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martedì 6 novembre 2018

Suleiman Kahani / Paolo Marcenaro ringrazia i dossieratori..."Sparlate, sparlate, qualcosa resterà!"

Omuncoli.

Pensano di infastidirmi?

Pensano di spaventarmi?

Pensano di darmi qualche problema?

Come gli imbelli che vengono a disturbare nelle colonne dei commenti, questi omiciattoli mi fanno solamente ridere.

Vadano a raccontarlo al Partito del Lavoro messicano quanto di "Estrema Destra" era SOCIALISMO PATRIOTTICO, organizzazione che mi sono pregiato di RAPPRESENTARE due anni e mezzo fa al congresso internazionale “I Partiti e una Nuova Società” durante la quale mi sono incontrato con esponenti cubani, venezolani, nordkoreani, vietnamiti, russi e palestinesi (DFLP).

martedì 3 marzo 2015

Emerge dossier sudafricano sull'influenza corrosiva di Tel Aviv in Africa: "Guerre e massacri fomentati, sistematico furto di risorse!"

A lungo abbiamo mantenuta alta la soglia d'attenzione verso le manovre distruttive del regime ebraico di Tel Aviv contro l'Africa Nera: "Anti$emi$mo!" gridavano i soliti prezzolati 'A Sei Punte'; ma tutto quel che pubblicavamo era vero e verificato sette volte: sostegno a dittatori cialtroni come Salva Kiir, piani per rubare l'acqua all'Egitto tramite dighe, traffico di armi tramite la mafia ebraica ucraina, tutto controllato, tutto provato, irrefutabile, definitivo.

venerdì 28 novembre 2014

Rohani ai familiari dello scienziato-martire Shahriari: "Anche per onorare il vostro caro non ci siamo piegati al ricatto occidentale!"

Nell'Iran della Rivoluzione Islamica i martiri del programma nucleare civile nazionale sono venerati come eroi di guerra ed é stata proprio una guerra quella scatenata dal regime ebraico e dagli Usa contro gli scienziati atomici di Teheran, combattuta con le armi sporche dell'assassinio a tradimento facilitato dai complici più lerci: curdi, terroristi dell'MKO, trafficanti di droga, nostalgici dello Shah e altra feccia.

Il Presidente Hassan Rohani si é intrattenuto coi parenti del Martire Shahriari, ucciso nel novembre 2010; nel corso dell'incontro il capo di Stato ha definito Shahriari uno dei più prominenti scienziati dell'Iran, senza i cui sforzi molti progressi decisivi per la creazione di moderne strutture nucleari a Natanz, a Teheran e in altre località del paese sarebbero arrivati con anni di ritardo.

"Lo scopo degli assassini era quello di intimidire i nostri giovani, per dissuaderli dall'intraprendere lo studio dell'Ingegneria nucleare o andare a esercitarlo fuori dalla patria, a favore di altre nazioni, ma l'effetto é stato del tutto contrario, i nostri studenti e ricercatori sono stati ispirati dal martirio di Shariari e si sono gettati sulle sue orme con ardore".

Rohani ha anche detto che uno dei motivi per cui ogni genere di concessione all'Occidente sul dossier nucleare civile é stata sempre rifiutata a priori dai negoziatori di Teheran é proprio l'imperativo morale di onorare il sacrificio di Shahriari e dei suoi compagni di martirio.

venerdì 21 febbraio 2014

Voci insistenti danno per "fuori gioco" il Principe Bandar nella questione siriana, sarà vero? Aspettiamo...

Secondo insistenti voci rimbalzater per tutta la giornata 'Bandar Bush' sarebbe stato finalmente estromesso dalla gestione del dossier Siria; Riyadh avrebbe affidato la gestione della crisi siriana a un Principe gradito agli Stati Uniti, Mohammed bin Nayef, estromettendo il potente capo dell’intelligence, principe Bandar bin Sultan, responsabile negli ultimi tre anni delle iniziative saudite a favore dei peggiori terroristi qaedisti della regione e del mondo.

E’ quanto riporta oggi il Wall Street Journal, citando consiglieri della famiglia reale saudita, sottolineando come l’avvicendamento apra la strada a una normalizzazione dei rapporti con Washington, dopo le tensioni emerse negli ultimi mesi tra i due alleati sulla strategia da seguire in Siria. Secondo fonti Usa interpellate dal quotidiano, l’avvicendamento potrebbe favorire anche un maggior impegno saudita contro i miliziani jihadisti che sono stati inviati in Siria da Bandar Bush negli ultimi anni.

Il principe Mohammed bin Nayef, ministro dell’Interno, sarebbe gradito a Washington proprio per il suo impegno contro il terrorismo. La crisi siriana sarà seguita anche dal figlio del re Abdullah, Miteb bin Abdullah, capo della Guardia nazionale saudita, stando a quanto precisato dai consiglieri della casa reale.

Un analista saudita che lavora come consigliere dei reali ha sottolineato come l’iniziativa segnali la volontà di Riad di fare maggiore ricorso alla diplomazia. Non sappiamo quanto credito dare a queste dichiarazioni, ma aspettiamo a giudicare dai fatti che si apprezzeranno sul campo.

lunedì 30 maggio 2011

Shaath e Hanyieh si accordano sulla definitiva chiusura del "Dossier dei prigionieri" nel quadro della riconciliazione Hamas-Fatah


In un vertice tenuto ieri, domenica 29 maggio, l'esponente del Comitato Centrale di Fatah Nabil Shaath e il Premier palestinese Ismail Hanyieh (in rappresentanza del Movimento Hamas) hanno convenuto sulla urgente necessità di chiudere il dossier degli arresti politici avvenuti nei confronti di membri e simpatizzanti della fazione di Mahmoud Abbas e del Movimento religioso di Resistenza all'epoca della divisione politica e territoriale tra Striscia di Gaza e Cisgiordania, conseguita al tentativo fallito di Fatah di rovesciare con le armi il risultato delle democratiche e regolari elezioni politiche palestinesi tenutesi nel 2006.

Shaath ha assicurato il Primo Ministro Hanyieh che "la questione degli arresti politici sarà completamente chiusa in Gaza come nella West Bank e che, col numero dei detenuti in costante discesa il dossier potrà presto essere archiviato". In una conferenza stampa tenuta dopo il meeting il rappresentante di Fatah ha voluto sottolineare come la 'stella polare' del processo di normalizzazione attualmente in corso con Hamas é sempre stato il protocollo d'intesa cairota siglato il 3 maggio scorso, che "ha fornito indicazioni e procedure chiare per lo scioglimento di tutti i nodi e i punti di contesa".

Da parte sua Hanyieh ha tenuto a sottolineare l'importanza dell'immediato inizio delle procedure di costruzione della fiducia e di smorzamento della tensione, a partire dalla liberazione dei prigionieri, dall'abbassamento delle misure di sicurezza dall'addolcimento dei toni di messaggi e comunicati, "che abbiamo iniziato ad apprezzare da parte dei nostri interlocutori cisgiordani fin dai giorni immediatamente successivi alla firma". Il Premier ha concluso il suo intervento esprimendo la certezza che l'evitare del ripetersi di divisioni geografiche o politiche nell'arco delle organizzazioni palestinesi costituirà il prerequisito fondamentale per la difesa e la conquista di tutti i Diritti della Nazione palestinese: dall'Indipendenza entro confini statali certi e sicuri al Diritto al Ritorno per i profughi della Nakba e tutti i loro discendenti.
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martedì 29 marzo 2011

Spia israeliana catturata in Libano, cercava informazioni sulle strutture della Resistenza a Tiro


Le forze di sicurezza interna libanesi hanno arrestato a Tiro un agente segreto israeliano nel nuovo "colpo" assestato alle strutture spionistiche dello Stato ebraico, già vittima di numerosi e gravi debacle nel paese a mano a mano la presa dei partiti e delle fazioni filo-israeliane sulle leve del potere si é progressivamente allentata, culminando poche settimane or sono con il rovesciamento degli equilibri parlamentari.

Una volta di più é risultato evidente che, finché il potere rimaneva nelle mani dell'Alleanza 14 Marzo, la coalizione conservatrice venduta ai desiderata di Tel Aviv e Washington, gli agenti del Mossad avevano mano salva a infiltrare e penetrare il Libano, accumulando gran copia di informazioni da usarsi nella preparazione della prossima guerra contro il Paese dei Cedri, ma, come il vento ha cominciato a girare, il controspionaggio di Beirut ha avuto le mani libere per iniziare a intervenire a fondo contro agenti di Israele e loro collaboratori.

La spia israeliana, il cui arresto risale al 21 marzo scorso pur essendo stato rivelato solo oggi, aveva la sua base d'operazioni nella città di Tiro, 88 chilometri a sud della capitale, e aveva compilato un corposo 'dossier' sulla composizione demografica, etnica e religiosa della sua popolazione, la natura delle istituzioni religiose e sociali della città, e persino le residenze e gli indirizzi di parlamentari locali affiliati alla Alleanza 8 Marzo, il blocco progressista che si appresta a formare un nuovo Governo sotto la guida di Najib Mikati.

In possesso dell'arrestato sono stati trovati diversi congegni di ricetrasmissione e decrittazione, ingegnosamente nascosti entro involucri di normali oggetti di elettronica di consumo, come un cellulare o un lettore-cd portatile. Dal 2009 a oggi oltre 100 persone sono state arrestate o fermate in Libano per spionaggio a favore di Israele.

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venerdì 7 gennaio 2011

L'AIPAC terrorizzata dal "dossier proibito", l'asso nella manica di Steve Rosen


L'AIPAC, ricchissima e potentissima organizzazione che coistituisce il cuore della "lobby a sei punte" che manovra e dirige la politica statunitense a esclusivo vantaggio dello Stato ebraico, nel corso della sua disperata battaglia legale contro il suo ex-dirigente Stephen Rosen (che ha citato i suoi ex-datori di lavoro per oltre venti milioni di dollari) ha lanciato una contro-denuncia per sottrazione e possesso illecito di propri materiali interni, che Rosen evidentemente si era procurato costruendosi un "dossier incriminante" da usare come extrema ratio se i suoi rapporti con la lobby ebraica a stelle e strisce si fossero incrinati...come é puntualmente accaduto.

L'AIPAC é ansiosa di liquidare la denuncia di Rosen come la bizza vendicativa di un ex-dipendente licenziato, ma deve riuscirvi evitando che i materiali sensibili da quest'ultimo accumulati nel corso di oltre venti anni di militanza ricevano esposizione mediatica o giuridica e, se ciò dovesse accadere, che vengano ritenuti falsi o di credibilità dubbia; il perché é evidente...la loro diffusione potrebbe far "saltare" per sempre la copertura dell'AIPAC, rivelandola per quel che molti la sospettano di essere: un'estensione dei servizi segreti israeliani negli Stati Uniti, attivamente impegnata in operazioni di spionaggio nei confronti del cosiddetto "alleato".
Negli Stati Uniti nessun candidato presidenziale può sperare di vincere se non si inchina al Moloch della Lobby sionista...
Fra i "pezzi forti" della 'collezione Rosen', uno dei più temuti dall'AIPAC é un memorandum stilato dopo una cena di lavoro a cui intervenne il membro del Consiglio Nazionale di Sicurezza Lisa Johnson, dall'analisi del quale si evincerebbe che la pratica di accumulare notizie e dossier confidenziali del Governo Usa e passarli in toto a Israele era pratica comune dell'associazione; grazie a questa rivelazione Rosen assurgerebbe direttamente allo status di "whistleblower" e perciò avrebbe particolari benefici e protezioni dal Governo, anche se dovrebbe per sempre scordarsi qualunque corposo accordo monetario con l'AIPAC.

Rosen infatti "it's in for the money", se i suoi ex-colleghi fossero stati meno tirchi e avessero continuato a farlo foraggiare dai loro ricchi sponsor, probabilmente non avrebbe mai nemmeno sporto denuncia. Quindi la situazione é tesissima: Rosen tentenna ed esita, come l'uomo che tiene la sua vittima sotto il tiro di un revolver con un solo colpo, l'AIPAC tenta di distruggerne la credibilità con tattiche di logoramento e una campagna di fango e insinuazioni degna dei peggiori Feltri e Belpietro.

Rosen, d'altra parte, potrebbe anche denunciare l'AIPAC all'IRS, la potente agenzia delle entrate amaricana, guadagnandosi una "taglia" di cinque milioni di biglietti verdi e facendo crollare l'impostura che la qualifica come "opera caritatevole" garantendole la quasi totale esenzione fiscale. E' chiaro che finora la speranza di ottenere un premio più grande tramite la causa in corso o un accordo sottobanco con la lobby sionista lo ha trattenuto dal fare gesti estremi, ma la sua pazienza (e la sua ingordigia) sembrano essere giunte molto prossime al limite


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mercoledì 24 novembre 2010

Brutte notizie per l'AIPAC, dossier da 1400 pagine la accusa di malversazioni e irregolarità!


Oggi il Servizio imposte degli Stati uniti d'America, probabilmente la più potente agenzia fiscale del pianeta, ha ricevuto un esposto di quasi 1400 pagine che richiede la revoca immediata dell'esezione da tasse e tributi per l'AIPAC, la famigerata associazione lobbistica che porta avanti i desiderata e gli interessi di Israele con insuperato successo da oltre mezzo secolo, da quando cioé venne formata con questo esplicito scopo dallo stesso Ministero degli Esteri dello Stato ebraico.

Passata attraverso una successiva serie di nomi e di ordinamenti l'AIPAC assunse il suo assetto attuale nel 1964 e ha sempre resistito alle richieste (espresse anche dal Senatore William Fulbright e dal dirigente della CIA Victor Marchetti) di venire considerata come un'agenzia estera operante negli Stati Uniti, anche se praticamente tutti i suoi dipendenti, in quanto Ebrei, godono di cittadinanza israeliana, preferendo qualificarsi come "una lobby politica americana che si sostiene con donazioni di privati".
Cambiano i nomi, il partito, persino il colore dei Presidenti degli USA, ma tutti devono omaggiare il Moloch dell'AIPAC...
Quanto i "privati" che hanno a cuore le sorti dell'AIPAC possano essere generosi lo abbiamo scoperto con la vicenda del licenziamento di Steve J. Rosen, visto che milionari sionisti lo inondarono di denaro per quattro anni (curiosamente, tutto il tempo in cui, da licenziato, veniva indagato per accuse di spionaggio).

Le accuse principali del memorandum organizzato dall'IRMEP (Institute for Research on Middle-East Policies) sono:

-Falso scopo caritatevole, l'AIPAC si presenta come una 'charitable association' quando invece i suoi scopi hanno vari e molteplici fini, nessuno dei quali ha a che fare con la carità o la solidarietà con i più deboli.

-Fraudolenta esenzione tributaria, nella sua richiesta dello speciale status esentasse (che negli Usa si concede alle Chiese e a poche altre associazioni), l'AIPAC omise di evidenziare i suoi legami con l'AZC (Congresso sionista americano), un'organismo chiuso d'ufficio dal Dipartimento di Giustizia di Washington per la sua inottemperanza delle regole che avrebbe dovuto seguire in quanto organizzazione straniera operante in Usa (questo spiega come mai l'AIPAC preferisca le fasulle vesti 'caritatevoli').

Un riassunto del dossier sull'AIPAC é visionabile e scaricabile a questo link.

L'esposto é il risultato delle dichiarazione del Commissario del Servizio imposte Douglas Shulman che, in un colloquio radiofonico tenutosi nel Capodanno 2010, promise al direttore dell'IRMEP Grant F. Smith, autore di numerosi saggi sulla pervasisvità e il potere della lobby ebraica negli Stati uniti, che "Se un'associazione caritatevole viene meno al suo mandato e viola le leggi nazionali, certamente la perseguiremmo".

Ecco le prove che voleva, Commissario Shulman, dica alla sua segretaria di farle un bricco di caffé forte e si metta al lavoro!