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sabato 2 giugno 2018

L'hasbara di Tel Aviv non sa distinguere tra sacchi di farina e sacchi di cemento!

Questo tweet del "Portavoce di Tsahal" non lo troverete più online.

Ma vi assicuriamo, cari affezionati e fedeli lettori, che é stato realmente pubblicato.

Sparare nel petto di infermiere adolescenti o di mutilati senza gambe é un compito impegnativo e spesso non lascia tempo di verificare bene i dettagli delle foto che si vogliono usare come propaganda.

Per questo agli hasbariti dell'IDF é sfuggito un "piccolo particolare".

sabato 14 febbraio 2015

In Venezuela inizia la produzione una fabbrica di cemento costruita dagli Iraniani!!

I rapporti diplomatici, militari e commerciali tra Repubblica Islamica iraniana e Venezuela bolivariano e socialista sono cordialissimi e profondi e chiunque abbia letto con una certa attenzione e costanza questa nostra testata non avrà nemmeno bisogno di consultare questi link che includiamo a favore dei lettori nuovi o casuali; non sorprenderà quindi l'annuncio che una fabbrica di cemento costata ben 400 milioni di dollari e interamente costruita da tecnici e ingegneri iraniani ha iniziato a funzionare nella città di Maturin, a 500 chilometri a Est di Caracas.

mercoledì 27 febbraio 2013

Il Governo di Hamas protesta contro l'Egitto: "Aprite il varco di Rafah e non avremo più bisogno dei tunnel sotterranei!"

Il Ministero degli Interni palestinese dalla sua sede nella Striscia di Gaza ha espresso la sua "viva sorpresa e disapprovazione" di fronte al perdurare della campagna egiziana contro i tunnel che attraverso il sottosuolo di Rafah permettono di rifornire il ghetto litoraneo della Striscia nonostante i tentativi shylockiani di strangolamento da parte del regime sionista.

Il Ministero ha chiesto ufficialmente alle autorità egiziane di considerare la situazione di emergenza umanitaria in corso a Gaza e attendere a muovere contro gli operatori dei tunnel, le cui attività comunque vengono monitorate da parte palestinese e cui non viene concesso di portare avanti attività lesive della sicurezza di Gaza o del Sinai. Inoltre il messaggio prega il Cairo di considerare che, qualora il varco di Rafah fosse aperto e transitabile alle merci con il pieno controllo e monitoraggio dei governi legittimi egiziano e palestinese non vi sarebbe alcun bisogno di ricorrere all'economia dei tunnel e anche tutti i loro scavatori e operatori tornerebbero alle loro vecchie professioni nel commercio o nell'economia legale che riemergerebbe prepotentemente dopo essere stata costretta a trasformarsi in contrabbando dall'arbitraria e crudele decisione dell'assedio sionista.

domenica 17 febbraio 2013

Cronaca della vergogna: l'allagamento dei tunnel verso Gaza un 'regalo' dei Fratelli Musulmani a delegazione sionista in visita!


In una sua recente edizione il quotidiano egiziano "Al Masri Al Youm" ha rivelato che il recente 'blitz' delle forze governative egiziane del Sinai che facendo tracimare alcune cisterne sotterranee sono riuscite ad allagare e fare chiudere tre tunnel che portavano dalla zona di Rafah alla Striscia di Gaza (compresa un'importantissima arteria per l'importazione di ghiaia e cemento, materiali necessari a riparare i disastrosi effetti dei bombardamenti israeliani), sarebbe coinciso con la visita-lampo di una delegazione militare sionista di alto livello.

Una sorta di "regalo di benvenuto" dunque, da parte del Presidente Mursi e dei Fratelli Musulmani che lo hanno messo al potere verso i 'graditi ospiti' di Tel Aviv che, a sentire i redattori del quotidiano cairota, sarebbero arrivati nella capitale per discutere di temi inerenti alla sicurezza dei confini del Sinai, alla presenza di gruppi armati nella penisola montuosa egiziana, al mantenimento del Trattato di Camp David.

Lasciamo ogni commento e considerazione ai nostri lettori.
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venerdì 15 febbraio 2013

"Allagati i 'Tunnel della Vita'!" Ecco come la Fratellanza Musulmana ricompensa i Palestinesi di Gaza e il Governo di Hamas!


Sarebbero tre, fino a ieri, i tunnel sotterranei tra la Striscia di Gaza e il Sinai inondati volontariamente dalle autorità egiziane che avrebbero deviato l'acqua di diversi pozzi sotterranei per renderli inoperabili; fino ad ora il più importante di essi era un condotto equipaggiato con un nastro trasportatore che consentiva il trasferimento di sacchi di cemento e ghiaia all'intenro del ghetto palestinese assediato, ancora bisognoso di vaste opere di ricostruzione dopo i bombardamenti sionisti del 2009, del 2012 e lo stillicidio di 'raid' che hanno scandito l'intervallo tra i due 'blitz' sionazisti.

La mossa ha fatto infuriare i rappresentanti di Hamas che ormai da due anni attendono un'apertura definitiva del varco di Rafah al transito merci, ma sono stati finora delusi; da quando il presidente Mursi dell'FJP é salito al potere le forze egiziane, senza alcun avviso o alcuna concertazione con il Governo palestinese hanno fatto chiudere qualcosa come duecento "Tunnel della Vita".

Sembra proprio che il Governo dei Fratelli Musulmani sia più interessato a mostrarsi solerte persecutore del contrabbando anti-strangolamento che consente a Gaza di sopravvivere piuttosto che di mantenere coi fatti le profferte di solidarietà tante volte sbandierate nei confronti di Gaza. Anche questo dovrebbe far capire ad Hamas se sia meglio rimanere alleati dell'Asse della Resistenza Sciita-Siriano-Iraniano piuttosto che degli Emiri Wahabiti del Petrolio e dei loro "amici" della Fratellanza Musulmana filo-Usa e ormai, diciamolo chiaramente, filo-israeliana!
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sabato 31 marzo 2012

Dopo le preghiere del venerdì giovani egiziani abbattono le barriere di cemento fatte erigere l'anno scorso dalla Giunta Tantawi!


Dimostranti egiziani hanno abbattuto una delle numerose barriere di cemento erette dopo la strage di Maspero, lo scorso autunno, per ordine della giunta militare di Tantawi, in maniera da rendere più difficoltoso alle folle in protesta di poter raggiungere ministeri, palazzi governativi e altri 'punti sensibili' della capitale egiziana. Tutto questo é durato fino a ieri, quando, dopo le preghiere del venerdì, numerosi di dimostranti, perlopiù giovani, si sono radunati con martelli, piccozze, ganci e corde e, incitati dalla folla radunatasi, hanno dato l'assalto ai blocchi accatastati, aprendo un varco nel corso che collega Piazza Tahrir con la sede del Parlamento.

Secondo quanto riportato dall'Agence France Presse le forze dell'ordine, pur presenti sulla scena, non hanno ritenuto necessario intervenire. Nella società civile e in quella politica si va diffondendo sempre più nettamente il malcontento verso il Consiglio Supremo delle Forze Armate che, dopo avere permesso la transizione dall'immediata situazione post-Mubarak verso elezioni veramente democratiche adesso sembra voler 'sopravvivere alla sua utilità', non avendo ancora chiarito quando considererà concluso il suo mandato.

Nel prossimo futuro del paese si avvicinano i momenti della sentenza al processo per Hosni Mubarak e i suoi due figli, che per i loro ruoli in trent'anni di dittatura, repressione e per l'uccisione di ottocento persone durante le rivolte dello scorso anno potrebbero anche venire condannati a morte e quella dell'elezione del nuovo Presidente del paese, la cui nomina renderebbe veramente pleonastica la figura del capo della giunta militare, Maresciallo Tantawi, e dei suoi colleghi generali.
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domenica 27 marzo 2011

Giunto a Rafah il primo carico di cemento per Gaza, ore contate per l'assedio made in israel!


Nella prima serata di giovedì 24 marzo un camion contenente dieci tonnellate di cemento in polvere é giunto presso il varco di confine egiziano-palestinese di Rafah, diretto verso la Striscia assediata di Gaza. Il carico, accompagnato da una delegazione di 15 persone della Coalizione internazionale per la Rottura dell'Embargo contro Gaza, é attualmente in attesa di un permesso ufficiale della autorità doganali per fare il suo definitivo ingresso nell'enclave costiera.

"Il confine di Rafah é chiuso venerdì e sabato, quindi contiamo di poter fare il nostro ingresso nella giornata di domenica", ha dichiarato il coordinatore della Coalizione Ahmed el-Assy, "Basandoci sulle nostre positive esperienze passate con le forze armate egiziane e con i servizi di intelligence, sostenuti dal caloroso supporto ricevuto dalla nuova amministrazione del Ministero degli Esteri del Cairo, contiamo che quanto prima il cemento di questo carico possa venire utilizzato dagli abitanti della Striscia".

L'iniziativa internazionale, che segue la prima, simbolica consegna di un singolo sacco di cemento portato a Gaza da Ken O'Keefe ai primi di marzo, segnerà la prima rottura unilaterale dell'embargo dichiarato da Israele contro Gaza oltre quattro anni fa, a cui il regime autocratico di Hosni Mubarak si era sempre attenuto, per paura di scontentare i suoi 'padrini' israeliani e americani. Con la caduta del satrapo del Cairo, però, é ovvio che l'Egitto non sarà più disponibile ad accettare supinamente i Diktat dello Stato ebraico.


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giovedì 10 marzo 2011

Da Rafah dieci tonnellate di polvere di cemento per mandare "in polvere" l'assedio sionista contro Gaza!


La Commissione Araba e Internazionale per la Ricostruzione di Gaza ha siglato il primo accordo formale per infrangere una volta per tutte lo strangolante assedio sionista contro l'enclave costiera palestinese, sottoposta da oltre quattro anni a incessanti vessazioni, che sono riuscite ad angustiare e tormentare la popolazione civile della Striscia grazie alla complicità del regime di Mubarak, che garantiva la chiusura del varco di Rafah, sul versante egiziano del confine, a quei beni che i politici e i generali di Tel Aviv volevano fossero interdetti e negati alla popolazione civile.

L'assedio, vera e propria "punizione collettiva" inflitta a vittime inermi, doveva avere lo scopo di creare una frattura fra gli abitanti di Gaza e la dirigenza di Hamas, che aveva legittimamente conquistato il potere conseguendo la maggioranza assoluta dei seggi nelle libere e democratiche elezioni palestinesi del 2006; lungi dal riuscire nel suo obiettivo, le sofferenze e le privazioni hanno invece cementato gli spiriti e le volontà di tutti i cittadini di Gaza, Rafah, Khan Younis e le altre comunità della Striscia, saldandole in un inossidabile, inscindibile blocco di Resistenza.

Oggi, in conseguenza della vittoriosa rivolta del popolo egiziano, insorto contro Mubarak e i suoi manutengoli, la compagnia britannica Aloha Palestine e la Coalizione internazionale per la Fine dell'Assedio a Gaza hanno sottoscritto l'accordo per una consistente a continua fornitura di cemento attraverso l'Egitto, in faccia a ogni pretesa israeliana: Kanaan Abeed, presidente della Commissione Araba ha dichiarato:

"Questo accordo non é un traguardo, ma un inizio, quando il primo carico sarà arrivato a Gaza altri ne seguiranno e altri accordi verranno siglati; non vi é alcun bisogno di trattare con Israele, Israele é irrilevante, tenga pure chiusi i suoi confini". La Direzione della Coalizione internazionale per la fine dell'Assedio, nella persone di Ahmed al-Aasi si é impegnata a far pervenire nel Sinai dieci tonnellate di cemento in polvere, che poi verranno fatte transitare attraverso Rafah sotto gli auspici di Aloha Palestine e del suo Direttore generale, il famoso e rispettato attivista pro-palestinese Ken O'Keefe.

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martedì 8 marzo 2011

La prima delegazione di volontari internazionali contro l'assedio entra a Gaza dopo la caduta di Mubarak


Una delegazione dell'Alleanza internazionale per la Fine dell'Assedio contro Gaza é arrivata nella Striscia costiera attraverso il varco di confine di Rafah, come confermato da fonti e testimoni sul luogo. Il gruppo di attivisti, che comprende due egiziani, due irlandesi, due britannici, due statunitensi, due greci e un ungherese sarà il primo a poter valutare la situazione a Gaza dopo l'insurrezione egiziana che ha spodestato Mubarak.

Per quanto auspicata e festeggiata dagli stessi Palestinesi dell'enclave la cacciata di Mubarak ha temporaneamente peggiorato le loro condizioni di vita, per la prolungata chiusura della dogana sul lato egiziano del confine.

I delegati internazionali hanno recato con loro un piccolo pacco di cemento in polvere, 'dono' simbolico per significare l'urgenza di abolire, fra tutte le altre e prima delle altre, le restrizioni imposte da Israele all'importazione di materiali edili per uso privato, necessari a riparare una volta per tutte le ferite e le distruzioni inflitte sul tessuto urbano di Gaza dal violento 'pogrom' militare israeliano di ventisei mesi fa.

Ahmed al-Asy, uno dei due egiziani del gruppo, ha dichiarato che la visita, oltre a dimostrare la solidarietà e l'attenzione di tutto il mondo per le perduranti sofferenze di Gaza e del suo popolo, vuole testimoniare in particolare la costante vicinanza del popolo egiziano, che non potrebbe considerare 'completa' la sua liberazione dall'avvilente cappa del Mubarakismo se non ribaltasse le scelte del tiranno deposto in politica estera, in primo luogo e innanzitutto smettendo di fare da 'quarta sponda' allo strangolamento economico della Striscia voluto dallo Stato ebraico.

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venerdì 11 febbraio 2011

A Gaza tornano benzina e gasolio attraverso i tunnel del contrabbando, ma la situazione resta critica!


Un piccolo, brevissimo, sospiro di sollievo per Gaza, tartassata dalla crudeltà dell'ottuso e insensato odio dei politici e dei generali sionisti, che le impongono la carestia come disumana "punizione collettiva" per la sua indomita volontà di Resistenza; dopo giorni e giorni di blocco, grazie agli sforzi degli escavatori e dei trasportatori dei tunnel del contrabbando, combustibili e carburanti egiziani hanno ripreso ad affluire nell'enclave costiera assediata.

Circa 2100 ettolitri di benzina e 10000 di gasolio sono stati importati attraverso i cunicoli sotterranei e, guardando al futuro per la prima volta da giorni con ottimismo, gli abitanti della Striscia attendono ulteriori consegne nel corso del week-end. Senza l'importazione clandestina attraverso i tunnel Israele avrebbe gli artigli puntati alla gola di ogni attività economica e produttiva di Gaza, potendo decretare il tipo e la quantità di ogni combustibile fossile da lasciar transitare attraverso il suo blocco economico.

Il recente attentato beduino a un gasdotto egiziano inizialmente aveva causato panico e preoccupazione fra la popolazione di Gaza visto che, qualora l'approvvigionamento israeliano di metano ne fosse stato anche minimamente intaccato lo Stato ebraico avrebbe certo preso a pretesto la cosa per infliggere nuove privazioni ai Palestinesi che tiene in ostaggio, come già ha fatto in passato. Ogni scusa é buona, infatti, per Israele, per incrudelire contro le sue vittime, in una vera e propria sarabanda di azioni vili e meschine, a volte al confine col puro sadismo.

Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari a Gaza ha comunicato ai suoi referenti internazionali che la situazione tuttavia rimane sull'orlo della catastrofe per molti altri aspetti, come la situazione sanitaria e medica, il blocco del varco di confine di Rafah, attraverso cui, secondo l'Oms ogni giorno transitano almeno venti malati palestinesi bisognosi di esami e terapie da effettuarsi in Egitto.

giovedì 10 febbraio 2011

Gaza strangolata dall'assedio sionista! Da un giorno all'altro la Striscia precipiterà in piena emergenza umanitaria!!


Dopo oltre due settimane di dimostrazioni e scontri in tutte le maggiori città egiziane, la situazione nella Striscia di Gaza é diventata, da critica che era, praticamente disperata, visto che, con l'inizio delle proteste in Egitto, le autorità cairote hanno sigillato il varco di confine di Rafah schierando a sua protezione un piccolo contingente di truppe, abbandonate a loro volta senza ordini né cibo.

La chiusura del varco di Rafah ha interrotto anche l'afflusso di quelle poche merci e articoli "permessi" dalle shylockiane 'tabelle della carestia' imposte dal regime sionista a decretare cosa possa e cosa non possa affluire nella Striscia, trasformata dall'assedio israeliano in un immane "bunker della fame".

Come segnalato dal nostro precedente articolo, particolarmente critica é la situazione di combustibili e carburanti, che a Gaza, stante i costanti e ripetuti attacchi aerei israeliani all'infrastruttura elettrica, sono necessari non solo per veicoli e riscaldamento, ma anche per alimentare i gruppi elettrogeni che consentono alle famiglie di fare fronte ai frequenti e prolungati black-out della corrente.

Crudeli abbastanza per ridurre Gaza alla fame, ma avidi il giusto per non disdegnare un guadagno da sciacalli, certi ufficiali e militari sionisti hanno iniziato un loro privato regime di contrabbando, facendo affluire nella Striscia quantità irrisorie di benzina e gas domestico a prezzi che vanno dal triplo al quadruplo del normale.

L'ospedale di Shifa, il più grande e moderno della Striscia, ha circa una settimana di autonomia grazie a una grande scorta di carburante ammassata per la bisogna ma, se il varco di Rafah rimanesse chiuso più a lungo, incubatrici, apparati di rianimazione, macchine per la dialisi e altri equipaggiamenti salvavita potrebbero smettere di funzionare, con conseguenze tragiche per dozzine e dozzine di malati.

Un capitolo della tragedia di Gaza particolarmente legato alla situazione sanitaria é quello dei Palestinesi ancora bloccati all'Aeroporto del Cairo; molti di loro sono pazienti che si erano recati al Cairo per effettuare esami o sottoporsi a terapie, adesso, bloccati nella piccola 'stanza detentiva' di cui abbiamo già pubblicato foto e filmati, stanno esaurendo le loro medicine e vedendo aggravarsi le loro condizioni.

Anche il prezzo di articoli non di immediata sopravvivenza sta stabilendo record dopo record: prima della chiusura di Rafah una tonnellata di cemento si vendeva a 102 Euro, adesso é difficile trovarne a meno di 220.

venerdì 21 gennaio 2011

A Gaza un ingegnere edile "gioca con la sabbia", costruendo edifici che dureranno fino al 2045!



Nonostante tutti gli sforzi prodotti dal legittimo Governo palestinese per dare il "la" a una vasta e ambiziosa opera di ricostruzione di Gaza, che a due anni dalla conclusione dell'indiscriminata campagna di bombardamenti israeliani reca ancora profonde e visibili le ferite di Piombo Fuso, le difficoltà incontrate da chi opera nel settore edilizio nella Striscia palestinese assediata sono veramente immani: carenza di cemento, carenza di ghiaia, assenza pressoché totale di armatura metallica, sarebbero motivazioni sufficienti per scoraggiare qualunque ingegnere edile e architetto occidentale.

Ma nella Striscia di Gaza, dove la necessita é madre di invenzioni tanto semplici quanto pratiche ed efficaci, la penuria di materiali edilizi convenzionali ha funto da scintilla per la creatività di Hassan Abu Kmeil, giovane ingegnere che, ispirato da una reminescenza universitaria, (quando lesse una pubblicazione sulla costruzione di rifugi temporanei per terremotati in una provincia iraniana scossa da un sisma) é riuscito a costruire dei veri e propri "castelli di sabbia", che si sono rivelati sicuri e duraturi quanto omologhe strutture di mattoni e cemento.

Utilizzando sacchi di tela riempiti di sabbia, impilati e disposti secondo i più attenti calcoli di scarico delle forze, e quindi ricoperti di un velo di legante, l'ingegner Kmeil è riuscito a realizzare un centro per attività doposcolastiche in un orfanotrofio, degli spogliatoi in un centro per attività sportive e persino una vera e propria magione (quest'ultima a scopo dimostrativo). Le strutture risultanti dall'innovativo metodo edilizio sembrano degli igloo mediorientali, con i sacchi di varie forme e dimensioni che si prestano benissimo alla realizzazione di archi tondi e acuti, cupole e altre forme architettoniche care alla tradizione costruttiva araba.

Kmeil ha calcolato che, come i loro piccoli fratelli costruiti sulla riva del mare, anche questi "castelli di sabbia" eventualmente avranno una vita limitata, ma scoprire "quanto" sarà limitata potrebbe stupire i lettori più scettici: é stato infatti calcolato, con adeguati margini di sicurezza, che le strutture risultanti dall'innovativo metodo di costruzione rimarranno abitabili e sicure ALMENO per trentacinque anni...non c'é che dire, ottimo risultato, per dei castelli di sabbia!