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lunedì 22 febbraio 2016

Il Ministro dell'Elettricità Deeb Khamis visita la Centrale Termoelettrica di Aleppo da poco liberata!

Il Ministro siriano dell'Elettricità Imad Mohammad Deeb Khamis é arrivato alla Centrale Termoelettrica e Est di Aleppo, recentemente liberata dai combattenti della Forza Tigre del Maggior Generale Souhail Hassan. E' stato proprio questo leggendario ufficiale a portare in visita il Ministro all'infrastruttura da poco riscattata dalla presenza dei tagliagole dell'ISIS.

domenica 21 febbraio 2016

Nella sacca a Est di Aleppo Al-Halabiyah, Dawakanah, Al-Sabihiyah, Tal Faouri, Tal Reeman e Hawujinah sono prese dai Siriani!

Ormai la sacca chiusasi meno di 24 ore fa tra Jibreen e Kuweyres, ad Est di Aleppo, sta rapidamente collassando su sé stessa, smentendo in parte coloro che valutavano come necessari almeno di versi giorni per ridurla del tutto.

Oltre ai quattro villaggi di cui parlavamo poc'anzi,  anche gli abitati di Al-Halabiyah, Dawakanah, Al-Sabihiyah, Tal Faouri, Tal Reeman e Hawujinah sono stati conquistati dalle truppe scelte siriane (Forza Tigre e Brigata Falchi del Deserto) prima dell'ora di pranzo.

Truppe siriane conquistano Al-Radawaniyah, Rayyan, Al-Qaroutiyah e Ayn Sabil a Sud della Centrale Elettrica!

Sulla scia dell'entusiasmo per la chiusura della sacca tra Jibreen e Kuweyres e la successiva conquista della Centrale Termoelettrica sull'Autostrada Aleppo-Raqqa le forze siriane composte dai commando della Forza Tigre e della Brigata Shoughour al-Sahra si sono spinte in avanti liberando dai tagliagole dell'ISIS i villaggi di Al-Radawaniyah, Rayyan, Al-Qaroutiyah e Ayn Sabil.

sabato 20 febbraio 2016

Dopo la chiusura della 'Kessel' ad Est di Aleppo anche la Centrale Termoelettrica viene conquistata!

Breve aggiornamento per informare i nostri affezionati lettori che poco dopo la diffusione della notizia della chiusura del "cul de sac" tra Jibreen e Kuweyres molti terroristi dell'ISIS che ancora difendevano la Centrale Termoelettrica si sono "dati" alla disperata ricerca di una via di fuga, lasciando quindi agio ai commando della Forza Tigre e della Shoughour al-Sahra per avanzare e prendere il controllo dell'importantissima infrastruttura.

sabato 17 gennaio 2015

Migliaia di cittadini di Gaza pregano presso il varco di Rafah per protesta contro la sua chiusura!

Le fotografie che corredano questo articolo testimoniano dell'imponente manifestazione pacifica messa in atto ieri dai cittadini della Striscia di Gaza che a migliaia si sono radunati presso il varco di confine meridionale di Rafah, effettuando le loro preghiere settimanali per esprimere la propria protesta contro la protratta chiusura del confine decisa dalle autorità egiziane.

lunedì 19 agosto 2013

Strage di poliziotti vicino a Rafah, e tanto per cambiare il confine viene chiuso!

Uomini armati di lanciarazzi e fucili automatici hanno teso un'imboscata a due pullimini di poliziotti fuori servizio che si stavano recando verso Rafah, nel Sinai egiziano vicino al confine con Gaza, sparando granate contro i veicoli e costringendoli a fermarsi. Una volta fatti scendere i passeggeri, circa due dozzine, gli aggressori li hanno falciati senza pietà lasciandoli a terra ai margini della strada.

La strage é addirittura più sanguinosa di quella commessa  il sette agosto 2012, probabilmente a opera di agenti del Mossad, che era costata la vita a quindici guardie di confine. L'evento di sangue é stato preso a pretesto dalle autorità egiziane per chiudere ancora a tempo indeterminato il varco di confine di Rafah verso la Striscia di Gaza, dopo che ieri per appena quattro ore, era stato riaperto.


giovedì 23 maggio 2013

Mursi e Qandil vanno a "fare la ruota" davanti alle telecamere coi poliziotti liberati ma non chiedono scusa a Gaza!

Dopo la pantomima (che sarebbe stata ridicola se non avesse creato una tragedia per quasi mille cittadini Palestinesi) della chiusura arbitraria del varco di Rafah dopo il rapimento di sette poliziotti da parte di beduini armati nella Penisola del Sinai il Governo egiziano ha riaperto i collegamenti con Gaza dopo che i sequestrati sono stati liberati; ovviamente senza che emergesse alcun collegamento tra i rapitori e l'enclave palestinese strozzata da Israele (e spesso ormai anche dall'Egitto).

Cercando di beneficiare al massimo dalla partecipazione a questo apparente successo delle operazioni di ricerca scatenate dall'Esercito nella Penisola desertica negli ultimi giorni, il Presidente Mohamed Mursi e il Premier Hisham Qandil si sono precipitati (come si vede in foto) alla base aerea di Almaza dove gli uomini rilasciati sono stati condotti.

Nelle conferenze stampa rilasciate finora Mursi ha negato recisamente che vi siano state 'trattative' coi sequestratori, ma, con apparente dissonanza cognitiva ha detto che la liberazione degli ostaggi "segna il punto di partenza per la soluzione definitiva dei problemi del Sinai e dei suoi abitanti". Non sono pervenute parole di scusa verso il ghetto di Gaza, o verso le centinaia di Palestinesi lasciati isolati al di là di Rafah per tutti i giorni della sua chiusura.

domenica 19 maggio 2013

L'Egitto chiude arbitrariamente il varco di Rafah bloccando ottocento Palestinesi!

Che la gestione della Cosa Pubblica da parte dell'Ikhwan musulmana allineata con Sauditi e Qatarioti (e sotto sotto ansiosa di riconoscimenti e accordi con Israele e Usa) nell'Egitto post-Mubarak si stia rivelando un clamoroso e colossale fallimento lo dimostrano molte cose: la crisi economica, il fermento delle forze rivoluzionarie deluse dal tran-tran del duetto Morsi-Qandil, i continui rimpasti governativi, e, ultimo ma non meno importante, la totale perdita di controllo sul Sinai.

Lo scorso giovedì, per esempio, un certo numero di poliziotti egiziani che lavoravano al varco di Rafah sono stati rapiti da non meglio precisati 'beduini' del Sinai; puntualmente, piuttosto che lanciare operazioni a vasto raggio per individuare i prigionieri e liberarli i loro colleghi hanno preferito la più facile opzione di serrare i cancelli dell'unico valico che permette agli abitanti di Gaza il transito fuori dal ghetto assediato da israhell, bloccando peraltro ottocento cittadini della Striscia che dovevano rientrare alle loro case dopo essere stati in Egitto.

Questa 'rappresaglia' insensata (i beduini del Sinai certo non hanno collegamenti con Gaza) dimostra l'arroganza e l'impotenza della corrente amministrazione egiziana e speriamo faccia riflettere profondamente i Mishaal, i Marzouk e gli Haniyeh che hanno pensato frettolosamente di abbandonare l'Asse della Resistenza per allearsi con i Fratelli Musulmani e i loro finanziatori wahabiti.

giovedì 11 aprile 2013

L'Esercito siriano elimina 1500 mercenari entrati nel paese dalla Giordania: é la più grande vittoria da settimane!!

Le forze dell'Esercito arabo siriano si sono concentrate attorno a Daraa, città vicina al confine meridionale con la Giordania dell'Ascemita monarca Abdallah, da cui, prima della precipitosa chiusura delle frontiere seguita all'Ultimatum di Damasco agenti sauditi e americani si erano prodigati per fare entrare molte centinaia di militanti stranieri nel paese, per soffiare sulle braci in estinzione della guerriglia qaedista.

E' arrivata oggi la notizia che, in seguito a giorni di duri combattimenti il 'nocciolo duro' del contingente mercenario, ammontante a circa 1500 armati, é stato disfatto e distrutto quasi completamente: tra i cadaveri dei caduti sono stati trovati yemeniti, libici, egiziani, algerini, tunisini e individui provenienti persino dai ghetti estremisti di Parigi, Bruxelles e Londra.

L'operazione dimostra come le capacità operative dell'Esercito di Assad non solo non si degradano man mano che la campagna anti-terrorismo continua ma anzi si raffinano, si ampliano e si approfondiscono: risultato brillante degli sforzi fin qua profusi dal Comando Supremo siriano per trasformare un'armata pesantemente meccanizzata pensata per le battaglie mobili ad armi combinate sulle alture del Golan contro israele in un'agile forza di controguerriglia.


sabato 30 marzo 2013

Sempre più filosionista, il Governo egiziano si scatena contro i tunnel che sostengono Gaza sequestrando tonnellate di carburante!

Altro che apertura del varco di confine di Rafah! Altro che allacciamento di Gaza alla rete elettrica egiziana! Altro che distribuzione di metano e gasolio dal Cairo verso il ghetto palestinese assediato!! Oltre un anno dopo la presa del potere da parte dell'Ikhwan dei Fratelli Musulmani non si é registrato alcun cambiamento in positivo per le condizioni dell'enclave palestinese brutalmente assediata da Israele, anzi! Gli unici cambiamenti si sono avuti in una escalation degli attentati contro i "Tunnel della Vita" e i loro lavoratori che rischiando la pelle ogni giorno riforniscono Gaza di derrate drammaticamente necessarie!

Se bene o male il regime di Mubarak chiudeva un occhio, promettendo la costruzione di barriere che poi in realtà andava a rilento e non bloccavano mai veramente il flusso delle merce importanti, i Fratelli Musulmani di Mursi e soci ansiosi di presentare ottime credenziali filo-imperialiste e filo-sioniste a Washington e a Tel Aviv avranno chiuso oltre 200 passaggi sotterranei finora; il loro 'capolavoro' finora rappresentato dal sequestro di 70 tonnellate di gasolio e benzina avvenuto proprio l'altro giorno.

A Gaza il combustibile é necessario per far funzionare i generatori a combustibile che quasi ogni famiglia possiede per far fronte ai frequenti e prolungati black-out causati dallo shylockiano strangolamento economico imposto dal regime ebraico.

sabato 24 marzo 2012

L’embargo al petrolio iraniano è fallito, una analisi di Ali Reza Jalali

Nella nostra continua collaborazione col brillante Ali Reza Jalali, giovane giurista esperto della Storia e della struttura giuridica della Repubblica Islamica Iraniana, ci fa piacere ospitare una sua analisi sulla recente 'debacle' dei progetti di sanzioni UE contro l'industria petrolifera di Teheran

Nel mese di gennaio l’Unione Europea aveva deciso in modo unilaterale di interrompere l’acquisto di petrolio dall’Iran, ufficialmente per ritorsione contro il programma nucleare iraniano. L’obiettivo dichiarato era quello di costringere la Repubblica islamica a sospendere l’arricchimento dell’uranio, anche se il governo di Teheran ha sempre sostenuto che non è interessato in alcun modo all’arma atomica, ma semplicemente all’uso civile dell’energia nucleare. Si pensava quindi, che il boicottaggio del greggio iraniano avrebbe messo in difficoltà il Paese mediorientale.

Il risultato concreto però è stato ben diverso: da un lato le esportazioni verso i principali Paesi europei acquirenti dell’oro nero iraniano non si sono mai interrotte, anche perché gli Stati che comprano da Tehran sono quelli più inguaiati con la crisi economica (Grecia, Italia e Spagna), d’altro canto lo sterile provvedimento dell’UE ha avuto un effetto dirompente sui mercati internazionali, portando il petrolio a quota 126 dollari al barile, record dai tempi della guerra in Libia dell’anno scorso. Quindi, le sanzioni al petrolio iraniano si sono rivelate un vantaggio per l’Iran, che ha visto aumentare il prezzo del proprio greggio, e un danno per l’Europa, che è al momento costretta a proseguire le importazioni da Teheran, visto che la instabilità politica della Penisola Araba, con i tumulti in Bahrain e Arabia Saudita, sconsiglia di legarsi solo all’oro nero dei concorrenti regionali dell’Iran.

In realtà l’attuazione dell’embargo doveva avvenire dal mese di luglio 2012, ma quando mancano solo quattro mesi da quella data, le autorità europee e la stessa 'Strega dell'Ovest' Hilary Clinton, hanno ammesso che attuare le sanzioni da quella data sarebbe fantascientifico, col rischio di uno shock per i mercati impressionante. Il prezzo del barile potrebbe superare i 150 dollari, con la benzina che in Italia andrebbe abbondantemente sopra i 2 euro al litro.

Ancora una volta quindi, le sanzioni contro l’Iran, si rivelano più dannose per l’Occidente che non per la Repubblica islamica. Il fallimento delle politiche anti-iraniane è poi ancora più evidente nel momento in cui si nota che il programma nucleare iraniano, con finalità pacifiche, va avanti a gonfie vele, mortificando ancora di più gli USA e quanti, ostinatamente, continuano a legarsi mani e piedi alle loro iniziative da 'tardo impero', inconcludenti e fallimentari.
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lunedì 30 gennaio 2012

L'Unione Petrolifera italiana avverte: 70 raffinerie chiuderanno in tutta Europa per le sciocche 'sanzioni' contro l'Iran!


Settanta raffinerie chiuse (cinque solamente nel nostro Paese), migliaia di disoccupati e cassintegrati, prezzi di benzina e diesel alle stelle, é questo secondo Piero de Simone, Direttore Generale dell'Unione Petrolifera italiana, il magro e amaro raccolto delle improvvide 'sanzioni' che, decretate dai nani impotenti di Bruxelles contro la Repubblica Islamica iraniana hanno convinto questa (una volta accertata la sempre crescente domanda asiatica per il suo greggio e il suo gas) di chiudere completamente il rubinetto del petrolio verso l'UE.

De Simone ha rivelato le cifre sconfortanti al canale di economia Bloomberg aggiungendo: "Visto che i paesi asiatici non applicheranno alcun embargo al petrolio iraniano essi riusciranno a spuntare prezzi migliori per quantità maggiori dello stesso, lo raffineranno e poi verranno a venderci prodotti petroliferi a prezzo maggiorato, e noi, dopo aver chiuso i nostri impianti e licenziato o messo in cassa i nostri lavoratori dovremo anche comprarli!".
La raffineria di Falconara, sarà una delle prime a chiudere.
Tutta l'amarezza, la rabbia per una decisione asinina che ha ulteriormente indebolito un'Europa già perseguitata da abbastanza spettri economici é chiara ed evidente nelle parole dell'alto dirigente di UP. Da che mondo é mondo infatti, é chi HA LE RISORSE e le vende altrove che ha il potere di applicare sanzioni, non CHI COMPRA. Nel distorto mercato petrolifero dove fino all'altro ieri solo le compagnie che servivano i paesi occidentali (all'epoca gli unici industrializzati) facevano i prezzi in barba alle leggi di domanda e offerta (visto che non esistevano compratori alternativi) era possibile per queste ultime effettuare una sorta di 'embargo a rovescio' ma con il sorgere del 'Secolo Asiatico' questa maniera di agire avrebbe dovuto essere archiviata coi cascami del passato.

L'UE, per volere assecondare la spennachiata aquila americana e la lobby sionista internazionale, ha pensato di vivere ancora nel passato e di poter imporre le sue 'sanzioni a rovescio' alla Repubblica Islamica, arrivando a perderci dal tappo...e dalla spina!
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sabato 3 settembre 2011

Hamas accoglie con favore ed entusiasmo le rappresaglie diplomatiche turche contro lo Stato ebraico!


Hamas, l'organizzazione musulmana di Resistenza che legittimamente amministra la Striscia di Gaza in accordo coi risultati delle elezioni del 2006, ha accolto molto positivamente la decisione del Governo Erdogan di degradare la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv, espellere l'ambasciatore sionista ad Ankara e interrompere i progetti di cooperazione con il regime sionista. In un comunicato esteso nella serata di ieri la rappresaglia per l'assenza di scuse ufficiali e riparazione per le famiglie delle vittime dell'aggressione armata consumatasi sulla Mavi Marmara nella primavera del 2010 é stata definita come "Un passo nella giusta direzione".

"In risposta alla violenza piratesca dell'attacco e alla prolungata e studiata arroganza mostrata a riguardo dai politici sionisti la reazione turca é giusta, misurata e ineccepibile dal punto di vista legale e morale". Sostegno ancora più caloroso ha riscosso l'annuncio sempre di parte turca che denunce e richieste di prosecuzione verranno sporte presso tutte le sedi legalmente competenti a livello internazionale affinché i responsabili morali e materiali dell'arrembaggio e della strage che ne é seguita vengano messi sotto processo.

Il movimento Hamas ha altresì invitato i paesi arabi, mediorientali e asiatici, musulmani e non, a mobilitarsi per rendere ancora più stringente e nocivo il boicottaggio economico degli interessi sionisti, per abbattere una volta per tutte l'iniquo e disumano strangolamento economico della Striscia e per prestare maggiore e più coerente sostegno al Popolo di Palestina per consentirgli di riavere integra la propria libertà, i propri diritti e la dignità nazionale come Stato democratico, autonomo e indipendente.

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