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lunedì 23 luglio 2018

Il vecchio volpone della politica afghana, il Vicepresidente Dostum, torna dopo un anno di esilio in Turchia: esplosione all'aeroporto!

Nuovo aggiornamento nel nostro sforzo di venire incontro alle richieste del pubblico aggiungendo anche lo scenario afghano al nostro "radar sul Medio Oriente" estendendolo fino all'Asia Centrale.

Presentandovi l'elenco dei maggiori "player" della scena afghana nel nostro articolo di dieci giorni fa avevamo menzionato il Generale Abdulrashid Dostum come uno dei capi dell'Alleanza per la Salvezza dell'Afghanistan.

lunedì 16 febbraio 2015

L'Ex-'visir' di Casa Saoud ancora preso di mira dal nuovo sovrano: arresti domiciliari per Khaled Tuwaijiri che stava per scappare!

Al-Jadeed, sito di notizie saudita, ha riportato nello scorso weekend che l'Ex-capo della Corte di Riyadh, il 'Visir' Khalid al-Tuwaijiri é stato posto in stato di arresto domiciliare proprio mentre si preparava (dopo il licenziamento dall'importantissima carica), a partire per gli UAE.

Il sito aggiunge che il motivo degli arresti sarebbe collegato con numerose indagini per peculato, corruzione e cospirazione tuttora in corso a suo carico; sarebbe stato proprio per sottrarsi agli effetti di queste inchieste che Tuwaijiri avrebbe cercato l'esilio negli Emirati.

sabato 22 novembre 2014

L'assassino di Thomas Sankara fugge dalla Costa d'Avorio al Marocco con quel che resta della sua miserabile 'corte'!!

Non c'é pace per Blaise Compaoré, burattino di Parigi nonché traditore del grande patriota Burkinabé Thomas Sankara, da lui assassinato nel 1987; dopo essere stato deposto dalle proteste popolari ed essere stato costretto a rifugiarsi in Costa d'Avorio ha dovuto lasciare anche quel rifugio per spostarsi coi pochi parenti e seguaci che si sono uniti a lui nell'esilio alla corte del re sionista di Rabat, in Marocco.

L'annuncio é stato dato dal Capo di Stato ivoriano, Alassane Ouattara, che nel messaggio si é dilungato ipocritamente a dire che Compaoré é 'sempre benvenuto' per un suo eventuale ritorno; in realtà é stato proprio Ouattara a dare il benservito a Compaoré visto che i seguaci dell'Ex-presidente Laurent Gbagbo si erano infuriati per la sua presenza nel paese.

Compaoré infatti é stato uno dei principali artefici del golpe del 2002 contro di lui. Per evitare di fare la sua stessa fine il Presidente ivoriano ha "suggerito" all'esule burkinabé di fare le valige verso un qualche paese dove fosse meno odiato.

domenica 9 novembre 2014

Milizia libica minaccia la 'secessione' della Cirenaica in caso di riconoscimento internazionale delle 'autorità' di Tripoli

Sprofonda sempre più nel caos la disastrata nazione libica; adesso ci si mettono anche le minacce 'secessioniste' dell'ennesimo Signore della Guerra (tale Ibrahim al-Jathran) che ha minacciato la costituzione della Cirenaica in Stato indipendente se la comunità internazionale dovesse voltare le spalle al Governo in esilio a Tobruk e riconoscere invece quello installato a Tripoli dai miliziani di Misurata.

Recentemente la Corte Costituzionale tripolina aveva 'sconfessato' l'esecutivo esule ma esso aveva rigettato la sua sentenza insinuando (non senza elementi di ragionevolezza) che le autorità restate nella vecchia capitale siano 'tenute in ostaggio' dalle milizie di Fajr Libya.

Francamente però non si capisce su che basi Al-Jathran possa dichiarare "L'indipendenza" della Cirenaica visto che la battaglia per il controllo di Bengasi é tuttora in corso.

venerdì 7 novembre 2014

La Corte Costituzionale di Tripoli "invalida" il Governo esule a Tobruk, ma questo rifiuta la sentenza!

La Corte Costituzionale libica, nel bel mezzo del caos e degli scontri armati che avvolgono alcune delle più importanti città del paese e dei suoi giacimenti petroliferi, ha dichiarato 'sciolto' il Parlamento che ha prodotto il Governo internazionalmente riconosciuto attualmente in esilio a Tobruk.

Immediatamente il Governo di Tobruk ha rifiutato di riconoscere la validità della sentenza, sostenendo che la Corte l'ha emessa "sotto la minaccia delle armi" delle milizie di 'Fajr Libya', confederazione di movimenti armati e bande che attualmente domina la zona di Tripoli.

Intanto nel paese non sembra imminente l'emersione di un gruppo abbastanza forte da ricompattare il paese e ogni giorno che passa quello che sotto Gheddafi divenne il più prospero e stabile paese africano (dopo il declino dell'Egitto nasserista) assomiglia sempre di più a uno 'Stato Fallito'.

sabato 2 agosto 2014

Ylarion Capucci ai Palestinesi di Gaza: "Voi Resistete, Voi sarete i Vittoriosi e in verità Risorgerete!"

Lasciamo la parola alla santità illuminata e dolente di Monsignor Ylarion Capucci, Vescovo di Gerusalemme in esilio.
Alla nostra gente,
Ai nostri amori,
Ai nostri figli a Gaza, l’Araba Cristiana e Musulmana.
Ai figli di Khadigia, Om El Moumenin (madre dei fedeli),
Ai figli di Maria, Madre della Luce,
Al Popolo della Lotta e della Resistenza,
A voi, cui il nemico dell’umanità ha depredato l’esistenza, la pace e la sicurezza,
a voi il nostro saluto, il saluto del Signore dell’Amore, Cristo, ed il saluto del Signore della Pace, Mohammad.
In questi momenti critici che state attraversando, ora che il nemico di Mosè, di Cristo e di Mohammad sta infierendo con la sua barbarie e con la sua macchina distruttrice contro i nostri bambini, le nostre donne ed i nostri anziani, il mio cuore è con voi
Oggi il sangue è diventato il mattino e la sera di Gaza, questo sangue puro sta scorrendo a fiumi in Palestina, accompagnato dal silenzio arabo e mondiale, che sta coprendo i crimini dell’occupazione sionista; ed il tradimento degli stati arabi fondati sulle monarchie del petrodollaro è chiaro come il sole a mezzogiorno.
Noi sappiamo che in mezzo a questa sottomissione degli arabi, siete voi gli eroi del nostro tempo e state scrivendo ogni giorno le pagine dell’epico poema dell’eroismo e della resistenza di fronte ad un nemico vile e vigliacco, capace di affrontarvi solo con la sua macchina da guerra dal cielo e dal mare.
In verità, questo nemico è talmente vigliacco da non affrontarvi faccia a faccia.
“Vi combatteranno, uniti, solo dalle loro fortezze o dietro le mura. Grande è l'acrimonia che regna tra loro. Li ritieni uniti, invece i loro cuori sono discordi: è gente che non ragiona", come recita il Versetto Coranico.
Noi lo diciamo in tutte le lingue del mondo, siamo di fronte ad una brutale carneficina, pertanto la condanniamo con tutte le nostre forze, e annunciamo la nostra solidarietà al nostro Popolo, quello Palestinese.
Siamo solidali e complici con il nostro Popolo, con i frammenti di carne dei nostri bimbi uccisi, con il lamento ed il pianto delle madri e la debolezza dei nostri anziani.
Come uomo di fede chiedo a Dio la Pace per Gaza, quella città ferita e distrutta.
Chiedo a Dio la Pazienza per Gaza, la pazienza per i lutti, per i momenti che stiamo attraversando.
Chiedo a Dio la Vittoria di Gaza contro un occupante assassino.
Misericordia per i Martiri, le mie sentite condoglianze ai loro familiari e la pronta guarigione per i feriti, Inshallah.
Voi Resistete, Voi sarete i Vittoriosi e in verità Risorgerete.

Monsignor Ilarion Capucci
Vescovo di Gerusalemme in esilio.

giovedì 6 febbraio 2014

L'ultimo tranello di Netanyahu! Vuol resuscitare il "cadavere politico" di Mohamed Dahlan, ex-'squalo' di Fatah, spiaggiato a Dubai!

Il Premier del regime ebraico Benji Netanyahu avrebbe inviato pochi giorni fa il suo inviato personale Yithzak Molcho a Bur Dubai per farlo incontrare con l'ex-'Squalo' di Fatah Mohamed Dahlan, già 'ras' della corrotta e inefficiente Autorità Nazionale Palestinese, preso a calci da Hamas fuori dalla sua 'roccaforte' di Gaza e quindi coinvolto nella preparazione dell'attentato del Mossad (proprio a Dubai!) in cui trovò il martirio Mahmoud el-Mabouh.

Cacciato dall'ANP e da Fatah per manifesta corruzione e per presunte trame ai danni dell'attuale cacicco-capo dei collaborazionisti palestinesi, Mahmud Abbas, Dahlan si é rifugiato dai suoi amici emiri, dove ha avuto contatti equivoci con membi dell'ex-entourage di Mubarak e ha inviato i suoi agenti in lungo e in largo nel Medio Oriente alla disperata ricerca di qualche occasione di tornare utile ai suoi vecchi padroni.

Netanyahu sembrerebbe essersi convinto che Dahlan, opportunamente "installato" a capo dell'ANP al posto di Abbas, sarebbe il 'travicello' perfetto con cui concludere un aborto di 'accordo' che garantisca al regime dell'Apartheid di Tel Aviv il continuo controllo dei suoi insediamenti illegali in Cisgiordania.

giovedì 8 agosto 2013

Il PFLP denuncia ancora le fasulle 'trattative' a cui si piega Fatah: "Resistenza e Diritto al Ritorno, altro che 'negoziati'!"

A dimostrazione di come la stragrande maggior parte degli abitanti legittimi della Palestina, sia nei territori occupati che nella Diaspora, siano completamente contrari a qualunque 'ripresa dei negoziati' (Un'impostura voluta da John Kerry per permettere a Israele di ampliare le proprie colonie e procedere quietamente con il genocidio della popolazione beduina mentre a Ramallah si perde tempo nella Sala della Pallacorda) il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ancora una volta ha denunciato la completa inutilità di questi fittizi 'dialoghi', tramite il suo rappresentante in esilio Maher Taher.

Membro del Politburo del PFLP e leader della sua sezione in esilio,  Taher ha recisamente rifiutato la decisione della ripresa dei negoziati e la considera inaccettabile in qualsiasi forma e incompatibile con la posizione presa da istituzioni palestinesi. Sottolineando che si possa raggiungere l'indipendenza e il Diritto al Ritorno, tutto il resto non sono che parole che hanno lo scopo di ingannare e fuorviare il Popolo palestinese.

Taher ha anche affermato che il Fronte continuerà la sua attività in segno di protesta contro i negoziati, invitando il popolo palestinese in tutti i campi profughi a manifestare, per dimostrare a tutto il mondo la condanno contro questo passo inaccettabile.

domenica 14 aprile 2013

Il Libano restituisce a Tunisi tramite l'ONU 28 milioni di dollar di "bottino" della moglie dell'ex-dittatore Ben Ali!

Leila Trabelsi, l'Ymelda Marcos araba, ex-sciampista divenuta (con l'inganno di una gravidanza all'epoca inesistente) seconda moglie dell' ex-Uomo Forte di Tunisi Ben Ali e diventata subito leggenda per l'incredibile avidità e la corruzione e il nepotismo da Basso Impero che fiorirono alla sua "corte" popolata perlopiù di parenti arraffoni e amiche interessate sta vivendo in esilio in Arabia Saudita (grande patronessa dei dittatori filo-occidentali in disuso) a fianco del marito, i giorni del fasto ormai lungi dietro di lei.

Uno dei molti conti bancari da lei disseminato in giro per il mondo in istituti di credito compiacenti, più precisamente nell'ex-Svizzera del Medio Oriente che é il Libano, non é più però nelle sue disponibilità; grazie alla cooperazione tra Beirut e l'Agenzia ONU per il recupero dei patrimoni illegalmente sottratti il conto é stato infatti confiscato e riconscegnato dal dirigente dell'Agenzia Ali bin Fetais al-Marri direttamente nelle mani dell'attuale presidente tunisino Morcef Marzouki.

Una piccola parte di un patrimonio ben più grande, che la rapacità del tiranno e della sua consorte ha volto a soddisfare l'avidità privata anziché investirlo per migliorare le condizioni dei cittadini e dei lavoratori tunisini, con la tacita, ipocrita complicità dell'Occidente, interessato solo a che Ben Ali prostituisse la sua nazione ai voleri dei paesi e dei gruppi economici imperialisti.

mercoledì 19 settembre 2012

Il regime ebraico rilascerà il prigioniero politico Al-Barq, ma vuole deportarlo in Egitto!

Il regime sionista di occupazione ha comunicato la propria intenzione di rilasciare il prigioniero politico palestinese Samer al-Barq, trentottennte, detenuto senza un'accusa dal 2010 e costantemente tenuto in "carcerazione amministrativa". Al-Barq ha partecipato allo sciopero della fame collettivo che in primavera si é concluso con l'impegno di Tel Aviv a non rinnovare i termini di detenzione dei prigionieri senza accusa, ma lo ha ripreso quando é parso che volesse rimangiarsi tale promessa.

Tra il primo sciopero della fame e la sua ripresa Al-Barq é rimasto senza cibo per ben cento e diciotto giorni. Adesso sembra che verrà liberato ma solo se accetterà di venire deportato in Egitto. La famiglia del prigioniero ha confermato la cosa aggiungendo di avere fatto pressione affinché il proprio parente accetti la cosa, preoccupata per la sua salute e la sua vita.
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martedì 11 settembre 2012

Mandato di cattura per il latitante Ahmad Shafiq: l'Egitto chiederà l'estradizione agli Emirati Arabi?

L'ex-candidato presidenziale dei Generali filo-americani e filo-sionisti, Ahmad Shafiq, fuggito negli Emirati Arabi subito dopo la sua sconfitta elettorale per mano di Mohammed Mursi del Partito di Libertà e Giustizia, dopo essere stato inserito in un elenco di fermandi nel caso che si fosse ripresentato entro i confini nazionali egiziani ha visto il proprio nome comparire su un mandato di cattura, spiccato nei suoi confronti per le numerose malversazioni di patrimonio pubblico e gli episodi di corruzione che lo videro protagonista nel corso della sua 'carriera' sotto l'ex-autocrate Hosni Mubarak.

Se prima era necessario che Shafiq tornasse in Egitto perché la Magistratura prendesse provvedimenti nei suoi confronti adesso il Cairo potrebbe arrivare a chiedere alle autorità degli UAE anche la sua estradizione visto il numero e la pognanza degli addebiti nei suoi confronti.

Tuttavia é molto probabile che, pur richiesta, la traduzione in Egitto dell'ex-candidato presidenziale non verrà concessa visto quanto intensamente gli emirati petroliferi del Golfo avevano preso parte alla campagna elettorale di Shafiq, visto come un argine attorno a cui ricompattare i resti del regime Mubarakista, alleato di Arabia Saudita, Qatar e altri sceicchi conservatori.
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venerdì 31 agosto 2012

Ahmed Shafiq inserito in una lista speciale del Ministero degli Interni egiziano: se tornerà in patria verrà arrestato!

 L'ex Premier dell'Era Mubarak nonché candidato presidenziale sconfitto Ahmad Shafiq é stato recentemente inserito in una lista del Ministero Egiziano che prevede il suo fermo immediato qualora si presenti ai confini del paese per entrarvi. Il provvedimento é stato preso a seguito delle indagini lanciate sul suo conto riguardo l'assegnazione irregolare di 40mila metri quadrati di demanio a un progetto speculativo voluto dai fratelli Alaa e Gamal Mubarak, rampolli dell'ex Autocrate del Cairo.

"La procura investigativa ha deciso di mettere l'ex-Generale Ahmed Shafiq nella lista dei fermandi a seguito delle sempre più incriminanti certezze sul suo ruolo nella malversazione del patrimonio pubblico", ha dichiarato l'ufficiale giudiziario Usama al-Saediy. Le accuse risalgono al periodo (ben otto anni) da lui speso come Ministro dell'Aviazione. Subito dopo la sua sconfitta elettorale Shafiq, annusando l'aria pesante, ha rapidamente abbandonato l'Egitto trasferendosi negli Emirati Arabi Uniti, sotto la protezione dei corrotti oligarchi petroliferi che ne avevano finanziato la campagna elettorale.

La cosa ironica é che, nella lista dei passeggeri da fermare, per una lentezza burocratica, figura ancora Mohammed Mursi, suo vincitore nella disfida presidenziale, attualmente proprio in viaggio diplomatico in Iran per il vertice dei Paesi Non-allineati di Teheran.
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sabato 23 giugno 2012

Alto chierico sciita iraniano dichiara: "La caduta degli Al-Saoud e degli Al-Khalifa é prossima!"

In un sermone recitato nella giornata di ieri il Grande Ayatollah Hussein Nour Hamedani, istruttore di seminario nella città sacra di Qom, dove l'elite religiosa sciita si reca a perfezionare le proprie credenziali teologiche e giuresprudenziali (come negli scorsi anni ha fatto anche l'influente e popolare leader sciita irakeno Moqtada al-Sadr, prima di tornare definitivamente in patria), ha definito "Inevitabile e imminente" la caduta delle dinastie sunnite che attualmente regnano su Arabia Saudita e sul Barhein, la prima opprimendo e depredando delle ricchezze naturali una sostanziosa minoranza sciita stanziata sulla costa orientale della Penisola Arabica, la seconda tiranneggiando una popolazione che é in stragrande maggioranza sciita e che si vide imporre un sovrano dispotico e non desiderato dall'intrigante colonialismo inglese di inizio secolo, ansioso di procurarsi 'sovrani amici' e basi sicure da cui controllare il flusso del petrolio persiano necessario alle navi della Marina Britannica, passate dalla propulsione a carbone a quella a nafta.
Hamedani ha definito i sovrani Sauditi e Bahreini "cani al servizio dell'imperialismo Usa, ansiosi di mettere in pratica gli ordini della Casa Bianca" e ha stimolato i musulmani, di qualunque setta e tendenza, a non restare in silenzio e a mobilitarsi per cacciare dagli scranni del potere dirigenti così compromessi con i peggiori nemici della Umma islamica e delle popolazioni oppresse di tutto il mondo facendo inoltre notare che é "grazie agli atti estremisti sostenuti e finanziati da questi sovrani corrotti che una falsa e tendenziosa immagine dell'Islam si diffonde nel mondo".
Il Grande Ayatollah ha indicato nei movimenti del Risveglio Islamico che via via si sono diffusi in tutto il mondo musulmano e vanno aumentando sempre di più la loro intensità e la loro vastità la forza che porterà questi come già altri iniqui regimi della regione a crollare e condurrà i loro rappresentanti alla stessa, ignominiosa e illamentata fine dell'Ex-scià di Persia, scalzato dall'onda potente della Rivoluzione Islamica e mandato a morire in esilio. "Presto anche gli Al-Khalifa e gli Al-Saoud conosceranno il destino che fu di Pahlavi!".
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mercoledì 30 maggio 2012

Le milizie libiche addestrate dalla Turchia fanno insorgere l'opposizione anti-Erdogan: "Misura illegale che viola il Diritto internazionale!"

Reazioni stizzite dall'opposizione politica al Governo Erdogan per una iniziativa del Governo transitorio libico che, nell'ambito dell'accordo con Ankara per l'addestramento di forze militari e di polizia, ha pensato bene di premere per l'inclusione di ex-miliziani nel "pool" di forze che dovranno ricevere il 'training' degli ufficiali turchi, secondo accordi bilaterali precedentemente stipulati.
La controversia é esplosa quando é apparso evidente come i dignitari di Tripoli avessero surrettiziamente aggiunto la parola "e miliziani" al testo dell'accordo, facendo scattare le proteste di una vasta fetta di società politica anatolica, in particolare quella del Vicesegretario del Partito Popolare Repubblicano, Farouk Logoglu, che ha fatto notare come l'addestramento di forze militari non regolari fuori dai confini di un paese é pratica contraria alle leggi internazionali e potrebbe coinvolgere la Turchia nelle violazioni di Diritti Umani che dette milizie, al loro rientro in patria, potrebbero commettere.
Sinan Oghan, del Partito del Movimento Nazionalista ha detto che "gravi imbarazzi" potrebbero risultare dal coinvolgimento turco in un simile accordo. Nel 2011 il Segretario del Consiglio Nazionate di Transizione libico, Mustafa Abdul Jalil sottoscrisse con il Premier turco Recep Erdogan un accordo
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giovedì 24 maggio 2012

Richiesta dal Tribunale militare di Tunisi la pena di morte per l'ex-tiranno Ben Ali, esule in Arabia Saudita!

La Corte militare tunisina che sta conducendo i procedimenti penali contro Zine el Abidine Ben Ali e gli altri rappresentanti del regime lacista e occidentalista che era al potere nel paese nordafricano fino al gennaio 2011 ha registrato ieri la richiesta della pena capitale espressa dal pubblico ministero nei confronti di tutti gli imputati (dall'Ex-presidente in poi) che verranno riconosciuti direttamente responsabili per le uccisioni di manifestanti che costellarono il corso della Rivoluzione che ha portato la Democrazia e all'esilio del tiranno in Arabia Saudita.
Sul contumace Ben Ali, rifugiatosi tra i corrotti sceicchi del petrolio ormai ultimi portabandiera di un'egemonia statunitense nel Mondo Arabo che ha subito durissimi colpi proprio a partire dalla Rivoluzione tunisina in avanti, pendono già condanne per secoli di carcere per un numero impressionante di reati, dala corruzione, al riciclaggio e al traffico di denaro sporco, all'appropriazione indebita di beni archeologici e proprietà dello Stato, fino al concorso in traffico internazionale di stupefacenti, ma ovviamente tutte queste condanne appariranno poca cosa quando confrontate con quella che scaturirà da questo processo.
Nella fallita repressione dei moti rivoluzionari circa 300 persone persero la vita, per la maggior parte colpite dal fuoco delle forze di sicurezza che vennero autorizzate dallo stesso Presidente a fare uso di munizioni letali. Nonostante la Tunisia ne abbia più volte richiesto l'estradizione il Governo saudita di Riyadh ha dichiarato di non volere obbedire al mandato di arresto internazionale che lo obbligherebbe a consegnare l'Ex-presidente di Tunisi perché affronti il processo.
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giovedì 5 aprile 2012

I Genitori di Hana'a Shalabi raggiungono Gaza e riabbracciano la figlia, provata da quasi 50 giorni di digiuno!



I genitori della oramai ex-prigioniera politica Hana'a Shalabi, accompagnati dallo zio di lei, sono riusciti a entrare nella Striscia di Gaza nella notte tra ieri e oggi, ricevuti da una piccola delegazione governativa e da una rappresentanza del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, organizzazione con la quale la giovane Hana'a ha deciso di militare a favore della Causa e dei Diritti del popolo palestinese.

I familiari sono entrati a Gaza attraverso un vero e proprio periplo, passando da Jenin in Giordania entrando in Egitto e da qui dirigendosi attraverso il Sinai fino al varco di confine di Rafah, visto il pervicace e meschino rifiuto del regime ebraico dell'Apartheid di aprire loro una strada attraverso Kerem Shalom o Kiryiat Arba, o un'altro varco ancora.

La Shalabi é stata illegalmente deportata a Gaza ma almeno non é più nelle mani degli aguzzini sionazisti che non le lesinavano tormenti e angherie nemmeno quando, dimagrita di sedici chili, soffriva di continue emorragie, piaghe alle mucose, crampi muscolari da atrofia che non le permettevano nemmeno di dormire.
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giovedì 8 marzo 2012

L'Arabia Saudita, nutrice premurosa di tutti i tiranni venduti a Washington e Tel Aviv, non vuole estradare Ben Ali e la moglie!


Confermando di essere la vera e propria "Mecca" (battutaccia offensiva totalmente voluta) di tutti i tiranni in disarmo del Mondo Arabo, ospizio dei vecchi per gli arnesi in disuso dell'Imperialismo occidentale l'Arabia di Casa Saoud ha reiterato ufficialmente di "non avere alcuna intenzione" di estradare verso la Tunisia l'ex dittatore Ben Ali e la sua seconda moglie, l'ex sciampista Leila Trabelsi talmente corrotta, vanitosa e spendacciona da venire soprannominata "la Ymelda Marcos d'Africa".

A casa i componenti della ex-"First Couple" tunisina non troverebbero ad attenderli un nido d'amore ma diversi magistrati ansiosi di addebitare loro il dovuto per corruzione, malversazione delle risorse del paese, contrabbando di manufatti archeologici, riciclaggio di denaro, persino narcotraffico. Messi in fuga dalla rivolta scatenatasi dopo la tragica autoimmolazione di un fruttivendolo di Sidi Bou Zid i due si sono diretti senza fallo dove sapevano che avrebbero sempre trovato ospitalità, tra le braccia dei Saoud servi fedeli dell'Imperialismo americano e sionista, di cui erano stati tanto a lungo i referenti principali in Nordafrica insieme a Mubarak.

Il Presidente tunisino democraticamente eletto dopo la loro fuga, Moncef Marzouki ha dichiarato: "Non ho mai creduto che i Sauditi ci avrebbero consegnato Ben Ali; essi sono inseriti in un meccanismo di potere nel quale l'accontabilità di fronte al popolo semplicemente non viene presa in considerazione; tuttavia continueremo a chiederne l'estradizione e a fare pressione su Riyadh in tal senso. I Tunisini che hanno patito sotto il tallone della dittatura e ancora soffrono per le sciagurate scelte di questo individuo che ha portato il Paese alla rovina ne hanno diritto".
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lunedì 6 febbraio 2012

Emad al-Alami torna a Gaza dopo ventuno anni di esilio: "Sono qui per contribuire alla lotta di Hamas per la liberazione della Palestina!"


Il membro del Politburo di Hamas, Emad al-Alami é tornato a Gaza nella giornata di ieri dopo avere speso quasi ventuno anni in esilio. Al suo arrivo ha dichiarato che la sua grande gioia per il ritorno in patria era però temperata per la mancanza di molti suoi camerati e compagni di lotta, per l'assenza dell'amato padre e, soprattutto, per il fatto che milioni e milioni di Palestinesi siano profughi ai quattro angoli del mondo ed anelino anch'essi al ritorno in una Patria libera e pronta ad accoglierli.

Al-Alami ha detto che i segnali di vittoria imminente sono ormai ben visibili e si vanno vieppiù moltiplicando ma che, tuttavia, rimane molto lavoro da fare e che spera, col suo rientro nella Striscia, di poter dare il suo modesto contributo allo sforzo di Resistenza tramite il quale Hamas ha già ottenuto risultati molto importanti e tramite il quale potrebbe essere possibile, prima di quanto non si creda, a liberare l'intera Palestina occupata.

Alami venne catturato nel 1988, poco dopo la fondazione ufficiale di Hamas e durante il periodo più duro della "Prima Intifada", accusato di 'aver lanciato una campagna mediatica in favore di Hamas' (che non si capisce a che titolo dovrebbe costituire un crimine) é rimasto imprigionato quasi dieci anni fino a che, rilasciato a fine anni '90, non venne mandato in esilio in Libano con altri tre membri dela Resistenza islamica.
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lunedì 16 gennaio 2012

Shafiq Khamis del Partito Tahrir dichiara: "L'amnistia concessa al tiranno Saleh é contro la shariah, non si può perdonare chi versa il sangue del suo popolo!"



"Lo Yemen é un paese islamico e deve quindi impegnarsi a rifiutare e combattere decisioni e decreti che vadano contro lo spirito e la lettera della shariah, la legge islamica, l'amnistia concessa ad Ali Abdullah Saleh é irricevibile e illegale perché offende la memoria delle sue vittime e insulta il loro nobile sacrificio". Queste le parole con cui Shafiq Khamis, rappresentante del Partito Yemenita della Liberazione (Tahrir) ha stigmatizzato e denunciato la prevista concessione dell'immunità al Presidente Saleh e ai suoi collaboratori nel quadro dell'accordo per il passaggio dei poteri stilato dalle monarchie petrolifere del Golfo.

ONG come Amnesty International, Human Rights Watch e da ultima anche l'ONU nella persona della Coordinatrice dell'Ufficio Affari Umanitari Navi Pillay hanno severamente criticato l'accordo, che pure é stato firmato da Saleh in Arabia Saudita solo quando ogni possibilità di una sua permanenza al potere (dopo oltre trenta anni di regime pressoché assoluto) é sfumata di fronte alla grande e stoica determinazione della popolazione che in tutte le città maggiori é scesa mese dopo mese in piazza anche di fronte ai carri armati, ai cecchini e ai pretoriani del regime.

Fra i pochi difensori dell'accordo ci sono i Sauditi, sempre ansiosi di garantire l'immunità al loro burattino, dopo averlo ospitato per mesi provvedendogli cure mediche di prim'ordine per le conseguenze dell'attacco esplosivo che lo aveva quasi ucciso a giugno (mentre tutte le sue vittime hanno dovuto agonizzare su barelle appoggiate a terra in tendoni trasformati in pronto soccorso di fortuna) e anche gli Usa, il cui ambasciatore nel paese, Feierstein, é un membro di ferro di quella lobby sionista che ha ormai totalmente dirottato la politica estera statunitense.
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domenica 25 dicembre 2011

Il dittatore Saleh fa i bagagli in direzione Usa: ma i suoi scherani fanno altri 13 morti tra i manifestanti!


Sono ormai più di cinquantamila i "marciatori" arrivati nella capitale yemenita Sanaa dalla regione meridionale di Taizz e, con i loro ranghi aumentati da tanti compagni di lotta i rappresentanti delle opposizioni stanno mettendo in atto il loro proposito di "assediare" nel suo compound fortificato il dittatore Ali Abdullah Saleh; i suoi sgherri, ormai praticamente privi di guida, si lasciano andare ad atti di violenza gratuita e disperata, che sono costati nella giornata di ieri tredici vittime.

"Tra i morti si conta anche un giornalista, identificato come Tawfiq Ahmed, e almeno 200 feriti" ha detto ai microfoni dei media locali il Dottor Faiz al-Shaybani, che serve presso l'ospedale da campo dei dimostranti. I fedeli di Saleh avrebbero aperto il fuoco sulla folla dopo aver lanciato lacrimogeni e getti d'acqua che non sono riusciti a disperdere i manifestanti.

Intanto, spaventato dalla reazione di popolo ai suoi tentativi di sfuggire il giudizio e la condanna per i crimini di trent'anni di regime Saleh ha dichiarato di essere in procinto di trasferirsi negli Usa dove "attenderà il completamento del passaggio di poteri". La scelta degli Usa come luogo di esilio, in luogo della più familiare Arabia Saudita, é significativa, visto che in queste ultime settimane anche il regno della Casa di Saoud é stato scosso da imponenti manifestazioni e, evidentemente, Saleh non vuole lasciare un paese in rivolta per trasferirsi in un altro.
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