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domenica 25 giugno 2017

Il Presidente Assad arriva ad Hama e prende parte alle preghiere di fine del Ramadan nella Moschea Al-Nouri!

Il Presidente della Repubblica Araba Siriana Bashir al-Assad si é recato nella città di Hama per prendere parte alle preghiere per la fine del mese di Ramadan insieme ad alcune figure di spicco del mondo religioso musulmano, sia locali che nazionali.

In questo video vediamo il suo arrivo alla moschea; il fatto che Assad abbia viaggiato in totale calma e sicurezza fino a quella che veniva considerata come la 'capitale' dei ribelli wahabiti (al centro anche nel 1982 di un tentativo di insurrezione terroristica stroncato sul nascere dalla decisa azione di suo pare Hafez) dimostra quanto ormai le forze governative abbiano ripreso saldamente il controllo sui maggiori centri urbani del paese.

mercoledì 21 gennaio 2015

Gli Egiziani riaprono Rafah per 72 ore: centinaia di Palestinesi della Striscia in coda al confine!

Forse anche in conseguenza della massiccia protesta pacifica dello scorso venerdì, che ha visto migliaia e migliaia di Palestinesi riunirsi per le importanti preghiere settimanali immediatamente a ridosso del varco di confine meridionale della Striscia di Gaza, il Governo egiziano ha deciso di riaprire per 72 ore i transiti ai soli viaggiatori nei due sensi.

sabato 17 gennaio 2015

Migliaia di cittadini di Gaza pregano presso il varco di Rafah per protesta contro la sua chiusura!

Le fotografie che corredano questo articolo testimoniano dell'imponente manifestazione pacifica messa in atto ieri dai cittadini della Striscia di Gaza che a migliaia si sono radunati presso il varco di confine meridionale di Rafah, effettuando le loro preghiere settimanali per esprimere la propria protesta contro la protratta chiusura del confine decisa dalle autorità egiziane.

sabato 20 aprile 2013

Il Mufti di Tunisia si pronuncia contro gli estremisti che reclutano mercenari: "Contro Assad nessuna 'Jihad'!"

Il Mufti di Tunisi Othman Battik, massima autorità religiosa per i Musulmani sunniti del paese nordafricano ha usato il pulpito della scorsa preghiera del venerdì per lanciare il suo "altolà" ai predicatori estremisti che negli ultimi tempi hanno fatto opera di proselitismo se non di vero e proprio reclutamento al fine di inviare giovani fanatizzati a rimpinguare le fila dei mercenari qaedisti wahabiti pagati dagli Emiri sauditi e qatarioti e sostenuti da Usa, NATO e Israele contro il Governo del Presidente Assad e il popolo siriano, specialmente le minoranze cristiane, druse, sciite e alawite.

"Andare in un paese musulmano per uccidere altri musulmani e altri aderenti alle Religioni del Libro, nel tentativo di rovesciare un Governo eletto e sostenuto dal popolo di quel paese, non può, sotto alcun aspetto o sotto alcuna giustificazione, venire considerato come un atto di Jihad", ha dichiarato il Mufti sottolineando inoltre come le voci riguardo ai 'permessi' di violentare o comunque forzare a rapporti sessuali donne siriane rilasciati da certi 'imam' wahabiti "Dimostrano tutta la corruzione e l'abiezione morale di questi individui".

Pur apprezzando moltissimo ogni presa di posizione da parte di autorità politiche o spirituali contro il wahabismo e contro il complotto imperialista antisiriano ci domandiamo come mai il venerabile Othman Battik abbia aspettato tanto a lungo a lanciare il suo interdetto religioso, visto che la Siria é sotto l'attacco delle bande estremiste ormai da due anni.

Vista la recente stringa di importanti vittorie conseguite dalle forze regolari fedeli al Governo e al Presidente Assad pensiamo (male, ma 'andreottianamente' convinti di 'azzeccarci') che come molti papi, vescovi, bonzi, rabbini e altri personaggi spirituali anche al Mufti di Tunisia piaccia puntare sui cavalli sicuri.

giovedì 24 gennaio 2013

L'Esercito siriano disinnesca cinque bombe vicino ad Homs mentre prosegue la battaglia per liberare Daraa!

Cinque congegni esplosivi assemblati con diabolica inventiva, riempiti di chiodi e sfere da cuscinetti per poter falciare il maggior numero di vittime civili inermi e indifese, sono stati individuati e disinnescati vicino alla città di Homs da artificieri dell'Esercito siriano prima che potessero venire utilizzati dai criminali terroristi wahabiti contro il popolo che li ha sempre avversati e respinti.

Intanto il Ministro Mohammed Abdul Sattar, responsabile del dicastero per le Opere Religiose ha invitato tutti i siriani musulmani (di qualunque setta) a mostrare la loro fedeltà alla Repubblica e al Presidente Assad con una massiccia partecipazione al venerdì di preghiera, nella giornata di domani, che sarà idealmente dedicato a chiedere all'Altissimo la vittoria delle forze nazionali e il rapido ristabilimento della condizioni di pace e sicurezza nel Paese.
Nel frattempo i rapporti ufficiali dell'Esercito parlano di pesanti scontri attorno alla città di Daraa, vicino al confine con la Giordania, uno dei primi centri a rilevare, nella primavera di due anni fa, i primi accenni di attività terroristica wahabita; forse é il segno che la parola "fine" si avvicina per l'insorgenza criminale in una nuova regione della Siria, una regione che peraltro fa da condotto naturale per il transito di finanziamenti, rifornimenti, armi e munizioni per le cellule qaediste presenti in altre zone del paese.
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mercoledì 26 dicembre 2012

Con il 63 per cento di consensi il Presidente egiziano Mursi convalida il referendum e mette in vigore la nuova Costituzione egiziana!

La certezza matematica si é avuta ieri ma già dalla chiusura dei seggi nella nottata del 22 dicembre le proiezioni preliminari, sommate ai risultati della prima 'tornata' referendaria del 15 davano i "Sì" alla nuova Costituzione egiziana come preponderanti.

Nonostante le proteste di una opposizione policefala e sfilacciata é bene mettersi in testa che un paese che si é islamizzato ai tempi del Califfo Omar giocoforza riconoscerà nel Corano la primaria fonte di Diritto e questo, pacificamente accettato, non vuole dire automaticamente l'instaurazione della teocrazia o della dittatura religiosa come qualche islamofobo europeo vorrebbe dare a intendere.

Certo, all'Egitto guidato dalla Fratellanza Musulmana e dal partito politico sua diretta espressione si aprono varie vie attraverso le quali interpretare questa volontà popolare: alcune portano all'alleanza con gli emirati petroliferi filo-wahabiti, filo-usa e filo-israele (perché ricordiamo, il wahabismo altro non é che il grimaldello con cui gli Usa creano le 'emergenze terroristiche' da risolvere poi con bombardamenti, occupazioni e 'interventi umanitari'), ed é la strada più semplice.

L'altra, molto più ardua, aspra, difficile, porta a una reale autonomia e indipendenza e all'Asse della Resistenza contro l'arroganza americana, europea e sionista. Mohamed Mursi non sembra incline verso quest'ultima strada, ma essa é l'unica che prometta effettivi vantaggi per il futuro dell'Egitto.
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sabato 22 dicembre 2012

Dopo le deludenti manifestazioni di ieri si concludono in Egitto le procedure referendarie!

Doveva essere un fiammeggiante "venerdì di rabbia" quello promesso ieri dalle raccogliticce ed eterogenee forze del cosiddetto "Fronte di Salvezza Nazionale", con manifestazioni di piazza assimilabili a quelle dei giorni della Rivoluzione anti-Mubarak; si é trattato, invece, di una serie di adunanze sottotono ed estremamente deludenti anche per i più infiammati sostenitori dell'opposizione al Presidente Mursi e al partito politico dell'Ikhwan musulmana (FJP).
Di fronte a questo grave smacco rimediato dall'opposizione naturalmente il campo filogovernativo ha tratto baldanza e sicurezza e oggi si sta registrando una ampia affluenza a tutti i seggi dei distretti elettorali in cui lo scorso 15 dicembre non si era votato per l'approvazione della nuova Carta Costituzionale. La maggioranza dei convenuti ai microfoni dei media rivela con orgoglio di volere approvare il documento redatto in questi mesi dalla Commissione di Esperti appositamente nominata.

Avendo ricevuto alcuni rimarchi in merito vogliamo chiarire che la redazione di Palaestina Felix non ascrive alcun proprio sostegno o entusiasmo verso la parte politica di Mohammed Mursi o verso l'FJP e l'Ikhwan in quanto tali, ma fedele alla sua missione di cronaca giornalistica rileva come il Movimento 6 Aprile, i liberali di stampo laico e i socialisti più o meno nasseriti, a cui pure va riconosciuto il merito di avere iniziato la Rivoluzione non la avrebbero MAI portata a termine vittoriosamente senza l'intervento decisivo dei partiti religiosi (Ikhwan in testa) e che, alleandosi nella loro polemica anti-Mursi coi rimasugli dei fedeli di Mubarak, hanno perso molta credibilità e molta popolarità nel paese.
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domenica 16 dicembre 2012

Le proiezioni sul referendum egiziano danno le opposizioni ancora sconfitte: i "sì" sarebbero al 56%!

Dai dati preliminari arrivati dai 6300 seggi in dieci governatorati in cui si sono tenute le operazioni di voto per l'approvazione della Carta Costituzionale elaborata in questi mesi dall'apposita commissione apparirebbe che la multicefala e variopinta congrega di 'oppositori' all'Ikhwan e al Presidente Mursi abbia rimediato una nuova sconfitta.
Divisa tra un iniziale appello alla diserzione delle urne e poi un tardivo 'dietro front' con la raccomandazione di votare "No" sembra che solo meno del 44 per cento dei votanti abbia seguito tale appello, lasciando la maggioranza assoluta ai sostenitori della nuova Carta.

Il resto dei seggi non coinvolti dalla tornata referendaria di ieri verrà chiamato al voto il prossimo sabato, 22 dicembre. Dopo il ritiro del Decreto che gli avrebbe garantito ampi poteri sembra finalmente che il Presidente Mursi sia riuscito a segnare un punto a suo favore.
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sabato 15 dicembre 2012

Dopo giornate di scontri, feriti e appelli incrociati dovrebbe iniziare oggi il Referendum sulla nuova Costituzione egiziana!

Mohammed Mursi ha rinunciato al Decreto che gli avrebbe attribuito poteri amplissimi, ma ha tenuto duro sul referendum costituzionale previsto per oggi, concedendo solo un supplemento di votazione (inizialmente non previsto) che prolungherà le operazioni anche al prossimo sabato.

Ma la situazione all'ombra delle Piramidi non é affatto tranquilla e, con l'opposizione (ricordiamo composta da frange mubarakiste, nasseriti, progressisti, laicisti e "liberali" vari) che con El Baradei e Amr Moussa chiede ai suoi (molti?) sostenitori di boicottare ogni operazione di voto e con le moschee che ieri si sono trasformate in centri di propaganda pro-Mursi e pro-Referendum, si sono registrati scontri anche violenti al Cairo e ad Alessandria per tutto il pomeriggio e la serata di ieri. Il tasso di affluenza segnerà la popolarità della linea presidenziale e, per estensione, dell'appeal dei partiti religiosi su un'opinione pubblica che é ormai profondamente diversa da quella che esisteva nel paese solo sei mesi fa.

Allora i sostenitori della Rivoluzione scelsero Mursi contro l'Ex-dignitario di Mubarak Ahmed Shafiq, ora invece un rift incolmabile sembra separi l'Ikhwan e il suo partito dai cosiddetti "moderati" che non hanno battuto ciglio all'accozzarsi coi sopravvissuti del regime.
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venerdì 7 dicembre 2012

Le parole di Mursi non persuadono gli oppositori: si preannuncia un weekend di scontri al Cairo e nel resto d'Egitto!

Come annunciato nel nostro ultimo articolo in merito il Presidente egiziano Mohammed Mursi si é rivolto alla nazione con un messaggio teletrasmesso, durante il quale ha garantito la propria disponibilità a incontrare i leader dell'opposizione (adesso compattatasi in un organismo unico detto 'Fronte Nazionale di Salvezza') per discutere della crisi scatenata dal decreto costituzionale e dall'annuncio del referendum approvativo della nuova Carta programmato per il prossimo 15 dicembre.

Tuttavia i liberali di El Baradei, i nasseriti di Hamdeen Sabahi, gli ex-Mubarakiani di Amr Moussa e il Wafd di Sayed al-Badawi hanno respinto al mittente l'apertura presidenziale, il 'Movimento 6 Aprile' avrebbe diramato ai suoi aderenti la rinnovata richiesta di scendere di nuovo in piazza nel corso del week-end per portare nuovamente la situazione al punto di rottura.

Con un bilancio di morti e feriti che potrebbe aumentare esponenzialmente e la minaccia di vedere l'Esercito intervenire al fianco dei militanti dell'Ikhwan e dei sostenitori del Partito FJP, espressione politica della Fratellanza Musulmana, si aspetta col fiato sospeso, non soltanto al Cairo, ma in tutto il paese, che abbiano termine le preghiere del venerdì.
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