Questo articolo a momenti verrà pubblicato anche sul quotidiano online L'Opinione Pubblica, col quale mi pregio di collaborare e dove i miei scritti sono tutti consultabili a questa pagina web.
Il movimento Hamas è stato intensamente criticato per il suo eccessivo avvicinamento a Turchia e
Qatar nel periodo delle cosiddette "primavere arabe"; gli alti vertici del movimento, a partire da Khalid Meshaal e Moussa Marzouk furono fin troppo rapidi a tranciare (alcuni dicono addirittura lacerare o troncare) i buoni rapporti con la Siria, con Hezbollah e con l'Iran per passare armi e bagagli nel campo ikhwanita (e cripto-filo-ISIS, ma nemmeno tanto 'cripto') di Ankara e Doha.
Di fedele all'Asse della Resistenza rimaneva, nella dirigenza, apparentemente
il solo Mahmoud Zahar che, al netto del
prestigio di essere praticamente l'unico capo fondatore di Hamas ancora in vita, però aveva poco "peso specifico" all'interno dell'Ufficio Politico; infatti anche per questo quando Zahar stesso venne visto (ufficialmente in qualità di ospite) a eventi della Jihad Islamica Palestinese, corse la voce che fosse in procinto di staccarsi da Hamas per trasferirsi nella più agguerrita (ma anche molto più piccola) organizzazione.
Questa situazione potrebbe essersi modificata, forse decisivamente, da appena un paio di giorni, quando cioè è stata annunciata la successione di Yahya Sinwar a Ismail Haniyeh come Premier di Gaza (ricordiamo che Hamas è l'ultima formazione politica ad avere vinto regolari e democratiche elezioni tenutesi non solo nella Striscia, ma anche in Cisgiordania).
Sinwar, cinquantacinquenne, è un uomo di apparato, specializzatosi in contro-intelligence e nell'organizzazione militare; fu lui, creando e dirigendo a fine anni '80 la "Munazzamat al Jihad w’al-Dawa" (il controspionaggio interno di Hamas) a individuare e sradicare dozzine di collaborazionisti e spie dello Shin Bet.