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domenica 4 novembre 2018

Buon 4 Novembre a tutti i lettori di PALAESTINA FELIX!!!

Buon 4 novembre.

Buon 4 novembre, con un augurio di vittoria, a tutti coloro che lottano per la Giustizia e contro l'Oppressione.

Buon 4 novembre con un collegamento che unisce Italia e Iran, che in questa stessa giornata celebrano due anniversari diversi e tuttavia simili...simili a partire dai tre colori delle loro bellissime bandiere e simili perché in entrambi i casi i soldati italiani e gli studenti iraniani volevano poter vivere IN UN PAESE LIBERO E SOVRANO, indipendente da occupazioni, ingerenze, influenze straniere.

giovedì 24 aprile 2014

Trentaquattresimo anniversario del disastro iraniano di Jimmy Carter: la fallimentare operazione 'Eagle Claw'!!

Piano escogitato da qualche 'testa d'uovo' del Pentagono che poi si sarà riciclato come sceneggiatore per Hollywood l'Operazione Eagle Claw voleva liberare il personale del 'Nido di Spie' scoperto dalla vigilanza rivoluzionaria iraniana e trattenuto a Teheran con un raid di forze speciali che avrebbe dovuto portare con elicotteri i liberati fino a un C-130 equipaggiato con razzi sotto le ali che gli avrebbero dovuto consentire di decollare in uno spazio molto ristretto.

Il piano fallì quasi subito quando una tempesta ingolfò il convoglio di elicotteri e aeroplani facendoli scontrare tra loro e precipitare al suolo.

Anche quest'anno la Repubblica Islamica dell'Iran festeggia l'anniversario di quell'imbarazzante debacle dell'arroganza imperialista yankee, dalla redazione di PALAESTINA FELIX va al Popolo e al Governo dell'Iran un caloroso messaggio di amicizia e solidarietà!

Possa Eagle Claw rimanere per sempre l'ultima occasione in cui un militare Usa abbia messo piede sul sacro suolo di Persia!!!!

lunedì 4 novembre 2013

34 anni fa l'Iran mostrava al mondo che le ambasciate USA sono fogne di spionaggio, oggi il Datagate riprova quella verità!

Nel 1979 la Repubblica Islamica dell'Iran si difendeva dai complotti revanscisti orditi all'interno dell'ambasciata USA occupandola e prendendo in ostaggio il personale presente, tra cui numerosissimi agenti della CIA e di altre agenzie di spionaggio. All'epoca sedicenti 'democratici', filosionisti, imperialisti di ogni colore e 'dirittoumanisti' assortiti saltarono sulle sedie gridando alla 'violazione' di chissà quali principi (la violazione della volontà popolare iraniana che aveva cacciato lo Shah corrotto con la Rivoluzione, evidentemente, per costoro non contava...), ma la giovane repubblica rivoluzionaria tenne duro e difese la propria scelta ribadendo la necessità di interrompere le attività nocive in atto in quella pretesa 'rappresentanza diplomatica'.

Oggi, alla luce delle rivelazioni del 'Datagate' tutto il mondo deve ammettere quanto estese e perniciose siano le attività di spionaggio americane, che, lungi dal concentrarsi solo contro 'nemici' si concentrano anche contro pretesi amici ed alleati come i paesi europei e altri ancora, a dimostrazione che gli Stati Uniti non provano amicizia o lealtà per nessuno.

Nel 34esimo anniversario di quello storico momento in cui il popolo iraniano agì come un sol uomo per difendere le proprie scelte e la sua autonomia nel decidere del proprio destino il resto del mondo deve ammettere, obtorto collo, che quello stesso popolo era oltre trent'anni avanti sul calendario della Storia e, al giorno d'oggi, continua a esserlo nella costruzione di una società più giusta.

venerdì 2 novembre 2012

Celebrazioni in Iran per il 33esimo anniversario dell'irruzione nel "covo di spie" dell'ambasciata Usa!

Iraniani di ogni origine, strato e condizione hanno oggi dato inizio alle celebrazioni che segnano il 33esimo anniversario del glorioso "blitz" contro il nido di vipere dell'ambasciata Usa, divenuta dopo la vittoriosa Rivoluzione Islamica "centrale di sabotaggio e spionaggio" che mirava a far collassare lo sforzo generoso di milioni di cittadini che si erano levati a spodestare in nano Reza Palhavi, burattino di Usa e Israele.
Ridotti all'impotenza i lacché dell'imperialismo a stelle e strisce vennero trattenuti come ostaggi, permanenza durante la quale non mancarono i gesti di umanità della neonata Repubblica Islamica verso i prigionieri: come l'offerta di liberare per primi quelli di etnia nera in quanto essi stessi oppressi e discriminati nella loro stessa patria. L'analisi dei documenti sequestrati nella sede diplomatica dimostrò in seguito come l'intervento degli studenti e degli attivisti arrivò appena in tempo vista la profondità e la gravità degli atti contro-rivoluzionari che in essa si andavano preparando.

Il tentativo cervellotico e velleitario del Presidente Carter (malconsigliato dagli analisti militari) di liberare gli ostaggi con un colpo di mano finito in barzelletta é ancora ricordato come una tra le più gustose debacle dell'arroganza Usa.
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mercoledì 26 settembre 2012

Personalità televisiva egiziana finisce sotto processo per offese alla Bibbia e al Cristianesimo!

Mentre nel "moderno" e "avanzato" Occidente si permette a chiunque di offendere i sentimenti, la fede e la religiosità di miliardi di persone in conseguenza di una malintesa e superficiale 'libertà', nell' "arretrato" Egitto che ha appena ritrovato la Democrazia (dopo avere cacciato il tiranno foraggiato e vezzeggiato dagli stessi paesi occidentali che oggi pretendono di dare lezioni al Cairo) offendere il Cristianesimo o il Giudaismo comporta pene fino a cinque anni di detenzione.

Lo ha imparato a sue spese il magnate televisivo Ahmed Mohammed Abdullah, che venne filmato nel corso delle manifestazioni di protesta contro il film islamofobo americano mentre, davanti all'ambasciata Usa, stracciava e bruciava una copia della Bibbia. Rinviato a giudizio col processo che inizierà il 30 settembre prossimo Abdullah protesta di non aver voluto offendere i Cristiani 'tout court' ma di aver scelto come oggetto della sua rabbia una Bibbia 'evangelica' americana per indicare il suo disprezzo per la versione di Cristianesimo che ha generato i neoconservatori islamofobi.

Vedremo se i giudici egiziani crederanno a questa sua versione o se la loro sentenza colpirà il mogul televisivo con una pena severa; quello che possiamo dire fin da ora é che ci piacerebbe che anche nell' "avanzato" Occidente vigessero leggi simili che impediscano a chiunque di dare la stura alla propria meschinità morale e al proprio livore esistenziale con offese gratuite a quanto, per secoli se non per millenni l'Umanità ha considerato quanto di più sacro e importante.
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venerdì 14 settembre 2012

Evacuata l'ambasciata Usa in Kuwait, dall'Egitto fugge l'ambasciatore americano: il venerdì della rabbia musulmana fa perdere le penne all'aquila a stelle e strisce!

L'ambasciata Usa in Kuwait é stata evacuata ieri nel timore che dopo le preghiere del venerdì folle di dimostranti potessero attaccarla come successo in Libia e in Egitto mentre proprio la rappresentanza diplomatica al Cairo, pur pesantemente circondata da truppe, ha visto l'ambasciatore e il resto del personale abbandonarla per timore di attacchi di massa come quelli che in passato hanno colpito l'ambasciata sionista.
Anche a Gaza, dove per fortuna non esiste nessun nido di spie-CIA travestito da ambasciata, la popolazione é nondimeno scesa in piazza a manifestare contro l'offensivo e blasfemo film islamofobo prodotto dalla lobby sionista usa. Pur senza condonare gli episodi di violenza, tutti i leader musulmani, non importa di quale colore o background politico, si sono uniti nel condannare il film, volutamente e studiatamente provocatore, prodotto nel quadro di una concertata campagna di insulto e vilificazione della fede musulmana che fa il gioco delle potenze imperialiste e sioniste. Anche molti leader cristiani si sono uniti alle condanne contro questa provocazione blasfema.
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giovedì 13 settembre 2012

Ancora scontri attorno alle ambasciate Usa da Tunisi al Sudan; a Sanaa, Yemen, un morto tra i dimostranti!

La cagnara dei media asserviti alla lobby sionista e imperialista che ha finanziato l'osceno e offensivo film sul Profeta dell'Islam nelle ultime ore cerca di far passare le folle oceaniche che dimostrano in tutto il mondo contro l'arroganza yankee come "estremisti" e i morti di Bengasi come 'povere vittime', ma non può coprire la Verità, che la reazione, pur violenta, é giustificata ampiamente dal clima di vilificazione continua contro l'Islam e i Musulmani che proprio dai canali e dalle testate obbedienti ai diktat di Washington e Tel Aviv costantemente si riversa attraverso l'etere, il web e la carta stampata.

Un morto e cinque feriti (questi sì innocenti e disarmati) sono il bilancio della violenza usata dai militari yemeniti contro la folla che nella capitale Sanaa protestava attorno all'ambasciata di Gerald Feierstein, emissario della Lobby a Sei Punte nello strategico paese arabo.

Intanto emergono dettagli sempre più inquietanti sulla realizzazione del film, finanziato dalla Lobby ebraica americana con cinque milioni di dollari forniti da un centinaio di finanziatori (ognuno dei quali quindi ha donato in media cinquantamila dollari, un bell'esborso per i sionisti Usa): sembra infatti che la quasi totalità dei lavoranti, degli attori, delle comparse e dello staff tecnico non fosse a conoscenza del messaggio razzista e islamofobo ma pensasse semplicemente di stare realizzando un film in costume a tema arabo/mediorientale e che i dialoghi e le scene insultanti per l'Islam siano stati ridoppiati e girate e montate in seguito.

Un comitato di collaboratori del film ha comunicato il proprio rammarico per il genere di opera che ha contribuito a realizzare e ha stigmatizzato la direzione e la produzione per avere sfruttato e ingannato la loro buona fede.
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mercoledì 12 settembre 2012

Ambasciate Usa sotto attacco in Libia ed Egitto: chi semina vento raccoglie tempesta!

E' di quattro morti, tra cui l'ambasciatore Usa J. Christopher Stevens il bilancio dell'attacco portato da uomini armati alla rappresentanza diplomatica a stelle e strisce a Bengasi, un'evento che non ha simili nemmeno nell'irruzione degli studenti iraniani nel "nido di spionaggio" di oltre trent'anni fa, che diede il via alla celebre 'crisi degli ostaggi' e che fa letteralmente scomparire, al confronto, quanto avvenuto in Egitto dove la sede diplomatica americana é stata "solo" assaltata da manifestanti disarmati che si sono limitati a staccare la bandiera dal pennone e distruggerla di fronte all'applauso della folla. In entrambe i casi la molla scatenante della violenza contro le sedi diplomatiche Usa é stata la produzione di un film di propaganda islamofoba gravemente lesivo ed offensivo dei sentimenti e della sensibilità della comunità musulmana internazionale: ancora una volta l'Occidente che scambia la libertà di insulto per libertà di espressione raccoglie ciò che ha seminato.
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giovedì 24 maggio 2012

Onur Oymen dichiara: "Le installazioni anti-missile in territorio turco sono illegali e incostituzionali!"

Onur Oymen, già diplomatico di Ankara ora politicamente schierato in opposizione al Governo di Erdogan ha dichiarato che i sistemi anti-missile impiantati dagli Statunitensi nel territorio turco violano apertamente la costituzione del paese e dovrebbero venire immediatamente rimossi.
"Mi riferisco in particolar modo al cosiddetto 'radar' di Kurecik", dice Oymen nel corso di una lunga intervista con i cronisti del quotidiano Yeniçag, pubblicata nell'edizione odierna, "Erdogan dice che l'installazione era dovuta in quanto parte di un 'progetto Nato', ma si dimentica convenientemente di dire che il protocollo per la costruzione del radar é stato firmato solo con gli Usa, durante una cerimonia alla loro ambasciata in Turchia. Altro che 'Nato', questo fatto evidenzia l'inegualità di status tra i membri di questa associazione che asserve la Turchia agli interessi del suo partner di maggioranza".
Il radar a cui si riferisce l'Ex-ambasciatore si trova a Kurecik nella regione di Malatya ed é stato oggetto di numerosissime contestazioni, non soltanto sul luogo in cui sorge ma anche nelle città circostanti e persino ad Ankara ed Istanbul. Molti oppositori di Erdogan criticano la sua decisione facendo notare come sia ovvio e lampante che soltanto il regime ebraico di occupazione della Palestina beneficerà dall'installazione e non certo la Turchia o il suo prestigio regionale e internazionale.
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venerdì 27 aprile 2012

La Repubblica Islamica iraniana celebra il 32esimo anniversario del fallito 'raid' Usa contro Teheran

Il 4 novembre 1979 il Popolo dell'Iran, esasperato dai tentativi dell'imperialismo americano di deviare la sua Rivoluzione e riportare sul trono il corrotto Scià Reza Palhevi attaccava il "nido di spionaggio" celato all'interno dell'ambasciata americana e prendeva in ostaggio gli agenti della CIA e il resto del personale in essa presente.
Nella notte tra il 24 e il 25 aprile successivi, malconsigliato da generali che troppo si erano esaltati su film e romanzetti d'azione, il Presidente Carter dava il via a un "raid" armato che avrebbe dovuto permettere di liberare con la forza i prigionieri e farli volare via su un C-130 appositamente modificato con razzi sotto le ali per permettergli un decollo da una pista eccezionalmente stretta.
Ovviamente il tutto si concluse con un disastro, una colossale figuraccia degli imperialisti yankee, otto morti, quattro feriti (tutti americani) e una grande vittoria di immagine per l'Iran che catturò anche 5 elicotteri degli aggressori. Negli scorsi giorni alti rappresentanti delle Forze armate di Teheran hanno celebrato a Tabas, luogo del fallito atterraggio degli attaccanti, il 32esimo anniversario dell'evento, ospitando anche una delegazione della Repubblica Democratica Popolare della Nordkorea, uno dei pochi stati che nel corso della Guerra Iran-Irak si schierò con l'Iran anziché con Saddam Hussein.
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venerdì 6 aprile 2012

Nuovo imbarazzo per la corte-canguro incaricata di implicare Hezbollah nell'omicidio Hariri: anche il Presidente capisce che é un organo illegittimo!


Che succede quando un'organismo giuridico si rende conto, da sé stesso, seguendo la lettera del Diritto, le consuetudini e i precedenti, della sua stessa illegittimità? E' il caso del cosiddetto 'Tribunale Speciale per il Libano', corte-canguro voluta da Usa e Israele per ficcare il naso nelle questioni politiche del Paese dei Cedri, creata dopo l'assassinio di Rafic Hariri da parte del Mossad (che utilizzò all'uopo un drone senza pilota armato con un missile sperimentale tedesco fornito dalla compiacente Frau Merkel) e, nello specifico di accusare prima la Siria di aver voluto l'omicidio (pretesa bizzarra perché l'uomo d'affari ed ex-Premier si stava proprio riavvicinando velocemente a Damasco poco prima di venire assassinato) e, quando quella pista venne smentita, di puntare il dito contro Hezbollah.

Disconosciuto e avversato da tutti i Libanesi amanti dell'autonomia e dell'indipendenza del loro paese il 'Tribunale Speciale' (che ci piace considerare 'speciale' nello stesso modo in cui lo sono i mongoloidi) é passato attraverso varie peripezie, ultima in ordine di tempo quella legata alla mai troppo festeggiata dipartita del suo vergognoso Presidente Antonio Cassese, burattino di Washington e Tel Aviv, e il suo nuovo capo, David Baragwanath, ha messo poco tempo a capire, aiutato dalle considerazioni del capo della Difesa François Roux in testa a che razza di caravanserraglio sia stato messo.

Roux infatti ha fatto notare che, essendo stato istituito su richiesta e pressioni di Stati (Usa, Francia, Israele) diversi da quello dove é stato commesso il crimine i cui colpevoli dovrebbe individuare e giudicare il tribunale é essenzialmente un'agenzia incaricata da questi di interferire con la politica interna di uno paese sovrano e in quanto tale incostituzionale e illegittimo. Baragwanath si é salvato "in corner" citando il suo ruolo di presidenza e il contemporaneo scranno da lui occupato nella commissione appelli del Tribunale per significare la sua impossibilità a esprimere un giudizio sulle dichiarazioni di Roux. A parte che citando lo statuto del Tribunale Baragwanath ha confuso l'articolo 10 con il 12 quando ha detto che quest'ultimo lo obbliga a esprimere posizioni che rappresentano l'opinione ufficiale della Corte é evidente che le giustificazioni addotte non sono altro che artifici retorici e che lo stesso Presidente, terrorizzato dalla giustezza dei rilievi di Roux, teme il momento in cui, come l'imperatore nudo, tutta l'arbitrarietà e l'arroganza su cui, come su sabbia, sono state poste le fondazioni dell'STL verranno riconosciute come tali e l'intera arzigogolata e sghemba impalcatura del Tribunale Speciale rovinerà, fragorosamente, al suolo.
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lunedì 12 marzo 2012

Proseguono le proteste al Cairo contro Governo e Generali mentre il Parlamento vota per rifiutare gli 'aiuti' USAid!


Continuano a montare le proteste in Egitto contro il Governo e la Giunta militare che hanno acconsentito a liberare i cittadini statunitensi iscritti nel registro degli indagati e messi sotto processo dalla Magistratura per avere cercato, quali agenti di ambigue "ONG" a stelle e strisce di istigare disordini e violenze in maniera da screditare l'immagine del paese post-Mubarak e favorire una permanenza al potere di quegli stessi generali che hanno consentito loro di farsi beffe del processo e dell'ordinanza restrittiva che avrebbe dovuto impedire loro di fuggire. Tra gli accusati c'era anche un figlio dell'attuale Ministro dei Trasporti di Obama.

Nella giornata di ieri decine di migliaia di persone si sono radunate in piazza al Cairo per chiedere le dimissioni del Governo ad interim, proprio quando un documento ufficiale del Parlamento estendeva una simile richiesta al Premier Khamal Ghanzouri, nominato Primo Ministro dopo le dimissioni di Essam Sharaf, arrivate dopo la strage di Maspero dello scorso autunno. Intanto, in una dimostrazione di orgoglio patriottico più unica che rara il Parlamento ha votato quasi all'unanimità una risoluzione per rifiutare e respingere al mittente tutti gli 'aiuti' del programma USAid, 'guinzaglio' economico con cui gli Stati Uniti si garantiscono la fedeltà di satrapi e cacicchi del loro imperialismo.

Accettati da Sadat e poi da Mubarak in cambio di una posizione sottomessa e asservita nei confronti di Tel Aviv gli aiuti USAid non hanno mai migliorato di un'acca le condizioni di vita della popolazione, che dai tempi di Nasser non ha visto che abbassarsi il suo reddito e alzarsi i costi di beni e servizi a causa delle "liberalizzazioni selvagge" imposte dagli usurai di Banca Mondiale e Fondo Monetario che ovviamente al tempo di Mubarak dettavano legge sull'economia egiziana. Adesso l'Egitto potrebbe essere il primo paese a rimandare indietro tali ambigui e interessati 'aiuti' una scelta di coerenza e dignità che farebbe molto per cancellare l'onta di oltre trent'anni passati nella sottomissione ai 'diktat' di Washington e Sion.
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domenica 11 marzo 2012

Scontri al Cairo attorno all'ambasciata americana: i cittadini vogliono l'espulsione dell'ambasciatore!


Rabbia e furore, queste le reazioni della cittadinanza cairota all'umiliante retromarcia imposto dai cacicchi gallonati del Consiglio militare guidato dal Maresciallo Tantawi ("cocco" di Mubarak e amicissimo del Pentagono) al Governo ad Interim e alla magistratura del paese, che aveva deciso di processare sedici cittadini Usa (tra cui il figlio dell'attuale Ministro dei Trasporti) insieme da altri 37 imputati di sobillazione e istigazione alla violenza politica, tutti legati a vario titolo ad ambigue 'ONG' riconducibili al Dipartimento di Stato Usa, al Pentagono e alla CIA. Nonostante i sedici fossero stati iscritti nel registro degli indagati e fosse stato inviata loro diffida a lasciare il paese lo SCAF ha permesso la loro evacuazione dall'ambasciata Usa dopo il versamento di una cauzione.

Il caso delle ONG americane e straniere, collegato con gli incidenti mortali dello scorso febbraio allo stadio di Port Said, aveva scosso fortemente l'opinione pubblica, favorendo il rafforzarsi del deciso sentimento antiamericano che anima il cuore e l'anima della piazza egiziana a prescindere da schieramenti politici e partitici; come tutta risposta un grande numero di dimostranti si é subito radunato attorno alla sede diplomatica Usa, chiedendo a gran voce l'espulsione dell'ambasciatore. Per evitare un'irruzione sullo stile di quella avvenuta lo scorso anno contro l'ambasciata israeliana (o trentadue anni fa a Teheran) imponenti forze di polizia sono state scatenate contro i dimostranti, causando dozzine di feriti.

Sempre più isolato e odiato, il Consiglio Supremo delle Forze Armate non sembra in grado di evitare che l'Egitto, una volta eletto il nuovo presidente e datosi un Governo espressione delle recenti elezioni politiche si trasformi da vassallo della Casa Bianca nel Mondo Arabo in nuove perno delle forze anti-imperialiste in Africa e Medio Oriente.
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lunedì 5 marzo 2012

Vaste manifestazioni al Cairo attorno all'ambasciata Usa: negli slogan spunta anche la solidarietà col popolo del Bahrein!


Migliaia di dimostranti cairoti si sono radunati durante il week-end attorno alla rappresentanza diplomatica americana scandendo slogan contro i tentativi di intervento Usa nella politica interna egiziana, a sostegno della lotta dei Palestinesi contro l'occupazione sionista e, anche, in solidarietà con il popolo del Bahrein sottoposto alla repressione della dinastia degli Al-Khalifa sostenuti dai Saoud e dagli altri monarchi petroliferi del Golfo Persico.

I manifestanti hanno chiesto rappresaglie diplomatiche contro gli Usa per il loro impiego di ONG e fondazioni come 'leve politiche' volte a produrre sviluppi favorevoli a Israele e alla permanenza al potere di uomini e figure legate al regime di Mubarak, contro gli Accordi di Camp David e la fornitura di metano al regime ebraico di occupazione e a favore della totale apertura del varco di confine di Rafah verso la Striscia di Gaza.

Il riferimento ai fatto del Bahrein segnalato durante le recenti manifestazioni dimostra la sensibilità e l'attenzione dimostrata dall'opinione pubblica egiziana alle notizie, riportate attraverso la rete informatica e alcuni media outlet indipendenti, riguardo alla ferocia e alla consistenza delle repressioni perpetrate in quel paese col pieno assenso e consenso delle potenze imperialiste occidentali, che mentre le truppe e i mercenari degli Al-Khalifa e degli Al-Saoud massacravano manifestanti disarmati a Manama andavano a stracciarsi le vesti all'ONU riguardo immaginarie "repressioni" in Siria.
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lunedì 13 febbraio 2012

Nuove rivelazioni dall'inchiesta egiziana sui cittadini americani: "tentavano di deviare il processo politico in favore di Israele!"


Convocata a testimoniare dagli inquirenti che stanno investigando al Cairo sul caso dei diciannove cittadini americani, impiegati da ambigue ONG o 'fondazioni' legate al Pentagono, alla CIA e ai partiti politici Usa, sospettati di aver complottato contro gli interessi del popolo e dello stato egiziano, il Ministro della Cooperazione Internazionale del Governo ad Interim Fayza abu Naga ha dichiarato sotto giuramento di "essere praticamente sicura" che costoro abbiano a più riprese cercato di sviare e dirottare il discorso politico egiziano in senso favorevole agli interessi americani e, soprattutto, dello Stato sionista di occupazione.

Abu Naga ha ripetuto più volte ai magistrati che, vista la difficoltà di creare direttamente insicurezza, panico e caos nel paese i cittadini americani cercavano di entrare in contatto con sostenitori dell'ex-tiranno Mubarak per ottenere una 'leva' manipolabile contro quegli sviluppi politici che vedevano come negativi e contrari agli interessi della Casa Bianca e di Tel Aviv, soprattutto la grande affermazione elettorale dei partiti religiosi e, soprattutto, della Fratellanza Musulmana. In particolare gli sforzi sembravano diretti a voler evitare che l'Egitto possa svilupparsi come una nazione moderna, democratica e dalla forte economia, cosa che limiterebbe l'influenza americana esercitata attraverso gli "aiuti" USAID.

"La Rivoluzione del 2011 ha creato l'opportunità per un Rinascimento egiziano, cosa che spaventa gli Usa e soprattutto Israele, che vuole essere circondato da nazioni sottomesse, deboli, divise e arretrate, in maniera da godere contro di esse di un vantaggio strategico". Per arrestare e danneggiare questo progresso sono stati mobilitati tutti gli agenti americani attualmente sotto accusa, fornendo loro fondi ingenti oltre quelli già sperperati (oltre 200 milioni di dollari) durante la campagna elettorale, nel vano tentativo di contenere l'affermazione dei partiti religiosi.

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giovedì 9 febbraio 2012

Sul filo del rasoio i rapporti tra Usa ed Egitto per il rinvio a giudizio dei 19 americani!


La richiesta della Magristratura egiziana di processare 19 cittadini Usa per le loro attività illegali nel paese, portate avanti con la copertura di fondazioni, gruppi e ONG riconducibili alla CIA, al Pentagono e a entità politiche dalle ambigue finalità hanno scatenato l'aperta ostilità 'bipartisan' di Washington contro il Cairo. Finora il Dipartimento di Stato aveva cercato in ogni modo di mantenere buoni rapporti con Tantawi e soci, generali che avevano fatto carriera sotto Mubarak e fianco a fianco con 'consiglieri' e 'inviati' Usa. Adesso però la querelle giudiziaria sembra aver messo fine a tutto questo.

Ovviamente, con tutta la arrogante spocchia 'yankee' la Casa Bianca ha "minacciato" di interrompere il versamento dei fondi USAID all'Egitto ma, visto che tali fondi mai e poi mai hanno contribuito a migliorare d'un acca le condizioni di vita della popolazione, non si capisce in effetti a cosa puntava l'estensione di una simile minaccia. Il Governo ad interim, per bocca del Ministro degli Esteri Mohammed Amr ha fatto sapere che l'azione della Magistratura é perfettamente legale e sostenuta da prove indiziarie gravi e circostanziate e che comunque non é nelle prerogative del Potere Esecutivo interrompere o bloccare l'operato dei giudici.

Anche 24 cittadini egiziani sono stati rinviati a giudizio insieme ai cittadini Usa, a tutti é contestato il tentativo di cospirazione contro le nuove istituzioni dell'Egitto democratico, in maniera da far sorgere un movimento di nostalgia e rimpianto verso i tempi del tiranno Mubarak.
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lunedì 6 febbraio 2012

La Magistratura egiziana vuol processare i provocatori americani che hanno cercato di istigare violenza e incidenti nel paese!


Le autorità egiziane hanno deciso di chiedere il rinvio a giudizio di 19 cittadini Usa e 24 altre persone che lavoravano alle loro dipendenze all'interno di poco chiare 'fondazioni' e ONG, variamente riconducibili alla Casa Bianca, alla CIA o a gruppi di pressione politica ed economica Usa di profilo non-istituzionale come l'Istituto Repubblicano Internazionale presieduto dal Senatore McCain. Gli accusati sarebbero imputati di aver cercato, con fondi monetari di incerta provenienza, di suscitare disordini e violenze nel paese, culminate con la Strage dello Stadio avvenuta la scorsa settimana a Port Said.

La Giunta militare egiziana ha già appoggiato manovre contro le ONG americane che dichiarano di "promuovere democrazia e diritti umani" ma poi si rivelano cellule della CIA o di 'think tank' interessati a sviare e interferire con i processi politici del Paese. Prontamente é arrivata da Washington la minaccia che, se gli accusati verranno trascinati in giudizio, il paese potrebbe vedersi revocare gli aiuti USAID.

In merito il Ministro degli Esteri egiziano Mohammed Amr ha dichiarato che accusare e processare i cittadini Usa rientra perfettamente nelle prerogative della Magistratura egiziana e che un intervento del Governo in merito lederebbe l'autonomia del Potere Giudiziario, che é garantita dalla Costituzione".
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martedì 31 gennaio 2012

Provocatori americani si rifugiano nell'ambasciata Usa dopo essere stati scoperti a sobillare la folla alla violenza!


Dopo Ilan Grapel, l'ex-paracadutista sionista scoperto ed arrestato dalle autorità egiziane mentre cercava di istigare i giovani del Cairo ad atti violenti nella scorsa primavera (in seguito rilasciato in cambio di detenuti egiziani tenuti nelle prigioni di Tel Aviv) adesso é il turno degli americani a cercare di far degenerare la situazione in Egitto, dopo che lo sciocco Obama ha sprecato duecento milioni di dollari cercando di favorire i partiti 'laicisti' nelle elezioni parlamentari recentemente conclusesi (con la maggioranza di oltre due terzi vinta dai partiti religiosi).

Diversi provocatori americani, che nominalmente lavoravano per ONG come il cosiddetto "Istituto Internazionale Repubblicano" ma che erano stati scoperti a tentare di sobillare la folla verso la violenza, hanno ricevuto dalle autorità locali l'interdizione dal lasciare il paese, e si sono quindi rifugiati nell'ambasciata Usa. Ancora una volta, dopo Teheran nel 1980, una sede diplomatica statunitense si rivela per essere un "covo di spionaggio e destabilizzazione".

Samuel Lahood, figlio del Segretario ai Trasporti Ray Lahood é fra gli accusati. Il Senatore Mc Cain, già rivale di Obama 'trombato' alle scorse elezioni presidenziali, che dal 1993 presiede l'Istituto al centro dello scandalo, cerca debolmente e flebilmente di negare gli addebiti, che però sono confermati in maniera inoppugnabile dalle risultanze di intercettazioni e perquisizioni effettuate negli ultimi giorni dalle forze di sicurezza egiziane, in conseguenza delle quali sono state spiccate le interdizioni verso gli accusati.
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lunedì 9 gennaio 2012

Dimostranti egiziani chiedono la chiusura dell'ambasciata Usa: "Basta con le interferenze imperialiste!"


Migliaia di manifestanti, con cartelli, striscioni e bandiere nazionali egiziane si sono radunati nel week-end attorno all'ambasciata americana del Cairo per mettere in guardia l'amministrazione Usa dal continuare nei suoi tentativi di deviare e influenzare in senso favorevole ai militari l'evoluzione della situazione politica interna. I partecipanti al sit-in accusavano Obama e il suo governo di aver cercato di favorire in ogni modo (specialmente versando contributi da centinaia di milioni di dollari) i partiti "laici", usciti comunque sonoramente sconfitti dalle elezioni dove i due maggiori partiti religiosi hanno ottenuto ciascuno tra il 25 e il 35 per cento dei consensi.

"Fuori l'ambasciatore, chiudiamo l'ambasciata!" era la parola d'ordine dei dimostranti che nei giorni scorsi hanno attaccato le sedi di diverse ONG legate a diverso titolo a Washington; pedine dei disegni imperialistici della declinante potenza americana cui le rivoluzioni della "Primavera Araba" hanno letteralmente spezzato la schiena non solo in Egitto ma in tutto il Nordafrica e il Medio Oriente. In un tentativo di disinnescare il malcontento popolare il Consiglio supremo delle Forze Armate guidato dal Maresciallo Tantawi ha ripetutamente dichiarato attraverso i media nazionali che "non tollererà alcuna indebita influenza straniera nella politica interna egiziana".

Una strana pretesa espressa da un gruppo di ufficiali che devono tutte le loro promozioni e le loro carriere all'ex-dittatore Mubarak, e che sono notissimi per i loro ottimi rapporti col Pentagono.
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