americani per il Medio Oriente) e delle Brigate Salah ad-Din dei Comitati di Resistenza Popolare, l'organizzazione filo-Hezbollah che già nel recente passato aveva proclamato una mobilitazione generale contro gli attacchi di Tel Aviv.

Ultimamente le Brigate Qassam avevano lanciato attacchi concertati contro obiettivi militari sionisti di concerto con le Brigate Al-Quds della Jihad Islamica Palestinese, organizzazione filoiraniana che come i Comitati Popolari non ha rinunciato alla via della Resistenza armata come unico viatico alla liberazione della Palestina.
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