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sabato 8 dicembre 2018

Usa e israhell vedono 'affondata' a larga maggioranza la loro bozza di risoluzione ONU contro Hamas!

Dopo il "flop" del raid omicida contro Gaza e la fiera resistenza palestinese che a colpi di razzi artigianali ha costretto Tel Aviv al 'cessate il fuoco', il regime dell'apartheid avrebbe voluto 'vendicarsi' all'ONU, ma gli é andata male di nuovo!

Una risoluzione redatta dagli Stati Uniti che avrebbe voluto condannare il movimento di resistenza palestinese Hamas e altre fazioni palestinesi non ha ottenuto la maggioranza richiesta per l'approvazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ciò è avvenuto nonostante i mafiosi "avvertimenti" degli Stati Uniti ai paesi che intendevano votare contro la proposta.

Gli Stati Uniti e Israele hanno compiuto molti sforzi nel cercare di assicurare che la risoluzione fosse approvata perché, mentre le risoluzioni dell'Assemblea Generale non sono vincolanti per gli stati membri, sono comunque considerate un indicatore dell'opinione pubblica mondiale. Presentando la risoluzione, l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'ONU ha fatto appello affinché i paesi mettessero da parte le loro diverse visioni del conflitto tra occupazione sionista e resistenza nazionale palestinese e votassero a favore della risoluzione. Ad un certo punto il rappresentante yankee sembrava implorare gli stati membri di non opporsi al testo statunitense.

venerdì 24 novembre 2017

Parlamentari tunisini chiedono al rappresentante degli Esteri di dissociarsi ufficialmente dalle provocazioni saudite contro il Libano!

Tra gli Stati arabi che hanno preso parte alla ridicola conferenza del Cairo lo scorso week-end, purtroppo, abbiamo dovuto notare la presenza della Tunisia.

Per fortuna,  a riscattare l'onore e la dignità del paese nordafricano, é arrivato pochi giorni dopo un documento siglato da 41 parlamentari, che chiede ufficialmente al Ministro degli Esteri tunisino di smentire e rigettare il documento anti-iraniano e anti-hezbollah emesso dall'assemblea della Lega Araba al termine del vertice egiziano.

lunedì 20 novembre 2017

La Lega Araba si conferma un'accozzaglia di leccapiedi e lustrascarpe al soldo di Riyadh (e quindi di Usa e israhell)

"Non abbiamo ancora dichiarato guerra all'Iran".

I sicofanti di Casa Saoud riunitisi domenica al Cairo hanno pensato, chissà in base a quali profondi processi mentali, che una dichiarazione tanto sproporzionata, spropositata e ridicola, fosse in qualche modo degna di venire rilasciata.

mercoledì 3 maggio 2017

All'UNESCO la sfida è finita ! MONDO LIBERO 22 - SERVI DI SION 10!

ELENCO DEI VERMI SENZA SPINA DORSALE CHE HANNO CERCATO DI NEGARE L'EVIDENZA DELLA NATURA ARABA DI Al-QUDS!

Stati Uniti (metastasizzati di cancro sionista in ogni fibra)

Gran Bretagna (Brexit o non Brexit, Albione é sempre una filiale di Sion, dalla city al tottenham)

Grecia (oltre ad aver svenduto il paese, Tsipras gli ha anche prostituito la dignità)

Germania (un ex-grande paese, ormai svilito a postribolo a sei punte)

Lituania (un cesso chimico affacciato sul Baltico)

Ucraina (i famosi 'nazisti', si appecorano verso Tel Aviv)

Olanda (i paesi 'bassi' cadono sempre più in basso)

Togo (vabbé, fa già ridere così)

Italia (ah serva Italia, di dolore ostello...)

martedì 6 dicembre 2016

Russia e Cina "vetano" all'unisono risoluzione ONU che chiedeva sette giorni di "cessate il fuoco" ad Aleppo!

Alla seduta dell'UNSC tenutasi ieri, Repubblica Federale Russa e Repubblica Popolare Cinese hanno entrambe posto il 'veto' a una risoluzione elaborata da Spagna, Nuova Zelanda ed Egitto che domandava l'estensione ad Aleppo di almeno sette giorni di cessate-il-fuoco per motivi umanitari.

Ovviamente il bombardamento dell'ospedale mobile russo non ha affatto ispirato nell'animo dei diplomatici russi sentimenti di compassione.

mercoledì 23 novembre 2016

Lavrov su Demistura: "Sta sabotando da più di sei mesi ogni chance di accordo sulla Siria!!

Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che l'inviato ONU per la Siria, il famigerato Staffan De Mistura, sta "continuamente sabotando" ogni possibilità di un accordo tra le parti in causa: Governo legittimo di Damasco e gruppi armati.

Lavrov ha detto che l'operato distruttivo di De Mistura sta andando avanti da oltre sei mesi, parlando con i giornalisti di "Nuova Visione".

La Risoluzione 2254, adottata a fine 2015 prevede che i negoziati per la crisi siriana siano "inclusivi" e "privi di precondizioni", mentre le potenze che sostengono i gruppi armati vorrebbero, ovviamente, imporre la condizione di un abbandono del potere da parte del legittimo Presidente Assad.

giovedì 27 ottobre 2016

Il riposizionamento strategico diplomatico dell'Egitto é sempre più irreversibile

Atef Saadawi, esperto del Centro Studi Strategici e Politici Al-Ahram ha dichiarato recentemente ai microfoni dell'Agenzia FARS che lo "shift" nella politica estera egiziana é ormai "paradigmatico" e pressoché irreversibile.
In particolare non sono da considerarsi suscettibili di riparazione i legami con l'Arabia Saudita (ma anche con gli Usa), mentre nel prossimo futuro il Cairo si allineerà sempre più con Mosca, Teheran, Bagdad, Damasco ma anche con Pechino, Caracas e altri punti di riferimento della geopolitica multipolare, eurasiatica, del blocco BRICS e dei paesi emergenti.

venerdì 14 ottobre 2016

Ad El-Alamein arrivano i paracadutisti di Putin per undici giorni di manovre coi militari egiziani!

Questo articolo a momenti verrà pubblicato anche sul quotidiano online L'Opinione Pubblica, col quale mi pregio di collaborare e dove i miei scritti sono tutti consultabili a questa pagina web.
Da domani e per i successivi undici giorni la località costiera egiziana di El-Alamein, immortalata nella storia per le battaglie tra Rommel e Montgomery che si svolsero nei suoi dintorni tra agosto e ottobre del 1942, sentirà di nuovo tuonare i cannoni e sferragliare i mezzi cingolati, non per una rievocazione degli scontri tra Afrika Korps e Topi del Deserto, ma per un'esercitazione denominata "Guardiani dell'Amicizia" che vedrà coinvolte truppe egiziane e un contingente aerotrasportato russo.

Queste manovre, che vedono il ritorno di forze russe su suolo egiziano a oltre quarant'anni dalla loro ultima presenza (primi anni '70), sono estremamente significative, specie quando si consideri che l'esercitazione "Bright Star", che vedeva forze americane ed egiziane impegnate ogni due anni, non si tengono più dal 2009, prima per gli eventi legati alla caduta di Mubarak, poi alla presidenza Morsi e alla sua successiva destituzione.

E questo è solamente un segnale di un progressivo "sganciamento" dell'Egitto del Presidente Al-Sisi dal blocco americano-saudita, per ricollocarsi su posizioni decisamente filorusse.

giovedì 13 ottobre 2016

Clamoroso schiaffo del Presidente Al-Sisi ai Sauditi in sede ONU: l'Egitto si svincola e vota la risoluzione russa!

Tempo addietro quando il benedetto intervento correttivo del Generale (poi Presidente) Al-Sisi tolse l'Egitto dalle grinfie dell'Ikhwan qualche lettore perplesso mi chiese come mai sostenevo apertamente un personaggio che godeva del sostegno dell'Arabia Saudita. Io, che di Medio Oriente mi occupo da trent'anni e non da trenta minuti e che ho la fastidiosa tendenza a "saperla lunga" con l'affabile calma olimpica che mi contraddistingue replicavo che ci sono "sostegni" che nascono da solide alleanze e convergenze di vedute e di interessi e che perciò sono solidi come le Piramidi, e altri "sostegni" invece che derivano da temporanee coincidenze di egoismi e che sono meno duraturi della spuma del mare.

Io non avevo altro da aggiungere e l'argomento "Al-Sisi amico dei Sauditi" rimase ben presto appannaggio della limitata faretra di argomenti dei contestatori  ipocriti che sporadicamente ravvivano i thread dei commenti del blog.

domenica 24 aprile 2016

Russia e Cina disinnescano agguato saudita contro Hezbollah al Consiglio di Sicurezza ONU!

Secondo quanto riportato dalla stampa libanese, l’Arabia Saudita ha cercato di spingere per l’adozione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che inserisse Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, ma la Russia e la Cina hanno posto il veto.

Gli USA, che pure considerano Hezbollah un gruppo terrorista, hanno deciso di “ignorare” tale risoluzione.

Il tutto è accaduto dopo che il Consiglio di cooperazione del Golfo e la Lega araba hanno bollato Hezbollah come organizzazione terroristica.

mercoledì 3 dicembre 2014

L'ONU vota a maggioranza una risoluzione contro l'arsenale atomico (illegale) di Tel Aviv!!

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato a maggioranza schiacciante (ma, ahinoi, non 'vincolante'!) una risoluzione che invita il regime ebraico di occupazione della Palestina a unirsi all'NNPT, Trattato per la Nonproliferazione Nucleare, che Tel Aviv ha sempre rifiutato di sottoscrivere.

Fin dalla coraggiosa defezione (e dal rapimento e dalla persecuzione) di Mordechai Vanunu il mondo SA che l'entità sionista in Palestina dispone 'almeno' di un centinaio di testate atomiche illegali e molto probabilmente persino di duecento o più.

La votazione ONU si é conclusa 161 contro cinque a favore del "Sì", con diciotto nazioni astenute. Ovviamente se la questione anziché all'Assemblea Generale si fosse dibattuta al Consiglio di Sicurezza gli Usa avrebbero fatto scattare (insieme probabilmente a UK e Francia) il loro 'veto', ma siccome la risoluzione non era vincolante si sono limitati a votare contro.

Se l'ONU fosse un organismo democratico e non un aborto di organizzazione la schiacciante maggioranza dei voti dovrebbe almeno far scattare sanzioni e rappresaglie contro Tel Aviv. Invece niente. Ovviamente l'Iran, che ha sempre sottoscritto e riaffermato la propria dedizione ai principi di Nonproliferazione, invece, viene 'accusato' di cercare di sviluppare armi atomiche!

venerdì 30 agosto 2013

Il campo imperialista perde l'entusiasmo verso l'azione militare in Siria? I segni ci sono tutti...

"Bombe su Damasco entro martedì, mercoledì al massimo!" era il grido di guerra degli yankee e dei loro sodali europei durante lo scorso week-end...adesso, a una settimana esatta da quando esso venne lanciato, sembra che un vasto movimento di 'decelerazione' di 'rimodulazione' e di 'ri-frasaggio' delle intenzioni anglo-NATO-americane stia decisamente puntando in direzione opposta a un rapido intervento militare contro Damasco. Chi lo sa, potrebbe essere tutta una finta, potrebbe essere un 'gambit' per far entrare Bashir al-Assad in uno stato di ingannevole tranquillità e poi colpirlo a tradimento (in questo caso si potrebbe ascrivere al campo imperialista persino un certo acume tattico, per quanto furbesco e contadino).

Tuttavia, riportando freddamente i fatti, dobbiamo registrare le dichiarazioni del Premier canadese Harper che ha annunciato che il suo paese non prenderà parte ad alcuna iniziativa militare, mentre anche i portavoce dell'Eliseo che fino ad avantieri battevano imperterriti i tamburi di guerra, adesso usano tutt'altro linguaggio, ma il vero 'capolavoro' lo ha fatto il "Professionista in Sconfitte" David Cameron, leader 'tory' inglese che, dopo esser riuscito a pareggiare coi Liberaldemocratici (la 'terza ruota' della bicicletta parlamentare inglese) un'elezione politica in cui veniva dato schiacciante vincitore, é riuscito a incassare una cocente bocciatura parlamentare della sua risoluzione anti-Siria per quanto riveduta, corretta ed espurgata dei toni più imperiosamente minacciosi.

Calcolando disastrosamente male l'atteggiamento verso il documento dei rappresentanti laburisti (o forse fidandosi eccessivamente delle credenziali sioniste del lobbista israeliano David Milliband) Cameron ha visto il suo documento affondato senza pietà e, con esso, il suo prestigio politico personale, tanto che più di un osservatore politico di Westminister ha dichiarato che il voto di ieri mette in discussione la diarchia Cameron-Clegg e potrebbe aprire una crisi di Governo, durante la quale certamente Londra non potrà impegnarsi in alcuna avventura militare.

Insomma, "La confusione é grande sotto il Cielo" e, mentre le navi russe continuano a incrociare di fronte alle coste siriane, mentre gli ispettori ONU e gli investigatori indipendenti trovano sempre nuove prove riguardo all'uso di armi chimiche da parte dei terroristi wahabiti, mentre l'ONU, lentamente, sembra recuperare il suo ruolo centrale nella vicenda, noi ringraziamo che al popolo e al Governo di Damasco sia stata risparmiata, almeno per un giorno ancora, l'offesa delle arroganti armi imperialiste.

venerdì 29 aprile 2011

Reazioni al protocollo di intesa palestinese: ovviamente Israele lo teme, voleva i Palestinesi divisi per sempre!


Man mano che le notizie dal Cairo, da Gaza e dalla Cisgiordania si strutturano e si arricchiscono di dettagli emerge con chiarezza la prospettiva concreta che l'effetto domino iniziato nel 2011 con l'abbattimento dei satrapi filo-occidentali in alcuni paesi mediorientale non metta in pericolo soltanto gli scranni dei colleghi ancora in sella dei tiranni deposti, ma tutto il rapporto di forza nella regione, ancora pochi mesi fa ingabbiata nell'agenda setting di Washington e Tel Aviv (con le poche eccezioni di Iran e Turchia, peraltro paesi non arabi) e ora totalmente libere di essere percorse da iniziative nuove e coraggiose come la mediazione egiziana che, in capo a poche settimane, sembra essere riuscita a colmare un gap scavato da quattro anni di servilismo, ambiguità, tradimento e connivenza con gli oppressori da parte di Fatah.

Sia chiaro da subito, il processo di riconciliazione palestinese avrà senso solo e soltanto se a compiere il tragitto più lungo e accidentato verso l'agognata riconciliazione nazionale sarà la fazione di Abu Mazen: é stata Fatah a cercare di ribaltare con le armi la secca vittoria elettorale di Hamas, é stata Fatah in questi quattro anni a trasformarsi nella gendarmeria ascara di Israele, sono stati esponenti di Fatah ad allearsi al Mossad per colpire all'estero dirigenti di Hamas...la ragione, la legittimità, il diritto e l'orgoglio nazionale stanno tutti dalla parte del Movimento di Resistenza Musulmano, cercare di trascurare questi dati di fatto 'per amor di pace' non porterà a nulla di positivo, Fatah ha sbagliato e sicuramente pagherà il fio dei suoi errori nei seggi elettorali, tanto alle presidenziali quanto alle legislative.

Ovviamente, roboanti e minacciosi quanto vuoti e inani si levano i latrati dei 'mastini' Netanyahu e Lieberman, i politici sionisti di estrema destra 'ammoniscono' Fatah: "O con noi o con Hamas", benissimo, visto quanto Fatah ha ottenuto durante i balletti delle 'trattative' con Israele é più che chiaro che la fazione già golpista abbia capito che la sua sopravvivenza politica può passare solo tramite il rifiuto degli ultimi quattro anni di linea politica, cosa potrà fare Israele di peggio che non abbia già fatto? Scatenare una 'Piombo Fuso' anche contro la Cisgiordania?

Interrogato dalla televisione iraniana di lingua inglese PRESStv, Ahmed Youssef, consigliere politico del Primo Ministro Hanyieh, ha dichiarato che l'accordo con Fatah é frutto di quattro fattori principali: le 'onde sismiche' della caduta di Mubarak, gran sacerdote della 'vacca sacra' della Pace con Israele vista come viatico all'accettazione occidentale e alla durevolezza del potere politico in Medio Oriente, in secondo luogo l'abietto fallimento di ogni tentativo di portare Israele alla ragione con qualche concessione più o meno grande in ambito negoziale, in terzo luogo il veto americano all'ONU che ha affondato la bozza di risoluzione di condanna del processo di insediamento di coloni fanatici in Cisgiordania e di giudaizzazione forzata di borghi e cittadine e città palestinesi, infine la massiccia mobilitazione popolare nella West Bank che ha prospettato a Fatah la minaccia di una massiccia insurrezione popolare come quella tunisina o egiziana.

Come si vede sono tutti fattori collegati da un "fil rouge", l'ostinazione pertinace di Israele a concedere alcunché ai suoi vicini, siano essi egiziani, palestinesi o altro: Israele non ha mai trattato l'Egitto come un partner alla pari ma come una satrapia di cui teneva in pugno il guardiano, da qui accordi umilianti come quello del metano, che hanno fomentato la rabbia popolare contro Mubarak, Israele non ha acconsentito nemmeno a 'congelare' temporaneamente gli insediamenti ebraici (pur lusingato da Obama con regalie e prebende), quindi ha mostrato a Fatah l'inutilità di proseguire il minuetto negoziale; per evitare censure internazionali ha scatenato i mastini dell'AIPAC e della Lobby a Sei Punte, mostrando di nuovo come non ci fosse da sperare in sostegni esteri per la causa palestinese, a quel punto, e siamo al quarto, restavano solo due strade a Fatah: trasformarsi del tutto nei lanzichenecchi di Tel Aviv e scatenare la repressione sanguinosa contro i manifestanti a Ramallah, Nablus e Al-Khalil oppure cercare l'intesa con Hamas sul versante della Resistenza...é stata scelta la seconda via.

Israele non deve abbaiare contro Fatah, sperando di intimorirla e farla tornare all'ovile, deve mangiarsi le mani per tutte le occasioni che ha sprecato finora, affidandosi a leadership politiche che non sanno nemmeno immaginare una trattativa seria e onesta e fidandosi troppo della complicità ipocrita e insincera di Usa e Unione Europea.

Interrogato da PRESStv nella sua residenza londinese l'analista mediorientale Peter Eyre ha aggiunto al mix l'interessante osservazione che il rifiuto israeliano di trattare con qualunque entità semi-autonoma e para-statale palestinese potrebbe avere un motivo anche con la segreta speranza israeliana di defraudare totalmente i Palestinesi delle ricchezze naturali del bacino di gas Est-Mediterraneo che, ha sottolineato lo studioso inglese, potrebbero rendere la Palestina "La Piccola Dubai" del Mare Nostrum.

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sabato 26 febbraio 2011

Netanyahu se la prende per il "sì" tedesco alla Risoluzione anti-coloni: la Merkel lo 'sculaccia'...al telefono!


Nuova debacle diplomatica per il povero Benji Netanyahu, che, dopo avere espresso disappunto per l'annunciato voto favorevole della Repubblica federale tedesca alla bozza di risoluzione anti-colonie presentata al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (e prontamente silurata dagli Stati Uniti, asserviti alla 'Lobby a Sei Punte'), parlando al telefono con la burrosa Dama Merkel la ha vista, o meglio, sentita, smettere i panni dell'affidabile patronessa del sionismo, e indossare quelli della virago castigatrice, esprimendo la sua forte disistima per l'azione politico-diplomatica di Benji nei termini più netti.

"Lei non ha fatto as-so-lu-ta-men-te niente per portare avanti il 'processo di pace'!" é stata una delle tante espressioni censorie dell'ex "Ragazza dell'Est", che ha poi rincarato la dose: "Come si permette, come OSA criticare il nostro operato?". La telefonata conferma e sottolinea l'impazienza e la delusione che si diffondono nelle capitali europee a guida conservatrice per la maniera sorniona e opportunistica con cui lo Stato ebraico continua nella sua politica di aggressione, persecuzione e pulizia etnica contro i Palestinesi.

Netanyahu, a corto di giustificazioni come lo scolaretto 'beccato' dalla maestra senza il compito fatto, non é riuscito altro che a balbettare debolmente la sua intenzione di "lanciare una nuova iniziativa con un discorso che terrò tra due o tre settimane". Pure, Dama Merkel, di cui abbiamo precedentemente testimoniato la disponibilità a fornire Israele di avanzati sistemi d'arma per i suoi 'assassini mirati' e di rimpinzare il 'Tribunale per il Libano' di filosionisti di tre e quattro cotte per trasformarlo in un'arma politica al servizio di Tel Aviv, aveva già dato voce al suo disappunto con la condotta politica del governo di ultradestra razzista presieduto da Netanyahu, nel corso di un suo recente viaggio nello Stato ebraico.

Delle due l'una: o il rimprovero di Dama Merkel non era stato espresso in maniera abbastanza esplicita da venire captato dalle deboli 'antenne radar' di Netanyahu o il povero Benji, pur occupando lo scranno governativo più alto, é talmente succube delle componenti più estremiste e fasciste del suo gabinetto, da non aver modo di influenzarne l'azione o le decisioni. Imbecillità o impotenza congenita? Qualunque diagnosi si riveli corretta le prospettive sono bige per il capo del Likud e per lo status internazionale della sua ammucchiata di coloni fanatici, sostenitori dell'Apartheid, catorci militaristi e altri scombinati.

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mercoledì 23 febbraio 2011

Il Ministro degli Esteri siriano invita Fatah alla riconciliazione nazionale


Il Ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem, ha dichiarato che il veto statunitense alla Risoluzione ONU che avrebbe dovuto condannare gli insediamenti ebraici illegali é stato "un evento disgraziato e vergognoso". Muallem ha dichiarato che comunque quel che é accaduto la scorsa settimana non mette la parola "fine" alla questione; le richieste palestinesi in merito riprenderanno forza e abbrivio attraverso un processo di ricomposizione dell'unità di intenti fra Hamas e Fatah e una nuova coordinazione degli sforzi di lotta contro l'occupazione e la pulizia etnica di stampo sionista.

Muallem, rispondendo alle domande dei cronisti presenti alla conferenza stampa ha dichiarato: "Chiunque conti sui veti della Casa Bianca per tacitare la Questione Palestinese é un illuso perché, con tutto il loro peso economico e militare, nemmeno gli Stati Uniti d'America hanno il potere di trasformare l'ingiusto in giusto e per questo motivo la questione degli insediamenti illegali continuerà a spuntare fuori e a venire riproposta, fino a che il consenso internazionale non avrà ragione delle opposizioni parziali e interessate di Washington".

Il Ministro ha anche dichiarato che la fazione Fatah, attualmente in controllo della Cisgiordania, dovrebbe smetterla di farsi illusioni sul "processo di pace" e sul potere 'taumaturgico' delle assise internazionali; un rafforzamento dei legami con altre importanti organizzazioni della Resistenza palestinese potrebbe sortire effetti molto più significativi e duraturi di qualunque campagna diplomatica.

In chiusura, il responsabile degli Esteri di Damasco ha sottolineato l'importanza del prossimo meeting della Lega Araba, programmato per tenersi in Irak; sottolineando come esso costituirà, con ogni probabilità, la prima occasione di confronto con le nuove realtà arabe e nordafricane uscite dalle rivolte popolari di gennaio e febbraio.

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lunedì 21 febbraio 2011

La Jihad islamica invita Fatah, dopo lo smacco all'ONU, a riprendere la lotta contro l'occupazione israeliana


La Jihad islamica in Palestina ha attaccato duramente gli Stati Uniti per avere stravolto col loro veto la seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui sarebbe stata approvata a larghissima maggioranza (14 voti a 1) la risoluzione di condanna degli insediamenti ebraici illegali in Cisgiordania, costruiti su terra palestinese occupata con la violenza e l'arroganza dell'impunità che proprio il supino e codardo sostegno americano a Israele rende possibile.

Khaled al-Batesh, leader dell'organizzazione di Resistenza, ha dichiarato in una conferenza stampa tenutasi nelle scorse ore che il veto é stato uno schiaffo in piena faccia per coloro che avevano "scommesso" sul successo del cosiddetto 'processo di pace' che si é rivelato solo un comodo scudo dietro il quale i sionisti razzisti hanno potuto programmare e portare avanti le loro aggressioni alla Palestina e ai Palestinesi.

Al-Batesh ha ribadito che contro l'Entità sionista e il proliferare canceroso dei suoi insediamenti illegali non vi é "alcuna speranza di pace o di accordo" e che la fazione Fatah, vista e verificata l'ipocrisia e la parzialità di quello che avrebbe dovuto essere l'onesto mediatore americano dovrebbe abbandonare il tavolo dei negoziati e riprendere la via della lotta a fianco di quelle organizzazioni e di quei gruppi che non si sono lasciati sviare e rabbonire dalle illusorie promesse di Israele e dell'Occidente.

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domenica 20 febbraio 2011

Hamas: "Il veto Usa all'ONU dimostra che l'unica via per la conquista dei Diritti nazionali palestinesi é la Resistenza"


Ismail Radwan, portavoce del Movimento di Resistenza Hamas, ha sostenuto in un recente comunicato che il veto statunitense alla bozza di Risoluzione Onu contro l'attività israeliana di espansione e costruzione di colonie ebraiche illegali dimostra "oltre ogni ragionevole dubbio" la posizione ipocrita e parziale di Washington, costituzionalmente incapace di assumere un atteggiamento di disapprovazione e condanna degli abusi e dei torti perpetrati dallo Stato sionista.

Il veto americano, ha commentato inoltre Radwan, costituisce l'ennesimo schiaffo subito dalla fazione Fatah e dimostra come i tentativi di appellarsi a "parti terze" nella speranza di ottenere giustizia per i Palestinesi siano in realtà vane chimere, inconsistenti come il tanto vantato 'Processo di Pace' che in realtà serve solo come paravento a Israele per portare avanti piani di giudaizzazione e di pulizia etnica della Cisgiordania, del Negev e di Gerusalemme Est sempre più profondi e accurati.

"Adesso anche l'ultima 'foglia di fico' é caduta, Fatah dovrebbe trarne le conseguenze e ritirarsi definitivamente dall'impostura di negoziati e trattative; solo con una risoluta ripresa delle operazioni di Resistenza, che comprendano e contemplino anche l'opzione militare sarà possibile segnare dei punti in favore della Causa nazionale palestinese e recuperare almeno parte dell'onore e della credibilità inutilmente compromesse e sperperate dalla disgraziata firma degli 'Accordi di Oslo' fino ad oggi".

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