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giovedì 11 aprile 2013

Un altro prigioniero palestinese muore da martire nelle galere del regime ebraico! Sconosciuta finora l'identità della vittima!

Dopo Arafat Jaradat, morto per le percosse bestiali a cui era stato sottoposto e Maisarah Abu Hamdiah rimasto vittima (come già altri prima di lui) della criminale negligenza sanitaria sionista nei suoi confronti siamo stati raggiunti oggi dalla notizia che un altro detenuto politico palestinese ha perso la vita nelle carceri sioniste, che si stanno rivelando sempre di più dei veri e propri "bunker della morte" per carcerati spesso condannati solo per avere resistito con il loro coraggio e la loro abnegazione all'Apartheid sionista.

Il nome del nuovo martire delle galere di Tel Aviv non é ancora noto ma si sa che ha trovato la morte a Nafha, vicino Beersheba, una delle peggiori 'caienne' del sistema concentrazionario sionazista e sembra sicuro che le circostanze della sua morte siano completamente imputabili alle disumane condizioni di detenzione, che includono pestaggi, torture, negazione di cure e attenzioni mediche adeguate.

Israele, ipocrita quant'altri mai nel definirsi "unica democrazia mediorientale" usa le spaventose condizioni di maltrattamento vigenti nelle sue prigioni politiche come 'pena di morte' accessoria, infliggibile a piacimento, sempre e soltanto a detenuti palestinesi mentre i criminali ebrei godono di privilegi quasi impensabili: visite frequenti, distribuzione di generi forniti dalle famiglie, permessi-premio e sconti di pena.

giovedì 10 maggio 2012

Il regime ebraico sul punto di capitolare: trattative in corso con il Comitato dei prigionieri politici in sciopero della fame!

Le autorità carcerarie del regime ebraico di occupazione avrebbero acconsentito, dopo una trattativa durata cinque ore con i componenti del Comitato di rappresentanza dei detenuti politici palestinesi impegnati nello sciopero della fame, a fare uscire dalla detenzione in isolamento tutti i prigionieri attualmente sottoposti a tale misura, eccetto tre.
I tre esclusi sarebbero tutti leader di Hamas, nello specifico: Ibrahim Hamed, Abdullah Al-Barghouthi e Hassan Salaam; questo vorrebbe dire che anche il Segretario del PFLP Ahmad Saadat sarebbe tolto dall'isolamento, concessione che Tel Aviv aveva giurato e spergiurato che non avrebbe "mai e poi mai considerato". Ovviamente con una mezza dozzina di prigionieri politici letteralmente sull'orlo della morte per digiuno la 'brinkmanship' sionista é andata a farsi benedire di fronte alla concreta possibilità di un disastro mediatico di proporzioni tali da eclissare persino la "Mavi Marmara".
Le trattative si sarebbero svolte all'interno della prigione sionista di Nafha e, oltre all'uscita dei detenuti dall'isolamento Israele avrebbe acconsentito anche a concedere visite a coloro a cui erano state negate e a considerare la rimozione di tutte le misure di inasprimento delle condizioni dei prigionieri prese negli ultimi sei anni.
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mercoledì 14 marzo 2012

Trecento prigionieri politici in sciopero della fame nella galera sionazista di Nafha, per liberare 15 compagni in isolamento!


Fonti umanitarie palestinesi hanno annunciato che ben trecento detenuti politici nella galera sionista di Nafha stanno in questo momento rifiutando il cibo in uno sciopero della fame a oltranza che, iniziato ieri, ha l'obiettivo di protestare contro le disumane pratiche di confino solitario che colpiscono i prigionieri più rappresentativi o meno inclini a lasciarsi piegare dal trattamento indegno cui tutti i membri della Resistenza (politica, armata, civile, religiosa) ricevono dalle mani dei secondini dell'Occupazione.

Lo sciopero della fame mira a far liberare dalla detenzione in isolamento quindici detenuti, tutti i partecipanti hanno preso solenne impegno di rinunciare a qualunque lusinga della direzione che miri a blandirli con concessioni personali dal punto di vista delle ore d'aria, delle visite di parenti e avvocati, della restituzione di oggetti personali illegalmente confiscati. Nessun contatto ufficiale con la direzione del carcere sarà accettato prima della liberazione dei quindici prigionieri confinati.

Nemmeno la minaccia di un raid armato del personale della prigione nell'ala degli scioperanti servirà a fare loro cambiare idea, contro la volontà chiara e decisa di un prigioniero palestinese nemmeno l'intero arsenale di violenza e tortura dell'internazionale sionista può nulla.
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venerdì 6 gennaio 2012

"La morte di Zakariah Issa dimostra oltre ogni dubbio la totale negligenza medica in cui Israele abbandona i detenuti palestinesi!"


Il Centro palestinese per la Difesa dei Detenuti politici ha dichiarato che la tragica morte di Zakariah Issa, piegato dal cancro che aveva sviluppato durante gli anni di prigionia nelle galere sioniste e che era stato lasciato libero di invadere e minare il suo corpo prova "oltre ogni ragionevole dubbio" la natura colpevole e criminale della gestione sanitaria nelle carceri dell'occupazione.

Chiamando Issa "Martire dei prigionieri" il Centro ha puntato il dito contro la totale negligenza dei suoi carcerieri nell'approntare financo le più cursorie e superficiali terapie del caso, aggiungendo che la negazione di ogni protocollo di cura per coloro che soffrono di malattie croniche e invalidanti (diabete, disturbi cardiaci e renali e molte altre ancora) é "una costante" nell'esistenza quotidiana dei prigionieri politici, che a volte vengono sottoposti a ricatti morali affinché diventino delatori e informatori a danno dei loro compagni di prigionia, con la promessa di cure e medicinali.

Il Centro si é appellato a tutte le istituzioni internazionali affinché effettuino pressioni nei confronti dell'occupazione sionista e la costringano a seguire le necessità cliniche dei suoi detenuti; un appello parallelo é stato lanciato verso i media affinché tengano alta l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale su questo argomento.
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mercoledì 4 gennaio 2012

Hamas piange la morte di Zakariah Issa, martire a causa della negligenza medica subita nelle galere sioniste!


Dopo essere entrato in coma nella giornata di lunedì il leader di Hamas e della sua ala armata Zakariah Issa (foto) é venuto a mancare ieri in seguito al tumore che, contratto durante il suo periodo di prigionia nelle carceri dell'occupazione ebraica, si era esteso dal cervello alla schiena e al fegato. Nativo del villaggio di Khader, presso Betlemme, Issa aveva soltanto 43 anni.

Liberato grazie alla grande vittoria di Hamas nel braccio di ferro indiretto con il Governo razzista di Benji Netanyahu, Issa era stato portato nella West Bank e in Giordania dove era stato sottoposto a terapie d'urto nella speranza di forzare il suo cancro in remissione. Purtroppo tutti gli sforzi sanitari profusi dalla sua famiglia e dai suoi compagni di Hamas non sono riusciti a ribaltare una situazione che era già molto critica al momento del suo rilascio.

"Se Issa avesse ricevuto cure non dico efficaci ma almeno decenti quando si trovava in mano ai sionisti le sue chance di sopravvivenza sarebbero state molto più alte", é l'unanime commento che si raccoglie tra parenti e clinici in merito alla sua morte. Le prigioni in cui il regime dell'apartheid getta i detenuti politici palestinesi sono vere e proprie segrete medievali dove non solo non sono previste cure per le malattie che essi possono avere o sviluppare nel corso della detenzione: spesso e volentieri i prigionieri le vedono aggravarsi o ne sviluppano di nuove a causa degli esperimenti medici e della somministrazione surretizia di farmaci sperimentali nell'acqua e nel cibo.

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martedì 4 ottobre 2011

Inizia a Ramallah uno sciopero della fame di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle galere sioniste!


Ci raggiunge ora la notizia che durante una manifestazione a Ramallah, città della Cisgiordania occupata, attivisti e rappresentanti del Comitato dei Prigionieri Politici Palestinesi e della Campagna per la Liberazione di Ahmad Sadaat (il Segretario Generale del PFLP tenuto in isolamento solitario da oltre due anni nelle galere dell'Entità sionista) hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza in solidarietà con quei carcerati per reati politici che nelle galere israeliane stanno mettendo in atto le stesse modalità di lotta passiva.

Le famiglie dei prigionieri politici e le organizzazioni della società civile palestinese hanno indetto la manifestazione per chiedere alle Organizzazioni umanitarie internazionali di esercitare tutte le pressioni possibili sul regime ebraico per costringerlo a rispettare gli standard minimi dei Diritti umani riconosciuti ai prigionieri in carcere; standard che ora come ora sono quotidianamente e grossolanamente violati.

200 prigionieri politici del PFLP sono in sciopero della fame a oltranza, mentre altre centinaia e centinaia (di Hamas, Jihad Islamica, Brigate Al-Aqsa, DFLP, PFLP Comando Generale) si sono uniti a loro, per ora, con un termine di sette giorni. Le autorità carcerarie sioniste hanno iniziato un programma di sistematica vessazione nei confronti degli scioperanti, separandoli dai loro compagni di prigionia, negando loro visite di familiari e legali, confiscando le loro proprietà, ma senza riuscire a fiaccare la loro determinazione.
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Cinquemila detenuti politici palestinesi rinunciano al cibo, mentre il regime ebraico incrementa le brutalità contro di loro!

Molte bandiere, un unico obiettivo: una Palestina libera dall'occupazione sionista.

Sono oltre cinquemila, su un totale di otto, i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle galere israeliane che hanno aderito alla campagna di rifiuto del cibo lanciata la scorsa settimana per protestare contro gli abusi delle autorità carcerarie del regime dell'Apartheid e contro l'isolamento solitario inflitto da oltre due anni al leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sadaat.

All'appello hanno risposto in massa non solo i militanti del PFLP, tra i quali l'adesione alla protesta tocca, comprensibilmente punte del 95-100% ma anche membri del FDLP, del FPLP-GC, e anche di Hamas, della Jihad Islamica, delle Brigate di Al-Aqsa: nazionalisti, comunisti, rivoluzionari, laici, religiosi, intellettuali, dirigenti e militanti; lo sciopero della fame é massiccio e trasversale e ha talmente spaventato i caporioni dell'occupazione ebraica da convincerli a mobilitare le loro squadre di sgherri più vili e crudeli, le cosiddette "unità speciali" Metzada e Nahshon che si sono scatenate ieri mattina contro la prigione di Nafha.

Coperti da un blackout appositamente indotto e saturando i bracci delle celle con gas asfissiante e urticante gli "eroici" componenti delle unità speciali ebraiche si sono abbandonati a un'orgia di violenza e sopraffazione a cui i detenuti, fiaccati dalle precedenti angherie e indeboliti anche dalla loro stessa forma di protesta non violenta, non hanno chiaramente potuto opporre resistenza.

Intanto nella mattinata di oggi il Movimento musulmano di Resistenza, Hamas, ha annunciato una serie di adunate, manifestazioni, sit-in e altre iniziative in tutta la Striscia di Gaza, per aiutare la consapevolezza e la partecipazione all'eroica opera di protesta dei prigionieri politici, alcuni dei quali, come Akram Mansour, hanno già iniziato a soffrire dei peggiori effetti collaterali dell'inedia. Il detenuto palestinese malato di cancro al cervello ha cominciato infatti a scivolare in coma.
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mercoledì 17 agosto 2011

Dead man walking: il prigioniero politico Zakariah Issa si scopre malato di cancro oltre ogni possibile terapia, grazie alla negligenza sanitaria sionista!


Il prigioniero palestinese Zakariah Dawud Issa, del quale abbiamo descritto il calvario medico, evidenziandone la causa nella totale negligenza dei secondini sionisti per le condizioni di salute dei detenuti politici, in un precedente articolo é stato finalmente sottoposto a esami nel centro medico di Soroka, nel quale era stato finalmente trasferito dopo essere caduto improvvisamente in coma.

Il verdetto, tragico e inappellabile é che é malato di cancro e, grazie al totale disinteresse israeliano per le sue condizioni, gli rimangono circa una quindicina di settimane da vivere. Originariamente sviluppatosi nei suoi polmoni il tumore si é diffuso nel fegato, nel cervello e, infine, anche nell'epidermide (infatti nel post precedente parlavamo di 'strane crescite di tessuto sulla sua cute').

Ormai al di là di qualunque possibilità di recupero terapeutico, Issa continua ad accusare perdite di conoscenza e problemi cognitivi, con vuoti di memoria dovuti al progredire della degenerazione cellulare nel suo cervello. La Fondazione Internazionale di Solidarietà per i Diritti Umani ha fatto appello alle autorità carcerarie affinché quest'uomo, vero e proprio 'condannato a morte' possa passare i suoi ultimi giorni libero e circondato dall'affetto dei familiari.

Una pagina Facebook dedicata alle sofferenze dei prigionieri palestinesi ha lanciato un'iniziativa a questo indirizzo per raccogliere testimonianze di solidarietà ed adesioni.

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martedì 16 agosto 2011

Detenuto politico palestinese torna a casa dai suoi familiari dopo diciannove anni di prigionia in mano israeliana!

Ahmed Ismail Abu al-Kas, prigioniero politico palestinese che ha passato più di due decenni (sui 46 anni della sua vita) rinchiuso nelle galere sioniste, é stato finalmente liberato nella giornata di oggi dopo diciannove anni di detenzione ininterrotta; una volta rilasciato Al-Kas é riuscito a riguadagnare la Striscia di Gaza e a rientrare nel campo profughi di Al-Bureij, dove la famiglia, i parenti, i compagni di militanza politica e i membri delle Brigate Ezzedine al-Qassam gli hanno tributato un benvenuto da eroe, per le innumerevoli sofferenze patite per il bene del Popolo e della Causa palestinese.

Ahmed Abu al-Kas è nato il 28 febbreio 1965, da una famiglia di profughi fuggiti da Biet Affa, un villaggio bruciato e distrutto dagli invasori ebrei durante il genocidio della Nakba, nel 1948; formatosi come carpentiere, iniziò a lavorare nel campo profughi di Bureij, aprendo ben presto un laboratorio per conto proprio; eventualmente, grazie alla sua grande proficienza tecnica, si specializzò anche nella costruzione di impianti per la distribuzione del gas, un servizio essenziale per i profughi del campo. L'8 gennaio 1982 al-Kas si avvicinò alla Fratellanza musulmana dove conobbe il futuro martire Dr. Ibrahim Makadmeh, conosciuto anche come 'Imad Aqel', figura importante per la formazione di quello che poi diventerà Hamas.

Per questo suo impegno nella Resistenza all'occupazione Al-Kas iniziò a venire perseguitato dai sionisti: dopo un primo arresto nel 1985 venne arrestato una seconda volta il 25 aprile dell'88 e detenuto fino al 12 maggio nella prigione di Katiba, riarrestato il 26 giugno e rilasciato il 13 luglio seguente. Nel 1989 venne arrestato nel negozio di suo fratello e detenuto di nuovo per alcuni mesi. Infine, nel 1992, venne arrestato una quinta volta e condannato a diciannove anni di carcere. Durante tutti questi anni é stato trasferito nelle prigioni di: Gaza, Beer al Saaba, Ramleh, Majdal e, infine, Nafha, nel Negev. Um Sohib, sua moglie, rimasta sola con due figli, riuscì a laurearsi studiando e lavorando contemporaneamente; divenne un'insegnante e educò personalmente i suoi bambini, trasmettendo loro le idee e i valori per difendere i quali il loro padre ha sofferto più di vent'anni.
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giovedì 11 agosto 2011

Detenuto politico palestinese entra in coma nella prigione di Nafha, "semplice" negligenza o esperimenti medici sionisti?


Zakariah Dawud Issa, prigioniero politico palestinese di 43 anni, originario di Khadar (presso Betlemme), rinchiuso nella prigione di Nafha, nel Negev, é entrato in coma dopo avere passato mesi e mesi privo delle più elementari cure mediche. La notizia, fatta filtrare dai prigionieri tramite i loro colloqui con legali e parenti, conferma come le galere sioniste siano vere e proprie 'caienne' dove i detenuti sono abbandonati a sé stessi, quando non attivamente perseguitati tramite la mancanza delle pur minime garanzie sanitarie e profilattiche.

Secondo quanto riportato dai suoi compagni di prigionia per interi mesi Issa ha sofferto di gravi sintomi che avrebbero richiesto un pronto check-up e terapie da parte dei sanitari del carcere, mentre invece le sue condizioni sono state lasciate libere di aggravarsi e minarne la salute fino a ridurlo l'ombra di sé stesso; innanzi tutto il detenuto ha iniziato a dimagrire paurosamente, riducendosi, dai circa 110 chili del suo peso originario, a 50-55 dal marzo 2011 a oggi, inoltre, episodi di blackout, straniamento e improvvisa perdita di coscienza hanno iniziato a perseguitarlo, accompagnati, infine, da strane crescite di tessuto molle sulla cute e sul collo.

Qualunque persona sofferente di sintomi così gravi sarebbe stata immediatamente trasferita in una struttura ospedaliera, mentre per Zakariah Issa é stato portato al Centro Medico Soroka soltanto dopo essere caduto in un coma da cui non si é ancora ripreso. Il Direttore degli Affari Mediatici Riyad al-Ashkar e il Ministro degli Affari dei Prigionieri di Fatah Atallah Abu Sabah hanno invitato le autorità israeliane a sospendere la pena dell'uomo in coma per consentirgli di ricevere le cure del caso. Alcuni osservatori non escludono che Issa sia caduto vititma di esperimenti medici israeliani, che spesso, esattamente come accadeva nei lager di Hitleriana memoria, prendono di mira i detenuti palestinesi come comode e disponibili 'cavie umane',
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lunedì 30 maggio 2011

Wadi Tamman, prigioniero palestinese sofferente di epilessia, ha subito danni psicologici permanenti a causa delle angherie patite nelle carceri israeliane!

Un prigioniero politico palestinese, originario della cittadina di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, ha subito profondi e irreparabili danni psicologici a causa delle condizioni di detenzione disumane cui é stato sottoposto durante la sua prigionia in Israele e, una volta che sarà rilasciato, non soltanto non riuscirà a riprendere la propria vita, ma avrà bisogno di aiuto e assistenza costanti.

L'uomo, Wadi Tamman, aveva poco più di venti anni quando cadde in mano del brutale sistema carcerario sionista; sofferente di epilessia, avrebbe avuto bisogno di cure e attenzioni particolari, che ovviamente i suoi carcerieri si guardarono bene dal prestargli, rinchiudendolo in isolamento nella prigione di Nafha, nel deserto del Negev; quando le sue condizioni si aggravarono e cominciò a mostrare segni di straniamento e di amnesia sempre più profonda egli venne infine trasferito nella prigione di Eishel.

La società Husam, che cura gli interessi dei prigionieri ed ex-prigionieri palestinesi di Israele ha dichiarato che anche prima di cadere vittima dell'amnesia Tamman soffriva di grave depressione e l'amministrazione carceraria si rifiutò di prestargli cure e supporto adeguato; anche ora che non é più in grado di ricordare eventi chiave della propria vita e stenta a riconoscere perfino i parenti più stretti le autorità della prigione rifiutano di riconoscere il collegamento del suo stato con il trattamento cui é stato sottoposto.
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martedì 12 aprile 2011

A Gaza il Ministro dei Prigionieri dà il via alle manifestazioni in vista del 17 aprile


Da davanti alla casa di uno dei prigionieri "veterani" della Striscia di Gaza, l'ormai cinquantasettenne Salim Ali al-Kayal che da ventotto anni é rinchiuso nella prigione di Nafha, in mezzo al deserto del Negev, il Ministro degli Affari dei Prigionieri del legittimo Governo palestinese espresso da Hamas ha annunciato l'inizio delle manifestazioni che culmineranno, il prossimo 17 aprile nella ricorrenza del Giorno dei Prigionieri Palestinesi. Attualmente oltre settemila Palestinesi languono nelle galere dello Stato ebraico, la maggior parte per "crimini" di opinione o per legittime attività di Resistenza all'occupazione.

Il Ministro Ataullah Abu al-Sabeh ha dichiarato che il Giorno dei Prigionieri Palestinei rappresenta un momento cardine dell'attività del suo dicastero per enfatizzare il diritto a essere liberati dalle carceri dell'occupante sionista e poter tornare a vivere tra i loro cari in mezzo al loro popolo. Ha sottolineato che dozzine di prigionieri hanno passato anni in carcere in attesa di processo, a causa delle insensate e crudeli leggi israeliane che prevedono, solo e soltanto contro i Palestinesi, di poter dilatare a dismisura i termini di 'carcerazione preventiva'.

Poi vi sono i prigionieri deportati, quelli 'sepolti vivi' in isolamento prolungato, quelli a cui le autorità carcerarie negano assistenza e terapie mediche, lasciando che vengano erosi da malattie perfettamente curabili, quelli che vengono surrettiziamente sottoposti a sperimentazioni mediche tramite farmaci disciolti nel loro cibo e nelle loro bevande.

Il Ministero dei Prigionieri cerca di sostenere le famiglie dei detenuti, materialmente ma anche moralmente, organizzando periodici raduni e manovre di pressione e sensibilizzazione che spingano gli organismi internazionali a mobilitarsi in favore di quanti soffrono a causa delle atroci e ingiuste politiche carcerarie dello Stato ebraico. La Resistenza armata palestinese, che ha catturato e trattiene tuttora il Caporale dell'esercito sionista Gilad Shalit ha domandato in cambio della sua prospettata liberazione il rilascio di circa 1400 prigionieri palestinesi, per la maggior parte donne, anziani, bambini e malati gravi; anche quando questo obiettivo sarà raggiunto, si spera il più presto possibile, rimarranno comunque più di 4600 Palestinesi in mano a Israele.

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domenica 27 febbraio 2011

Prigionieri palestinesi in isolamento da mesi percossi e tormentati dai loro carcerieri!


Guardie armate israeliane hanno condotto ieri notte un violento raid nelle celle del famigerato "blocco 2" della prigione di Nafha, dove vengono tenuti in isolamento per settimane e mesi senza vedere un essere umano i prigionieri più "illustri" di diversi movimenti di Resistenza palestinese.

Il raid, pianificato da lungo tempo, ha visto uomini 'scelti' dell'amministrazione carceraria sionista irrompere senza alcun preavviso nelle celle dei detenuti, che sono stati violentemente percossi, ammanettati e incappucciati, mentre i secondini israeliani effettuavano una perquiszione.

Che cosa ci fosse da 'perquisire' nelle celle di persone rinchiuse in isolamento da mesi e mesi, lo si potrebbe scoprire solamente con un'anamnesi psichiatrica delle menti deviate e sadiche dei carcerieri sionisti; ovviamente lo scopo del 'raid' era soltanto quello di provocare uno shock psicologico a persone portate pericolosamente sull'orlo della loro resistenza mentale.

Tra i prigionieri sottoposti all'ordalia vi erano anche Ahmad Sadaat, il capo del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e Abul Haija, dirigente di Hamas. Haija ha subito l'amputazione di una delle braccia ed é letteralmente stremato dalle brutali condizioni di detenzione in isolamento, Sadaat, invece, ha urgente bisogno di un intervento chirurgico alla schiena per frequenti infiammazioni dei dischi cartilaginei della sua colonna vertebrale.

Entrambe, in segno di protesta, hanno rifiutato due pasti di fila dopo il 'raid' e stanno considerando seriamente la possibilità di iniziare uno sciopero della fame.

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