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sabato 8 settembre 2018

"AMNESY INTERNATIONAL" SI CONFERMA UNA LATRINA DI ALLEATI ED AMICI DEI TERRORISTI!

Più volte su queste pagine abbiamo denunciato come più le 'ONG' denuncino e dimostrino intenti "umanitari" più sporchi e meschini sono i loro fini reali, visto che tutte, nessuna esclusa, sono collegate a finanziatori tutt'altro che interessati ai Diritti e alla giustizia.

Infatti chiamiamo la più nota e 'tossica' di esse (ben conosciuta per il simbolo giallo, che segnala per solito putredine, corruzione e malattia) AMNESY INTERNATIONAL.

"Amnesy" si é scossa dal torpore in cui si é cullata per anni, anni in cui il popolo siriano soffriva e moriva sotto il giogo dei terroristi tagliagole, per iniziare una campagna a favore dei "civili di Idlib", con tanto di foto di 'elmetto bianco' bene in vista.
Del resto chi in Egitto è culo e camicia coi terroristi della fratellanza musulmana, in Siria non può che stare con Al-Qaeda.

lunedì 23 aprile 2018

Al-Sisi si prepara a spazzare l'ISIS via dal Sinai e l'occidente filo-terrorista 'scatena' i suoi mastini "umanitari"!

Strano "umanitarismo" quello delle ONG occidentali (AmneSY International, Human Rights Watch e similari)...essendo tutte operazioni di copertura per i servizi segreti a stelle e strisce, a sei punte, NATO o direttamente transnazionali (Soros society e simili...) si accalorano per il fato di sgozzatori e tagliatori di teste, ma non versano una lacrima per le popolazioni siriane, yemenite, irakene oppresse e massacrate dai loro amici takfiri.

Il Presidente Al-Sisi, lo sappiamo, é un fervente patriota e un accanito servitore dello Stato e del Popolo egiziano...non é una margheritina, ma gli Statisti NON POSSONO PERMETTERSI di essere 'margheritine' (altrimenti vengono fatti fuori...Allende docet...); dopo che l'ISIS, con un suo attacco suicida, ha assassinato oltre 300 persone colpendo un'affollata moschea nel Nord Sinai, Al-Sisi ha dato ordine ai comandanti della sicurezza interna e delle forze armate di preparare una vasta operazione antiterrore che spezzi la schiena del sedicente 'califfato' nella penisola che separa l'Egitto dalla Palestina.

giovedì 9 febbraio 2017

Sconfitti sul campo di battaglia i finanziatori dei terroristi ricorrono ad altre armi per infangare la Siria: ecco in azione AMNESY INTERNATIONAL!

Le INCREDIBILI PANZANE di Amnesy International sono così assurde (smentite persino da esponenti dell'opposizione siriana, confutate persino dal propagandista "grigio" Leith Fadel), da non meritare nemmeno una confutazione "seria", ma al più una vignetta ironica come quella che proponiamo al nostro fedele e affezionato pubblico.

giovedì 21 febbraio 2013

Persino Amnesty International si accorge degli abusi del regime di Salva Kiir!

Chi ci segue da tempo sa bene come la redazione di "Palaestina Felix" non consideri organizzazioni sedicenti 'umanitarie' come HRW o Amnesty International come latori di particolare moralità, visto che spesso e volentieri tali enti si fanno portavoce della propaganda occidentalista che con la scusa di difendere un suo personalissimo concetto di 'umanesimo' si fa distributrice di bombe nei vari paesi 'non-allineati' (Serbia, Irak, Libia docunt!) e, pure, visto che anche gli orologi fermi almeno due volte al giorno segnano l'ora esatta, capita di tanto in tanto che le opinioni espresse da questi outlet di umanitarismo 'un tanto al chilo' (e chi sa quanto sincero!) coincidano con le nostre.

E' il caso dell'ultimo comunicato di "Amnes(t)y International" riguardo il Sud-Sudan, con però la sostanziale differenza che Palaestina Felix ha denunciato il regime del ridicolo cowboy negro Salva Kiir come un burattino messo in piedi da Usa e Israele dal giorno 1 della sua fondazione, mentre le 'vergini dai candidi manti' della ricca e pasciuta organizzazione internazionale se ne accorgono ora, dopo mesi di persecuzioni, stragi, soprusi e altre violazioni dei Diritti più basilari che a Juba e dintorni sono andate avanti senza il minimo ostacolo o problema.

 In particolare Amnesty accusa Kiir e i suoi lacché di imprigionare con scuse arbitrarie esponenti e portavoce dell'opposzione, tenendoli in "incommunicado" (avrà imparato dal 'bwana' sionista Netanyahu!) e impedendo loro di valersi di una difesa legale adeguata. In particolare, segnala l'ONG, arresti in massa avrebbero avuto luogo a Wau nel 2012, subito dopo una strage di civili compiuta dalle forze governative.

Ancora una volta, "Palaestina Felix" lo aveva segnalato per tempo, Amnesy International ha dovuto "elaborare" la notizia qualche mese per arrivare a preoccuparsene!

domenica 11 marzo 2012

Amnesty International spara a zero contro Casa Saoud: "Prigionieri politici tenuti senza accuse e senza processo!"


Come é facile la vita per Re Saoud; i suoi amici sionisti di Tel Aviv, quando vogliono fare imprigionare un attivista politico che lotta contro il loro regime di occupazione ed Apartheid devono riesumare una consuetudine dei vecchi occupanti coloniali britannici (patroni del Sionismo fin dalla disgraziata dichiarazione di Balfour) che in Terra di Palestina introdussero al tempo del loro 'mandato' la ancor oggi tristemente in voga 'Detenzione Amministrativa'; il sovrano di Casa Saoud, ultimo regnante assoluto del pianeta, non ha bisogno nemmeno di queste 'foglie di fico', convoca il capo dei reali giannizzeri e fa sbattere il malcapitato in qualche caìna...senza accuse, senza processo...e ovviamente senza avvocato e senza diritti.

Qualcuno, ogni tanto, se ne accorge, come le anime belle di Amnesty International, un'organizzazione che contro l'Arabia Saudita (ma anche contro Israele, il Bahrein, lo Yemen, il Qatar e tutti gli altri manutengoli dell'imperialismo Usa in Medio Oriente) dovrebbe mantenere un permanente stato di 'Jihad' (detto senza intenti blasfemi, sia ben inteso), ma che, per superficialità o ipocrisia, si "attiva" contro le violazioni dei diritti umani di Riyadh, per così dire a "corrente alternata", anche se esse sono continue e ininterrotte.

Un rapporto recentemente rilasciato dalla branca londinese di Amnesty lamenta che, a un anno dalle dimostrazioni pianificate per il marzo 2011, quando attivisti sauditi stavano organizzando una "Giornata della Rabbia" a imitazione di quelle tunisine ed egiziane, e i loro piani vennero sventati da una serie di retate, arresti e fermi di polizia, alcuni degli attivisti coinvolti nella protesta sarebbero ancora in galera, in 'incommunicado', senza un'accusa precisa e senza una sede in cui potersi fare patrocinare o difendere. "Tenere in cella dodici mesi le persone per avere avuto la mera intenzione di tenere una dimostrazione é inaudito e inaccettabile", grida Philip Luther, Direttore ad Interim di Amnesty per il Medio Oriente e il Nordafrica. Chissà dove era Mr. Luther quando la scorsa settimana gli sgherri di Saoud ammazzavano manifestanti uomini e donne, solo per avere osato scendere in piazza? Misteri delle ONG umanitarie!

Intanto il germe della rivolta si estende sempre più largamente e sempre più profondamente nella società saudita: ormai non sono più solo gli sciiti dell'Est ad essere in fermento, nella scorsa settimana le studentesse dell'Università femminile "Re Khalid" di Abha hanno annunciato uno sciopero in risposta a un 'raid' delle forze di sicurezza condotto all'insegna dell'intimidazione e del sopruso, risultato nel ferimento di 53 ragazze. In carcere, il militante per i diritti umani Mohammed Albajady é arrivato al 16esimo giorno di sciopero della fame e tra questi segnali di insofferenza si comincia a prospettare per l'ultimo reame assoluto della terra la possibilità di seguire il fato di tutti quelli che lo hanno preceduto.
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domenica 12 febbraio 2012

I macellai di Re Saoud ammazzano due giovani sciiti a Qatif: silenzio inverecondo della comunità internazionale!


La popolazione delle province orientali sciite dell'Arabia Saudita continua coraggiosamente a protestare riempiendo di folla le strade delle cittadine di Qatif, Awamiyah e Safwa, nonostante la crudele repressione degli sgherri di Casa Saoud sia risultata tra giovedì e venerdì nell'uccisione di altri due manifestanti, nel continuo stillicidio di vittime che passa totalmente sotto silenzio presso i media occidentali ipocriti, prontissimi a propalare le menzogne della rete Al-Arabiya di proprietà dell'ultimo sovrano assoluto della Terra, ma anche a chiudere occhi e orecchie davanti ai suoi massacri, del resto, l'Arabia Saudita é alleata di Obama e di Israele, quindi tutto può esserle permesso.

Ma non serve la pelosa e superficiale attenzione dell'Occidente per tenere viva la voglia di riscatto e di giustizia delle masse sciite, oppresse per decenni e tenute fuori dalla spartizione degli utili petroliferi che finanziano invece gli stili di vita sfarzosi, satrapici e stravaganti dei principi sauditi, che si ingrassano di quelle risorse che sono estratte, guarda caso, in massima parte proprio nelle province orientali, affacciate sul Golfo Persico.

Gli ultimi due morti tra i dimostranti pacifici e disarmati si chiamavano Zuhair al-Said e Munir al-Medani (foto sopra, subito dopo la sua morte), ambedue ventunenni, ambedue di Qatif.

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venerdì 10 febbraio 2012

Ancora un morto a Qatif! Come mai agli sgherri di Casa Al-Saoud si permette di ammazzare a mano salva?


Forze del regime saudita hanno aperto il fuoco con munizioni di piombo su manifestanti sciiti nelle province orientali del paese uccidendo almeno una persona e ferendone pià o meno gravemente altre quindici. L'evento ha avuto luogo nella città di Qatif durante la giornata di ieri quando una folla si era radunata nelle strade nel quadro delle continue manifestazioni contro l'autoritarismo, le discriminazioni e la repressione scatenata dalla corte sunnita degli Al-Saoud contro la minoranza sciita della popolazione (due milioni e mezzo su venti milioni di persone).

La presenza militare é fortissima tanto a Qatif ed Awamiyah quanto nei centri minori della regione, tuttavia con l'abnegazione che ha mostrato più volte nel corso dell'ultimo anno, la popolazione dell'Est mostra di non voler cedere e di essere disposta a sfidare tutta la brutalità che il regime di Riyadh sembra pronto a voler scatenare contro di essa. Dal mese di novembre sono dieci le vittime civili di cui si ha notizia.

Associazioni umanitarie come Amnesty International e Human Rights Watch hanno a più riprese accusato la Casa di Saoud di violare i più basilari Diritti Umani e hanno chiesto investigazioni internazionali su ogni caso di omicidio di dimostranti e attivisti.
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domenica 29 gennaio 2012

Amnesty International attacca il Governo inglese: "Vende gas urticanti ai tiranni del Golfo che li usano contro la loro gente!"


La celebre ONG umanitaria Amnesty International ha rivelato in un suo recente rapporto come il Governo inglese, i cui rappresentanti pretendono di passare giudizi e porsi come paragoni di Democrazia, Libertà e altre consimili fole, abbia autorizzato l'esportazione verso il Regno del Barhein di 'enormi quantità' di gas urticanti, che verranno chiaramente usati dal tiranno locale Re Al-Khalifa per reprimere le proteste della popolazione che da mesi e mesi scende regolarmente in piazza sfidando la brutalità degli sgherri del regime sunnita, degli invasori sauditi venuti a dar loro manforte e dei mercenari pachistani assoldati come "truppa di complemento" a suon di petrodollari insanguinati.

Oliver Sprague, Direttore del 'Programma Armi' di Amnesty International UK ha dichiarato: "Il Governo inglese con questa decisione rinnega e infanga ogni sua precedente posizione a favore dei Diritti Umani, e lo fa per la ragione più bassa e meschina, per il mero guadagno monetario. Londra non dovrebbe permettere il trasferimento di sistemi ed equipaggiamenti che verranno sicuramente usati per uccidere, torturare e opprimere manifestanti civili".

Ricordiamo che se i gas urticanti in questione fossero usati contro soldati nemici sul campo di battaglia il loro impiego verrebbe considerato "crimine di guerra" in quanto pienamente rispondenti ai criteri dei trattati internazionali sulle armi chimiche, ma, siccome vengono invece usati contro la normale popolazione impegnata in azioni di protesta, allora il loro impiego non contravviene a nessun accordo o documento. Anche per questo Sprague dichiara: "I recenti accadimenti in Medio Oriente dimostrano più che chiaramente il perché sia essenziale includere l'impiego di questi mezzi repressivi contro i civili nei trattati internazionali sull'uso e il controllo delle armi".

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mercoledì 25 gennaio 2012

Attivista politico sciita "desaparecido" in Arabia Saudita per mano degli sgherri di Casa Saoud!


Gli sbirri di Casa Saoud hanno arrestato un attivista politico nel corso della campagna di repressione dei dimostranti che da mesi sono in fermento nelle province orientali del regno, popolate a maggioranza da sciiti. Zaher al-Zaher, questo il nome dell'arrestato, é caduto in mano ai suoi aguzzini nella giornata di lunedì ad Awamiyah, ma la sua famiglia é riuscita a dare l'allarme soltanto ieri.

L'arresto ha seguito a stretto giro la protesta di migliaia di manifestanti sciiti che erano scesi in piazza a Qatif, dopo la predica dello Sceicco Nimr al-Nimr, che venerdì scorso aveva avvertito i rappresentanti della Casa Reale di smettere col loro atteggiamento persecutorio contro gli sciiti (oltre due milioni su circa venti milioni di abitanti).

E' dallo scorso febbraio che manifestazioni sempre più imponenti si susseguono nell'ultimo regno assoluto della Terra, dove i membri della minoranza più trascurata ed oppressa chiedono un immediato rilascio di tutti i prigionieri politici e più equità e trasparenza nel reinvestimento degli utili petroliferi. Durante lo scorso novembre le forze di polizia del regime hanno ucciso cinque dimostranti in un solo giorno.
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domenica 22 gennaio 2012

Sceicco sciita di Awamiyah mette in guardia Re Saoud: "Smetti di tormentarci o verrai spodestato!"



L'eminente leader religioso della comunità sciita in Arabia Saudita, Sceicco Nimr al-Nimr, leader della preghiera nella cittadina orientale di Awamiyah, recentemente teatro di sanguinosi scontri e violente repressioni da parte della sbirraglia fedele a Riyadh ha lanciato un avvertimento al sovrano e alla sua corte sardanapalesca e corrotta. Nimr ha esortato il Re a far cessare la repressione contro gli sciiti.

In caso contrario, ha profetizzato, esiste la "seria possiblità" che la Casa di Saoud venga investita da proteste non dissimili da quelle che hanno spodestato Ben Ali, Mubarak e Gheddafi. Giovedì sera per l'ennesima volta in molti mesi ormai, manifestanti si sono radunati tanto ad Awamiyah quanto nella vicina Qatif, reiterdando le domande di liberazione dei prigionieri politici e di maggiore equità nel reinvestimento degli utili petroliferi.

A luglio gli uomini di Re Saoud si sono macchiati del sangue di cinque manifestanti, ma anche più di recente si sono registrati martiri nell'Est sciita del paese, come ad esempio a inizio gennaio quando il ventiduenne Essam Mohammed abu Abdallah é stato ucciso proprio ad Awamiyah.

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lunedì 16 gennaio 2012

Dimostranti sauditi di nuovo in piazza nell'Est, protestano gli sciiti ad Awamiyah!


Non accennano a placarsi i disordini in Arabia Saudita; pare proprio che, piuttosto che affannarsi a fare i "pompieri" in Yemen e Barhein (cercando di spegnere i fuochi delle rivolte col sangue dei manifestanti) e di tentare al contrario di istigare caos e violenze in Siria (dove agiscono le loro cellule di estremisti wahabiti infiltrati) i rappresentanti di Casa Saoud dovrebbero piuttosto fare caso a quanto accade in casa loro, dove le province sciite dell'Est (incidentalmente, quelle più ricche del petrolio i cui proventi alimentano lo stile di vita lussuoso e stravagane dei Principi di Corte) sono sempre meno disposte a rimanere quietamente sottoposte a un giogo che trovano sempre più soffocante e insopportabile.

Ieri una nuova dimostrazione di piazza ha scosso la cittadina di Awamiyah, dove la scorsa settimana il giovane ventiduenne Essam Mohammad abu Abdallah era stato assassinato dagli sgherri del Re; l'ONG internazionale Amnesty International ha chiesto venerdì alle autorità saudite di "lasciare che una commissione d'indagine indipendente faccia chiarezza sulle dinamiche di questa uccisione, lamentando nel contempo che le precedenti 'inchieste ufficiali' sulle morti di altri manifestanti nei mesi passati non hanno condotto ad alcun risultato apprezzabile".

Circa due mesi fa, a novembre 2011, le forze di sicurezza reali hanno ucciso 5 dimostranti e altre vittime in passato si sono registrate tanto ad Awamiyah quanto a Qatif. I dimostranti sciiti, lungi dall'avanzare richieste estreme e/o irricevibili domandano soltanto il rilascio dei prigionieri politici (il cui numero é misurabile nelle centinaia e alcuni dei quali sono stati tenuti in incommunicado lungo tutti gli ultimi quindici anni), l'esercizio della libertà di espressione e di assemblea e una maggiore equità nella redistribuzione e nell'investimento dei proventi petroliferi.
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sabato 17 settembre 2011

Un nuovo venerdì di lotta in Egitto, obiettivo Tantawi e il ritorno delle infami 'Leggi di Emergenza'!


Migliaia e migliaia di persone si sono riversate ieri in Piazza Tahrir per protestare contro la reintroduzione di alcune misure delle 'Leggi di Emergenza' che, abolite persino dal regime di Mubarak nel 2010, in un tardivo tentativo di recuperare popolarità, sono invece state riportate in vigore dalla Giunta del Maresciallo Tantawi in seguito all'attacco della folla infuriata contro la rappresentanza diplomatica sionista, avvenuto esattamente una settimana prima.

I dimostranti hanno agitato bandiere e cantato slogan contro le leggi d'emergenza in quello che é stato lo scenario delle più imponenti manifestazioni che a febbraio hanno portato alla caduta del regime autocratico del 'Faraone' filo-occidentale e filo-israeliano. L'Imam Gomaa Mohammed, nel suo sermone della preghiera di mezzogiorno ha ufficialmente domandato alle autorità transitorie di cancellare le decisioni prese e di porre fine ai processi militari contro i civili arrestati dalle forze di sicurezza durante gli eventi di gennaio e febbraio.

Lo scorso giovedì Amnesty International ha condannato il ritorno delle Leggi di Emergenza come "una grave erosione dei diritti umani", come espresso direttamente da Philip Luther, Vicedirettore dell'ONG per il Medio Oriente e il Nordafrica. Più passa il tempo e più sembra probabile una ripetizione delle rivolte di inizio anno, ma questa volta con obiettivo principale il Maresciallo Tantawi e i suoi colleghi, troppo compromessi col passato regime per poter guidare il paese verso una vera transizione democratica.
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domenica 28 agosto 2011

Amnes(t)y International fa una petizione a favore di Schalit ma si 'scorda' di farne di simili per i prigionieri politici palestinesi!


Sono più di 60 anni che i Palestinesi che lottano contro l'invasione e l'occupazione della loro terra vengono perseguitati, incarcerati, torturati dalla Gestapo del regime ebraico: alcuni di loro sono accusati di avere preso parte con le armi alla lotta di liberazione della loro terra, in uno degli scontri più impari che la storia dei conflitti ricordi, ma molti di più sono quelli accusati di 'lancio di sassi', di resistenza passiva durante manifestazioni pacifiche, oppure semplicemente detenuti senza alcuna accusa, in omaggio alla mostruosità giuridicia della "detenzione amministrativa", che permette agli sbirri sionisti di imprigionare chi desiderino loro senza nemmeno dover cercare una scusa.

Le angherie, le ingiustizie, i tormenti patiti dai prigionieri politici palestinesi sono fedelmente riportati nei nostri articoli: dall'essere avvelenati a causa dei cibi scaduti serviti come rancio, agli esperimenti farmacologici, alla mancanza di cure mediche, ai lunghi periodi di isolamento inflitti come tortura, eppure, come si apprende da un articolo del "Palestine Telegraph", gli ipocriti e strabici 'soloni' di Amnesty International hanno indirizzato la loro ultima petizione non al regime ebraico, in sostegno dei Diritti Umani degli oltre ottomila detenuti politici palestinesi, ma al Governo palestinese di Ismail Haniyeh, per 'sollecitare sviluppi' nella faccenda della prigionia dell'ebreo francese Gilad Schalit, catturato dalla Resistenza di Hamas mentre si preparava ad attaccare la Striscia di Gaza.

La petizione, intitolata 'Prigioniero da 1800 giorni - tempo di finire le sofferenze di G. Schalit' non soltanto dimostra la completa e totale ignoranza (o malafede) dell'organizzazione internazionale sul motivo per cui Schalit non sia ancora stato liberato (cioé il rifiuto sionista dei termini di Hamas per la sua liberazione), ma dimostra come, fedele ai canoni del razzismo oggi prevalente nel mondo occidentale, l'organizzazione stessa ritenga un unico prigioniero ebreo francese più importante di ottomila prigionieri arabi palestinesi, tra cui donne, bambini nati in carcere, uomini che hanno passato più di vent'anni in prigione, malati terminali.

Oppure i 'soloni' in questione si sono 'scordati' di queste migliaia e migliaia di esseri umani imprigionati e torturati da Israele? Dovremmo forse ribattezzare la loro organizzazione "Amnesy International?".
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giovedì 9 giugno 2011

Liberato Ayed Dodin: ha passato 14 anni nelle prigioni israeliane, quasi sempre senza alcuna accusa!


Ayed Dodin, il 45enne palestinese abitante del villaggio di Dora vicino ad Al-Khalil, soprannoninato "Il Veterano della Detenzione Amministrativa" é stato rilasciato oggi dopo oltre 54 mesi di prigionia nel carcere del Negev; la lieta notizia é stata riportata proprio in queste ore dal Centro Studi Ahrar sui Prigionieri Palestinesi tramite il suo Direttore, Fouad al-Khafsh

Ayed Dodin ha passato oltre 14 anni della sua vita nelle carceri israeliane. Il suo crimine? Non andatelo a chiedere ai suoi carcerieri, giacché nemmeno loro lo sanno, altrimenti avrebbero formulato qualche accusa nei suoi confronti, invece Dodin é stato tenuto in cella ai sensi della "detenzione amministrativa", l'aborto giuridico, inaccettabile ai sensi di qualunque ordinamento di Diritto, secondo la quale alle autorità sioniste é praticamente data la libertà di mettere in carcere ogni Palestinese esse desiderino purché abbiano "la certezza che costituisca un pericolo alla sicurezza della regione".

Il rappresentante legale di Dodin ha combattuto con la corte israeliana insistendo che questa non aveva il diritto di pretendere che egli 'lasciasse la zona di Al-Khalil' come precondizione al suo rilascio. L'occupazione sionista cerca di espellere ed esiliare le figure rappresentative delle comunità palestinesi nel tentativo di implementare una pulizia etnica col contagocce. Insieme a Dodin altri 200 cittadini palestinesi sono sottoposti alla "Detenzione amministrativa"; Al-Khafsh si é espresso affinché non solo le ONG che si occupano dei Diritti Umani, ma tutti i settori delle opinioni pubbliche regionali e internazionali si mobilitino chiedendo allo Stato ebraico di rientrare nella legalità abolendo l'odioso e iniquo istituto giuridico.

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venerdì 3 giugno 2011

I carcerieri sionisti negano cure adeguate a prigioniero politico palestinese malato di cancro!


La famiglia e i parenti di Yasser Mahmoud Rajoub (foto sotto), palestinese incarcerato da Israele senza alcun motivo tranne quello di essere fratello di un ex-rappresentante dell'ANP hanno esteso un accorato appello ad Amnesty International e a tutte le altre Organizzazioni non-governative impegnate nella difesa dei Diritti umani affinché cerchino di ottenere il rilascio del loro congiunto che, soffrendo di gravissime patologie e languendo nella totale trascuratezza delle sue necessità sanitarie da parte dei carcerieri sionisti rischia letteralmente di morire "da un'ora all'altra".

Cinquantatreenne e padre di quattro figlie Rajoub non é mai stato parte di organizzazioni politiche palestinesi o della Resistenza anti-israeliana, mentre suo fratello, Jibril (sotto), fa parte del Comitato centrale di Fatah e, fino al 2002, aveva avuto un ruolo nelle forze di sicurezza dell'ANP. Tanto é bastato alle truppe dell'occupazione israeliana per fare irruzione in casa sua il 10 gennaio scorso e per arrestarlo senza un'accusa precisa, secondo la nota procedura sionista della 'incarcerazione preventiva', mostruosità giuridica che non ha posto in qualunque ordinamento che si volesse anche solo lontanamente imparentato con uno Stato di Diritto.

Yaser Rajoub é malato di cancro ai polmoni e soffre inoltre di diabete e ipertensione; secondo un recente rapporto clinico la sua salute si é deteriorata fin dal momento del suo arresto ed é ora sul punto di venire definitivamente compromessa. Le autorità carcerarie israeliane, tuttavia, gli hanno rifiutato qualunque terapia adeguata e, sempre senza fornire alcuna spiegazione o giustificazione, hanno esteso di ben sei mesi i termini della sua 'carcerazione preventiva'.
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venerdì 6 maggio 2011

I corifei della propaganda filosionista attaccano un seminario informativo sulle tattiche dell'Hasbara! Hanno paura che il loro gioco venga scoperto?


Le organizzazioni PSC (Palestine Solidarity Campaign) e MEMO (Middle East MOnitor) hanno organizzato un seminario per discutere e informare sul proliferare della disinformazione e della propaganda filoisraeliana e filosionista nei mass-media; l'evento si terrà il 23 maggio a Londra e verrà ospitato dalla sede di Amnesty International.

Ovviamente, le truppe cammellate dell'Hasbara si sono subito mobilitate contro questa legittima riunione, terrorizzate che i loro trucchi e i loro inganni possano venire esposti a una platea di uditori, che potrebbero anche parlarne con parenti, amici, colleghi e iniziare così un processo di "risveglio" collettivo dal sopore indotto dalla parziale e mendace narrativa filoisraeliana ripetuta ogni giorno dalle prime pagine e dai titoli di ogni giornale e di ogni rete televisiva occidentale.

Michael Weiss, portavoce del 'centro studi' filoisraeliano "Just Journalism" ha scritto sul Daily Telegraph (dove ha una colonna personale) chiedendo 'come mai' Amnesty International ospiti una simile riunione promossa da queste organizzazioni; chi lo sa, forse a Just Journalism pensano che Amnesty International sia un club dell'uncinetto o del birdwatching, invece possiamo informarli che é una ONG che si occupa di diritti umani a livello internazionale e che, sulla scena politica mondiale, non vi é Stato che li abbia violati tanto a lungo e tanto profondamente quanto il regime dell'Apartheid.

Evidentemente Weiss sta mettendo in pratica le raccomandazioni dell'altro 'centro studi' filoisraeliano e sionista, "The Reut Institute" che poco tempo fa raccomandava di "attaccare i movimenti pro-palestinesi cercando di diffondere divisioni e contrasti al loro interno". Naturalmente PSC e MEMO sono molto felici di questi attacchi, giacché dimostrano come la propaganda filoisraeliana tema ogni discussione e ogni disvelamento delle sue tattiche e delle sue tecniche e sono felici di annunciare che le prenotazioni per assistere al seminario stanno registrando responsi oltre le più rosee previsioni.
REGISTRATEVI QUI per prendere parte al Seminario internazionale del 23 Maggio

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sabato 22 gennaio 2011

Fatah ha ormai abdicato a ogni pretesa di autorità e rappresentanza del popolo palestinese


Il Fronte popolare per la Liberazione della Palestina ha dichiarato che le manovre e le azioni della fazione collaborazionista Fatah contro il fronte unificato della Resistenza a Israele, tese all'eliminazione di prominenti e autorevoli figure dei movimenti che non accettano la supina sottomissione ai Diktat dei sionisti e degli americani, non sono altro che la prova evidente dell'asservimento e della capitolazione politica e morale di quella che, una volta, era la principale e più rispettata forza dello schieramento politico e militare palestinese.

La dura stigmatizzazione di Fatah e delle sue iniziative é venuta nel nono anniversario del tranello teso con la complicità di Fatah, che portò all'arresto di Ahmed Saadat, segretario generale tuttora in carica del PFLP. Successore di Abu Ali Mustafa (a sua volta successore del fondatore del Fronte, George Habash), Saadat venne imprigionato da Fatah e, successivamente, "passato" alle forze sioniste approfittando di una momentanea assenza dei supervisori internazionali che dovevano garantire i suoi diritti e le condizioni della sua prigionia.

Dal momento del suo trasferimento in mano israeliana Saadat é rimasto quasi sempre in isolamento totale ed é stato sottoposto dagli aguzzini israeliani a indicibili torture fisiche e psicologiche. Amnesty International ha più volte definito i metodi e i modi della sua cattura e della sua rendizione in mano israeliana come totalmente al di fuori di ogni criterio di legalità internazionale, chiedendone il suo rilascio. Il movimento musulmano Hamas ha incluso il nome di Saadat nella lista di prigionieri palestinesi che devono essere rilasciati per garantire la liberazione del militare sionista Gilad Shalit.

giovedì 2 dicembre 2010

"Dashed Hopes": così Israele viene meno alle promesse fatte su Gaza

"Dashed Hopes: Continuation of the Gaza Siege", questo il nome del memorandum sostenuto da ben ventuno organizzazioni non governative attive nei campi dell'aiuto umanitario e del sostegno dei diritti umani con l'obiettivo di arrivare quanto prima a un "immediato, incondizionale e completo" scioglimento dell'assedio israeliano alla Striscia di Gaza, trasformata in un vero e proprio "Ghetto" come quello di Varsavia nella Seconda Guerra mondiale.

Le ONG in questione (fra cui Amnesty International, la Chiesa di Svezia, Save the Children, Pax Christi e il Consiglio norvegese per i Rifugiati) si concentrano specialmente su tutte le promesse disattese dallo Stato sionista rispetto alle assicurazioni date nel giugno 2010 per "allentare" la stretta su Gaza.

La lettura di quanto era stato promesso e del poco (se non niente) che é stato realizzato é particolarmente penosa e mostra, in tutta la necessaria chiarezza, come Israele consideri trattati e impegni sottoscritti poco più che come carta straccia, né più né meno di quanto facevano altri Stati aggressivi e sterminatori come il Terzo Reich e gli Stati Uniti del genocidio indiano.
Disegnando questo amaro 'cartoon' nel 2007 Carlos Latuff non poteva immaginare che, da lì a pochi mesi, Israele avrebbe cominciato davvero a "tagliare teste" (e braccia e gambe e mani) con la sua brutale aggressione militare contro i civili di Gaza.
Israele aveva promesso che avrebbe lasciato affluire fino a 250 camion di merci e materiali al giorno tramite il valico di Kerem Shalom...a sei mesi dalla promessa il massimo influsso registrato (in una giornata isolata e non rappresentativa di alcun trend) é stato di 183 carichi; aveva altresì promesso che avrebbe aperto il nastro di trasporto del varco di Karni a 360 carichi di merce alla settimana, ma attualmente ne passano soltanto 137 a settimana; Israele aveva promesso la totale apertura delle esportazioni da Gaza ma, fatto salvo per il permesso di esportare fragole (rilasciato per le forti pressioni di agenzie umanitarie), la situazione non é cambiata da giugno e le esportazioni di tutti gli altri generi sono bloccate; le forze armate israeliane impediscono l'accesso al 35 per cento di terra coltivabile della Striscia e all'85 per cento delle acque pescabili di fronte ad essa.

In tutto il territorio assediato vi sono 40mila scolari e studenti senza scuole e classi da frequentare, risultato diretto della scientifica e precisissima campagna di bombardamento aereo e d'artiglieria condotto dal famigerato "Esercito più morale del mondo" durante il suo "pogrom" militare di due anni fa. L'assedio, prolungamento e continuazione della "punizione collettiva" iniziata con "Piombo Fuso" non é stato mirato contro Hamas, come sostenuto dai pettoruti generali di Tsahal, ha avuto come obiettivo primario le infrastrutture civili di Gaza, per rendere impossibile la vita alla popolazione.

Secondo una dichiarazione rilasciata alla BBC dal Direttore dell'Agenzia ONU per le Operazioni di Soccorso a Gaza, Johnatan Ging, "non vi sono stati miglioramenti di sorta" dopo i roboanti annunci fatti da israele nel mese di giugno; risulta così evidente che essi non costituissero altro che una "operazione cosmetica" intrapresa dai P.R. dello Stato ebraico per cercare di contrastare la marea di sdegno e condanna che aveva colpito Israele a fine maggio, in occasione dell'assalto alla Freedom Flottilla e al massacro degli attivisti che stavano portando aiuti umanitari a Gaza.

Come si dice a Napoli: "Passata la festa, gabbato lu Santo"; una volta che l'attenzione collettiva dell'Occidente si é spostata altrove, Israele non ha ritenuto necessario mantenere alcunché di quanto aveva promesso, esattamente come Hitler fece con il patto nazi-sovietico e come gli Usa erano abituati a fare con i tanti "trattati" con le nazioni pellerossa.