Hanno ruggito fortissimo i "leoni" del Persepolis di Teheran, arrivando a battere per 3-1 i Sauditi dell'Al-Ahli nel quarto di finale della Champions League asiatica, nonostante il fatto di essere rimasti in 10 contro 11 dal 13esimo minuto del primo tempo.
Un risultato storico per il calcio iraniano per club, che arriva nell'anno in cui, con grande anticipo, la nazionale di Teheran si é assicurata la qualificazione a Russia 2018.
L'espulsione di Kamal Kamabiniya, avvenuta per un tackle troppo determinato contro Bakshwan sembrava destinata a frustrare le speranze di vittoria del Persepolis, che infatti dopo averla subita prendeva anche il goal di Al-Amri che pareggiava l'iniziale vantaggio di Alipour.
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mercoledì 13 settembre 2017
venerdì 27 giugno 2014
La Lega Araba, agendo di concerto, caccia i sionisti di Yardena Ovadia dal meeting UA di Malabo!!
La lobby a sei punte mondiale aveva pensato di poter inquinare il Ventitreesimo meeting di Malabo (Guinea Equatoriale) dell'Unione Africana trasformandolo in un palcoscenico per le rivoltanti, melassose geremiadi sulle "povere vittime" 'rapite' dai 'cattivi palestinesi' (in realtà potenziali assassini dotati di addestramento ed equipaggiamento militare stanziati negli insediamenti illegali vicino ad Al-Khalil).
A capo del 'Kommando' sionazista che doveva impestare di Hasbara il meeting africano c'era nientemeno che Yardena Ovadia, ricchissima ebrea americana (ovviamente con doppio passaporto sionista!) che aveva portato con sé' diverse dozzine di altri sionisti che dovevano recitare a beneficio dei delegati africani (la maggior parte dei quali rappresentanti paesi che hanno sofferto 'Olocausti' veri e propri dai tempi del commercio negriero fino alle guerre civili fomentate dalle multinazionali americane delle materie prime) il consueto 'rosario' di miagolii sulle 'sofferenze' degli invasori della Palestina.
Ma questa volta il loro piano non si é realizzato grazie al tempestivo intervento del Presidente della Mauritania Mohamed Ould Abdelaziz e del neopresidente egiziano Al-Sisi che hanno costituito un fronte comune con tutti i paesi arabi presenti al meeting domandando che i sionisti fossero allontanati dalla riunione e che la programmata dichiarazione di 'solidarietà' coi tre invasori della Cisgiordania catturati dalla Resistenza palestinese fosse espunta e cancellata.
Questo dimostra la forza dei paesi arabi quando agiscono uniti!
Plaudiamo ad Abdelaziz, ad Al-Sisi e a tutti coloro che hanno fatto fronte comune con loro, che la lezione non venga dimenticata e che gli agenti di Sion vengano segnati a dito ed espulsi da molti altri consessi!!
A capo del 'Kommando' sionazista che doveva impestare di Hasbara il meeting africano c'era nientemeno che Yardena Ovadia, ricchissima ebrea americana (ovviamente con doppio passaporto sionista!) che aveva portato con sé' diverse dozzine di altri sionisti che dovevano recitare a beneficio dei delegati africani (la maggior parte dei quali rappresentanti paesi che hanno sofferto 'Olocausti' veri e propri dai tempi del commercio negriero fino alle guerre civili fomentate dalle multinazionali americane delle materie prime) il consueto 'rosario' di miagolii sulle 'sofferenze' degli invasori della Palestina.
Ma questa volta il loro piano non si é realizzato grazie al tempestivo intervento del Presidente della Mauritania Mohamed Ould Abdelaziz e del neopresidente egiziano Al-Sisi che hanno costituito un fronte comune con tutti i paesi arabi presenti al meeting domandando che i sionisti fossero allontanati dalla riunione e che la programmata dichiarazione di 'solidarietà' coi tre invasori della Cisgiordania catturati dalla Resistenza palestinese fosse espunta e cancellata.
Questo dimostra la forza dei paesi arabi quando agiscono uniti!
Plaudiamo ad Abdelaziz, ad Al-Sisi e a tutti coloro che hanno fatto fronte comune con loro, che la lezione non venga dimenticata e che gli agenti di Sion vengano segnati a dito ed espulsi da molti altri consessi!!
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venerdì 20 settembre 2013
I settari emiri sunniti espellono migliaia di cittadini libanesi per smanie anti-sciite rovinando le loro stesse economie!
Un fenomeno iniziato nei mesi passati ma recentemente arrivato a vere e proprie vette di parossismo dimostra la miopia e la meschinità dei regnanti veteroconservatori del wahabismo petrolifero, cammellieri arricchiti senza alcun merito che sono in grado per pura stupida meschinità di prendere decisioni potenzialmente devastanti in primo luogo per loro stessi.
Sono ormai un flusso continuo, prima di centinaia, poi di migliaia di individui, i residenti sciiti di origine libanese che vivevano in alcuni casi da 30 o 40 anni in Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait , Qatar e altri simili reami del Golfo che sono stati espulsi senza alcuna spiegazione dalle autorità locali.
I Libanesi hanno sempre formato comunità all'estero nel Mondo Arabo, specialmente spinti da possibilità di carriera nelle professioni oppure nel commercio (come giustamente ci si aspetterebbe dai figli dell'antica Fenicia) e gli eventi della guerra civile del 1975-1990 avevano solo rafforzato e infoltito questa 'diaspora' dove molto numerosi erano i rappresentanti di fede sciita.
Adesso, in odio all'asse della Resistenza che comprende l'Iran e l'Irak (paesi sciiti) e il Movimento Hezbollah (sciita), tantissime famiglie libanesi che vivevano negli emirati del Golfo stanno venendo espulse senza motivo dai Governi degli Emiri fannulloni wahabiti.
Tra l'altro in questo modo gli emirati petroliferi del Golfo stanno gravemente danneggiando le loro economie, privandosi di persone di talento e impoverendo il tessuto sociale dei loro regni, che oltre al petrolio non producono assolutamente niente, tantomeno talento imprenditoriale o dirigenziale.
Sono ormai un flusso continuo, prima di centinaia, poi di migliaia di individui, i residenti sciiti di origine libanese che vivevano in alcuni casi da 30 o 40 anni in Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait , Qatar e altri simili reami del Golfo che sono stati espulsi senza alcuna spiegazione dalle autorità locali.
I Libanesi hanno sempre formato comunità all'estero nel Mondo Arabo, specialmente spinti da possibilità di carriera nelle professioni oppure nel commercio (come giustamente ci si aspetterebbe dai figli dell'antica Fenicia) e gli eventi della guerra civile del 1975-1990 avevano solo rafforzato e infoltito questa 'diaspora' dove molto numerosi erano i rappresentanti di fede sciita.
Adesso, in odio all'asse della Resistenza che comprende l'Iran e l'Irak (paesi sciiti) e il Movimento Hezbollah (sciita), tantissime famiglie libanesi che vivevano negli emirati del Golfo stanno venendo espulse senza motivo dai Governi degli Emiri fannulloni wahabiti.
Tra l'altro in questo modo gli emirati petroliferi del Golfo stanno gravemente danneggiando le loro economie, privandosi di persone di talento e impoverendo il tessuto sociale dei loro regni, che oltre al petrolio non producono assolutamente niente, tantomeno talento imprenditoriale o dirigenziale.
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domenica 14 luglio 2013
"Che fate, me menate?" Il takfiro Qaradawi 'accompagnato' a calci e pugni dai gorilla dell'Emiro sul jet che lo ha esiliato dal Qatar!
Picchiato, legato e caricato con la forza su un aereo come un pacco postale, questa é stata la scena dell'espulsione di Youssef Al Qaradhawi, predicatore estremista di origine egiziana, esiliato dal Qatar per ordine esplicito del nuovo Emiro Tamim che non ha avuto clemenza nonostante lo stretto rapporto che legava il chierico sunnita a suo padre e a suo zio, che lo avevano ospitato, regaliato del passaporto qatariota, permettendogli l'accesso ai microfono di Al-Jazeera a suo piacimento, rifornendolo copiosamente di contante.
L'ospitalità offerta al predicatore wahabita faceva parte dell'aggressiva politica estera di Doha, che voleva, sostenendo le istanze islamiste più estreme, rifornendo i combattenti takfiri prima in Libia e poi in Siria, mediare tra Hamas e Israele sottraendo il primo all'influenza Iraniana, riuscire a superare 'a destra' l'Arabia Saudita come paese arabo più amico degli Usa e di Tel Aviv. Qaradawi adesso si trova in Egitto, in un ospedale per ricevere le cure dovute alle percosse avute al momento dell'espulsione dal Qatar.
Qualche tempo fa rammentavamo ai nostri lettori che a farsi burattini dei vari 'Mangiafuoco' imperialisti si rischia sempre, una volta esaurita la propria utilità, di venire scartati e gettati nel camino ad ardere, quello che vediamo non fa che confermare la nostra posizione.
L'ospitalità offerta al predicatore wahabita faceva parte dell'aggressiva politica estera di Doha, che voleva, sostenendo le istanze islamiste più estreme, rifornendo i combattenti takfiri prima in Libia e poi in Siria, mediare tra Hamas e Israele sottraendo il primo all'influenza Iraniana, riuscire a superare 'a destra' l'Arabia Saudita come paese arabo più amico degli Usa e di Tel Aviv. Qaradawi adesso si trova in Egitto, in un ospedale per ricevere le cure dovute alle percosse avute al momento dell'espulsione dal Qatar.
Qualche tempo fa rammentavamo ai nostri lettori che a farsi burattini dei vari 'Mangiafuoco' imperialisti si rischia sempre, una volta esaurita la propria utilità, di venire scartati e gettati nel camino ad ardere, quello che vediamo non fa che confermare la nostra posizione.
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sabato 6 luglio 2013
Povero Qaradawi! Dopo il golpe in Egitto l'Emiro del Qatar sfratta e sospende il passaporto del celebre predicatore sunnita!
"I perdenti non piacciono a nessuno!", così, un po' rozzamente, si potrebbero sintetizzare le vicissitudini dello Sceicco Qaradawi, noto predicatore sunnita che, messo in esilio dal regime di Mubarak, aveva trovato asilo, sostegno e una formidabile piattaforma mediatica per le sue rigide ma nondimeno ispirate orazioni nella capitale qatariota Doha e nei microfoni e nei video di Al-Jazeera. Qaradawi era molto intimo, come prova la foto qui sopra umoristicamente 'ritoccata' del vecchio emiro Al-Thani.
Ma "Aria nuova, scopa nuova!" appena consumata l'abdicazione con salita al trono del nuovo Emiro Tamim, é bastata la detronizzazione in Egitto del Presidente Morsi e dei suoi compagni dell'Ikhwan per far disastrosamente franare le 'azioni' del predicatore cui poco é valso l'aver sperperato il suo patrimonio di credibilità sposando le tesi takfire (molto gradite al vecchio Al-Thani) della falsa 'jihad' da combattere in Siria contro Assad e il suo Governo legittimo e istigando i sunniti egiziani alla violenza omicida contro gli sciiti.
Quindi Qaradawi é stato rapidamente e poco cerimoniosamente espulso da Doha, i suoi documenti qatarioti sono stati rapidamente invalidati e, con l'aria che tira in Egitto, non é detto che i Generali e il Presidente a Interim Adli Mansour siano disposti a riceverlo, col rischio che le sue prediche radicalizzino i sostenitori dell'Ikhwan che già ieri si sono scatenati in violenze. Insomma, ancora una volta viene dimostrato che a mettersi al servizio dell'arroganza dell'Imperialismo e dei suoi servi locali si possono sì ottenere vantaggi, ma del tutto momentanei e transitori, mentre coloro che scelgono la via della Resistenza, quando ottengono risultati, anche a prezzo di grandi sofferenze, possono star certi che essi saranno saldi e duraturi!
Ma "Aria nuova, scopa nuova!" appena consumata l'abdicazione con salita al trono del nuovo Emiro Tamim, é bastata la detronizzazione in Egitto del Presidente Morsi e dei suoi compagni dell'Ikhwan per far disastrosamente franare le 'azioni' del predicatore cui poco é valso l'aver sperperato il suo patrimonio di credibilità sposando le tesi takfire (molto gradite al vecchio Al-Thani) della falsa 'jihad' da combattere in Siria contro Assad e il suo Governo legittimo e istigando i sunniti egiziani alla violenza omicida contro gli sciiti.
Quindi Qaradawi é stato rapidamente e poco cerimoniosamente espulso da Doha, i suoi documenti qatarioti sono stati rapidamente invalidati e, con l'aria che tira in Egitto, non é detto che i Generali e il Presidente a Interim Adli Mansour siano disposti a riceverlo, col rischio che le sue prediche radicalizzino i sostenitori dell'Ikhwan che già ieri si sono scatenati in violenze. Insomma, ancora una volta viene dimostrato che a mettersi al servizio dell'arroganza dell'Imperialismo e dei suoi servi locali si possono sì ottenere vantaggi, ma del tutto momentanei e transitori, mentre coloro che scelgono la via della Resistenza, quando ottengono risultati, anche a prezzo di grandi sofferenze, possono star certi che essi saranno saldi e duraturi!
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lunedì 24 settembre 2012
Anche Erdogan comincia a tirare i remi in barca ed espelle i capi dei terroristi wahabiti oltre il confine con la Siria!
![]() |
| Mentre i terroristi wahabiti diffondono le loro balle da Al-Jazeera e Al-Arabiya... |
![]() |
| ...ad Al-Midan liberata il Governo Assad rimuove macerie e segni del passaggio dei qaedisti sconfitti! |
Secondo la missione ONU in Siria "meno del cinque per cento del territorio" sarebbe, a un titolo o all'altro, precluso al controllo delle autorità governative e pure quelle piccole pezze dove é possibile trovare guerriglieri qaedisti mercenari sono totalmente circondate e controllate dall'Esercito di Damasco, che attende il momento giusto di espugnarle e ripulirle come fatto finor a Homs, Baba Amr, Idlib e Aleppo.
In una notizia correlata, nella giornata di ieri grandi operazioni anti-terrorismo si sono tenute ad Al-Shaar (tra Dar al-Shafaa e Al-Bayan) e ad Al-Sayyed Ali attorno ad Aleppo; dieci veicoli usati dai terroristi sono stati distrutti a Darat Izza e altri ancora sull'autostrada tra Al-Atareb e Orum al-Soughra. Quattordici bombe lasciate dai mercenari stranieri in una fabbrica di Al-Masanei sono state disinnescate dagli artificieri.
Ad Al-Bqaea e ad Al-Rastan, nella Provincia di Homs altri gruppi terroristi sono stati accerchiati e distrutti con la morte confermata dei mercenari stranieri Mahmud Fayyad (libanese), di un tale Youssef Suleiman Fawaz (che aveva con sé una vera e propria 'fisarmonica' di documenti falsi: palestinesi, giordani, siriani e libanesi) e del leader qaedista Mohammad Shneir. Un terrorista di orgine afghana, in ultimo, é rimasto sul terreno dopo una sparatoria sull'autostrada Homs-Palmyra all'altezza del villaggio di Um al-Tababir.
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martedì 29 novembre 2011
Centinaia di studenti iraniani strappano la bandiera britannica dall'ambasciata, in attesa dell'espulsione della missione!
In seguito all'approvazione da parte del Parlamento iraniano della misura di espulsione contro l'ambasciatore di Londra a Teheran e la riduzione di tutti i rapporti diplomatici tra il Regno Unito e la Repubblica Islamica a livello di semplice segretariato diplomatico una enorme folla di studenti si é radunata di fronte alla missione inglese, scandendo slogan contro l'imperialismo occidentale e contro l'inammissibile ingerenza inglese negli affari interni iraniani, esercitata per conto degli Stati Uniti e di Israele e arrivando poi a staccare e stracciare il vessillo britannico dalla facciata dell'edificio.
Per essere ormai una nazione europea di secondo piano, piagata da gravissimi problemi economici e sociali come confermato dai disordini e dai saccheggi che hanno attraversato tutte le maggiori città inglesi alla fine dell'estate scorsa la Gran Bretagna mantiene un attivismo totalmente fuori luogo nel cercare di mettersi al servizio di Usa e stato sionista in senso anti-iraniano, la richiesta di sospendere i rapporti diplomatici ed espellere l'ambasciatore è infatti in discussione non per la recente (vergognosa) partecipazione di Londra alla cagnara anti-iraniana riguardante il legittimo e trasparente programma nucleare di Teheran, ma fin dal 2009, quando Londra si impegnò in prima linea nel cercare di fomentare sedizione e scontri in Iran a seguito del tentativo di contestazione dei risultati elettorali presidenziali che videro la riconferma a larga maggioranza di Mahmoud Ahmadinejad.
La richiesta, approvata all'unanimità anche dal Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, é finalmente operativa, presto Dominic Chilcott dovrà far le valige e tornarsene in Inghilterra a riferire a Cameron e Clegg come i tentativi di delegittimare e destabilizzare la Repubblica Islamica non passino né inosservati, né tantomeno impuniti.
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giovedì 15 settembre 2011
I Giordani non vogliono essere da meno degli Egiziani e a gran voce chiedono: "Fuori l'ambasciatore sionista!"
Migliaia di cittadini giordani si sono riuniti di fronte all'ambasciata Usa ad Amman, bruciando vessilli statunitensi e sionisti e chiedendo a gran voce la chiusura della rappresentanza diplomatica americana, di quella di Tel Aviv e l'espulsione dei rispettivi ambasciatori.
Cantando slogan contro l'imperialismo americano, contro Israele, contro il sionismo internazionale e contro l'oppressione del Popolo palestinese i dimostranti riunitisi ieri hanno condannato senza appello le politiche della Casa Bianca nella regione, chiedendo l'immediata espulsione di tutti gli incaricati americani dal paese.
Le proteste di ieri sono state soltanto una prova generale per la "marcia di un milione di persone" che porterà folle di dimostranti davanti all'ambasciata sionista nella giornata di oggi. Molti osservatori ritengono possibile il rinnovarsi di un attacco alla sede sionista, mirato a rimuovere la bandiera dal palazzo, a imitazione di quanto accaduto ormai due volte al Cairo durante simili manifestazioni.
Il regime ebraico ha annunciato uno stato d'allerta generale a tutte le sue ambasciate nel mondo, dopo che cittadini cairoti sono penetrati nei suoi uffici locali saccheggiando e disperdendo documenti ufficiali e costringendo l'ambasciatore Ythzak Levanon a fuggire precipitosamente proprio pochi giorni dopo il suo rientro ufficiale in Egitto.
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sabato 3 settembre 2011
Hamas accoglie con favore ed entusiasmo le rappresaglie diplomatiche turche contro lo Stato ebraico!
Hamas, l'organizzazione musulmana di Resistenza che legittimamente amministra la Striscia di Gaza in accordo coi risultati delle elezioni del 2006, ha accolto molto positivamente la decisione del Governo Erdogan di degradare la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv, espellere l'ambasciatore sionista ad Ankara e interrompere i progetti di cooperazione con il regime sionista. In un comunicato esteso nella serata di ieri la rappresaglia per l'assenza di scuse ufficiali e riparazione per le famiglie delle vittime dell'aggressione armata consumatasi sulla Mavi Marmara nella primavera del 2010 é stata definita come "Un passo nella giusta direzione".
"In risposta alla violenza piratesca dell'attacco e alla prolungata e studiata arroganza mostrata a riguardo dai politici sionisti la reazione turca é giusta, misurata e ineccepibile dal punto di vista legale e morale". Sostegno ancora più caloroso ha riscosso l'annuncio sempre di parte turca che denunce e richieste di prosecuzione verranno sporte presso tutte le sedi legalmente competenti a livello internazionale affinché i responsabili morali e materiali dell'arrembaggio e della strage che ne é seguita vengano messi sotto processo.
Il movimento Hamas ha altresì invitato i paesi arabi, mediorientali e asiatici, musulmani e non, a mobilitarsi per rendere ancora più stringente e nocivo il boicottaggio economico degli interessi sionisti, per abbattere una volta per tutte l'iniquo e disumano strangolamento economico della Striscia e per prestare maggiore e più coerente sostegno al Popolo di Palestina per consentirgli di riavere integra la propria libertà, i propri diritti e la dignità nazionale come Stato democratico, autonomo e indipendente.
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venerdì 2 settembre 2011
Khaled Mishaal torna al negoziare il rilascio di Gilad Schalit: il regime sionista sarebbe pronto ad accettare le condizioni di Hamas!
Il quotidiano del Movimento Hamas, Al-Risala, ha riportato nella sua edizione di ieri che una delegazione di alto livello, capeggiata dal leader dell'Ufficio politico Khaled Mishaal si sarebbe messa in viaggio verso il Cairo nel corso del week-end, citando una fonte fidata all'interno della Resistenza secondo la quale lo scopo della trasferta sarebbe quello di far disimpantanare le trattative per il rilascio di una consistente quota degli oltre ottomila prigionieri politici palestinesi in cambio del rilascio dell'ebreo francese Gilad Schalit, catturato con un'operazione di sicurezza preventiva mentre si preparava ad attaccare la Striscia di Gaza con altri membri delle forze armate sioniste.
Altre fonti interne ad Hamas vorrebero che Mishaal, a fianco dell'importante obiettivo, ne stia perseguendo anche altri, come ad esempio discutere il livello di coinvolgimento e sostegno che l'Egitto ufficiale e quello sociale, religioso e politico sono disposti a investire a favore delle organizzazioni islamiche di Gaza.
Diverse settimane orsono un altra serie di colloqui su un possibile accordo Schalit-prigionieri collassò senza che venissero registrati passi avanti; da allora i contatti tra il negoziatore sionista David Meidan e il capo delle operazioni militari di Hamas Ahmed al-Jaabari sono stati sporadici e sempre indiretti, portati
avanti da vari mediatori terzi che facevano da spola tra le due parti riferendo all'una le reazioni e controproposte dell'altra.
Il quotidiano sionista Haaretz, a sua volta, pretende di avere raccolto da informatori egiziani il 'rumor' che durante l'ultima tornata di colloqui a cui Mishaal avrebbe preso parte direttamente si fosse aperto uno spiraglio riguardo il numero di prigionieri palestinesi che, una volta liberati dalle proprie carceri, il Regime ebraico pretenderebbe di espellere permanentemente dalla Cisgiordania. Israele (che ufficialmente non ha mai nemmeno ammesso di voler liberare dei detenuti politici) avrebbe acconsentito ad abbassare "di molto" la quota degli esiliandi, attestandola attorno ai 150 in confronto alla precedente richiesta di 500 o più espulsioni.
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martedì 24 maggio 2011
L'attaché militare israeliano é stato espulso dopo tre anni di "avvertimenti" russi
Cotinuano a emergere dettagli sgradevoli e compromettenti riguardo allo scandalo spionistico moscovita che é costato una ignominiosa espulsione all'attaché militare sionista Vadim Lederman, colpevole di aver cercato di mettere le mani su documentazioni riservate riguardanti i rapporti militari tra Mosca e diversi paesi arabi quali Siria, Egitto, Libano e altri. Nella "Pravda" di oggi si può leggere come, a più riprese, Lederman abbia cercato di ottenere tali documenti da personale militare russo violando a più riprese la 'Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche'.
Volendo evitare di dare risalto alla cosa Mosca mise in guardia Lederman ben tre volte prima di fermarlo lo scorso 12 maggio durante un finto "incontro" per visionare i documenti in seguito al quale, dopo lunghe ore di confronto e interrogatorio all'infido diplomatico furono lasciate 48 ore per lasciare la Repubblica Federale Russa. Gli 'avvertimenti' a Lederman datavano novembre 2009, aprile e dicembre 2010; dopo ciascuno Lederman finse di accettare l'invito a cessare le sue attività spionistiche, solo per riprenderle in un secondo momento.
Nel generale peggioramento delle relazioni russo-israeliane il Ministro delle Emergenze Sergej Shoigu, che avrebbe dovuto recarsi a visitare la capitale sionista Tel Aviv ha "indefinitamente rimandato" il viaggio ufficiale, secondo quanto riportato dalla France Press. Shoigu avrebbe dovuto siglare protocolli di accordo e cooperazione, che restano ora come 'sospesi a mezz'aria'.
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domenica 22 maggio 2011
Mosca conferma: "L'ambasciata israeliana era impegnata in attività di spionaggio sui rapporti militari arabo-russi"
Le autorità russe hanno confermato che l'espulsione dell'attaché militare dell'ambasciata israeliana a Mosca, Vidal Lederman, é stata dovuta ad attività spionistiche: "In particolare" si legge nel comunicato relativo "al suo tentativo di impossessarsi di documentazioni riservate riguardo le relazioni militari arabo-russe".
I Servizi di Sicurezza Federali (FSB) hanno conferimato che Lederman ricevette l'incarico ufficialmente dal Mossad, e che quindi la sua attività era ufficialmente inquadrata in un'operazione di spionaggio riconosciuta e approvata dallo Stato Ebraico, quindi non configurabile come un'iniziativa privata o estemporanea.
I documenti e le prove raccolte dall'FSB provano chiaramente ogni addebito elevato contro Lederman (sopra) in occasione del suo fermo, avvenuto il 12 maggio scorso, al termine del quale gli sarebbero date 48 ore per lasciare il territorio federale russo, cosa che si é affrettato a fare tornando in Israele entro il successivo sabato.
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sabato 20 novembre 2010
Israele vuole demolire ventimila case palestinesi a Gerusalemme!
"L'escalation nel processo di demolizione delle abitazioni palestinesi é estremamente grave e preoccupante; in questo momento sono oltre ventimila le abitazioni a rischio di abbattimento. Le autorità sioniste si nascondono dietro pretesti burocratici ma la realtà la conosciamo tutti: gli israeliani vogliono fare 'pulizia etnica' nella parte Est della città, quella che occupano illegalmente dal giorno del loro attacco a tradimento nel 1967".
Con queste accorate parole Ahmad al-Rouidi, funzionario dell'amministrazione palestinese di Gerusalemme, descrive l'intento persecutorio e razzista della campagna di sfratti e demolizioni che, già adesso, ha lasciato migliaia di cittadini gerosolimitani senza un tetto, privandoli delle case che avevano abitato spesso per secoli.
"Questo non é ancora niente", incalza al-Rouidi, "abbattere ventimila abitazioni corrisponderebbe alla cacciata di oltre centomila cittadini palestinesi, originari della città, creando un grave problema di rifugiati. Israele sta attuando le modifiche demografiche necessarie per l'accoglienza dei coloni e per l'estensione dei propri insediamenti in terra palestinese".
Nei quartieri di Silwan e al-Bustan, 88 abitazioni sono state demolite e 1.500 residenti palestinesi sono rimasti per strada. La motivazione: realizzare il "parco del Re", un volgare e pacchiano 'parco a tema' in cui attirare turisti americani, la cui unica conoscenza della Palestina passa attraverso una superficiale e faziosa rilettura di episodi del Vecchio Testamento.
Con queste accorate parole Ahmad al-Rouidi, funzionario dell'amministrazione palestinese di Gerusalemme, descrive l'intento persecutorio e razzista della campagna di sfratti e demolizioni che, già adesso, ha lasciato migliaia di cittadini gerosolimitani senza un tetto, privandoli delle case che avevano abitato spesso per secoli.
"Questo non é ancora niente", incalza al-Rouidi, "abbattere ventimila abitazioni corrisponderebbe alla cacciata di oltre centomila cittadini palestinesi, originari della città, creando un grave problema di rifugiati. Israele sta attuando le modifiche demografiche necessarie per l'accoglienza dei coloni e per l'estensione dei propri insediamenti in terra palestinese".
Nei quartieri di Silwan e al-Bustan, 88 abitazioni sono state demolite e 1.500 residenti palestinesi sono rimasti per strada. La motivazione: realizzare il "parco del Re", un volgare e pacchiano 'parco a tema' in cui attirare turisti americani, la cui unica conoscenza della Palestina passa attraverso una superficiale e faziosa rilettura di episodi del Vecchio Testamento.
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