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martedì 6 agosto 2019

Il comparto ingegneristico iraniano in grado di esportare 25 mld di $ in servizi tecnici!

L'esplosione dell'economia iraniana é incontenibile; di fronte ad essa i tentativi 'sanzionatori' e 'intimidatori' degli anglo-american-sionisti appaiono come misure ridicole e inefficaci in tutta evidenza.

Il membro del consiglio di amministrazione dell'Associazione degli esportatori di ingegneria e servizi tecnici Farzin Mahdyar ha dichiarato il martedì. che la Repubblica islamica dell'Iran gode di un'elevata capacità di esportare $ 25 miliardi di servizi tecnici e di ingegneria.

Ha fatto le osservazioni durante il suo briefing settimanale con la stampa e ha sottolineato i problemi che affliggono l'esportazione di servizi tecnici e di ingegneria, specialmente in alcuni stati limitrofi e ha aggiunto: “attualmente, i servizi tecnici e di ingegneria in ritardo nel vicino Irak ammontano a $ 1,8 miliardi, il che ha creato gravi danni agli esportatori iraniani di servizi tecnici e di ingegneria finanziariamente ".

sabato 17 novembre 2018

Inaugurata vicino Damasco la prima centrale fotovoltaica in grado di fornire elettricità a cinquecento isolati!

Un importante passo nella ricostruzione della Siria, in cui non é difficile vedere il contributo della tecnologia iraniana o cinese.

Qisweh, nei dintorni di Damasco, ha visto oggi l'inaugurazione della centrale fotovoltaica che rappresenta il punto d'ingresso della Repubblica Araba Siriana nel settore delle energie rinnovabili.

Ogni anno l'impianto di Qisweh, costato circa 2 milioni di dollari, potrà produrre 1 milione e mezzo di Kw, ma presto riceverà un potenziamento che porterà il suo 'output' a 2 milioni di Kw.

martedì 14 marzo 2017

Mahmoud Alavi: "La Repubblica Islamica esporta apparecchiature di sicurezza in Siria!"


Il Ministro dell'Intelligence di Teheran, Mahmoud Alavi, ha rivelato stamane che il suo paese é "attivamente impegnato" nella fornitura di sistemi di intelligence tecnologicamente avanzati alla Repubblica Araba di Siria.

"Ovviamente tali apparati sono fondamentali per tenere sotto controllo le attività di gruppi terroristici attivi in quel paese e per prevenirne accuratamente gli attacchi e i complotti".

sabato 17 dicembre 2016

Abbas Kazemi: "Nel 2017 la Repubblica Islamica non importerà nemmeno un litro di benzina e inizierà invece a venderla!"

Una volta completata la raffineria "Persian Gulf Star" la Repubblica Islamica Iraniana non avrà più nessun bisogno di importare benzina dall'estero, ma, al contrario, ne diventerà esportatrice, intaccando il predominio delle compagnie del carburante anglo-american-olandesi e altre corporazioni occidentali.

Questo importantissimo risultato é una pietra miliare nella pluridecennale lotta dell'Iran per rendersi autonomo, indipendente e sovrano...chi deve comprare i prodotti altrui è sempre suscettibile di ricatti e può persino diventare debitore e schiavo mentre chi produce i propri è non solo padrone a casa propria ma può attrarre clienti e possibili alleati.

domenica 28 agosto 2016

L'avidità curda spinge l'Irak a esportare il proprio petrolio tramite la Repubblica Islamica!

Abbiamo più volte spiegato con fior d'esempi ai nostri lettori, quand'anche poco convinti, di come in Medio Oriente non esistano traditori e doppiogiochisti peggiori dei Curdi, prima e unica causa dei problemi del 'povero popolo curdo' (secondo la geremiaca definizione dei buonisti liberal-chic), che se sono maltrattati o guardati con sospetto da chiunque abbia a che fare con loro o, sfortunatamente, se ne trovi alcuni sul proprio territorio, lo devono semplicemente al fatto di essersi comportati come serpenti a più riprese in tutta la loro Storia recente o remota.

Come dimostra questa foto (presa quando il capacchione curdo Barzani era pappa-e-ciccia con l'aspirante sultanetto Erdogan) non esiste alleanza che i Curdi non abbiano tradito e non esiste accordo che non abbiano rinnegato o si siano rimangiati. Ultimo esempio quello per la gestione dell'oleodotto irakeno che trasporta il petriolio irakeno al porto di Ceyhan.

mercoledì 10 dicembre 2014

Shenyang J-31: ecco l'F-35 Made in China che funziona (e costa anche meno!)

Lo Shenyang J-31, insieme al Chengdu J-20, rappresenta il futuro dell'aviazione della Repubblica Popolare Cinese, ma non solo, é anche previsto che l'ultimo nato in casa Shenyang diventi anche un articolo 'caldo' da esportazione verso paesi sudamericani, asiatici e africani che vorranno dotarsi (a prezzo competitivo) di una macchina di nuova generazione in grado di tenere a bada gli F-35 che dovrebbero nei prossimi decenni entrare in servizio nelle aeronautiche australiana, taiwanese, sudkoreana e di altre piccole potenze asservite a Washington.

Proprio la rivelazione che dal J-31 si aspetta una forte performance sul mercato delle vendite aveva fatto in mesi passati emergere la voce (totalmente non confermata) che la costruzione del jet sarebbe stata lanciata in parallelo col J-20 come seconda metà della nuova generazione di aerei cinesi ma, a causa di suoi non meglio precisati 'difetti', i dirigenti di Beijing avrebbero deciso di 'tenerlo' solo come articolo da esportazione.

Il che sarebbe come dire che gli Usa abbiano deciso di esportare l'F-35 ai loro vassalli perché faceva schifo. In effetti l'F-35 FA SCHIFO, probabilmente anche peggio dell'F-22 ma la decisione di esportarlo era stata presa 'a monte' e molto prima che le sue mille 'magagne' emergessero a pieno.

Comunque questo rumor é stato letteralmente 'abbattuto' dal Presidente della Aviation Industry Corporation of China, Lin Zuoming, che in una intervista ha dichiarato: "In qualunque condizione di combattimento il J-31 può affrontare l'F-35 ad armi pari e vincerlo".

Zuoming ha poi articolato che il desiderio cinese di esportare massicciamente il nuovo jet della Shenyang deriva dalla convinzione di non poter lasciare i mercati mondiali senza un'alternativa economica (ed efficace) alle macchine occidentali.

"Il mondo ha bisogno di essere bilanciato. Non si possono lasciare alcuni articoli come prerogativa esclusiva di una nazione, una parte o un'alleanza".

giovedì 31 ottobre 2013

Si sviluppano e si estendono le esportazioni di metano iraniano verso Irak, Oman, Emirati Arabi!

Il Ministro iraniano degli Idrocarburi, Bijan Namdar Zaganeh ha dichiarato che la Repubblica Islamica é pronta a firmare un nuovo accordo di esportazione del proprio metano verso il vicino Irak, che dovrebbe ricevere ulteriori quantitativi di gas naturale oltre quelli già specificati nel primo accordo di agosto (25 milioni di metri cubi verso le centrali elettriche di Sadr, Bagdad e Al-Mansouriyah) grazie al quale a Teheran arriveranno 3 miliardi e 700 milioni di dollari all'anno.
Un nuovo gasdotto che unirà l'Iran all'Oman sarà completato il prossimo anno e permetterà l'evasione del contratto firmato quest'estate col quale la Repubblica Islamica ha promesso di fornire al sultanato della Penisola Arabica metano per oltre 60 miliardi di dollari.

Ulteriori accordi sono in via di strutturazione con gli Emirati Arabi Uniti, sempre più in relazioni amichevoli con un Iran la cui influenza non solo politica ma anche economica su tutta la regione del Golfo Persico é tremendamente in ascesa grazie ai successi nello sforzo di sostenere il Presidente siriano Assad e alle mosse di apertura diplomatica Usa, rese necessarie dalla posizione chiara e risoluta di Teheran.

mercoledì 13 febbraio 2013

Isaikin: "Mosca non ha ALCUNA INTENZIONE di bloccare o sospendere la vendita di armi verso Damasco! Rispetteremo i contratti firmati!!"

Anatoly Isaikin, direttore dell'impresa di Stato russa per le esportazioni militari, Rosoboronexport, ha dichiarato che Mosca non ha "alcuna intenzione" di bloccare o sospendere le proprie consegne di materiale militare alla Siria, essendo vincolata da contratti legalmente validi sottoscritti dall'unico Governo legittimo presente nel paese.
Isaikin ha dichiarato che per tutte le ultime settimane le navi russe impegnate in regolari contatti coi porti siriani hanno depositato carichi convenuti a favore delle forze armate locali, che rappresentano in volume il 13esimo cliente dell'industria bellica russa in ordine di importanza.
Il Direttore della Rsosboronexport ha dichiarato che, oltre a stare rifornendo Damasco con i jet addestratori Yak-130 (come già segnalato all'epoca su queste stesse pagine), presto l'aviazione di Assad riceverà anche un nuovo carico di MiG-29M; la superiorità aerea é uno dei punti di forza dell'Esercito regolare siriano contro le bande mercenarie di terroristi wahabiti, nonché l'assicurazione definitiva del paese contro eventuali 'interventi' NATO, americani o israeliani.
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mercoledì 30 gennaio 2013

A giugno operativo il Gasdotto dell'Amicizia tra Iran e Irak: poi si estenderà fino al Libano e ad Amman!

In un comunicato ufficiale il Ministero delle Risorse Petrolifere iraniano ha rivelato come il progetto di estendere un grande gasdotto dalla Repubblica Islamica attraverso l'Iran e la Siria fino al Libano (e con ogni probabilità con una deviazione fino alla Giordania), sia ormai nelle fasi finali della preparazione iniziata nel 2011 subito dopo la firma dell'accordo trilaterale in merito e che già nel giugno 2013 sarà possibile iniziare a fare fluire il metano iraniano verso le centrali elettriche di Bagdad e, in secondo tempo, anche verso quelle di Damasco.

Il gasdotto, denominato "Dell'Amicizia", costituirà un importantissimo tassello nella politica energetica dell'Iran verso gli altri paesi dell'Asse della Resistenza, che pur essendo a oggi esportatori netti di idrocarburi (o sul punto di diventarli, come il Libano) non riescono a soddisfare i loro bisogni di elettricità. L'Iran invece, in conseguenza della guerra del 1980-88 e delle criminali sanzioni Usa e occidentali, é diventato totalmente autonomo in materia e ora può fare la parte dell' esportatore di corrente o di metano verso i suoi alleati.

L'oleodotto poi potrà rifornire anche la Giordania, giovando all'indipendenza energetica di Amman ora come ora costretta a rifornirsi da Egitto e Arabia Saudita; l'ingresso dell'Iran nel suo 'parco fornitori' farà abbassare i prezzi con un sistema di virtuosa concorrenza. In seguito sarebbe possibile dal Libano estendero o verso la Turchia (nonostante adesso come adesso le relazioni tra Ankara e il blocco della Resistenza siano ai minimi storici) oppure verso la parte greca di Cipro e da lì estenderlo in direzione dei Balcani e dell'Europa.
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mercoledì 6 giugno 2012

Mentre il popolo muore di miseria il corrotto Governo di Salva Kiir (burattino di Usa e sionisti) fa sparire quattro miliardi di dollari!


Gli ufficiali del Governo di Salva Kiir, il ridicolo 'cowboy' Presidente del Sud-Sudan, sono riusciti a intascare fondi pubblici per quattro miliardi di dollari Usa, mentre il paese, a causa della sconsiderata politica aggressiva verso Khartoum, che ha causato la chiusura di tutti gli oleodotti usati per esportare il greggio dei suoi giacimenti, sta attraversando la più pesante crisi economica della sua breve vita.
Da quando Omar Bashir ha fatto chiudere le valvole di tutte le tubature usate per fare transitare il petrolio sud-sudanese verso i terminal del Nord infatti il prodotto interno lordo del Sud-Sudan é precipitato, causando un gravissimo contraccolpo che ovviamente ha colpito per prime le ampie fasce di miseria e arretratezza presenti nel paese. Per cercare di porre argine a una situazione tanto disastrosa il Governo di Juba ha dato il via a una campagna anti-corruzione, nel tentativo di frenare l'emorragia di ricchezza pubblica involata da ufficiali governativi e amministratori locali, con risultati però finora deludenti.

A fronte di un "invito scritto" a 'restituire' le somme sottratte all'erario (e per la maggior parte depositate su conti svizzeri o in altri 'paradisi fiscali') sembra infatti che appena 60 milioni di dollari (60 milioni su quattro miliardi) siano stati localizzati e recuperati, questo a prendere per buoni gli annunci del Ministro della Propaganda di Kiir, Barnaba Benjamin. Intanto la Banca Mondiale ha già espresso la sua 'viva preoccupazione' per la situazione in cui versa l'economia sud-sudanese.

Nel paese africano frutto della cospirazione americana e sionista contro il Sudan arabo e musulmano il quindici per cento dei neonati muore prima di raggiungere i cinque anni di età tuttavia come abbiamo visto anche il mese scorso la maggiore preoccupazione di Salva Kiir e complici non é migliorare le condizioni di vita del popolo o disinnescare la catena di odi interetnici che esplode perodicamente in stragi sanguinose, ma continuare a provocare ed aggredire il Sudan per compiacere i suoi "bwana" di Tel Aviv e Washington.
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