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martedì 4 dicembre 2018
Grave "secessione" interna ad Al Nusra, centinaia di militanti sono passati ad Horras al-Din!
Un certo numero di militanti di Al Nusra hanno disertato verso il gruppo terrorista rivale di Horras al-Deen dopo le dispute interne nella Provincia di Idlib, secondo quanto riferito dall'emittente libanese Al-Mayadeen.
Essa ha riferito che un gran numero di militanti di Al Nusra hanno disertato verso a Horras al-Deen ad Ovest della città di Idlib.
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martedì 31 ottobre 2017
Le emittenti legate al brigante Barzani spariscono dal'etere irakeno, per incitazione e sobillazione alla violenza!
L'organismo irakeno di sorveglianza dei media ha negato l'accesso all'etere a due canali curdi chiamati 'Rudaw' e 'Kurdistan 24', che nelle loro trasmissioni avevano incitato all'odio e alla violenza nei confronti delle forze governative che negli scorsi giorni hanno recuperato il controllo di Kirkuk e di altre località occupate dalle milizie di Barzani nel corso degli ultimi due anni.
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martedì 9 dicembre 2014
Yemen: accordo tra gli Sciiti e i separatisti del Sud, sarà riforma federale!!
Un grande cambiamento incombe sull'orizzonte politico-istituzionale dell'Ex-Arabia Felix, i combattenti sciiti Houthi dell'organizzazione Ansarullah e i separatisti meridionali che vorrebbero ricostituire la Repubblica Democratica dello Yemen del Sud sono arrivati a un accordo per una riforma della Costituzione e dell'ordinamento del paese in senso federale.
Il portavoce di Ansarullah Mohammed Abdul Salam ha dichiarato che l'accordo é stato siglato durante un incontro coi capi del movimento separatista Ali Nasir Mohammad e Ali Salim al-Beiz. Il grande sconfitto anche questa volta é il partito Islah filo-qatariota che sperava di usare i separatisti meridionali come 'pedina' contro gli Houthi.
Lo Yemen del Sud venne fagocitato con la violenza dopo il crollo dell'URSS e, quando cercò di sottrarsi a un'unificazione imposta che andava tutta a svantaggio dei territori meridionali, venne aggredito militarmente e occupato.
Il portavoce di Ansarullah Mohammed Abdul Salam ha dichiarato che l'accordo é stato siglato durante un incontro coi capi del movimento separatista Ali Nasir Mohammad e Ali Salim al-Beiz. Il grande sconfitto anche questa volta é il partito Islah filo-qatariota che sperava di usare i separatisti meridionali come 'pedina' contro gli Houthi.
Lo Yemen del Sud venne fagocitato con la violenza dopo il crollo dell'URSS e, quando cercò di sottrarsi a un'unificazione imposta che andava tutta a svantaggio dei territori meridionali, venne aggredito militarmente e occupato.
lunedì 1 dicembre 2014
Anniversario tragico ad Aden: manifestazione indipendentista finisce con un morto e quattro feriti!
Mentre la parte settentrionale e quella centrale dello Yemen sono ormai sotto il saldo controllo delle milizie sciite Houthi (che sono recentemente arrivate nei dintorni della cittadina di Taizz), in quella meridionale si afferma e prende sempre più piede la tendenza secessionista, un tempo appannaggio di una piccola schiera di 'nostaligici' della repubblica socialista dello Yemen del Sud, ma ora in grado di mobilitare folle oceaniche, specie nell'ex-capitale Aden, maggiore porto del paese.
Ieri però una manifestazione indipendentista convocata per ricordare l'anniversario del ritiro degli occupanti inglesi (che aprì la strada alla dichiarazione della Repubblica filosovietica) é terminata in tragedia con scontri tra popolazione e polizia conclusisi con un morto e quattro feriti.
Ovviamente le parti si accusano vicendevolmente di aver scatenato i torbidi: i manifestanti sostengono che la polizia ha iniziato a sparare usando subito munizioni letali, le forze dell'ordine sostengono di avere impiegato prima lacrimogeni e poi, costrette, di essere ricorsi alle armi, sparando prima in aria e poi ad altezza d'uomo.
Ieri però una manifestazione indipendentista convocata per ricordare l'anniversario del ritiro degli occupanti inglesi (che aprì la strada alla dichiarazione della Repubblica filosovietica) é terminata in tragedia con scontri tra popolazione e polizia conclusisi con un morto e quattro feriti.
Ovviamente le parti si accusano vicendevolmente di aver scatenato i torbidi: i manifestanti sostengono che la polizia ha iniziato a sparare usando subito munizioni letali, le forze dell'ordine sostengono di avere impiegato prima lacrimogeni e poi, costrette, di essere ricorsi alle armi, sparando prima in aria e poi ad altezza d'uomo.
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domenica 9 novembre 2014
Milizia libica minaccia la 'secessione' della Cirenaica in caso di riconoscimento internazionale delle 'autorità' di Tripoli
Sprofonda sempre più nel caos la disastrata nazione libica; adesso ci si mettono anche le minacce 'secessioniste' dell'ennesimo Signore della Guerra (tale Ibrahim al-Jathran) che ha minacciato la costituzione della Cirenaica in Stato indipendente se la comunità internazionale dovesse voltare le spalle al Governo in esilio a Tobruk e riconoscere invece quello installato a Tripoli dai miliziani di Misurata.
Recentemente la Corte Costituzionale tripolina aveva 'sconfessato' l'esecutivo esule ma esso aveva rigettato la sua sentenza insinuando (non senza elementi di ragionevolezza) che le autorità restate nella vecchia capitale siano 'tenute in ostaggio' dalle milizie di Fajr Libya.
Francamente però non si capisce su che basi Al-Jathran possa dichiarare "L'indipendenza" della Cirenaica visto che la battaglia per il controllo di Bengasi é tuttora in corso.
Recentemente la Corte Costituzionale tripolina aveva 'sconfessato' l'esecutivo esule ma esso aveva rigettato la sua sentenza insinuando (non senza elementi di ragionevolezza) che le autorità restate nella vecchia capitale siano 'tenute in ostaggio' dalle milizie di Fajr Libya.
Francamente però non si capisce su che basi Al-Jathran possa dichiarare "L'indipendenza" della Cirenaica visto che la battaglia per il controllo di Bengasi é tuttora in corso.
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lunedì 11 febbraio 2013
Ancora orrore in Sud-Sudan: strage etnica tra Lou Nuer e Murle causa almeno cento vittime!
Secondo le dichiarazioni rilasciate ai media dal Governatore della martoriata provincia sud-sudanese dello Jonglei, Kuol Manyang, sarebbero 'almeno' 103 i morti risultati dal massacro inflitto dai miliziani Murle di David Yau Yau (ex-alleato del 'Presidente' Salva Kiir quando faceva il predone e il tagliagole per conto di Usa e Israele, adesso suo nemico per il voltafaccia subito al momento di prendere il potere) che si sono bestialmente scatenati contro una colonna di pastori semi-nomadi Lou Nuer.
L'azione deve considerarsi una "rappresaglia" per i massacri inflitti ai Murle dagli stessi Lou Nuer circa un anno fa, quando la cittadina di Pibor (sempre nello Jonglei) venne praticamente messa a ferro e fuoco causando migliaia e migliaia di vittime e centinaia di migliaia di profughi interni. Il fatto inoltre dimostra che lungi dall'essere 'colpa' di presunte "persecuzioni dei musulmani del Nord" le stragi etniche nel Sudan Meridionale sono un'appendice collaterale delle normali rivalità etniche della zona, inizialmente esasperate per i loro fini politici da agenti americani e sionisti, i quali, dopo avere ottenuto la secessione del Sud da Khartoum non si sono affatto curati di disinnescarli ma hanno semplicemente "spento" il riflettore della propaganda imperialista lasciando che gli "indigeni" continuino a scannarsi tra di loro, tanto gli interessi di Washington e Tel Aviv sono già garantiti dal ridicolo 'cowboy' sul trono a Juba.
Perché nessuno chiede un intervento armato internazionale in Sud-Sudan, simile a quello che sta avendo luogo attualmente in Mali? Avrà mai una fine o un confine l'impudenza ipocrita delle potenze neo-coloniali verso i loro ex-'dominion' africani?
L'azione deve considerarsi una "rappresaglia" per i massacri inflitti ai Murle dagli stessi Lou Nuer circa un anno fa, quando la cittadina di Pibor (sempre nello Jonglei) venne praticamente messa a ferro e fuoco causando migliaia e migliaia di vittime e centinaia di migliaia di profughi interni. Il fatto inoltre dimostra che lungi dall'essere 'colpa' di presunte "persecuzioni dei musulmani del Nord" le stragi etniche nel Sudan Meridionale sono un'appendice collaterale delle normali rivalità etniche della zona, inizialmente esasperate per i loro fini politici da agenti americani e sionisti, i quali, dopo avere ottenuto la secessione del Sud da Khartoum non si sono affatto curati di disinnescarli ma hanno semplicemente "spento" il riflettore della propaganda imperialista lasciando che gli "indigeni" continuino a scannarsi tra di loro, tanto gli interessi di Washington e Tel Aviv sono già garantiti dal ridicolo 'cowboy' sul trono a Juba.
Perché nessuno chiede un intervento armato internazionale in Sud-Sudan, simile a quello che sta avendo luogo attualmente in Mali? Avrà mai una fine o un confine l'impudenza ipocrita delle potenze neo-coloniali verso i loro ex-'dominion' africani?
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sabato 24 marzo 2012
Ancora manifestazioni di protesta e dissenso nella città sciita di Qatif, il popolo ne ha abbastanza della violenza di Riyadh!
Nonostante l'intensificarsi della violenta e brutale repressione voluta dalla Casa di Saoud non si placa né si arrestano le dimostrazioni nell'Est dell'Arabia Saudita, che anzi, aumentano di numero e di intensità e potrebbero fungere da detonatore per una più vasta campagna di disobbedienza e ribellione di cui forse i primi prodromi si sono già avvertiti negli scorsi giorni.
L'ultima di questa manifestazioni, nella cittadina di Qatif, ha visto migliaia di persone scendere in strada con foto e cartelli inneggianti ai leader dissidenti arrestati e tenuti in incommunicado nelle galere reali, chiedendo il loro rilascio immediato e la fine di tutti i trattamenti discriminatorii contro gli sciiti, il venti per cento degli abitanti del paese, da sempre considerati cittadini di "serie B" nonostante che proprio dalle loro province si estragga la maggior parte del greggio che finanzia il sardanapalesco stile di vita della corte sunnita di Riyadh.
Ma iniziano a diffondersi anche richieste differenti, che potrebbero preludere al diffondersi di un movimento secessionista volto alla separazione della fascia costiera orientale dal resto del paese, creando un nuovo stato arabo a maggioranza sciita.
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mercoledì 7 marzo 2012
Chi vuole dividere la Libia? Ci sono gli Stati del Golfo dietro le ubbie 'leghiste' di Ahmed Zubair Senussi?
Parlando a nome di un fantomatico "Consiglio ad Interim per la Cirenaica" lo Sceicco Ahmed Zubair al-Senussi avrebbe rivendicato per la provincia libica orientale, da cui circa un anno fa sono partite le prime manifestazioni che hanno portato alla guerra civile e alla caduta del quarantennale regime di Muammar Gheddafi uno "status federale", debole artificio dialettico per mascherare una velata richiesta di secessione nell'ambito di una fumosa "scelta federalista" che, a sentirlo parlare, sarebbe "la migliore soluzione" per il futuro del paese nordafricano. In realtà non si vede come uno stato che raduna a malapena sei milioni di persone concentrate al novantacinque per cento nella fascia costiera, aderenti al novantanove percento alla stessa religione e parlanti la stessa lingua dovrebbe mai darsi uno statuto federale.
L'appello che, a fronte di una riunione di appena tremila persone (meno di quelle che convengono a Ponte di Legno vestiti da Obelix per le libagioni di acque del Po, grappe e altri fluidi probabilmente proibiti dal Corano) Senussi pretenderebbe di chiamare "dichiarazione di indipendenza" é stato lanciato prendendo a ispirazione la divisione del Paese in tre 'regioni' che venne adottata nel 1951 al momento dell'intronizzazione di Re Idris, il sovrano filo-americano che venne cacciato proprio dall'alzamiento militare di Gheddafi e camerati nel 1969. Ma la reazione piccata di Mustafa Abdel Jalil e degli altri membri del Consiglio Nazionale di Transizione non si é fatta attendere e si é concretata in una dichiarazione ufficiale che condanna ogni ipotesi di "soluzione federale" rimarcando come in nessun momento della guerra civile i combattenti contro Gheddafi abbiamo mai innalzato vessilli o slogan separatisti e come "I martiri della Liberazione hanno dato la vita per una Libia libera e unita".
Anche il Premier Abdelrahim al-Kib si é unito alle proteste per le dichiarazioni "gratuite, inopportune e superflue" di Al-Senussi e del suo 'consiglio', a cui sono seguite, nello stesso capoluogo cirenaico, manifestazioni pubblice (di consistenza numerica ben più imponente di quella 'federalista') che hanno affermato il desiderio di mantenere la Liba unita. In susseguenti dichiarazioni Mustafa Abdel Jalil ha chiarito che il CNT sarebbe "pronto a usare la forza per mantenere l'integrità e la sovranità dello Stato" e che "Le dichiarazioni 'federaliste' sono parte di uno schema finanziato e istigato da paesi arabi terzi che vorrebbero vedere una Libia divisa e indebolita per poterla influenzare con maggiore successo. Jalil non ha chiarito quali sarebbero questi paesi arabi ma dai commenti di osservatori e analisti sembra che si riferisse alle monarchie petrolifere del Golfo Persico (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Barhein e Qatar).
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martedì 31 gennaio 2012
Nuovo massacro tra i primitivi pastori sud-sudanesi causa 40 morti, il Governo di Salva Kiir non controlla nulla del suo 'territorio'!
Un nuovo violentissimo scontro tra i pastori del Sud-Sudan ha lasciato sul terreno almeno quaranta morti dimostrando che le tensioni interetniche nello 'Stato' artificiosamente creato da Usa e Israele con l'inganno del 'referendum' tenutosi nel luglio 2011 non sono affatto sopite e che in qualunque momento possono riesplodere precipitando le ex-province meridionali del Sudan in un incubo di sangue e violenza, ben peggiore di qualunque cosa sperimentata prima dell'improvvida secessione.
La faida etnica ha preso il via nella giornata di lunedì 30 gennaio quando un gruppo di armati della provincia di Unity si é spinta nel territorio confinante di Warrap con l'obiettivo di razziare donne e armenti ai suoi abitanti. Prendendo di sorpresa i loro rivali gli uomini di Unity hanno rubato 100 bovini e alcune dozzine di donne e ragazze, uccidendo invece bambini, ragazzi e anziani, secondo quanto riportato da Alison Manani Magaya, "Ministro dell'Interno" dell'inane e inefficace Governo del cowboy Salva Kiir.
Ancora una volta l'inettitudine e l'inefficienza del 'capotribù' scelto da Stati Uniti e Israele come loro satrapo locale si misura col numero di cadaveri rimasti a terra e i litri di sangue versati.
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giovedì 1 settembre 2011
Israele continua le sue trame in Africa, dopo aver destabilizzato e smembrato il Sudan ora vuole usarlo come 'testa di ponte'!
Continuando un processo di infiltrazione e destabilizzazione dell'Africa nera in senso anti-arabo e anti-musulmano il Regime dell'Apartheid cerca, con crescente avventurismo e irresponsabilità di "recuperare" le posizioni che sta rapidamente perdendo nell'area Mediorientale e Nordafricana con la caduta di Ben Ali, Mubarak, Gheddafi e con le crescenti difficoltà incontrate dagli ultimi leader arabi filoamericani e filosionisti come i re giordani e sauditi e il presidente-dittatore yemenita. Del coinvolgimento israeliano nel terrorismo e nelle guerriglie sudanesi e darfuriane abbiamo già parlato a lungo, così di come tali movimenti siano stati foraggiati e riforniti di armi grazie al decisivo contributo delle mafie ebraiche russe e ucraine; ora che l'integrità territoriale del Sudan é stata sconciata grazie all'imbecillità della politica internazionale sempre pronta a credere alle balle mediatiche 'cucinate' dalla lobby mediatica filoisraeliana e ripetute ad arte da "esperti" tanto autoreferenziali quanto impresentabili come George Clooney (quello dei film) e Colin Powell (quello che spiegava all'ONU la minaccia dei 'furgoncini chimici di Saddam'), Israele passa alla "fase b" del piano: condurre un 'golpe morbido' in Sud Sudan e usarlo come agente prossimo dei suoi interessi nella zona.
Il primo passo di questa nuova strategia lo si é visto ieri quando il Vicepresidente del Parlamento sionista Daniel Danon si é recato nel Sudan secessionista, a Iuba, per 'dichiarare l'apertura ufficiale di rapporti diplomatici con il paese'. Il locale cacicco investito del dicastero degli Esteri, un ceffo a nome Deng Alor, ha accolto "il riverito ospite" con tutta la pompa servile del caso, non trascurando di alleggerire l'atmosfera formale del meeting indossando buffi copricapi tra cui, sembra di notare dalla foto sopra riportata uno "stetson" da cowboy. Danon ha ripetuto tutta una serie di banali piaggerie sulla 'felicità' israeliana per l'avvenuta secessione, promettendo che Israele "é ansioso di aiutare lo sviluppo dell'economia locale", come se lo Stato sionista abbia mai aiutato qualche economia che non fosse la propria.
![]() |
| Israele trasformò la Georgia in un suo 'stato fantoccio' infiltrandone il governo con elementi ebraici o comunque filosionisti, come Temur Yakobshvili, Lado Gurgenidze e Davit Kezerashvili... |
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domenica 2 gennaio 2011
Gli USA si preparano a smembrare il Sudan. Israele, ovviamente, é coinvolto
Questo articolo é stato scritto dalla redazione di Palaestina Felix per gli amici del sito Saigon2K, sul quale é stato originariamente pubblicato a questo indirizzo.
Il continente africano ha ereditato dalla dominazione coloniale europea confini assurdi e irrazionali, tracciati originariamente per dirimere sfere di influenza conflittuali, o per separare tra stati diversi etnie troppo indipendenti o bellicose.
Mai, in oltre cinquant’anni di decolonizzazione, si é mai permesso ai popoli ex-colonizzati di modificare i vecchi confini coloniali, a prezzo di lasciare intere regioni preda di instabilità e guerre civili.
Adesso, gli Stati Uniti, ridotti alla canna del gas dalle sconfitte e dalle spese Irakene ed afghane, ma sempre avidi di petrolio e ansiosi di “cambi di regime”, stanno architettando per il Sudan ciò che é stato “tabù” per tutti i decenni precedenti: un referendum che dovrebbe sancire la secessione del Sud del paese, separandone la porzione animista e cristiana dal Nord musulmano.
Il Sudan, uno stato “ponte” fra il Nordafrica arabo e l’Africa nera, venne creato dai britannici per salvaguardare il Nilo e il Canale di Suez. Conquistato con le campagne di Gordon Pasha e poi ripreso dopo la rivolta derviscia del Mahdi, esso contiene oltre 600 etnie diverse che parlano 400 lingue e dialetti variamente imparentati e praticano religioni molto differenti: fra gli abitanti del Sudan si contavano i Nubiani musulmani, i feroci Beja delle coste del Mar Rosso, che gli Inglesi soprannominarono Fuzzy-Wuzzies per le capigliature voluminose e ispide, i nomadi Bagarra del Darfur e le tribù dell’Alto Nilo, che vivevano quasi all’Età della pietra.
Il Sudan si é mostrato estremamente stabile e longevo per uno stato africano, nonostante una instabilità delle province meridionali, che, amplificata ed esagerata ad arte dai media statunitensi, ha fornito la scusa per l’ennesima intrusione in Africa della Casa Bianca. I movimenti secessionisti del Sud Sudan, guidati e finanziati da missionari cristiani politicamente motivati, hanno ricevuto negli ultimi vent’anni un vero e proprio diluvio di fondi e armamenti, finanziati principalmente da estremisti cristiani islamofobi con legami col partito repubblicano.
A questo scenario di contrasto Nord-Sud si sovrappone il mosaico di conflitti tribali fra i Dinka, gli Shilluk e i Nuer, gruppi di pastori nomadi nilotici che tradizionalmente si contendono donne e armenti con raid armati.
In più, nelle regioni occidentali del Darfur e del Kordofan, esistono tensioni fra popolazioni pastorali e semi-nomadi e altre agricole e stanziali, come nel Montana dei tempi del West. Ovviamente l’apparato mediatico americano e occidentale non aveva alcun interesse a dirimere e distinguere le varie questioni, che ha prontamente mescolato le une alle altre per offrire al pubblico rimbecillito della CNN e di SKY news un “fumettone” di ‘poveri cristiani perseguitati dai feroci islamici’, indicando nel generale di Khartoum Omar el-Bashir il “big bad” della situazione.
Piegando ai propri interessi la Corte criminale internazionale dell’Aia, gli Usa (proprio loro che rifiutano ostinatamente di lasciar giudicare i loro militari e cittadini per qualunque crimine commesso all’estero) sono riusciti a lanciare pretestuose accuse contro Bashir e a far passare sanzioni contro il Sudan quando questo si é rifiutato di consegnare il generale al tribunale straniero.
Mancando però i quattrini per una invasione in grande stile, sembra che Washington abbia deciso di usare l’arma referendaria per squartare il paese in due e imporre i propri fantocci sulla parte meridionale, ricca di petrolio e confinante con Somalia, Ciad, Congo ed Etiopia.
Agendo come proxy della politica coloniale degli Usa, Israele é stato attivissimo nell’armare ed addestrare i guerriglieri cristiani dell’SPLA e, come accadeva ai tempi di Hailé Selassié e Amin Dada, é già pronto a riprendere le trame dei suoi intrighi nel Corno d’Africa, che si interruppero bruscamente quando i due dittatori locali fedeli all’Occidente vennerò l’uno spodestato e ucciso (Selassié) e l’altro (Idi Amin) si convertì all’Islam e al panafricanismo “verde” che guardava a Tripoli e a Gheddafi.
Lo scopo della manovra israelo-americana é quello di tagliare l’erba sotto i piedi ai cinesi, che hanno allacciato ottimi rapporti con Khartoum e con Bashir, diventando i principali compratori del greggio sudanese e riempiendo i forzieri del generale di denaro che é stato oculatamente speso in progetti di sviluppo del paese, contrattati a prezzi di favore da imprese ovviamente cinesi.
Non é ancora chiaro come Pechino abbia intenzione di reagire alla programmata disintegrazione del Sudan ma é chiaro che il paese del dragone non ha certo intenzione di subire passivamente le azzardate mosse di politica estera a stelle e strisce, soprattutto in un momento in cui é più che ovvio che la Casa Bianca non ha i fondi o il personale per impelagarsi in un teatro di operazioni africano, con due crisi ancora accese in Medio Oriente e Asia centrale.
Il continente africano ha ereditato dalla dominazione coloniale europea confini assurdi e irrazionali, tracciati originariamente per dirimere sfere di influenza conflittuali, o per separare tra stati diversi etnie troppo indipendenti o bellicose.
| Il mosaico delle concessioni petrolifere sudanesi. (cliccare il link per ingrandire) Si nota l'assenza pressoché totale di compagnie americane. |
Adesso, gli Stati Uniti, ridotti alla canna del gas dalle sconfitte e dalle spese Irakene ed afghane, ma sempre avidi di petrolio e ansiosi di “cambi di regime”, stanno architettando per il Sudan ciò che é stato “tabù” per tutti i decenni precedenti: un referendum che dovrebbe sancire la secessione del Sud del paese, separandone la porzione animista e cristiana dal Nord musulmano.
| Charles Gordon, conquistatore del Sudan in nome di Sua maestà britannica. |
Il Sudan si é mostrato estremamente stabile e longevo per uno stato africano, nonostante una instabilità delle province meridionali, che, amplificata ed esagerata ad arte dai media statunitensi, ha fornito la scusa per l’ennesima intrusione in Africa della Casa Bianca. I movimenti secessionisti del Sud Sudan, guidati e finanziati da missionari cristiani politicamente motivati, hanno ricevuto negli ultimi vent’anni un vero e proprio diluvio di fondi e armamenti, finanziati principalmente da estremisti cristiani islamofobi con legami col partito repubblicano.
A questo scenario di contrasto Nord-Sud si sovrappone il mosaico di conflitti tribali fra i Dinka, gli Shilluk e i Nuer, gruppi di pastori nomadi nilotici che tradizionalmente si contendono donne e armenti con raid armati.
In più, nelle regioni occidentali del Darfur e del Kordofan, esistono tensioni fra popolazioni pastorali e semi-nomadi e altre agricole e stanziali, come nel Montana dei tempi del West. Ovviamente l’apparato mediatico americano e occidentale non aveva alcun interesse a dirimere e distinguere le varie questioni, che ha prontamente mescolato le une alle altre per offrire al pubblico rimbecillito della CNN e di SKY news un “fumettone” di ‘poveri cristiani perseguitati dai feroci islamici’, indicando nel generale di Khartoum Omar el-Bashir il “big bad” della situazione.
Piegando ai propri interessi la Corte criminale internazionale dell’Aia, gli Usa (proprio loro che rifiutano ostinatamente di lasciar giudicare i loro militari e cittadini per qualunque crimine commesso all’estero) sono riusciti a lanciare pretestuose accuse contro Bashir e a far passare sanzioni contro il Sudan quando questo si é rifiutato di consegnare il generale al tribunale straniero.
Mancando però i quattrini per una invasione in grande stile, sembra che Washington abbia deciso di usare l’arma referendaria per squartare il paese in due e imporre i propri fantocci sulla parte meridionale, ricca di petrolio e confinante con Somalia, Ciad, Congo ed Etiopia.
Agendo come proxy della politica coloniale degli Usa, Israele é stato attivissimo nell’armare ed addestrare i guerriglieri cristiani dell’SPLA e, come accadeva ai tempi di Hailé Selassié e Amin Dada, é già pronto a riprendere le trame dei suoi intrighi nel Corno d’Africa, che si interruppero bruscamente quando i due dittatori locali fedeli all’Occidente vennerò l’uno spodestato e ucciso (Selassié) e l’altro (Idi Amin) si convertì all’Islam e al panafricanismo “verde” che guardava a Tripoli e a Gheddafi.
Lo scopo della manovra israelo-americana é quello di tagliare l’erba sotto i piedi ai cinesi, che hanno allacciato ottimi rapporti con Khartoum e con Bashir, diventando i principali compratori del greggio sudanese e riempiendo i forzieri del generale di denaro che é stato oculatamente speso in progetti di sviluppo del paese, contrattati a prezzi di favore da imprese ovviamente cinesi.
Non é ancora chiaro come Pechino abbia intenzione di reagire alla programmata disintegrazione del Sudan ma é chiaro che il paese del dragone non ha certo intenzione di subire passivamente le azzardate mosse di politica estera a stelle e strisce, soprattutto in un momento in cui é più che ovvio che la Casa Bianca non ha i fondi o il personale per impelagarsi in un teatro di operazioni africano, con due crisi ancora accese in Medio Oriente e Asia centrale.
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