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venerdì 16 maggio 2014

Ancora un rinvio (al 22 maggio) per l'elezione del Presidente libanese: la crisi istituzionale si fa più probabile!

Con una nuova mancanza di quorum consecutiva l'assemblea del Parlamento libanese che dovrebbe eleggere il successore di Michel Sleiman é stata aggiornata al 22 maggio. Dal 25 maggio in poi, data dell'effettiva scadenza del mandato presidenziale, il Paese dei Cedri si troverà ufficialmente in stato di Crisi Istituzionale visto che, secondo i dettami della Costituzione, nessun processo legislativo e nemmeno amministrativo può avvenire in Parlamento e organi collegati in mancanza di un Presidente della Repubblica.

Dal 25 in poi tutto ciò che i Deputati libanesi potranno fare sarà riunirsi per cercare di eleggere un Capo dello Stato. Vedendo che l'ostinazione non porta alcun frutto l'Alleanza 14 Marzo si é detta disponibile a rinunciare alla candidatura dell'impresentabile Geagea se l'Alleanza 8 Marzo accettasse di prolungare il mandato di Michel Sleiman.

La coalizione progressista, tuttavia, ha detto che Sleiman non é più una figura accettabile per via delle sue posizioni ambigue assunte nel momento degli attacchi takfiri e wahabiti contro la popolazione civile e le forze armate libanesi che negli ultimi mesi hanno causato molte vittime.

mercoledì 7 maggio 2014

Ancora un fallimento a Beirut nell'elezione del Presidente: tutto rimandato al quindici di maggio!

Ancora una volta l'Alleanza 14 Marzo non ha voluto intendere ragioni e ancora una volta le forze contrarie all'elezione di un assassino collaborazionista al palazzo presidenziale della Baabda si sono incaricate di far capire a Saad Hariri e sodali che senza un accordo comprensivo il Libano arriverà alla scadenza del mandato di Michel Sleiman (25 maggio) senza sapere chi gli debba succedere.

Come già nella seconda riunione é mancato il quorum per poter procedere all'espressione dei voti e il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha aggiornato il tutto a tra otto giorni, 15 maggio, sperando che per allora i blocchi parlamentari arrivino a un compromesso.

La crisi presidenziale origina dall'ostinazione con cui il blocco filosaudita e filoamericano di Hariri vuole imporre il già galeotto Samir Geagea, come Presidente del Paese dei Cedri; l'Alleanza 8 Marzo invece sostiene l'Ex-generale ed ex-Premier Michel Aoun, una personalità che si é sempre battuta per un Libano sovrano, autonomo e indipendente.

mercoledì 30 aprile 2014

Deraglia di nuovo la corsa alla Baabda! Ottantun parlamentari "marinano" la seduta per l'elezione del Presidente libanese!!

Ottantun parlamentari assenti su 128; con un tasso di assenti tanto alto nemmeno se tutti i quarantasette presenti avessero vergato sulle loro schede il nome dell'assassino mafioso Samir Geagea si sarebbe arrivati a nulla; quindi il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha dichiarato nulla la seduta.

Adesso il termine costituzionale del 25 maggio sembra veramente vicino e fa paura perché se venisse superato il Paese dei Cedri si troverebbe senza Capo dello Stato e la crisi istituzionale diventerebbe veramente pericolosa.

Ovviamente la colpa di questo stato di cose é tutta dell'Alleanza 14 Marzo e della sua sciocca e presuntuosa arroganza, con cui si ostina a proporre un candidato irricevibile come Samir Geagea che solo pochi anni fa era in galera per i numerosi assassinii ordinati ed eseguiti, mentre un candidato accettabile anche a molti maroniti conservatori come Michel Aoun dell'LMP potrebbe facilmente raccogliere gli 86 voti necessari a succedere a Michel Sleiman.

La prossima sessione per l'elezione del Presidente della Repubblica si terrà mercoledì 7 maggio.

mercoledì 23 aprile 2014

Improbabile un'elezione odierna per il Presidente della Repubblica libanese!

Come annunciato in precedenza il Parlamento libanese si é riunito in seduta plenaria per dare il via alle votazioni per l'elezione del successore del Presidente Michel Sleiman. Tuttavia, a smentire il precedente ottimismo in merito, é praticamente impossibile che entro oggi si arrivi all'elezione del nuovo Capo di Stato, visto che le coalizioni parlamentari non si sono accordate su un nome "super partes".

Per eleggere il Presidente servirà infatti una maggioranza qualificata di 86 parlamentari su 128 e senza un accordo bipartisan tale soglia é del tutto velleitaria per ogni candidato "di coalizione". L'Alleanza 14 marzo si é intestardita a proporre il nome del killer ex-carcerato Samir Geagea, che non verrà mai e poi mai accettato come Presidente dei Libanesi.

Il leader Druso Jumblatt ha proposto come candidato il parlamentare originario di Aley, Henri Helou, che potrà racimolare i 13-15 voti controllati dal PSP e dai suoi alleati. L'Alleanza 8 Marzo, blocco progressista di Hezbollah, Amal, LMP, Marada, SSNP e partiti di Sinistra ha annunciato che voterà scheda bianca tutto il giorno.

giovedì 17 aprile 2014

Nabih Berri spera che il nuovo Presidente libanese possa venire eletto mercoledì 23 aprile!

Secondo quanto riportato dalle fonti ufficiali libanesi il successore di Michel Sleiman alla carica di Presidente della Repubblica dovrebbe venire eletto il prossimo 23 aprile.

Il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha stabilito data e modalità della riunione plenaria da cui un candidato dovrebbe uscire con una maggioranza qualificata del 66 per cento.

Il candidato ideale quindi deve essere una figura capace di attrarre consenso al di là degli steccati ideologici visto che giocoforza deve ricevere consenso da entrambe le coalizioni che si fronteggiano nell'arco parlamentare.

Secondo gli accordi che regolano la vita politica libanese il Presidente della Repubblica dovrebbe venire scelto nella minoranza cristiano-maronita.

mercoledì 26 marzo 2014

Iniziano le procedure per l'elezione del nuovo Presidente libanese: basteranno due mesi per vedere il successore di Sleiman?

Una volta superata l'impasse che per molti mesi ha impedito l'effettivo cambio della guardia a Beirut tra l'esecutivo Mikati sostenuto dall'Alleanza 8 Marzo e il Governo di Coalizione guidato da Tammam Salam, il processo costituzionale libanese si é rimesso in moto, con l'obiettivo di rinnovare completamente i vertici dello Stato e arrivare quanto prima alle elezioni politiche che avrebbero già dovuto tenersi nel 2013.

Il prossimo passo dovrebbe essere l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica in luogo di Michel Sleiman, ex-comandante dell'Esercito, in carica fin dal 2008 (la sua elezione fu uno dei primi risultati dell'Accordo di Doha). Secondo le regole del 'Cencelli' libanese, il Presidente dovrà essere un Cristiano (ai musulmani sunniti é riservato il premierato, agli sciiti la Presidenza del Parlamento) e dovrà venire eletto con una maggioranza qualificata dei due terzi dei 128 parlamentari.

Sleiman ha dichiarato in anticipo di essere indisponibile alla prolunga del proprio mandato, sotto qualunque forma, quindi si spera che l'elezione possa avvenire entro i due mesi da adesso. Certamente, trovare una personalità di garanzia che possa raccogliere sotto di sé più di ottanta voti su centoventotto non sarà facile.


sabato 18 gennaio 2014

Umiliante dietro front di Saad Hariri, il Renzo Bossi libanese, che deve accettare il Governo di grande coalizione!

Per garantire la governabilità e la sicurezza del Libano in attesa delle prossime elezioni politiche, lo abbiamo detto più volte, non vi era alternativa di sorta, dopo le dimissioni di Najib Mikati, a un esecutivo di larghe intese che garantisse l'amministrazione ordinaria fino alla chiamata alle urne.

Di diverso avviso era Saad Hariri, il Renzo Bossi libanese, che istigato dai membri del suo partito sunnita più pesantemente compromessi con i terroristi takfiri filosauditi, ostinatamente ha bloccato questa soluzione per molti mesi ingenuamente sperando che attentati e provocazioni facessero degenerare il Paese dei Cedri in una situazione di violenza settaria.

Ma la calma, l'esperienza politica e la brinkmanship dei dirigenti di Hezbollah da Hassan Nasrallah in giù hanno infine avuto la meglio e così anche il mezzo-saudita figlio di papà ha dovuto abbassare la cresta e 'ammettere' in una dichiarazione rilasciata ieri, che sarà pronto a sedere a fianco del partito sciita e degli altri movimenti dell'Alleanza 8 Marzo in un prossimo Governo istituzionale.

sabato 15 giugno 2013

Sleiman mette in guardia i filo-takfiri di '14 Marzo' e i loro manutengoli wahabiti: "L'Armee Libanaise autorizzata a rispondere al fuoco!"

Con un messaggio di tono determinato e precisione inequivocabile il Presidente libanese ha dato esplicitamente mandato alle forze armate nazionali di "affrontare e rispondere al fuoco" di qualunque formazione armata (regolare o meno) che prenda di mira territorio, strutture o cittadini del Paese dei Cedri.

L'appello si é reso necessario dopo che più di una volta negli ultimi giorni gruppuscoli armati di terroristi takfiri hanno cercato di 'vendicarsi' dell'intervento armato di Hezbollah a fianco della Repubblica Araba Siriana sparando razzi e colpi di mortaio verso diverse località della Vallata della Biq'a, corridoio strategico di comunicazione tra Beirut e Damasco, da sempre controllata dal movimento sciita di Resistenza.

Ovviamente tutto questo non sarebbe successo senza l'imbecille 'attivismo' di Saad Hariri e soci dell'Alleanza 14 Marzo, politicanti inetti e superficiali, che speravano, mettendosi al servizio del complotto internazionale anti-Assad di guadagnare 'punti pasticcino' nei confronti di Washington e Tel Aviv. 

lunedì 29 aprile 2013

Dopo Raad il Viceministro Bogdanov incontra anche Hassan Nasrallah: sempre più amichevoli le relazioni Mosca-Hezbollah!

Proseguendo nella sua visita ufficiale in Libano il VIce di Sergej Lavrov, Mikhail Bogdanov, ha passato diverse ore a colloquio con Hassan Nasrallah, Segretario Generale del Movimento sciita Hezbollah. L'incontro che ha avuto luogo sabato sera ha seguito la cena del diplomatico russo con Mohammed Raad, capo dei parlamentari del movimento.

Bogdanov finora ha passato più tempo con i rappresentanti di Hezbollah che con le alte cariche del Paese dei Cedri, evidente segno di come al Cremlino Putin e i suoi consiglieri puntino tutte le loro carte sul Movimento di Nasrallah, perno della coalizione elettorale progressista, perché nelle prossime elezioni politiche porti a casa un risultato positivo che tenga lontano dalle leve del potere il 're travicello' Saad Hariri, il cui carrozzone di partiti filosionisti, filoamericani, é totalmente permeato e pervaso di simpatizzanti filo-wahabiti che trasformerebbero il Libano in un nuovo Pachistan.

Ripartendo alla volta di Mosca nella serata di domenica 28 aprile Bogdanov ha dichiarato: "La mia visita in Libano é stata fondamentale per inquadrare il futuro dei rapporti russo-libanesi"; rapporti che, é chiaro anche ai sassi ormai, passeranno sempre di più attraverso Hezbollah.




sabato 27 aprile 2013

Bogdanov a Beirut passa la serata ospite di Hezbollah: "La vostra credibilità é sostanziata dai vostri grandi sacrifci!"

Continua la visita libanese del Viceministro degli Esteri di Mosca Bogdanov, impegnato a rinsaldare ed estendere la rete di influenza e solidarietà russa in quella parte di Medio Oriente che si oppone attivamente ai piani imperialisti occidentali di "divide et impera", che vorrebbero usare gli stessi estremisti islamici wahabiti che 'tornano comodi' come spauracchio sul fronte interno (vedi la burattinata della Maratona di Boston) come testa d'ariete per colpire e minare gli stati dell'Asse della Resistenza.

Dopo avere incontrato come annunciato il Presidente Sleiman, lo Speaker del Parlamento Berri, il Premier incaricato Tammam Salam, Bogdanov ha conferito anche con il Ministro degli Esteri uscente Adnan Mansour e ha trascorso la serata di ieri a cena con Mohammed Raad, leader dei parlamentari di Hezbollah.

"La Repubblica Russa é pronta a cooperare con Hezbollah, un partito che ha sempre sostenuto le sue posizioni con i fatti, come testimonia la sua storia di duro lavoro e sacrificio a beneficio dell'autonomia e dell'indipendenza del Libano e che merita perciò rispetto ed ascolto".


venerdì 26 aprile 2013

Bogdanov in Libano dichiara: "Mosca vuole mantenere e rafforzare la stabilità interna del Paese dei Cedri!"

Dopo l'altolà pronunciato dal Presidente Michel Sleiman contro i predicatori estremisti che fomentano e sobillano i fedeli più ingenui e influenzabili per far loro prender parte alle violenze contro il popolo siriano, un altro importante segnale arriva dal Libano dove si trova in visita il Viceministro degli Esteri di Mosca, Mikhail Bogdanov. E' stato proprio lui, parlando alla stampa locale a dichiarare che per Mosca la stabilità interna del Libano rappresenta un valore assoluto da difendere a ogni costo.

Mosca, secondo quanto ripetuto dal Viceministro, non ha nulla da guadagnare nella destabilizzazione del Paese dei Cedri (al contrario di Usa e Israele), e considera che la politica di non-intervento di Beirut nelle vicende siriane sia utile al raggiungimento di una soluzione interna che é resa più difficile dalla smania interventista di certi paesi occidentali e arabi, ansiosi di guadagnare posizioni nella regione tramite un artificioso e violento 'regime change'.

Bogdanov nella giornata di oggi sarà impegnato in incontri con il Presidente Sleiman, quindi col Presidente del Parlamento Nabih Berri di Amal, con il Premier incaricato Tammam Salam e, infine, con il Primo Ministro ad Interim Najib Mikati, che ha rassegnato le sue dimissioni alcune settimane orsono.

giovedì 25 aprile 2013

Il Presidente libanese attacca i predicatori wahabiti amici dei terroristi: "Nessuna ingerenza negli affari interni siriani!"


Il Presidente libanese Michel Sleiman ha condannato duramente e senza mezzi termini gli appelli di alcuni sedicenti (e senza dubbio autonominatisi) 'imam' wahabiti come Ahmad al-Assir e Salem al-Rafehi hanno invitato i loro seguaci a partecipare all'attacco terroristico in atto ormai da molti mesi contro il Governo della Siria e i suoi cittadini.

"Il Libano si é tenuto fuori dal coinvolgimento nelle questioni siriane, per il bene delle sue istituzioni e della sua popolazione; chiunque abbia a cuore l'armonia del nostro Paese non può in alcun modo prendere parte alle violenze che travagliano la Siria".

Ovviamente le affermazioni di Sleiman corrispondono a una mezza verità visto che una piccola minoranza di attivisti legati ai partiti politici venduti a Usa, Arabia Saudita e Israele, (quelli dell'Alleanza 14 Marzo) ha da sempre fatto attività di sostegno, finanziamento e aiuto ai terroristi in Siria, mentre salvo per la giusta e normale solidarietà politica e per la difesa dei villaggi libanesi di confine, le forze filosiriane libanesi hanno mantenuto la pace civile, rispondendo agli attacchi solo quando provocate.

mercoledì 24 aprile 2013

Monito di Nabih Berri ai politici libanesi: "Illusi quelli che pensano di poter votare nel 2013 con la legge elettorale degli anni '60!"

Mentre gli sforzi del Premier incaricato dal Presidente Sleiman, Tammam Salam, per la rapida formazione di un nuovo Governo, sembrano avere incontrato ostacoli e rallentamenti imprevisti, il Presidente del Parlamento Nabih Berri, 'guarda avanti' a quello che sarà il principale compito della nuova compagine di Governo, la modifica della legge elettorale in vista delle consultazioni politiche previste per la fine dell'anno.

Berri, visto il rallentamento nella procedura di formazione del Governo, ha sottolineato l'opportunità di chiamare nuovamente a riunirsi la Commissione Interparlamentare incaricata di studiare alternative alla legge elettorale attuale (risalente agli anni '60 e non più rappresentativa della situazione politico/etnico/confessionale presente nel paese).

Berri ha motivato la sua richiesta osservando che a suo dire esistono ancora margini di manovra per trovare un accordo alternativo che, se non verrà raggiunto, vedrà i sostenitori della legge puramente proporzionale e i partigiani della vecchia legge degli anni '60 scontrarsi frontalmente.

"Ma non sperino, i sostenitori della vecchia legge elettorale" ha chiosato Berri "Di poter andare di nuovo alle urne con essa; tale speranza é destinata a rimanere nel reame dei sogni e delle illusioni".

venerdì 12 aprile 2013

Potrebbe nascere entro il prossimo mercoledì il nuovo Governo libanese guidato da Tammam Salam!

Secondo il consenso delle opinioni espresse dai quotidiani libanesi (anche di segno e tendenza politica diversa quando non opposta) nelle loro edizioni del venerdì; punti di vista e prospettive puntualmente riprese dalla rete radiotelevisiva "Al-Manar", facente capo al partito sciita Hezbollah, l'annuncio della formazione del nuovo Governo guidato da Tammam Salam dovrebbe venire dato nei prossimi giorni.

Secondo quanto lasciato filtrare ai reporter della stampa: "Il Premier incaricato Salam ha già un'idea e si é dato un termine entro il quale presentare la lista dei nuovi ministri". Alcuni commentatori arrivano addirittura a ipotizzare che l'annuncio potrebbe arrivare un qualunque giorno tra lunedì e mercoledì.

Salam ha ricevuto dal Presidente libanese Michel Sleiman l'incarico di formare il nuovo esecutivo che dovrà portare il Libano alle elezioni previste per fine 2013, dopo che il precedente Premier Najib Mikati aveva rassegnato le dimissioni per l'impossibilità di trovare un consenso sulla nuova legge elettorale e per l'opposizione di Hezbollah e altre forze progressiste a estendere il mandato del Generale Ashraf Rifi.

sabato 6 aprile 2013

Tocca a Tammam Salam sbrogliare la matassa libanese e varare un Governo che duri fino alle prossime elezioni!

Esattamente secondo i tempi indicati all'inizio delle consultazioni dal Presidente Michel Sleiman il Libano, ancora retto dall'interim del dimissionario Najib Mikati, ha un Premier incaricato che tenterà di comporre una maggioranza ampia in grado di esprimere un Governo che porti il Paese dei Cedri verso le elezioni che si dovrebbero tenere a fine anno.

Sunnita, sessantasettenne, sposato con una Siriana e padre di tre figli, Tammam Salam ha già visto una delle due cause delle dimissioni di Mikati 'sgonfiarsi' spontaneamente, quando Ashraf Rifi ha passato il comando delle forze di sicurezza interne al suo successore Generale Salem.

Adesso si tratta "solo" di elaborare una legge elettorale adeguata alle nuove dinamiche della società libanese che sostituisca quella in vigore dal 1960...e anche questa crisi politica sarà superata...non pare un compito facile ma la necessità di tenere il Libano unito, autonomo e protetto dalle ripercussioni delle violenze in Siria deve essere tenuta in primo piano, motivando tutte le parti coinvolti a sforzi straordinari.


domenica 31 marzo 2013

Sleiman incontra il Cardinale Al-Rai e assicura: "Le elezioni si terranno come previsto con una nuova legge elettorale!"

Il Presidente libanese Michel Sleiman, impegnato nelle fitte e intense consultazioni per trarre il Paese dei Cedri fuori dalla Crisi di Governo iniziata con le dimissioni di Najib Mikati non trascura, oltre che di interrogare esponenti e portavoce delle numerosissime forze politiche dell'arco parlamentare e dei maggiori sindacati e altre parti sociali, di confrontarsi anche coi rappresentati delle numerose fedi e confessioni religiose del paese.

Oggi, dopo essersi incontrato col Patriarca Maronita di Antiochia, Cardinale Beshara al-Rai Sleiman ha dichiarato che non vi saranno rinvii nella chiamata alle urne, che si terrà quando previsto e che vedrà l'applicazione di una legge elettorale totalmente diversa da quella del 1960, la cui creazione sarà compito proprio del prossimo esecutivo.

"Legge elettorale, elezioni e combattere le ripercussioni interne della crisi siriana: ecco i tre imperativi del prossimo Governo".

sabato 30 marzo 2013

Il Presidente Libanese annuncerà il nuovo candidato Premier tra il 5 e il 6 aprile!

Come previsto dopo l'accettazione delle dimissioni di Najib Mikati da Primo Ministro del Paese dei Cedri ha subito preso il via al Palazzo della Baabda il lavorio di incontri, telefonate, offerte, sondaggi incrociati tra la Presidenza della Repubblica e i vari partiti e movimenti (oltre diciotto) rappresentati in Parlamento per trovare un accordo che garantisca il "via" a un nuovo esecutivo in grado di accompagnare la nazione verso il termine della legislatura e le elezioni previste per fine anno.

Molta attenzione si concentra sul  PSP druso di Walid Jumblatt ritenuto da più parti "l'ago della bilancia"; alcuni osservatori danno per scontato il suo sostegno a un nuovo Governo targato 'Alleanza 8 Marzo' ma alcuni ritengono che l'anziano patriarca del Chouf chiederà un prezzo troppo alto a spese dei Maroniti progressisti di Aoun, nella fattispecie uno dei due Ministeri strategici che essi hanno gestito nell'ultimo Governo (Energia e Telecomunicazioni).

I risultati delle consultazioni e la nomina del nuovo Premier incaricato dovrebbero essere annunciati tra il 5 e il 6 aprile prossimi.

mercoledì 27 marzo 2013

Mikati ad As-Safir: "Hezbollah di gran lunga il miglior partner di Governo di tutto il mio premierato!"

Dopo avere rassegnato le proprie dimissioni da Primo Ministro e avere accettato di mantenere la carica solo per il tempo necessario alla nomina di un nuovo candidato Premier il politico libanese sunnita Najib Mikati, parlando con i reporter del quotidiano 'As-Safir' ha espresso le sue considerazioni sul suo mandato di Governo durato quasi due anni e si é lasciato andare a qualche bilancio e qualche valutazione sul suo operato.

In questo contesto potrebbe stupire sentire l'ormai ex-capo del Governo libanese lodare con particolare convinzione il ruolo e l'atteggiamento giocato da Hezbollah nella sua recente esperienza di premierato: il movimento sciita, di gran lunga il principale power-broker del Paese dei Cedri, ha saputo di buon grado accettare un ruolo di secondo piano nella compagine governativa, con pochissimi ministri (pur se potenti) per la sua effettiva rappresentatività parlamentare, nell'interesse dell'armonia della coalizione e della soddisfazione dei partner di Governo anche i più piccoli.

"Rendo omaggio a tutti i partecipanti alla coalizione che mi ha sostenuto, ha dichiarato Mikati, ma in particolare a Hezbollah, i cui Ministri Mohammed Fneish e Hussein Hajj Hassan sono stati certamente tra i più cooperativi, aperti, attenti interlocutori del mio mandato". Mikati, pur riconoscendo che la posizione di Hezbollah sulla riconferma del Maggior Generale Rifi come Capo della Polizia é stata una delle principali cause delle sue dimissioni, ha dichiarato di "comprenderla, pur non condividendola".

domenica 24 marzo 2013

Il Presidente Sleiman accoglie le dimissioni di Mikati nella serata di sabato: Aoun critica aspramente l'ex-Premier!

Nel tardo pomeriggio di ieri, dopo avere ricevuto il Premier dimissionario Najib Mikati nel Palazzo della Baabda il Presidente libanese Michel Sleiman ha accettato ufficialmente le sue dimissioni raccomandandogli di rimanere in carica fino a quando un nuovo esecutivo non sarà approntato. Secondo quanto riportato dal quotidiano 'Daily Star' la prossima settimana sarà dedicata interamente a consultazioni tra la Presidenza della Repubblica e i vari gruppi parlamentari, alla ricerca di una soluzione della Crisi di Governo.
Nel frattempo ill Segretario del Libero Movimento Patriottico Michel Aoun non ha risparmiato critiche anche piuttosto aspre alla decisione di Mikati di dimettersi, sottolineando come questa "sia stata presa per futili motivi" e "faccia un torto a tutti i cittadini libanesi che si aspettavano un pronto rinnovamento della legge elettorale". In effetti, pur non avendo male operato nel corso del suo mandato governativo é difficile togliersi dalla mente l'idea che Mikati sia stato più attento a risultare gradito all'opposizione di Hariri Jr e complici che non a soddisfare le legittime aspettative dei suoi maggiori sponsor parlamentari: LMP, Amal ed Hezbollah.


sabato 23 marzo 2013

Il Libano trattiene il respiro in attesa degli sviluppi della Crisi di Governo: anche a Tripoli tacciono le armi!

Dopo lo stillicidio di sparatorie e vittime che nella città di Tripoli Siriaca ha fatto aumentare il numero dei morti fino a sei (compreso un militare dell'Armee Libanaise) la notizia delle recenti dimissioni del Premier libanese Najib Mikati sembra aver messo un freno anche alla tensione politico-settaria nel Nord del paese visto che, da quando é stata diffusa sembra che una tregua più o meno solida sia stata raggiunta.

Ancora non é chiaro se il Presidente Michel Sleiman abbia intenzione di accettare e congedare il Primo Ministro o altrimenti voglia convincerlo a cercare una diversa via d'uscita dall'impasse in cui si é arenata la sua maggioranza (Nuova legge elettorale e conferma del Capo della Polizia), tuttavia in tutti i livelli della società libanese é alta la consapevolezza che il Paese é a un bivio e che può uscirne solo con un grande sforzo comune, pena il rischio di precipitare nuovamente nelle divisioni (e forse nelle violenze) che sembravano ormai un retaggio del passato.
Intanto registriamo come la parte alawita della popolazione di Tripoli, concentrata nel munito quartiere di Jabal Mohsen e rappresentata politicamente dal Partito Democratico Arabo e dall'SSNP, sia finora riuscita a rintuzzare ogni tentativo di aggressione da parte dei sunniti di Bab al Tabaneh, istigati e fanatizzati dai rozzi "imam" wahabiti alleati dei terroristi mercenari che operano contro la Siria e il suo Governo. Per meglio difendere la comunità alawita, le sue residenze e le sue proprietà non manca chi, da più parti, chieda la ricostituzione degli "Al-Fursam al-Hammur al-Arabi", miliziani alawiti appunto controllati dall'ADP che al tempo della Guerra Civile Libanese protessero la piccola ma solida popolazione degli alawi libanesi.