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giovedì 9 agosto 2012

Il Prigioniero Politico Bilal Diab, eroe del digiuno ininterrotto per 78 giorni di seguito, é stato liberato oggi!

Il prigioniero politico palestinese Bilal Diab, che in primavera arrivò ad auto-infliggersi 78 giorni di sciopero della fame totale culminati persino in alcuni giorni di sciopero della sete come parte della protesta collettiva dei detenuti contro la disumanità e gli abusi del sistema concentrazionario del regime ebraico, é stato liberato oggi, giovedì 9 agosto.

Nella sua capitolazione di fronte alla determinazione dei prigionieri in lotta il regime di Tel Aviv ha dovuto accettare di non rinnovare i termini di "carcerazione amministrativa" ai detenuti verso i quali non era riuscito a formulare nessuna accusa lontanamente credibile o sostenibile e che pure si ostinava a voler tenere in prigione per pura rappresaglia terroristica contro le loro attività anti-Apartheid e anti-occupazione.

La lotta contro l'Apartheid e l'occupazione sionista é Diritto inalienabile di ogni Palestinese e solo ricorrendo ad aborti giuridici come la "detenzione amministrativa" Tel Aviv si illude di 'combattere' tale Diritto, ma non sa che in tale modo spinge soltanto nuovi adepti sul sentiero della Resistenza. Possa Bilal Diab tornare presto a lottare coi suoi fratelli e le sue sorelle per la Liberazione della Palestina!
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giovedì 12 luglio 2012

La famiglia del detenuto politico Samir al-Aisawy chiede al console egiziano un impegno per la sua liberazione!

La famiglia del prigioniero politico gerosolimitano Samir al-Aisawy, trentaquattrenne, che dopo aver passato dieci anni nelle prigioni sioniste é stato ri-arrestato cinque giorni fa nonostante l'impegno del Governo di Tel Aviv a non pedinarlo, monitorarlo o fermarlo di nuovo (parte degli accordi per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit) ha fatto appello al Console egiziano nella Cisgiordania occupata affinché il Governo del Cairo (che si impegnò nella mediazione e fece da garante dei patti stipulati tramite essa) affinché ne ottenga nuovamente il rilascio.
In una lettera estesa al rappresentante diplomatico nella giornata di ieri i familiari di Al-Aisawy hanno ricostruito le fasi del fermo e dell'arresto dell'uomo, bloccato a un posto di blocco tra Al-Zaeem e Issawiya nella città occupata di Gerusalemme dove si é visto elevare le più preposterose accuse e trarre in stato di fermo e poi in detenzione. La famiglia ha sottolineato come nei termini del rilascio di Samir non fossero specificati obblighi di residenza o impedimenti alla libera circolazione.

Inoltre dal momento della sua liberazione nell'autunno 2011 Samir era già stato convocato per i più futili motivi ben quattro volte da autorità sioniste, che evidentemente aspettavano il momento in cui, eventualmente, avesse mancato di presentarsi al loro appello per poterlo più comodamente accusare di una trasgressione qualsiasi e poterlo ri-arrestare. Tuttavia la grande diligenza dell'ex-detenuto politico le ha infine costrette ad agire nella maniera maldestra e affrettata sopra descritta, compiendo un chiaro abuso contro il quale l'Egitto, garante della trattativa di liberazione, non dovrebbe mancare di sollevare la propria voce nelle sedi più appropriate.
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martedì 10 luglio 2012

I Giuda sionazisti, eterni traditori, smentiscono ancora una volta la parola data: ri-arrestando Samir Aisawy!

In un ennesimo esempio di abuso che dimostra quanto ipocrita, insincera e inaffidabile sia la "parola" data dal regime di Sion, forze di occupazione hanno recentemente ri-arrestato il trentaquattrenne Samir al-Aisawy, già prigioniero politico liberato dopo dieci anni di permanenza nelle galere dell'Apartheid nel quadro delle trattative per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit, catturato dalla sicurezza preventiva di Hamas mentre, a bordo del suo 'panzer' da oltre cinquanta tonnellate, si preparava coi suoi complici dell'esercito sionista a invadere la Striscia di Gaza e ad attaccare i suoi abitanti.
Samer era stato incluso nella prima 'tranche' di oltre 400 detenuti liberati lo scorso autunno, e le autorità del regime ebraico, liberandolo, si erano impegnate a non monitorarlo, non pedinarlo e, soprattutto, non riarrestarlo; oltre a lui altri sette prigionieri politici già liberati sono stati ri-arrestati. Emblematico, questa primavera, é stato il caso di Hana'a Shalabi che, per farsi nuovamente liberare e per attirare l'attenzione internazionale sulla situazione dei prigionieri ri-arrestati non ha esistato a rischiare la morte per digiuno.
Il Centro Studi Palestinese (CPS) si é rivolto ufficialmente al Governo egiziano, che aveva fatto da mediatore per permettere che Tel Aviv e il legittimo Governo palestinese di Hamas potessero trovare un accordo senza dover colloquiare direttamente (Hamas infatti non riconosce la legittimità dell'occupazione ebraica e non può trattare con essa), in maniera che intervenga o almeno protesti per la condotta israeliana che viola lo spirito e la lettera degli accordi presi per la liberazione di Schalit. Il CPS ha poi esteso il suo appello anche alle istituzioni internazionali perché si preoccupino di esercitare pressioni su Israele affinché rilasci Al-Aisawy, gli altri sette detenuti ri-arrestati e si attenga a quanto promesso per ottenere il rilascio di Schalit.
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venerdì 18 maggio 2012

Reportage fotografico di Palaestina Felix sulla marcia con cui a Gaza la Jihad Islamica festeggia la vittoria dei prigionieri politici!

Il Movimento per la Jihad Islamica in Palestina ha celebrato con una marcia nella Striscia di Gaza il successo della protesta dei prigionieri politici palestinesi che attraverso la costanza e il sacrificio sono riusciti a far capitolare il regime ebraico di occupazione facendogli annullare tutti i provvedimenti persecutori presi negli ultimi anni contro la popolazione carceraria palestinese.
In particolare sono stati aboliti i provvedimenti che impedivano ai detenuti di migliorare la propria educazione, di ricevere visite dai familiari, sono stati rimossi dall'isolamento tutti i prigionieri che vi languivano e quanti erano sottoposti al procedimento di detenzione amministrativa senza accusa precisa verranno quanto prima liberati.
La Jihad Islamica fa notare come il regime ebraico dell'occupazione abbia ceduto soltanto di fronte alla catastrofica prospettiva di una morte di massa di prigionieri, molti dei quali erano arrivati a rifiutare persino l'acqua. Solo la paura di un backlash mediatico devastante ha convinto gli aguzzini sionisti a cedere.
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giovedì 17 maggio 2012

L'ONG Tadamun rivela i dettagli della capitolazione sionista alle richieste dei prigionieri politici palestinesi!

L'ONG Tadamun per il Rispetto dei Diritti Umani ha rivelato ulteriori dettagli dell'accordo firmato a inizio di questa settimana grazie alla fondamentale mediazione egiziana tra la leadership del movimento di protesta dei detenuti politici palestinesi e l'amministrazione carceraria del regime ebraico per la fine dello sciopero della fame di massa. Ahmed al-Betawi, ricercatore di 'Tadamun' ha citato le parole di Mohamed Sabha, leader del movimento dei prigionieri che ha assicurato come entro due giorni tutti i prigionieri in isolamento verranno riportati tra i loro compagni di detenzione.
Betawi ha indicato che, in coordinazione con la Croce Rossa, i carcerieri sionisti hanno cominciato a programmare visite familiari per i parenti di primo grado dei prigionieri originari di Gaza e per le famiglie dei detenuti cisgiordani che negli ultimi anni se le erano viste negare: le visite riprenderanno entro un mese; inoltre tutti i 308 prigionieri attualmente in 'detenzione amministrativa' senza accusa precisa non vedranno rinnovato l'odioso provvedimento, un insulto alla moderna concezione del Diritto penale.
I cinque prigionieri che più a lungo si sono negati ogni nutrimento, arrivando alla fine a rifiutare persino l'acqua, sono già stati portati in strutture ospedialiere civili e stanno venendo sottoposti alle delicate e dolorose terapie necessarie per riabituare i loro fisici spossati ad accettare ed elaborare nutrimento, dapprima per fleboclisi, poi in forma liquida e solamente in un futuro prossimo per mezzo di alimenti solidi. Fra essi i coraggiossissimi Bilal Dhiab e Thaer Halhaleh sono arrivati a rifiutare il cibo per quasi 80 giorni, quasi due settimane in più dello Sceicco Khader Adnan.
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martedì 15 maggio 2012

VITTORIA! I detenuti politici palestinesi impongono la loro volontà al regime ebraico: accettate le loro richieste!

I prigionieri politici palestinesi nelle carceri sioniste hanno acconsentito a terminare il loro sciopero della fame di massa dopo che Tel Aviv si é piegata alle loro richieste per termini di trattamento più umano e per il rilascio dei detenuti amministrativi verso i quali non pendono accuse precise (cioé la stragrande maggior parte visto che la 'detenzione amministrativa' serve proprio a tenere in carcere persone verso le quali non si riesce a formulare alcun addebito). Ancora una volta in questo accordo é risultata determinante la mediazione egiziana dimostrando coi fatti quanto più utile per la pace e la stabilità della regione sia l'Egitto senza Mubarak.

Inoltre tutti i detenuti in isolamento verranno riportati a contatto dei loro compagni di prigionia e saranno consentite visite familiari anche a quei prigionieri che originalmente risiedevano nella Striscia di Gaza (quando ancora era occupata dai sionisti, prima del 2004). Il diffondersi della notizia ha causato festeggiamenti pubblici ed entusiasmo tanto in Cisgiordania quanto nell'enclave litoranea assediata. La protesta di massa, ispirata dagli esempi dello Sceicco Khader Adnan e di Hana'a Shalabi, era iniziata a marzo ad opera di alcuni prigionieri come Bilal Dhiab e Thaer Halahleh ed era poi stata abbracciata da centinaia e centinaia di loro compagni di detenzione, in particolare quelli aderenti alla Jihad Islamica, al PFLP e ad Hamas.

Ancora una volta Fatah si é fatta notare per l'ambiguità del suo atteggiamento e il servilismo dei suoi dirigenti, che hanno cercato di rompere il fronte unito della protesta trattando separatamente con Tel Aviv, arrivando a dover minacciare i loro membri imprigionati per fare interrompere loro lo sciopero con la prospettiva di togliere alle loro famiglie l'assegno mensile pagato dall'organizzazione.
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giovedì 5 aprile 2012

I Genitori di Hana'a Shalabi raggiungono Gaza e riabbracciano la figlia, provata da quasi 50 giorni di digiuno!



I genitori della oramai ex-prigioniera politica Hana'a Shalabi, accompagnati dallo zio di lei, sono riusciti a entrare nella Striscia di Gaza nella notte tra ieri e oggi, ricevuti da una piccola delegazione governativa e da una rappresentanza del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, organizzazione con la quale la giovane Hana'a ha deciso di militare a favore della Causa e dei Diritti del popolo palestinese.

I familiari sono entrati a Gaza attraverso un vero e proprio periplo, passando da Jenin in Giordania entrando in Egitto e da qui dirigendosi attraverso il Sinai fino al varco di confine di Rafah, visto il pervicace e meschino rifiuto del regime ebraico dell'Apartheid di aprire loro una strada attraverso Kerem Shalom o Kiryiat Arba, o un'altro varco ancora.

La Shalabi é stata illegalmente deportata a Gaza ma almeno non é più nelle mani degli aguzzini sionazisti che non le lesinavano tormenti e angherie nemmeno quando, dimagrita di sedici chili, soffriva di continue emorragie, piaghe alle mucose, crampi muscolari da atrofia che non le permettevano nemmeno di dormire.
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lunedì 2 aprile 2012

Hana'a Shalabi é libera! Gaza accoglie la coraggiosa figlia della Palestina che preferiva la morte all'ingiusta prigionia!


Come annunciato "con caveat" su queste pagine, in quanto il "lancio" non era altrimenti confermato da fonti palestinesi attendibili, Hana'a Shalabi, la detenuta politica palestinese ri-arrestata irregolarmente dai sionisti dopo essere stata liberata lo scorso autunno é stata rilasciata dalle carceri del regime ebraico (dove si é sottoposta a quasi cinquanta giorni di digiuno a oltranza) ed é stata portata nella Striscia di Gaza, lontano dalle persecuzioni, dalle torture, dalle angherie dell'occupazione a cui manca solo di istoriare la svastica al centro delle sue 'stelle di david' per meritarsi del tutto l'aggettivo di "sionazista".

La famiglia Shalabi, pur sollevata nel sapere che la propria figlia non corre più il rischio di morire per inedia (é stata infatti subito portata all'Ospedale Al-Shifa, dove é stata messa in terapia intensiva per combattere le conseguenze della disidratazione, della perdita di peso e dell'atrofia muscolare) ha però protestato per non essere riuscita a entrare in contatto con la giovane prima del suo trasferimento a Gaza, dove dovrebbe rimanere almeno per tre anni.

Anche l'ONG umanitaria 'Addameer' ha espresso la propria insoddisfazione per una misura che "non sana il grave vulnus giuridico della legislazione sionista che tuttora permette di arrestare e imprigionare cittadini palestinesi senza un'accusa certa", aggiungendo come "Sia imperativo trovare una soluzione permanente alla barbara e ingiustificata pratica israeliana di detenzione arbitraria, in accordo con le norme e le leggi umanitarie internazionali".
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