Dalla stampa egiziana e Mediorientale emergere la teoria che il recentissimo 'giubilamento' del Capo dei Servizi Segreti del Cairo, Generale Mohammed Farid Tohamy sarebbe una mossa di opportunità del Presidente Al-Sisi impegnato (con la mediazione saudita) a ricucire rapporti cordiali con il Qatar.
Grande sponsor del Presidente islamista Mohammed Mursi la corte di Doha aveva subito come un affronto e un atto di guerra indiretta il movimento correttivo guidato da Al-Sisi che aveva portato alla deposizione del rappresentante dell'Ikhwan dalla poltrona di capo dello Stato.
Pur rimanendo profondamente in debito con quello che é stato il suo 'maestro' Al-Sisi lo avrebbe 'sacrificato' per la superiore Ragion di Stato, in maniera da disinnescare un'ostilità potenzialmente pericolosa con quello che rimane comunque un reame molto potente e influente nel panorama arabo e mediorientale.
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martedì 23 dicembre 2014
Il Generale Tohamy 'sacrificato' da Al-Sisi per riconciliarsi con il Qatar!
lunedì 22 dicembre 2014
L'Egitto "silura" il capo dei Servizi e condanna una spia israeliana presso il Canale di Suez!!
Importante sviluppo nella situazione interna egiziana quello avvenuto nella giornata di ieri quando, con uno scarno comunicato che chiamava in causa non meglio specificate "ragioni di salute" lo 'Zar' dei Servizi Segreti egiziani, Generale Mohammed Farid Tohamy, é stato messo a riposo venendo sostituito dal suo Vice, Khaled Fawzy.
Tohamy era salito sulla poltrona più alta della sicurezza interna del Cairo subito dopo il movimento correttivo con cui l'allora Generale Al-Sisi (ora Presidente) aveva deposto il fantoccio dell'Ikhwan e dell'Emiro del Qatar, Mohammed Mursi, che rischiava di trasformare l'Egitto in un nido di terroristi takfiri da inviare in Libia e in Siria secondo i desideri dei suoi padroni di Doha.
Tohamy aveva fama di essere il "mentore" del Generale Al-Sisi; la sua giubilazione potrebbe essere legata al bisogno, per l'attuale Presidente, di distanziarsi dal suo passato militare, o derivare dalla convinzione che una fase delicata della politica interna egiziana sia venuta a concludersi.
Intanto a Port Said un manager dell'Agenzia di gestione del Canale di Suez, tale Mohamed Ali Abdel Baki, é stato condannato a dieci anni di detenzione per spionaggio a favore del regime sionista di occupazione della Palestina. Con la complicità di due sionisti di nome Benjamin Shaul e David Meir, Baki passava a Tel Aviv notizie sul transito di navi militari egiziane attraverso il Canale di Suez, più ogni dettaglio riservato di cui veniva a conoscenza tramite il suo lavoro.
La scoperta dell'attività spionistica di Baki é un nuovo grande successo del controspionaggio egiziano, che si conferma molto attivo ed efficiente, anche in questi tempi turbolenti per il paese nordafricano.
Tohamy era salito sulla poltrona più alta della sicurezza interna del Cairo subito dopo il movimento correttivo con cui l'allora Generale Al-Sisi (ora Presidente) aveva deposto il fantoccio dell'Ikhwan e dell'Emiro del Qatar, Mohammed Mursi, che rischiava di trasformare l'Egitto in un nido di terroristi takfiri da inviare in Libia e in Siria secondo i desideri dei suoi padroni di Doha.
Tohamy aveva fama di essere il "mentore" del Generale Al-Sisi; la sua giubilazione potrebbe essere legata al bisogno, per l'attuale Presidente, di distanziarsi dal suo passato militare, o derivare dalla convinzione che una fase delicata della politica interna egiziana sia venuta a concludersi.
Intanto a Port Said un manager dell'Agenzia di gestione del Canale di Suez, tale Mohamed Ali Abdel Baki, é stato condannato a dieci anni di detenzione per spionaggio a favore del regime sionista di occupazione della Palestina. Con la complicità di due sionisti di nome Benjamin Shaul e David Meir, Baki passava a Tel Aviv notizie sul transito di navi militari egiziane attraverso il Canale di Suez, più ogni dettaglio riservato di cui veniva a conoscenza tramite il suo lavoro.
La scoperta dell'attività spionistica di Baki é un nuovo grande successo del controspionaggio egiziano, che si conferma molto attivo ed efficiente, anche in questi tempi turbolenti per il paese nordafricano.
mercoledì 23 ottobre 2013
Viene ripetuto in Egitto il processo agli imputati per la 'Strage dello Stadio' di Port Sad che causò 74 vittime 20 mesi fa!
Il tribunale egiziano competente ha ricominciato nella giornata di ieri il procedimento contro undici tifosi accusati di aver preso parte ai disordini che il primo febbraio 2012 allo stadio di Port Saido portarono alla morte di 74 persone e al ferimento di oltre 1000 subito dopo la conclusione del match Al Masry contro Al Alhy, terminato 3 a 1.
La squadra dell'Al Alhy é sempre stata considerata 'favorita' durante il vecchio regime autocratico di Mubarak e molti suoi "ultràs" avevano fatto da picchiatori per il regime durante i giorni di rivolta di gennaio e febbraio 2011, fino all caduta del 'faraone'. Inizialmente 73 persone furono portate in giudizio di cui 28 (quasi tutti poliziotti o funzionari di sicurezza) vennero assolte e le altre condannate a pene detentive anche molto lunghe.
Dopo la caduta in estate del Presidente Morsi e del Governo da lui sponsorizzato il potere giudiziario ha deciso di ripetere il processo a 11 persone, che avevano subito violazioni ai loro diritti e alle loro prerogative nel corso del primo procedimento a loro carico.
La squadra dell'Al Alhy é sempre stata considerata 'favorita' durante il vecchio regime autocratico di Mubarak e molti suoi "ultràs" avevano fatto da picchiatori per il regime durante i giorni di rivolta di gennaio e febbraio 2011, fino all caduta del 'faraone'. Inizialmente 73 persone furono portate in giudizio di cui 28 (quasi tutti poliziotti o funzionari di sicurezza) vennero assolte e le altre condannate a pene detentive anche molto lunghe.
Dopo la caduta in estate del Presidente Morsi e del Governo da lui sponsorizzato il potere giudiziario ha deciso di ripetere il processo a 11 persone, che avevano subito violazioni ai loro diritti e alle loro prerogative nel corso del primo procedimento a loro carico.
sabato 20 luglio 2013
20mila pistole turche con silenziatore sequestrate a Port Said: Erdogan cerca di armare la Fratellanza Musulmana?
Ventimila pistole, non una, non dieci, non cento, ma ventimila armi da fuoco personali (principalmente pistole ma anche qualche mitra e fucile) sono state rinvenute nel porto egiziano di Port Said nei container di un cargo appena arrivato dalla Turchia. Con il paese ancora preda degli 'aftershock' della rimozione del Presidente Mursi da parte dell'Esercito e manifestazioni di protesta che non accennano a fermarsi da parte dei suoi sostenitori della Fratellanza Musulmana e del Partito di Libertà e Giustizia é facile pensare come tale scoperta abbia fatto alzare al massimo la vigilanza di tutti gli organi di polizia civile e militare d'Egitto, nel timore che forze esterne stiano cercando di 'armare' la mano dell'Ikhwan e spingera allo scontro con l'Esercito.
Il carico di contrabbando é saltato fuori dai container della compagnia di spedizioni "ACM er" e subito ha fatto tornare ai massimi la tensione tra Il Cairo ed Ankara dopo che nei giorni recenti il Presidente anatolico Erdogan aveva aspramente criticato l'operato dei generali egiziani parlando di "golpe" e di "Democrazia soffocata".
Immediatamente il Ministro degli Esteri Davutoglu, una volta artefice di un piano di politica estera che doveva "ammaliare" i paesi arabi con il successo dell'AKP e della sua dirigenza islamica 'illuminata' ha dichiarato che Ankara, all'oscuro di qualunque dettaglio sulla spedizione di armi, si attiverà quanto prima per fare luce sulla sua origine e sulla sua destinazione.
Il carico di contrabbando é saltato fuori dai container della compagnia di spedizioni "ACM er" e subito ha fatto tornare ai massimi la tensione tra Il Cairo ed Ankara dopo che nei giorni recenti il Presidente anatolico Erdogan aveva aspramente criticato l'operato dei generali egiziani parlando di "golpe" e di "Democrazia soffocata".
Immediatamente il Ministro degli Esteri Davutoglu, una volta artefice di un piano di politica estera che doveva "ammaliare" i paesi arabi con il successo dell'AKP e della sua dirigenza islamica 'illuminata' ha dichiarato che Ankara, all'oscuro di qualunque dettaglio sulla spedizione di armi, si attiverà quanto prima per fare luce sulla sua origine e sulla sua destinazione.
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sabato 16 marzo 2013
Mursi si dichiara: "spiaciuto" per morti e violenze a Port Said e al Cairo: basterà per riportare la pace in Egitto?
Nel corso di venerdì, giornata dedicata alla preghiera, il Presidente egiziano Mohammed Mursi ha emesso un comunicato rivolto al paese col quale si é dichiarato "profondamente dispiaciuto" per la piega presa dagli eventi a Port Said e nella capitale Il Cairo in seguito alle sentenze giudiziarie contro i responsabili dei sanguinosi scontri dello stadio di febbraio 2012.Nelle proteste di segno opposto che hanno attraversato la capitale e la poplosa città portuale del Delta si sono contati oltre 10 morti oltre a centinaia di feriti e alla devastazione di proprietà pubbliche e private per dozzine di milioni di dollari di danno, inoltre, per consentire un effettivo ritorno alla normalità, a Port Said si é dovuta far ritiriare la polizia e schierare in sua vece l'Esercito.
Ma probabilmente, a parte il sentimento di umano rammarico che personalmente Mursi potrà anche provare; la fonte maggiore delle sue preoccupazioni ultimamente é verosimilmente rappresentata dal recente annullamento delle elezioni, 'bocciate' dal Potere Giudiziario dopo che, per decreto, il Presidente e il partito politico di cui egli é espressione le avevano fissate in varie scadenze dal 22 aprile a fine giugno.
sabato 9 marzo 2013
Cambio repentino al vertice della Polizia Antisommossa! Giubilato il Generale Noah, si attende il secondo verdetto per la Strage dello Stadio!
Il Ministro degli Interni Ibrahimi ha licenziato il Maggior Generale Maged Noah, sostituendolo 'ipso facto' con il parigrado Ashraf Abdullah, secondo il 'lancio' dell'agenzia ufficiale MENA. Intanto a Port Said la polizia antisommossa ha terminato il suo ritiro dai resti incendiati del Quartier Generale, che sono stati lasciati all'Esercito, concentratosi negli ultimi giorni attorno alla città restiva.
Intanto é stata confermata la pena capitale per i 21 imputati riguardo la cosiddetta 'Strage dello Stadio' avvenuta a febbraio 2012; la corte giudicante si riunirà in una seconda seduta al Cairo (per ragioni di sicurezza non più a Port Said) per giudicare 52 altri imputati con accuse minori. Negli scontri tra tifoserie erano morte 74 persone.
venerdì 8 marzo 2013
Ancora un morto a Port Said mentre l'Esercito comincia a schierarsi in città attorno agli 'obiettivi sensibili'!
Karim Sayed Abdelaziz, trentatreenne, é l'ultima vittima della brutalità poliziesca che ha fatto oltre mezza dozzina di vittime da quando la settimana scorsa l'agitazione nel Paese delle Piramidi é parsa spostarsi dalla capitale Il Cairo verso la zona del Delta. Abdelaziz, trasportato d'urgenza in ospedale dopo aver preso parte a una manifestazione non autorizzata dispersa con la forza dai reparti antisommossa é stato curato dall'equipe del Dr. Mohamed Arnous che, parlando in seguito coi reporter della France Presse ha dichiarato: "Il paziente mostrava tre ferite da arma da fuoco, una delle quali, alla testa si é rivelata troppo grave per venire trattata efficacemente".
Lo stesso Dr. Arnous ha stimato in cinque il numero di altri feriti da proiettili a palla piena, diciannove quello dei manifestanti colpiti da pallettoni e oltre settanta quello dei contusi e degli intossicati da gas urticante. Intanto é stato riportato che reparti delle Forze Armate si sono schierati attorno al Quartier Generale della Polizia (precedentemente dato in parte alle fiamme dai manifestanti) e hanno creato un cordone di sicurezza attorno a ciò che rimane dell'edificio.
Sono state poi completamente annullate con una raffica di sentenze tutte le date per le varie fasi di prossime elezioni politiche indette a febbraio 2013 dal Presidente Mursi e che, iniziando dal 22 aprile prossimo avrebbero dovuto scaglionarsi attraverso varie fasi per otto settimane terminando a fine giugno. I provvedimenti giudiziari dimostrano come il 'divide' tra Presidenza e Potere Giudiziario, esploso già qualche mese fa, sia ben lungi dall'essere stato colmato o risolto.
mercoledì 6 marzo 2013
Ancora scontri a Port Said mentre il potere giudiziario dà l'ALT! alle elezioni!
Continua a essere instabile la situazione a Port Said, dove giorni di scontri sono risultati nella morte di almeno mezza dozzina di persone e nel ferimento di oltre quattrocento, di cui sessanta versano in serie condizioni. Tuttavia, nonostante le voci in merito non vi é stato ancora alcun intervento delle Forze Armate, che pure sembra abbiano rafforzato il loro schieramento nei dintorni del centro urbano.
Intanto, a "ingarbugliare" ancora di più la situazione politico-sociale del Paese delle Piramidi, arriva dalla Corte Amministrativa la notizia di uno 'stop' imporsto dal Potere Giudiziario alla marcia verso prossime elezioni politiche decretate dal Presidente Mursi per il prossimo 22 aprile. I giudici hanno chiesto che una speciale Corte Costituzionale riveda 'ex novo' le procedure elettorali per garantire della loro legalità e aderenza ai principi costituzionali. Numerose forze politiche di opposizione avevano già dichiarato la loro intenzione di boicottare la nuova chiamata alle urne.
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martedì 5 marzo 2013
Scontri e roghi a Port Said: il Presidente Mursi soppesa l'opzione 'Legge Marziale'!
Dopo giorni e giorni di scontri che sarebbero risultati nel ferimento di almeno 420 persone di cui almeno sessanta in maniera "grave o molto grave" perlomeno secondo la valutazione di Sayed al-Masry, coordinatore dei servizi sanitari d'emergenza della città di Port Said, il Presidente egiziano Mohammed Mursi sarebbe sul punto di dichiarare la Legge Marziale nella restiva località del Delta e dare ai miltari 'carta bianca' per riportare l'ordine nelle sue strade.Sarebbe questa la vera e propria "prova del nove" per vedere quanto solida nei fatti sia l'intesa raggiunta tra i dirigenti dell'Ikhwan e gli alti papaveri dello Stato Maggiore dell'Esercito, che, rimasti rivali per tutti i primi mesi della transizione politica post-Mubarak avevano infine trovato un modo di garantirsi vicendevolmente con l'abbandono delle redini del potere politico dai Generali in cambio di numerose e ampie "guarentigie".
In città si sarebbero già concentrati numerosi reparti delle Forze Armate dopo che, nella giornata di ieri, manifestanti avrebbero dato alle fiamme una caserma di polizia e un edificio governativo. Le proteste nella città del Delta si sono riacutizzate dopo il tentativo delle autorità governative di trasportare fuori dal loro luogo di dentezione un certo numero di imputati per la strage dello stadio del febbraio 2012.
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lunedì 4 marzo 2013
Nuovi scontri in Egitto, almeno cinque i morti a Port Said, il Governo usa la mano pesante!
Dopo il morto e i numerosi feriti a Mansuria pochi giorni fa si sono riaccesi nel corso del week end gli scontri lungo tutto il Delta del Nilo, con particolare intensità nella notte tra ieri e oggi. Sarebbero almeno cinque i morti a Port Said, dove un'ennesima manifestazione legata al 'caso' della strage dello stadio del febbraio scorso.

Tra i cinque morti, riferisce il Ministro dell'Interno, vi sarebbero persino due membri delle forze dell'ordine; ma si attendono ancora conferme indipendenti visto che solitamente le perdite tra le fila dei reparti antisommossa non sono così frequenti e, quand'anche capitano, sono "bilanciate" da un numero di morti tra i dimostranti ben più alto.
In compenso, l'ampio uso di Gas CS (di cui, come sappiamo, esiste in Egitto una "buona riserva" grazie alla recente generosità dell'inquilino nero della Casa Bianca) avrebbe causato solo negli ultimi due giorni almeno 250 feriti e intossicati, alcuni dei quali, colti da collasso respiratorio, sono stati ricoverati d'urgenza in ospedali e cliniche della città.
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sabato 2 marzo 2013
Notte di scontri a Mansuria, il Delta del Nilo sempre più scontento del Governo di Mursi e della Fratellanza Musulmana!
Tra ieri sera e stanotte almeno un manifestante é rimasto ucciso e diverse dozzine feriti nella cittadina del Delta del Nilo di Mansura, dove una compatta folla di dimostranti si é scontrata con le forze dell'ordine che hanno usato indiscriminatamente gas urticanti e pallottole contro i cittadini.Fonti del Governo affermano che oltre al morto si lamentano 30 feriti tra i dimostranti e 10 tra le forze di polizia. Secondo i giornalisti egiziani il manifestante morto sarebbe stato investito da un blindato della polizia. Il portavoce della polizia egiziana giustifica l'operato dei suoi uomini affermando che i dimostranti avrebbero tentato di dare l'assalto a un palazzo istituzionale.
Recentemente la notizia dell'acquisto di un mostruoso quantitativo di gas urticante da parte del Governo egiziano aveva fatto nascere il timore the si prepararsse una campagna di repressione in grande stile delle manifestazioni di dissenso politico.
Le dimostrazioni a Mansura confermano come l'area del Delta del Nilo e del Canale di Suez (Port Said, Ismailiya, Suez...) sia particolarmente ostile al Governo e al Presidente Mursi i cui sostenitori sono molto più concentrati e numerosi nella metropoli del Cairo.
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lunedì 28 gennaio 2013
Trenta giorni di Stato di Emergenza in Egitto dopo i sanguinosi scontri del week-end con oltre quaranta morti!
Il Presidente egiziano Mohamed Mursi ha dichiarato da oggi 30 giorni di Stato di Emergenza, un vero e proprio "Ritorno al Passato" per l'Egitto che soltanto pochi mesi fa si era liberato con un grande sospiro di sollievo dell'ultratrentennale Stato d'Emergenza mantenuto in piedi da Mubarak per l'intero periodo del suo "regno" (iniziato con l'assassinio di Anwar Sadat).
L'Emergenza é stata ritenuta necessaria dopo i gravissimi scontri che nel week-end (dopo i primi nove morti registratisi venerdì scorso), hanno causato dozzine di vittime tra la capitale Il Cairo, Port Said, Suez e altri centri del paese, per un bilancio totale di oltre quaranta morti in due giorni.
In realtà l'Egitto soffre sia per gli sbagli e le deficienze di Mursi, personalità troppo blanda e indecisa per essere in grado di prendere veramente in mano la situazione, sia per la disonestà morale e intellettuale di certa "opposizione" che sembra incapace di accettare democraticamente il responso delle urne, dove la schiacciante preminenza accordata dagli elettori ai partiti religiosi dovrebbe indurre le componenti laiciste/nasseriste dell'arco costituzionale ad accettare di buon grado un ruolo subalterno almeno fino a nuove consultazioni.
L'Emergenza é stata ritenuta necessaria dopo i gravissimi scontri che nel week-end (dopo i primi nove morti registratisi venerdì scorso), hanno causato dozzine di vittime tra la capitale Il Cairo, Port Said, Suez e altri centri del paese, per un bilancio totale di oltre quaranta morti in due giorni.
In realtà l'Egitto soffre sia per gli sbagli e le deficienze di Mursi, personalità troppo blanda e indecisa per essere in grado di prendere veramente in mano la situazione, sia per la disonestà morale e intellettuale di certa "opposizione" che sembra incapace di accettare democraticamente il responso delle urne, dove la schiacciante preminenza accordata dagli elettori ai partiti religiosi dovrebbe indurre le componenti laiciste/nasseriste dell'arco costituzionale ad accettare di buon grado un ruolo subalterno almeno fino a nuove consultazioni.
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sabato 24 marzo 2012
Tantawi e soci vogliono scaricare le colpe del massacro di Port Said sulla società calcistica: scontri e un morto nelle proteste!
Si lamenta un morto e diciotto feriti più o meno gravi negli scontri che nella cittadina costiera di Port Said, tra la serata di ieri e il pomeriggio di oggi hanno visto contrapposti militari e poliziotti da una parte e dimostranti, tra cui molti sostenitori della locale equipe calcistica, dall'altra. La presenza di molti tifosi in piazza non deve fare pensare a episodi di teppismo sportivo, visto che i supporter dell'Al-Masri, squadra locale protestano contro quella che ritengono l'ingiusta sospensione biennale dal campionato di calcio inflitta alla loro società come 'punizione' per i disordini che a febbraio, dopo la fine del match Al Masri-Al Ahly (3 a 1, per la cronaca), videro la morte di ben 75 persone nella più grave strage collegata a una partita di calcio degli ultimi anni.
La condanna vorrebbe far credere a un coinvolgimento o comunque a una responsabilità della squadra locale e dei suoi tifosi nelle violenze, quando invece tutti i testimoni hanno confermato che gli attacchi partirono da frange facinorose coi colori dell'Al-Ahly, che erano riuscite a entrare nello stadio armate di mazze, spranghe, catene, altre armi improvvisate e persino pugnali, molotov cocktail e armi da fuoco. Una simile organizzazione prevedeva per forza una coordinazione con le forze dell'ordine, che infatti non intervennero per lunghissimo tempo, in modo da lasciare agli attaccanti tutto il tempo di fare una carneficina.
La squadra dell'Al-Ahly, come il Real Madrid dei tempi di Franco, é sempre stata legata a doppio filo al regime di Mubarak e quindi tra i suoi ranghi si possono trovare molti uomini delle forze di sicurezza e della polizia segreta, che ci si 'aspettava', ai tempi del Faraone Mubarak, che tifassero per la squadra 'giusta'; al contrario i tifosi di Port Said, divisi dall'Al-Ahly da una fortissima rivalità agonistica, sono stati da subito sostenitori del Movimento 6 aprile prima e della Rivoluzione di Piazza Tahrir, poi, anche solo per sfottò nei confronti dei rivali.
Ovviamente noi non riteniamo furbo mescolare fedi politiche e sportive ma, visto che succede, abbiamo sempre tifato Barça contro i 'merengues' e contro i razzisti del Beitar Gerusalemme siamo sempre pronti a tenere per l'Hapoel Tel Aviv (anche se é una squadra sionista anch'essa). La pesante squalifica inflitta all'Al-Masri vuole essere un tentativo di liquidare la grave strage di febbraio come un "incidente sportivo" e anzi, di far passare per colpevoli e istigatori coloro che in realtà ne sono state le vittime.
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lunedì 12 marzo 2012
Proseguono le proteste al Cairo contro Governo e Generali mentre il Parlamento vota per rifiutare gli 'aiuti' USAid!
Continuano a montare le proteste in Egitto contro il Governo e la Giunta militare che hanno acconsentito a liberare i cittadini statunitensi iscritti nel registro degli indagati e messi sotto processo dalla Magistratura per avere cercato, quali agenti di ambigue "ONG" a stelle e strisce di istigare disordini e violenze in maniera da screditare l'immagine del paese post-Mubarak e favorire una permanenza al potere di quegli stessi generali che hanno consentito loro di farsi beffe del processo e dell'ordinanza restrittiva che avrebbe dovuto impedire loro di fuggire. Tra gli accusati c'era anche un figlio dell'attuale Ministro dei Trasporti di Obama.
Nella giornata di ieri decine di migliaia di persone si sono radunate in piazza al Cairo per chiedere le dimissioni del Governo ad interim, proprio quando un documento ufficiale del Parlamento estendeva una simile richiesta al Premier Khamal Ghanzouri, nominato Primo Ministro dopo le dimissioni di Essam Sharaf, arrivate dopo la strage di Maspero dello scorso autunno. Intanto, in una dimostrazione di orgoglio patriottico più unica che rara il Parlamento ha votato quasi all'unanimità una risoluzione per rifiutare e respingere al mittente tutti gli 'aiuti' del programma USAid, 'guinzaglio' economico con cui gli Stati Uniti si garantiscono la fedeltà di satrapi e cacicchi del loro imperialismo.
Accettati da Sadat e poi da Mubarak in cambio di una posizione sottomessa e asservita nei confronti di Tel Aviv gli aiuti USAid non hanno mai migliorato di un'acca le condizioni di vita della popolazione, che dai tempi di Nasser non ha visto che abbassarsi il suo reddito e alzarsi i costi di beni e servizi a causa delle "liberalizzazioni selvagge" imposte dagli usurai di Banca Mondiale e Fondo Monetario che ovviamente al tempo di Mubarak dettavano legge sull'economia egiziana. Adesso l'Egitto potrebbe essere il primo paese a rimandare indietro tali ambigui e interessati 'aiuti' una scelta di coerenza e dignità che farebbe molto per cancellare l'onta di oltre trent'anni passati nella sottomissione ai 'diktat' di Washington e Sion.
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domenica 11 marzo 2012
Scontri al Cairo attorno all'ambasciata americana: i cittadini vogliono l'espulsione dell'ambasciatore!
Rabbia e furore, queste le reazioni della cittadinanza cairota all'umiliante retromarcia imposto dai cacicchi gallonati del Consiglio militare guidato dal Maresciallo Tantawi ("cocco" di Mubarak e amicissimo del Pentagono) al Governo ad Interim e alla magistratura del paese, che aveva deciso di processare sedici cittadini Usa (tra cui il figlio dell'attuale Ministro dei Trasporti) insieme da altri 37 imputati di sobillazione e istigazione alla violenza politica, tutti legati a vario titolo ad ambigue 'ONG' riconducibili al Dipartimento di Stato Usa, al Pentagono e alla CIA. Nonostante i sedici fossero stati iscritti nel registro degli indagati e fosse stato inviata loro diffida a lasciare il paese lo SCAF ha permesso la loro evacuazione dall'ambasciata Usa dopo il versamento di una cauzione.
Il caso delle ONG americane e straniere, collegato con gli incidenti mortali dello scorso febbraio allo stadio di Port Said, aveva scosso fortemente l'opinione pubblica, favorendo il rafforzarsi del deciso sentimento antiamericano che anima il cuore e l'anima della piazza egiziana a prescindere da schieramenti politici e partitici; come tutta risposta un grande numero di dimostranti si é subito radunato attorno alla sede diplomatica Usa, chiedendo a gran voce l'espulsione dell'ambasciatore. Per evitare un'irruzione sullo stile di quella avvenuta lo scorso anno contro l'ambasciata israeliana (o trentadue anni fa a Teheran) imponenti forze di polizia sono state scatenate contro i dimostranti, causando dozzine di feriti.
Sempre più isolato e odiato, il Consiglio Supremo delle Forze Armate non sembra in grado di evitare che l'Egitto, una volta eletto il nuovo presidente e datosi un Governo espressione delle recenti elezioni politiche si trasformi da vassallo della Casa Bianca nel Mondo Arabo in nuove perno delle forze anti-imperialiste in Africa e Medio Oriente.
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domenica 5 febbraio 2012
Fucili a pallettoni contro i dimostranti disarmati, Tantawi, il Generale servo di Washington e dei sionisti, ormai é come Mubarak!
Immagini esclusive rivelano come ormai sia regolare e diffuso l'impiego da parte delle forze di sicurezza egiziane di fucili a pallettoni contro i manifestanti disarmati che dimostrano per indurre il "Consiglio Supremo delle Forze Armate" guidato dal Maresciallo Tantawi, già fedelissimo di Mubarak e uomo di Washington e Tel Aviv in Egitto, alle dimissioni ora che un Parlamento é stato democraticamente eletto e ha preso regolarmente a riunirsi.
Anche l'uso di agenti irritanti e urticanti si é intensificato, alcuni di questi sono talmente potenti e nocivi che se usati sul campo di battaglia contro truppe nemiche darebbero origine a un crimine di guerra, violando apertamente trattati e convenzioni internazionali sulle armi chimiche. Per una tragica mancanza di legislazione però il loro uso contro civili non viola nessuna norma. Tutti questi gas sono prodotti dagli Usa e liberamente e massicciamente esportati a tutte le dittature e tirannie attualmente o a loro tempo allineate con Washington: Egitto, Barhein, Yemen, Arabia Saudita e molte altre ancora.
Nelle manifestazioni partite dopo la strage dello stadio di Port Said, organizzata da fedelissimi di Mubarak come "punizione" per l'emissione di mandati di comparizione verso cittadini americani che tentavano di scatenare violenze nel paese sono ormai state uccise nove persone, parte al Cairo e parte a Suez.
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venerdì 3 febbraio 2012
La strage dello stadio provoca proteste determinate in tutto l'Egitto contro la giunta militare, il popolo grida: "Tantawi vattene!"
A un anno dalle manifestazioni che diedero il via alla formidabile ed esaltante Rivoluzione che causò, 357 giorni fa, le dimissioni dell'ex 'Faraone' Hosni Mubarak attualmente detenuto in attesa di giudizio é nuovamente tempo di "Venerdì della Rabbia" al Cairo, a Suez e a Port Said, a causa della strage perpetrata al termine di una partita di calcio da elementi filo-Mubarak e filo-americani proprio nella cittadina rivierasca.
Come prontamente e giustamente ha denunciato il Partito di Libertà e Giustizia della Fratellanza Musulmana la strage doveva essere la "punizione" per la scoperta e la neutralizzazione di una vasta rete di agenti Usa legati all'amministrazione americana e al complesso-militare industriale attraverso 'fondazioni' e 'ONG' rifornite direttamente dal Pentagono, dalla CIA e dal Partito Repubblicano. Sono dozzine i provocatori colpiti da interdetto a lasciare l'Egitto che si sono dovuti rifugiare negli ultimi giorni nel 'covo di spionaggio e sobillazione' che é l'ambasciata americana.
La strage doveva servire da ammonimento a Tantawi e soci ma, a causa della indignata e vibrante reazione del popolo egiziano, tornato a radunarsi nelle sue decine e centinaia di migliaia nei luoghi iconici della sollevazione del 2011, potrebbe essere la pietra tombale per la Giunta militare che ha controllato finora la transizione dall'autocrazia a una forma di governo più democratica e rappresentativa.
Finora si ha notizia di un morto al Cairo e due a Suez, ma, come già un anno fa, non sembra che l'uccisione di manifestanti possa far recedere o desistere il popolo dalle sue proteste e dalle sue richieste, in primis quella di pronte dimissioni del Maresciallo Tantawi e dello scioglimento del Consiglio Supremo delle Forze Armate.
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giovedì 2 febbraio 2012
Il Partito della Fratellanza Musulmana accusa: "Sostenitori di Mubarak dietro la strage dello stadio di Port Said!"
"Non sono stati i tifosi dell'Al-Masri a causare le dozzine di morti lamentati ieri sera allo stadio di Port Said dopo il match tra quella squadra e l'Al-Ahly conclusosi per 3-1 a sfavore di quest'ultima, bensì uomini fedeli al deposto dittatore Mubarak che si erano mescolati tra gli spettatori bene equipaggiati e preparati a scatenare la loro furia omicida con razzi, mattoni, catene e altre armi improvvisate". La circostanziata e ficcante denuncia viene dagli uffici del Partito di Libertà e Giustizia, formazione politica della Fratellanza Musulmana e partito di maggioranza relativa alla Camera recentemente eletta con ben il 47 per cento dei voti.
E in effetti, per quanto sia nota la profonda rivalità tra le due squadre a chiunque segua e conosca le vicende della Premier League egiziana, il bilancio di morti di ieri sera risulta comunque grottesco e mostruoso oltre ogni tentativo di razionalizzazione anche attraverso l'estremo antagonismo (a volte sfociato in violenza) tra i supporter delle opposte fazioni.
Il deputato Essam al-Erian sul sito-web del Partito FJP é anche più circostanziato: "Gli eventi di Port Said sono un messaggio lanciato dai pochi, rabbiosi e disperati fedelissimi del vecchio regime, che hanno avuto buon gioco grazie alla negligenza, non voglio dire la connivenza, dell'Esercito e della polizia che non sono riusciti a garantire le minime condizioni di sicurezza all'interno dello stadio.
Mentre la Procura generale dello Stato ha lanciato un'inchiesta sull'accaduto il Parlamento recentemente eletto ha indetto una seduta straordinaria per discutere dell'accaduto.
E in effetti, per quanto sia nota la profonda rivalità tra le due squadre a chiunque segua e conosca le vicende della Premier League egiziana, il bilancio di morti di ieri sera risulta comunque grottesco e mostruoso oltre ogni tentativo di razionalizzazione anche attraverso l'estremo antagonismo (a volte sfociato in violenza) tra i supporter delle opposte fazioni.
Il deputato Essam al-Erian sul sito-web del Partito FJP é anche più circostanziato: "Gli eventi di Port Said sono un messaggio lanciato dai pochi, rabbiosi e disperati fedelissimi del vecchio regime, che hanno avuto buon gioco grazie alla negligenza, non voglio dire la connivenza, dell'Esercito e della polizia che non sono riusciti a garantire le minime condizioni di sicurezza all'interno dello stadio.
Mentre la Procura generale dello Stato ha lanciato un'inchiesta sull'accaduto il Parlamento recentemente eletto ha indetto una seduta straordinaria per discutere dell'accaduto.
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