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martedì 10 luglio 2018

CHE ACCIDENTI STA SUCCEDENDO in Arabia Saudita?

L'Arabia Saudita è sempre più nel caos.

Tre terroristi di origine e affiliazione sconosciuta hanno aperto il fuoco nella giornata di domenica contro un posto di blocco situato sulla strada che unisce le località di Buraiydah e Tarafiya a Nord della capitale saudita Riyadh.

Le forze che presidiavano il checkpoint hanno risposto al fuoco uccidendo due aggressori e ferendone un terzo che, presumibilmente, sarebbe stato catturato; nel fuoco incrociato sarebbe morto anche un immigrato bengalese.

Una volta fenomeni di violenza armata in Arabia Saudita erano semplicemente impensabili, ma il disastro causato dalle "riforme" accentratrici e megalomani di Mohammed bin Salman ha inciso sulla 'pace sociale', deteriorandola.

venerdì 20 marzo 2015

Aden come Tripoli! Il 'regnuccio' del filosaudita Mansour Hadi sprofonda nel Caos della guerra per bande!

Spari ed esplosioni, esecuzioni sommarie, saccheggi; questa fino a poche ore fa era la situazione all'aeroporto di Aden dove per tutta la giornata di ieri seguaci dell'Ex-vice-dittatore Mansour Hadi e del suo complice Mahmud Subaihi si sono scontrati con militari e miliziani a loro avversi. La battaglia, che ha visto coinvolti blindati e carri armati, si é conclusa solo con il saccheggio da parte di civili armati e miliziani non identificati (forse terroristi) di una installazione dell'Esercito. Per tutto il giorno passeggeri terrorizzati che dovevano salire sui pochi aerei disponibili sono rimasti intrappolati di gate del check-in e di sale d'aspetto dell'aeroporto.

giovedì 19 marzo 2015

I terroristi dell'ISIS e di Fajr Libya si ammazzano tra loro alle porte di Tripoli!!

In una ulteriore prova della degradazione e del Caos che imperano nella porzione di Libia sotto il controllo dei gruppi islamisti foraggiati da Turchia e Qatar, scontri a fuoco sono esplosi alle porte dell'Ex-capitale Tripoli, nel corso dei quali almeno una dozzina di islamisti di 'Fajr Libya' sono stati ammazzati.

Il coacervo di rissose milizie che vanno sotto la sigla 'Fajr Libya' ha emesso un roboante e retorico comunicato definendo i banditi caduti nel fuoco incrociato "eroi dell'esercito", come se le rapaci e violente milizie ciascuna fedele solo al suo capo del momento costituissero qualunque genere di forza armata regolare, o come se 'Fajr Libya' stessa avesse rango di Governo ufficialmente riconosciuto.

giovedì 5 marzo 2015

Gli Houthi stabilizzano lo Yemen: diplomatico iraniano rapito da venti mesi torna finalmente a casa!

Un diplomatico iraniano rapito da terroristi durante il periodo di profondo Caos diffuso nel paese dal corrotto regime di Abd Rabbo Mansour Hadi (ex-Vice-dittatore ora fuggito ad Aden) é tornato all'affetto della sua famiglia, sano e salvo dopo venti mesi di sequestro, grazie agli sforzi dell'Intelligence della Repubblica Islamica e al rinnovato clima di stabilità che vige nelle zone controllate dai militanti Houthi di Ansarullah.

giovedì 5 febbraio 2015

Tredici lavoratori sgozzati all'impianto petrolifero di Mabrook, a Sud di Sirte!

Otto Libici, due Ghanesi e tre Filippini sono stati uccisi con la gola tagliata (tranne un libico che é morto per ferite d'arma da fuoco) da ignoti assalitori nei pressi dell'impianto petrolifero di Mabrook, a Sud della cittadina di Sirte. La notizia é stata data da Abdelhakim Maazab, comandante della forza di protezione dell'impianto, che non é riuscita a proteggere le loro vite.

sabato 10 gennaio 2015

Erdogan il (poco) Magnifico suona la ritirata dalla Libia! "Tutti i cittadini turchi devono lasciare il paese nordafricano!"

Dopo tanto aver fatto per trasformare la Libia (sotto Gheddafi bene o male paese tra i più stabili, pacifici e floridi del Maghreb e dell'Africa intera) in un bubbone di caos, violenza ed estremismo sembra che, come tutti gli Apprendisti Stregoni, Recep Erdogan abbia perso il controllo delle 'scope' da lui mandate al pozzo per prendere acqua e cerchi (con lo stesso affanno maldestro del Topolino di 'Fantasia') rapidamente di tirare i remi in barca per potersi voltare fischiettando e poter dire, se eventualmente interrogato in merito: "Chi? Io??".

mercoledì 19 marzo 2014

Il Generale Hotait: "Se Hariri vuol stare al Governo deve mobilitarsi contro i terroristi in fuga da Qalamoun!"

Non ha peli sulla lingua o tentennamenti di sorta il Generale Amin Hotait, esperto libanese di Sicurezza e questioni militari, che parlando con i reporter dell'emittente di Hezbollah, "Al-Manar" ha dichiarato che nel Paese dei Cedri potrebbe riversarsi una massa di terroristi mercenari in fuga dalla Siria di centinaia e centinaia di unità "Fino a 2500".

Per evitare che questi professionisti del terrore e della destabilizzazione gettino nel Caos il paese mediterraneo, a detta di Hotati, saranno necessarie quattro misure:

1) Inequivoco respingimento da parte della società libanese: nessuno dovrà offrire asilo o appoggio a questi criminali sanguinari.

2) Chiare decisioni politiche: partiti, fazioni, sindacati, milizie dovranno fare fronte comune contro questo pericolo, nel superiore nome della stabilità interna senza pensare a guadagni partigiani di consenso o di altro genere.

3) Prontezza militare: l'Armee Libanaise dovrà essere potenziata in uomini e mezzi e messa in grado di affrontare questa massa di eversori già impratichiti nelle tecniche di strage e di terrore.

4) Sicurezza aumentata a tutti i livelli: attraverso ogni agenzia di polizia, civile, militare, segreta.

Hotati ha sfidato Saad Hariri a uscire dall'ambiguità e a dichiararsi definitivamente a favore del Libano e dei suoi abitanti abbandonando le sirene saudite (a cui spesso egli cede) e a denunciare quella parte del Movimento Futuro che ancora vede nella cooperazione coi wahabiti "enragé" la chiave per conquistare il potere.

sabato 12 ottobre 2013

Attentato a Bengasi contro il consolato svedese! "La Libia é a un passo dal caos più completo!"

Come se non bastassero i postumi del 'sequestro-lampo' subito l'altro giorno dal Premier tripolino Ali Zeidan a mantenere tesa e incerta la situazione politica dell'Ex-Jamahryia una potente carica esplosiva collocata in un'automobile in sosta é detonata nel quartiere Al-Fouihet danneggiando gravemente l'edificio del vicino consolato svedese.

Non é la prima volta che rappresentanze diplomatiche straniere vengono attaccate in Libia; poco tempo fa una folla armata aveva cercato di assaltare a Tripoli l'ambasciata russa; sempre nella capitale un'autobomba aveva colpito lo scorso aprile la sede diplomatica francese, mentre in passato, di nuovo a Benghazi, attaccanti rimasti sconosciuti avevano invaso il consolato Usa uccidendo il rappresentante Chris Stevens e causando un enorme imbarazzo politico all'Amministrazione Obama e al suo allora Segretario di Stato (poi dimessosi) Hilary Clinton.

Secondo molti osservatori la Libia é a un passo dal trasformarsi definitivamente in uno Stato-fallito: le milizie armate interferiscono con ogni tentativo di normalizzazione della situazione interna, occupano infrastrutture fondamentali come gli impianti estrattivi di gas e petrolio e li tengono in ostaggio. Intere regioni del paese sono fuori da ogni controllo da parte del Governo centrale.

mercoledì 14 agosto 2013

Cento morti in Egitto, la giunta di Al-Sisi dichiara il coprifuoco in tutto il paese!

Dopo aver temporeggiato peggio di Quinto Fabio Massimo finalmente la giunta militare al comando del Generale Al-Sisi ha trovato la risolutezza necessaria per sgomberare le piazze del Cairo dai sostenitori del deposto Presidente Morsi e dell'Ikhwan. Negli scontri seguiti, nonostante i deliri dei Fratelli Musulmani che parlano di 2.200 morti, si sono comunque riportate circa un centinaio di perdite umane, alcune anche tra i poliziotti e i militari che sono stati presi a colpi di arma da fuoco da alcuni esaltati.

Anche un cameraman della Televisione SKY, di proprietà del sionista Rupert Murdoch sarebbe stato ucciso durante gli scontri, non é ancora chiaro da chi e in quali circostanze. Non potendo confrontarsi alla pari con Esercito e polizia i 'democratici' Fratelli Musulmani hanno pensato bene di prendersela con la minoranza cristiana tentando di dare fuoco a tre chieste copte. Almeno quattro poliziotti sarebbero morti nel tentativo di difenderle.

Si sarebbero riportati scontri anche nelle città di Suez, Alessandria, nelle cittadine di Minya, Assiut e nella Provincia del Fayyoum. Non si hanno però ancora cifre ufficiali per eventuali bilanci di morti e feriti in queste località. Le autorità militari hanno emanato lo Stato di Emergenza in tutto il Paese e imposto il coprifuoco dalle sette di questa sera (quindi ora é già iniziato) fino alle sei di domani mattina.

sabato 16 marzo 2013

Mursi si dichiara: "spiaciuto" per morti e violenze a Port Said e al Cairo: basterà per riportare la pace in Egitto?

Nel corso di venerdì, giornata dedicata alla preghiera, il Presidente egiziano Mohammed Mursi ha emesso un comunicato rivolto al paese col quale si é dichiarato "profondamente dispiaciuto" per la piega presa dagli eventi a Port Said e nella capitale Il Cairo in seguito alle sentenze giudiziarie contro i responsabili dei sanguinosi scontri dello stadio di febbraio 2012.

Nelle proteste di segno opposto che hanno attraversato la capitale e la poplosa città portuale del Delta si sono contati oltre 10 morti oltre a centinaia di feriti e alla devastazione di proprietà pubbliche e private per dozzine di milioni di dollari di danno, inoltre, per consentire un effettivo ritorno alla normalità, a Port Said si é dovuta far ritiriare la polizia e schierare in sua vece l'Esercito.

Ma probabilmente, a parte il sentimento di umano rammarico che personalmente Mursi potrà anche provare; la fonte maggiore delle sue preoccupazioni ultimamente é verosimilmente rappresentata dal recente annullamento delle elezioni, 'bocciate' dal Potere Giudiziario dopo che, per decreto, il Presidente e il partito politico di cui egli é espressione le avevano fissate in varie scadenze dal 22 aprile a fine giugno.




giovedì 3 febbraio 2011

Mohamed Barakeh avverte: "Attenti alle avventure militari israeliane, Tel Aviv potrebbe colpire Gaza, il Libano o Teheran"


Il deputato palestinese alla Knesset sionista Mohamed Barakeh ha lanciato un monito agli apparati militari e politici dello Stato ebraico affinché non si illudano di poter profittare del caos e della violenza in Egitto, dove il movimento di protesta popolare é ormai arrivato al decimo giorno di immense manifestazioni, per poter aggredire a tradimento i suoi avversari reali o percepiti.

In un comunicato stampa rilasciato nella giornata di Giovedì 3 febbraio Barakeh ha espresso il legittimo timore che, concentrata com'é l'attenzione internazionale sulla situazione fluida e precaria nel vicino Egitto, Israele potrebbe "approfittare" dell'occasione per lanciare una nuova operazione "Piombo Fuso" contro Gaza, attaccare il Libano come fece nel 2006, o addirittura tentare di bombardare l'Iran.

Il deputato arabo ha dichiarato: "Primo Ministro Netanyahu, lei ha chiesto ad Abu Mazen, il suo servitore cisgiordano, di 'trarre le conclusioni' dai recenti eventi egiziani, ma siete lei e il suo Governo razzista e militarista che dovete trarle, capendo fino in fondo la natura di questa regione, dei suoi popoli, che molto sono disposti a soffrire ma mai vorranno piegarsi e rassegnarsi".

Il politico, Segretario generale del partito Hadash ("Fronte democratico per la Pace e l'Uguaglianza") ha criticato le continue dichiarazioni dei politici sionisti che, nei giorni scorsi, hanno offerto mille "ricette" per manipolare, indirizzare, deviare oppure addirittura reprimere e schiacciare le recenti manifestazioni egiziane per le dimissioni di Mubarak e il cambio di regime. "Anziché progettare un futuro da costruire insieme a un Governo egiziano finalmente e realmente democratico i politici israeliani sono ossessionati da prospettive e logiche di scontro, sembra che non siano letteralmente capaci di immaginare la pace".